Qui su Io Gioco Pulito abbiamo parlato in lungo ed in largo della presenza sempre più costante, pressante e pesante delle grandi case di scommesse o giochi a premi nella vita quotidiana degli italiani. Abbiamo analizzato i perché di questo grande appeal dovuto ad un mix di bisogni e necessità unito spesso ad una disperazione di fondo.

Pensavamo però che ci sarebbe stato un limite, almeno di facciata, oltre il quale i già miliardari bookmakers non sarebbero andati. Ci sbagliavamo di grosso.

Gli ultimi spot televisivi di due grandi bookmakers e della poker room più famosa d’Europa sono un qualcosa di ben oltre il vergognoso e tollerabile. Ma andiamo con ordine.

Il nuovo claim di uno dei più famosi bookmaker in circolazione è “Quante volte hai detto ci avrei scommesso? Basta parlare e passa ai fatti” parola più parola meno. Un invito bello e buono a scommettere secondo le proprie sensazioni, di pancia, senza pensarci.

A questo risponde un altro gruppo, che ha l’oro nel nome, che addirittura pubblicizza le scommesse sugli sport virtuali, quelli completamente casuali, senza alcuna logica, che iniziano ogni 2/5 minuti (calcio, motori e corse dei cani) e che vi tolgono, prima o poi, tutti i soldi. Chi abusa di questo strumento, gli sport virtuali, volente o nolente, cosciente o meno, ha probabilmente già preso l’autostrada direzione ludopatia a tutta velocità.

E la poker room? Nel 2003 la vittoria di Moneymaker alle World Series of Poker fece esplodere la moda del poker online in cui tutti si sono cimentati o quantomeno hanno provato un approccio. Dopo tantissimi testimonial d’eccezione, da Ronaldo a Nadal, oggi la room con la picca cambia approccio con un: “Se hai sempre bluffato nella vita, fallo anche al tavolo da gioco” mentre mostra un all-in con 8-3. Al di là del consiglio completamente sbagliato, specialmente per chi è un principiante che dovrebbe puntare sempre per valore, si invita la gente a gettare i propri soldi a caso solo per il gusto di una scarica di adrenalina. Senza pensare però che c’è chi dopo la prima scarica ne vuole un’altra e un’altra ancora senza riuscire più a fermarsi o ragionare. L’invito all’all-in è un invito di fatto a mentire, ad essere bugiardi, che spesso è patologico, guarda caso, proprio come il ludopatico.

 

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