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Azzardo e piaghe sociali

I Bookmaker non salvano neanche più la faccia: ora gli spot “invitano” alla Ludopatia

Emanuele Sabatino

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Qui su Io Gioco Pulito abbiamo parlato in lungo ed in largo della presenza sempre più costante, pressante e pesante delle grandi case di scommesse o giochi a premi nella vita quotidiana degli italiani. Abbiamo analizzato i perché di questo grande appeal dovuto ad un mix di bisogni e necessità unito spesso ad una disperazione di fondo.

Pensavamo però che ci sarebbe stato un limite, almeno di facciata, oltre il quale i già miliardari bookmakers non sarebbero andati. Ci sbagliavamo di grosso.

Gli ultimi spot televisivi di due grandi bookmakers e della poker room più famosa d’Europa sono un qualcosa di ben oltre il vergognoso e tollerabile. Ma andiamo con ordine.

Il nuovo claim di uno dei più famosi bookmaker in circolazione è “Quante volte hai detto ci avrei scommesso? Basta parlare e passa ai fatti” parola più parola meno. Un invito bello e buono a scommettere secondo le proprie sensazioni, di pancia, senza pensarci.

A questo risponde un altro gruppo, che ha l’oro nel nome, che addirittura pubblicizza le scommesse sugli sport virtuali, quelli completamente casuali, senza alcuna logica, che iniziano ogni 2/5 minuti (calcio, motori e corse dei cani) e che vi tolgono, prima o poi, tutti i soldi. Chi abusa di questo strumento, gli sport virtuali, volente o nolente, cosciente o meno, ha probabilmente già preso l’autostrada direzione ludopatia a tutta velocità.

E la poker room? Nel 2003 la vittoria di Moneymaker alle World Series of Poker fece esplodere la moda del poker online in cui tutti si sono cimentati o quantomeno hanno provato un approccio. Dopo tantissimi testimonial d’eccezione, da Ronaldo a Nadal, oggi la room con la picca cambia approccio con un: “Se hai sempre bluffato nella vita, fallo anche al tavolo da gioco” mentre mostra un all-in con 8-3. Al di là del consiglio completamente sbagliato, specialmente per chi è un principiante che dovrebbe puntare sempre per valore, si invita la gente a gettare i propri soldi a caso solo per il gusto di una scarica di adrenalina. Senza pensare però che c’è chi dopo la prima scarica ne vuole un’altra e un’altra ancora senza riuscire più a fermarsi o ragionare. L’invito all’all-in è un invito di fatto a mentire, ad essere bugiardi, che spesso è patologico, guarda caso, proprio come il ludopatico.

 

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Altri Sport

Studio o Scommetto? L’Italia preferisce il Gioco d’Azzardo all’Istruzione

Emanuele Sabatino

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Una crescita esponenziale e senza controllo dettata da diversi fattori due su tutti l’invasiva e onnipresente pubblicità e le condizioni economiche sempre più difficili delle famiglie italiane. Nel 1998, 20 anni fa, gli italiani spendevano al cambio lira-euro 12,5 miliardi nel gioco d’azzardo. Nel 2007 si passò a 27 mld e nel 2017 a 101.85 miliardi secondo i dati ufficiali riportati dall’inchiesta del Corriere della Sera di qualche giorno fa. 

In 10 anni la spesa pro capite annua è più che raddoppiata: da 721 euro a 1697 per una spesa mensile media di 141€, una rata di una macchina praticamente. Al nord si scommette un po’ di meno mentre al centro-sud si va ben oltre la media. La città che spende di più è però Prato con una spesa a testa di 3796 euro all’anno.

