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Blade Runner 2049: più umani degli umani, anzi meglio

Marco Fiocchi

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Ci sono film che segnano la Storia del Cinema.

E’ riduttivo parlare di fantascienza citando certi lungometraggi, ma se apriamo le dita di un pugno e ci mettiamo a contare quelli che insieme all’effetto, colpiscono perché più “alti” e filosofici, che aprono dibattiti bioetici, possiamo dire che, cronologicamente parlando, dopo Metropolis di Fritz Lang (1927) e 2001 Odissea nello Spazio di Kubrick (1968, praticamente uno spartiacque del cinema), arriva quasi sempre Blade Runner di Ridley Scott. Nel 1982. Anche se ci mise diversi anni a diventare un cult.

Osare quindi, rimettere le mani su tale pezzo pregiato è stata sicuramente un’operazione discutibile. Purtroppo inevitabile, secondo le logiche dello show business. Per fortuna supervisionata dal team stesso dell’originale. A cominciare dal produttore:

Sir Ridley Scott. Forse l’ultimo maestro di cinema.

Ebbene, da fan generazionale del primo film, il preferito in assoluto nel mio personale cinepanorama, debbo dirvi che, giunto ovviamente scettico alla proiezione stampa di Blade Runner 2049, credo di poter ammettere di averlo promosso. Vi dico rapidamente perché, non lesinando le critiche.

Da qui in poi il post non deve essere letto da chi teme spoiler (che non scriverò, ma basta un aggettivo di troppo per qualcuno). Come richiesto da Denis Villeneuve.

Prima considerazione: pur potendo contare su effetti audiovisivi ovviamente superiori, il film di Villeneuve non impatta come accadde per chiunque vide al cinema la prima volta Blade Runner. Per anni.

Ciò è dovuto essenzialmente al fatto che siamo ormai “abituati a vivere nel futuro”. Vaccinati. Quel 2019 (a proposito, perché non aver progettato di farlo uscire proprio fra due anni?) dal 1982 sembrava molto più remoto di quanto possa sembrare il 2049 da oggi.

Forse perché abbiamo già scavallato il fascino ansioso del Millennio, e l’intelligenza artificiale già fa parte dei nostri orizzonti, con droni, stampanti 3D e realtà aumentata. Per non parlare della globalizzazione asiatizzante, le megalopoli, lo smog, le piogge acide oltre alle apocalissi quotidiane dei cambiamenti climatici. Per molti versi già viviamo nel mondo oscuro che Ridley Scott invece ci rivelava negli anni ‘80, ispirandosi alle skylines di Osaka e di Hong Kong e ad un futuro manga. Aggiungeteci la rivoluzione del web, e capirete come le video telefonate del primo film, facciano quasi nostalgia.

 

Detto questo Villeneuve e soci si sono molto impegnati per riprodurre scenari credibili, nonché pessimistici e distopici, proprio come aveva fatto Ridley. E tutto sommato la scenografia funziona. Forse si nota troppo poco il ruolo delle colonie extramondo e della Terra semi abbandonata. Che poi era un tema centrale nel racconto di P. K. Dick.

Quello che comunque piacerà, ne sono convinto, ai vecchi ipnotizzati da Blade Runner, in tutte le versioni conosciute, sarà l’aver seguito con attenzione maniacale il filo logico della storia. Rispettando con cura i 30 anni di “buco” tra il primo e il secondo. A tal proposito, ricordatevi se potete, prima di andare al cinema, di vedervi rapidamente i 3 corti, particolarmente quello animato di Watanabe. “2022: Black Out”.

