Alla base dello spirito olimpico c’è sempre il rispetto degli avversari e soprattutto delle decisioni degli arbitri e dei giudici chiamati a dirimere e a giudicare le varie dinamiche di gioco. Un valore da insegnare ai giovani che sia avvicinano allo sport, un valore che però molte è difficile da conservare e da rispettare quando le decisioni degli arbitri sono clamorosamente errate. Uno sport in cui le decisioni dei direttori di gara sono fondamentali e decisive è senz’altro il pugilato. Non sono mancate le polemiche durante i giochi di Rio che hanno coinvolto anche i colori azzurri con Clemente Russo letteralmente imbufalito al termine del suo match perso contro il russo Evgeny Tishchenko. Il pugile campano si lasciò andare a dichiarazioni pesanti contro gli arbitri che decretarono incredibilmente la vittoria di Tishchenko guadagnandosi anche la contestazione del pubblico presente che fischiò sonoramente il verdetto: “Avete visto che è successo? Oggi anche chi non capisce un cavolo di pugilato ha visto che avevo vinto. Nel secondo round ho messo a segno dai sette ai dieci colpi, lui mi ha toccato solo di striscio. Dal 2012 in poi è ricominciato lo schifo di prima, del resto i giudici sono uomini ”. A rincarare la dose ci pensò anche l’allora commissario tecnico della nazionale italiana di pugilato, Francesco Damiani: “Questo non è sport, ma politica per favorire quelli dell’est Europa. Quello che è successo oggi è stato un furto, un autentico scandalo. E’ una vergogna.  Questi signori devono andare tutti a casa”.

INVITO RACCOLTO- L’invito di Damiani a mandare a casa gli arbitri incompetenti è stato preso però al balzo dall’ International Boxing Association che in questi giorni ha aperto una procedura disciplinare nei confronti di quegli arbitri che si sono resi protagonisti di decisioni palesemente errate. Una decisione importante e molto forte che è stata presa in seguito alla riunione dell’AIBA a Losanna. Un’occasione in cui i vertici della boxe mondiale hanno potuto rivedere ed analizzare  il torneo olimpico, giudicando la condotta degli arbitri nei match più discussi, tra cui senza dubbio quello di Clemente Russo. “Tutti i funzionari della AIBA devono rispettare i codici di rispetto, correttezza, integrità e trasparenza”, così la Federazione Internazionale della boxe intende giudicare quegli arbitri che sono stati “segnalati alla commissione disciplinare per ulteriori indagini sul loro operato, con adeguate azioni da seguire”. Parole pesanti che lasciano presupporre come qualche testa potrebbe anche rotolare alla fine di queste inchieste interne alla Federazione. Indagini che potrebbero quindi dare forza alle critiche e alla recriminazioni che molto spesso si presentano alla fine di alcuni match molto molto discussi. E’ vero l’essenza dello sport è quella di rispettare sempre il verdetto del campo o del ring e soprattutto le decisioni degli arbitri, cercando sempre le cause della sconfitta in sé stessi evitando inutili alibi, ma in alcune circostanze, forse, le proteste non sono del tutto infondate. La rabbia di Clemente Russo dopo la sconfitta contro Tishchenko rappresenta solo l’ultima di una lunga serie di polemiche che magari in futuro, si spera, possano essere sempre meno, restituendo questo sport alla sua vera essenza e spazzando via ogni tipo di inquietante ombra sui verdetti dei giudici.

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