Un oro sfiorato, perso in finale contro i padroni di casa del Brasile con bugiardo 3-0 che non rispecchia i valori in campo visti fino a quel momento. Il Ct della Nazionale italiana di Volley, Gianlorenzo Belngini  ora si sta godendo le vacanze in Calabria con sua moglie e sua figlia, orgoglioso di quello che con i suoi ragazzi è riuscito a fare, senza voler recriminare per quello che poteva essere e non è stato. Abbiamo deciso di contattarlo per conoscere ancora più a fondo le sue sensazioni alla fine di un’esperienza così entusiasmante com’è un’Olimpiade.

Le sue sensazioni alla fine di questa avventura Olimpica?

Siamo consapevoli di aver raggiunto un traguardo straordinario con l’argento. Siamo dispiaciuti di non essere riusciti a vincere ma questo è lo sport. Abbiamo giocato delle bellissime partite alla pari con tutti e siamo contenti di quello che abbiamo fatto. E’ stata comunque un’ avventura bella ed emozionante. La squadra ha giocato a livelli altissimi, in più abbiamo scatenato in Italia un affetto e un coinvolgimento mai visti prima nel nostro paese. Questo ci fa davvero molto piacere.

C’è più delusione per la finale persa oppure più soddisfazione per l’argento raggiunto?

Appena finita la partita c’era grossa delusione. Paradossalmente il giorno della finale alle Olimpiadi è più contento chi arriva al bronzo di chi arriva secondo. Subito dopo però abbiamo capito il valore di quello che abbiamo raggiunto, in un torneo che, a detta di tutti, era il più equilibrato di sempre in termine di qualità e di quantità di squadre che potevano arrivare alla vittoria. Tutto questo non fa che aggiungere prestigio a quello che abbiamo fatto.

Il momento più bello della vostra Olimpiade?

Senza dubbio la fine della semifinale con gli Usa. Quello è stato un momento di grandissima emozione perché è stata una partita molto incerta che ad un certo momento era ormai dalla loro parte. Essere riusciti a ribaltare il risultato è stata una gioia enorme. Una gioia che abbiamo dovuto reprimere per preparare al meglio la finale con il Brasile. Con gli Usa siamo stati bravi a rimanere sempre in partita pensando punto dopo punto anche quando sembrava tutto finito.

C’è qualcosa che avrebbe voluto dire ai suoi ragazzi e che non è riuscito a dire durante questa avventura?

No, perché abbiamo sempre basato il nostro rapporto sulla franchezza e sulla sincerità. Abbiamo affrontato positività e negatività senza cercare alibi e affrontando i problemi con grande spirito di squadra. Questo ha dato un’identità al gruppo che è riuscito a dare il 100% credendoci sempre anche a dispetto dei tanti che dicevano che non eravamo attrezzati per una medaglia.

Vivere l’Olimpiade è sempre una grande esperienza, ci può spiegare le sue sensazioni?

E’ un’esperienza culturale e sportiva unica. Si vive a contatto con persone ed atleti di nazioni lontane e diverse che fanno sport totalmente differenti dal tuo. Si vedono fare cose che prima non hai mai visto, osservi allenamenti che non avresti neanche mai pensato. Un’esperienza a 360° che ti arricchisce in tutti i sensi. Una sensazione totalmente diversa da tutte le competizioni che si possono giocare.

Questo argento conferma che la scuola italiana rimane sempre una delle migliori al mondo. Nonostante il periodo buio di qualche anno fa ora i risultati stanno arrivando come testimoniano il terzo posto agli ultimi Europei e il secondo nella World Cup che ha dato alla Nazionale il pass per Rio 2016.

Assolutamente si. L’Italia nelle ultime sei olimpiadi è arrivata cinque volte a raggiungere una medaglia, confermando la qualità del nostro movimento oltre ad una gestione dirigenziale davvero ottima. E’ chiaro che ci sono momenti in cui arrivano più risultati rispetto ad altri periodi, ma la cosa importante è la continuità che stiamo avendo. Un percorso molto importante culminato con questo splendido argento. Tengo molto a ringraziare il Presidente delle Federazione Magri che ha scelto, insieme al Consiglio Federale, me per guidare la Nazionale in una competizione così importante. Sono contento di essere riuscito a raggiungere i risultati richiesti e la fiducia che tutta la Federazione ha riposto in me. Voglio fare anche un plauso alla squadra che nonostante due infortuni importanti durante il cammino olimpico, non si è buttata giù e ha sempre creduto nelle potenzialità che aveva anziché pensare a quelle che avrebbe potuto avere se gli infortunati fossero stati disponibili.

Manca ancora qualcosa all’Italia per arrivare al top?

Vincere non  è progettabile nello sport. L’unica cosa progettabile è di rimanere in quel gruppo di nazionali che lottano per il primo posto. Poi nello sport ci vogliono tante componenti per arrivare alla vittoria finale come un pizzico di fortuna in più durante un match o qualche infortunio in meno. L’importante è rimanere sempre lì per cercare di primeggiare.

Ora le meritate vacanze. Obiettivi per il futuro? Il Mondiale del 2018 in casa potrà essere una grande occasione.

Adesso l’importante è senza dubbio riposare perché abbiamo dato tutto a livello fisico e mentale. E’ il momento di non pensare e riposare per tutti, dirigenti compresi. Per i Mondiali ci sarà tempo di parlarne e di programmare il da farsi. Cerco sempre di rimanere con i piedi per terra senza fare proclami e credo sempre di rimanere come si è. La cosa più importante che deve fare un allenatore è quella di permettere ai proprio giocatori di esprimersi sempre al 100%. Certo che un Mondiale in casa è un appuntamento importante, però in questo momento vogliamo solo riposare, poi ci penseremo.

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