La disinformazione e il problema distribuzione

Chi crea i giochi a premi si difende dietro al fatto che il 75% dei soldi spesi torna indietro ma le falle di questa affermazione sono due: tornano indietro ma mal distribuiti perché tutti giocano ma solo uno o pochi fa jackpot milionari. E oltre alla matematica e statistica di vincita sconosciuta ai più, c’è anche il fattore psicologico. Se compro un gratta e vinci da cinque euro e vinco cinque euro, invece di ritenermi fortunato perché la statistica a me avversa non mi ha fatto perdere, compro un altro gratta e vinci e stavolta i cinque euro vanno perduti.

Meno risparmio e priorità sbagliate

Italiani popolo di risparmiatori, sì,  ma meno rispetto al passato. In un anno si è passati dal 8.5% del 2016 al 7.8% di oggi. Gli italiani al giorno d’oggi spendono 100 euro per la formazione e 300 per l’azzardo. Tre volte i soldi investiti in fortuna rispetto a quelli per la costruzione del futuro. L’esatto contrario rispetto alla Germania.

Almeno il 25% del gioco in mano alle mafie

Dei 101,85 miliardi spesi in azzardo solo il 75% sono attraverso “giochi legali”, il restante 25% è in mano a bookmakers esteri che non hanno licenza AAMS in Italia e alla criminalità. Tra l’altro bisognerebbe anche riflettere sul fatto che aprire così tanto il gioco d’azzardo non abbia affatto respinto il gioco illegale anzi paradossalmente è stata l’offerta di azzardo a incrementare la domanda. Non il contrario.

La proposta grillina dai due volti

Il Movimento Cinque Stelle più volte ha promesso di ridurre se non abolire il gioco d’azzardo in Italia. Una proposta lecita ma che ha bisogno di tanto tempo e si scontrerà contro la resistenza della popolazione ormai assuefatta e con quelle lobby del gioco così potenti e così integrate nei palazzi del potere. Intanto si potrebbe limitarne la possibilità di mandare in onda pubblicità a tutte le ore, così come fecero anni fa con le sigarette a cui è stato vietato di fare pubblicità e sponsorizzare squadre sportive. Dall’altra parte però il leader del M5S Luigi di Maio ha più volte asserito che per il famigerato reddito di cittadinanza prenderà le coperture finanziarie da una maggiore tassazione di questo settore.

 

 

 

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Altri Sport

Marijuana Day: dal Doping alla Legalizzazione, la Cannabis è pronta per lo Sport?

Emanuele Sabatino

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Con la California che ha ufficializzato la legalizzazione per uso ricreativo della Marijuana, la pianta più famosa del mondo potrebbe trasformarsi da doping in antidolorifico. E nello sport ci stanno già pensando da tempo.

Pochi mesi fa era giunta la notizia che nessuno si poteva aspettare. La National Football League vorrebbe alleggerire la sua posizione sulla marijuana come sostanza dopante e anzi avviare delle ricerche per vederla utilizzata, ovviamente sotto prescrizione medica, al posto degli antidolorifici tradizionali.

 La NFL ha scritto alla associazione dei giocatori offrendo loro di lavorare in tandem per uno studio sull’utilizzo della marijuana come strumento antidolorifico per i giocatori. Un lettera che è un chiaro segnale di svolta ed un’indicazione della volontà della lega di operare in comunione con l’associazione verso l’utilizzo della marijuana attualmente proibita nello sport.

La NFL Player Association (NFLPA) sta conducendo i suoi studi privati sulla marijuana come antidolorifico e ancora deve rispondere sulla possibilità di collaborare con la lega per questi propositi. “Stiamo guardando avanti per lavorare con la NFLPA sui problemi che riguardano la salute e la sicurezza degli atleti”, ha detto Joe Lockhart, vice presidente esecutivo alla comunicazione della NFL.

La lettera di collaborazione da parte della Lega arriva dopo le dichiarazioni di De Maurice Smith, direttore esecutivo dell’associazione dei giocatori, che aveva anticipato la volontà di utilizzare la marijuana come antidolorifico e soprattutto di cambiare il regolamento antidoping alleggerendo la squalifica per chi fosse stato “beccato” positivo alla marijuana.

