Divieti, soltanto divieti, divieti tra noi. La parafrasi di una nota canzone di Mina è il giusto appiglio per aprire l’ennesima triste pagina di questo finale di stagione cestistico. Leonessa Brescia-Fortitudo Bologna avrebbe dovuto essere il punto esclamativo di una Serie A2 a tinte forti, che quest’anno ha ospitato piazze importanti e sfide memorabili. E invece, per l’ennesima volta, la sfida rischia di trasformarsi in un diktat di come si uccide lo sport attraverso una gestione dell’ordine pubblico alquanto discutibile.

Le prime due gare, che si disputeranno al PalaGeorge di Montichiari, saranno infatti vietate ai tifosi felsinei, e con tutta probabilità lo stesso provvedimento verrà adottato nei confronti dei supporter lombardi al PalaDozza. Motivazioni? “Le tensioni registrate lo scorso 1 giugno in occasione della semifinale di playoff gara 3 di serie B tra le compagini di Montichiari e Bologna nonché degli episodi di intemperanza della tifoseria felsinea dello scorso 29 maggio durante Treviso-Bologna”.

Così si legge sulla nota. L’incontro tra Montichiari e Fortitudo cui si fa riferimento risale addirittura a un anno fa. Era la semifinale playoff di Serie B, e al termine della gara, per festeggiare il successo dei biancoblu, ci fu un’invasione di campo, dove si registrò qualche tensione. Di fatto la Fortitudo pagò quegli episodi con la squalifica del campo per due giornate, scontando fattivamente l’esuberanza dei propri tifosi. Appare quindi almeno pretestuoso il richiamare in causa un episodio che già fece scaturire sanzioni. Sulla partita di Treviso abbiamo approfondito qualche giorno fa (http://iogiocopulito.ilfattoquotidiano.it/fortitudo-bologna-treviso-tra-divieti-menzogne-e-proibizionismo/ e http://iogiocopulito.ilfattoquotidiano.it/fortitudo-bologna-treviso-dopo-i-felsinei-ecco-la-replica-trevigiana-sui-fatti-di-gara-1/), ed anche in quel caso la “F” pagò con l’interdizione ai propri tifosi in gara 2, cosa che si ripercosse pure sui fan trevigiani, ai quali fu precluso l’accesso al palazzetto di Piazza Azzarita.

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All’indignazione e allo sconcerto, hanno fatto seguito le proteste dei tifosi sui social. Siamo tornati ad interpellare alcuni esponenti delle due società chiamate in causa. “Abbiamo appreso la notizia ieri sera alle 20,30esordisce il Responsabile della sicurezza al PalaDozza Massimiliano Zanettie la cosa ci ha lasciato completamente basiti. Non ci aspettavamo un provvedimento così severo. Troviamo a dir poco ingiuste le motivazioni che sono state addotte. Se, ad esempio, contro Treviso poteva esserci la giustificazione di un clima astioso, adesso appare un po’ arduo trovare motivazioni valide. In vista di Gara 2 – racconta – stiamo cercando di aprire un tavolo di discussione. Siamo disposti a farci da garanti sui nostri tifosi, mettendoci la faccia. Io ero a Montichiari lo scorso anno, ci fu un’invasione pacifica, segnata da qualche piccolo screzio con lo speaker locale, reo di alzare le casse dell’impianto acustico per disturbare il nostro giocatore Iannilli intento a realizzare i tiri liberi, ma chiunque frequenti i palazzetti conosce bene le fasi concitate di questo genere di partite. E comunque per quell’episodio abbiamo già pagato ad inizio campionato. Sottolineo – continua – come tra la Fortitudo e la Leonessa Brescia si sia istaurato subito un clima di collaborazione. La società lombarda si è impegnata a giocare in un palazzetto più grande, e comunque nella regular season le partite tra le due compagini si sono svolte nella massima tranquillità, senza nessun problema tra le tifoserie”.

In molti vedono la scelta come una vera e propria spada di Damocle sulla testa dei tifosi fortitudini: “Non vorrei – dice – che si stesse preparando il terreno per vietare tutte le trasferte ai tifosi bolognesi nella prossima stagione. Di fatto ci stanno criminalizzando. Qua nessuno nasconde che quando hai così tante persone al seguito possano anche esserci dei soggetti poco consoni al tifo, e stiamo lavorando affinché questo problema venga meno. Ma si dimentica che Bologna è una delle città più civili d’Italia, che qualche tempo fa al PalaDozza si è giocato un derby under 19 con 5.000 persone, dove tutto è filato liscio, con tanto di complimenti da parte di Petrucci e della Questura. E comunque pacificare la situazione, invece di acutizzare tensioni e polemiche, andrebbe ad appannaggio di tutti”.

Una semifinale e una finale senza tifosi ospiti sono una pesante sconfitta per tutto il movimento cestistico. “C’è il rischio che si voglia esportare nella pallacanestro quanto attuato nel calcio a livello di gestione dell’ordine pubblico – ipotizza – e ciò vorrebbe dire, probabilmente, veder morire questo sport. Non abbiamo i fondi e le possibilità del calcio, e comunque vietare una trasferta, limitare la libertà personale, prima che del tifoso, resta un qualcosa di inconcepibile. Una sconfitta in partenza”. Infine un messaggio chiaro in vista delle partite da disputare all’ombra delle Due Torri: “Mi auspico che Casms, Osservatorio e Questura di Bologna non vietino le trasferte ai tifosi bresciani. Sarebbe l’ennesimo torto. Da noi non c’è alcun rischio, il nostro pubblico è caldo ma non violento. È importante che passi questo messaggio”.

Anche da Brescia la reazione è quasi incredula. “Noi abbiamo appreso passivamente la decisioneracconta Sandro Santoro, General Manager della Leonessagarantiamo la massima collaborazione e cercheremo di venire incontro alla Fortitudo nei limiti del possibile. Non possiamo entrare nel merito di compiti che spettano alla prefettura, ovviamente da sportivi vorremmo che tutto si svolgesse nella normalità, anche perché in campionato non si è registrato alcun problema. Noi – afferma – dobbiamo accettare questo genere di scelte, ovviamente dispiace per i tifosi bolognesi e siamo consapevoli di quanto una finale senza una delle due tifoserie perda molto del suo valore. In condizioni normali sarebbe stata una festa dello sport”.

A ventiquattro ore dalla palla a due si fa sempre più spazio la concreta ipotesi di vedere una finale mozzata di un’importante parte del suo fascino. Un modus operandi che purtroppo tende ad azzerare e uccidere tanto di quell’unicità che questo sport ancora garantisce. La pallacanestro in Italia è un’oasi felice, dove i tifosi, almeno finora, possono ancora veleggiare in acque tranquille e sentire lo sport come un fattore di appartenenza e partecipazione, tifando e seguendo la squadra in trasferta (quasi) sempre senza le tante idiote e repressive limitazioni poste in essere nel calcio. Se si è deciso di fucilare la palla a spicchi, si sappia che questa è la strada giusta. E non è un discorso circoscritto alla Fortitudo, ma soltanto un sasso di una massicciata mentale bieca e limitata di vedere e intendere le cose. Un assunto secondo il quale per limitare il comportamento inappropriato di un alunno si boccia l’intera scuola. Senza appello. E questa sarebbe l’educazione allo sport di cui ci parlano? Forse varrebbe la pena chiamarla con il suo nome: repressione. E con la repressione non si  è mai andati lontano.

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