Un primo passo in questo senso venne fatto già nel  2014 quando lega e associazione giocatori furono in accordo sul  modificare la dose minima di THC nelle urine o nel sangue per risultare positivi al controllo antidoping. Si passò da 15 nanogrammi di THC per millilitro di sangue o urine, la soglia più bassa nello sport professionistico, a 35 nanogrammi per millilitro.

Vedendolo così sembrerebbe un passo in avanti di uno degli sport più popolari del pianeta verso la legalizzazione della marijuana almeno per scopi terapeutici, ma la realtà molto probabilmente è un’altra: la lega vuole utilizzare quest’esca, modificando la disciplina antidoping, per avere un asso nella manica in più al momento della nuova contrattazione con l’associazione dei giocatori nel 2020. Un semplice e banale  “Do ut Des”.

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Azzardo e piaghe sociali

Match Fixing a Russia 2018: il rischio delle partite truccate mette in ansia il Mondiale

Emanuele Sabatino

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Ai prossimi Mondiali di Russia 2018, la minaccia del Match Fixing è dietro l’angolo. L’allarme degli esperti del settore sottolinea il rischio che alcune squadre siano propense più di altre a influenzare l’andamento delle partite. Ecco come.

La Coppa del mondo non è immune alla minaccia del match-fixing. E’ questo l’avvertimento degli esperti del settore che tramite sofisticati algoritmi saranno in grado di monitorare le puntate sospette sul prossimo Mondiale.

Jake Marsh, capo dell’integrità della azienda Perform che fornisce i video in diretta ai bookmakers ha dichiarato che l’orgoglio nazionale e l’impressione che gli atleti siano tutti strapagati non mette a riparo la competizione dall’essere un obiettivo del match-fixing. D’altrone, aggiunge Marsh: “Abbiamo la prova certa che alcune squadre qualificate siano state colpevoli in passato di match combinati. Abbiamo assistito spesso a partite amichevoli dove alcune compagini non si potevano permettere neanche il costo dell’albergo e alcune di queste prenderanno parte al prossimo Mondiale.”

Dello stesso avviso è Gilles Maillet, direttore dell’integrità sportiva alla FDJ, società che opera per la lotteria francese:Spesso si crede che le partite truccate riguardino solo competizioni minori perché c’è meno attenzione e perché il costo della corruzione è sensibilmente più basso. D’altro canto però in una competizione come il Mondiale le puntate sospette sono facilmente camuffabili visto l’elevatissimo giro di denaro per singolo evento.”

Intanto le società di scommesse stanno preparando un piano speciale per quegli eventi che forniscono segnali di possibili combine. Prima di ogni evento ci sarà un incontro per identificare i maggiori rischi potenziali e ogni tre giorni una conference call tra i membri chiave dei vari bookmakers per scambiarsi informazioni e feedback su come accogliere le puntate ed il rischio proveniente da esse.

Stesso schema di quello già visto durante le scorse Olimpiadi invernali in cui ogni tre giorni i bookmakers si mettevano in contatto con il Comitato Olimpico Internazionale per capire cosa era successo e quale fossero i trend di scommesse online e sul territorio dove spesso il comportamento può essere differente.

Di diversa opinione Eric Konings del Kindred Group: “Se bisogna attuare misure speciali per il Mondiale significa che prima il problema è stato sottovalutato oppure non è stato affrontato con tutti i mezzi necessari per risolverlo. Chi fa l’imprenditore, come il bookmakers, convive con il rischio imprenditoriale anche se questo è riconducibile a delle combine”.

I bookmakers cercheranno di limitare quelle puntate sospette su larga scala per non perdere troppi soldi. Quel match-fixing che non si potrà combattere affatto, almeno secondo noi, è quello su mercati secondari e terziari, come la prima rimessa laterale, in cui sono i giocatori gli attori principali e dove le puntate sospette sono molto difficili da scovare.

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