(qui trovate tutti i link utili  https://www.warnerbros.it/recap/blade-runner-2049/?recap=blade-runner-2049)

Per la prima volta nella storia dei sequel, infatti, in una sceneggiatura così fragilmente perfetta, non ci sono evidenti aporie e conflitti. In confronto la saga di Star Wars sembra una telenovela sudamericana. Quello che hanno provato, in parte riuscendoci, in questo secondo film è stato di rovesciare diametralmente le parti. Non più l’umano che indaga e scopre l’esistenza, anzi l’essere dell’androide, i sentimenti dell’organismo cibernetico, quanto il replicante che va a caccia del proprio residuo umano, fra generazioni di replicanti, ormai consapevoli degli “innesti”.

So a cosa state pensando. Volete arrivare subito alla conclusione che in effetti la “tesi” dell’originale è che Deckard scopra infine di essere a sua volta un replicante? Non vi preoccupate, senza alcun rischio di spoiler. Non lo capirete nemmeno stavolta. Ecco perché il film funziona. Il cerchio resta sempre aperto. Ognuno trae le proprie conclusioni.

Cito la battuta migliore del film, non a caso sulla bocca del vecchio e scanzonato cacciatore magico, sempre antieroe in balìa degli eventi, Rick Harrison Ford: “il cane è vero?” – “non lo so, chiediglielo!”. Mentre sulla sintenticità (in senso biologico) di K’ Ray Gosling credo che nessuno possa avere dubbi. Senza colpi di scena. Solo Terminator ha avuto un protagonista con physique du rôle migliore.

Diciamo che questa volta si fa davvero fatica a capire chi è rimasto, fra gli umani. La cosa genera un po’ di confusione. Ammettiamolo. Sicuramente rimane la concezione di base che allaccia i due film, per cui i “lavori in pelle”, siano davvero “più umani degli umani”, e quindi tutto sommato molto meglio. Se non altro si fanno delle domande.

Anche la trama, che a molti critici è sembrata contorta e prolissa, secondo me funziona. Non starò certo qui a ‘spiattellarla’. Ma non è difficile indovinare cosa accada e accadrà durante il film. Mi restano solo da segnalare invece i preziosi camei, che vi faranno emozionare. Come il vecchio Gaff (E.J. Olmos) all’ospizio che regala dubbi amletici e origami. O la kareniniana apparizione di Rachael (Sean Young). Veramente sbalorditiva. Numerose anche le scene omaggio, come i vari “deicidi” fra macchine e creatori o viceversa. La ricerca che parte da un oggetto semplice. I “riconoscitori” di materiali. E la fotografia, però con molta più luce e bianco (e rosso), rispetto al maestro del chiaroscuro e della penombra. Ma qui siamo nel campo squisitamente tecnico che va dai plastici all’inquadratura fino alla pellicola, ormai tutto digitale.

Se devo proprio trovare un anello debole, mi sento di bocciare il ruolo e l’intera storia d’amore della dolcissima Joi (Ana de Armas) con K, incredibilmente ripresi da Her di Jonze che però faceva bingo con l’essenza/assenza fisico estetica di tale rapporto. Meglio lasciarla sexy esca gigante virtuale che farla entrare così direttamente nella storia. Forse occorreva per giocare con la piccola sosia di Pris (Daryl Hannah) Mariette (Mckenzie Davis). Ma il tentativo è modesto, non pare nemmeno lontano parente della storia punk tra Roy (Rutger Hauer) e Pris.

Comunque, sì. Se avete amato e amate Blade Runner (tutti i cut che volete) quanto il sottoscritto (ne dubito), potete andare a vederlo. Anzi dovete. Certo sappiate che non rivivrete le chandleriane atmosfere noir fra tapparelle e blues, né soprattutto gli epicizzanti dialoghi, tipici di Scott, con quel monologo finale di Roy Hauer divenuto cult virale, che anche Shakespeare avrebbe oggi recitato a memoria.

Ecco. Quello che manca stavolta è proprio Shakespeare. Per meglio dire la Tragedia Greca, Nonostante le parole bibliche di cui fa indigestione il pallido ed impalpabile Wallace Leto, non si avverte mai quella sensazione da coro ditirambico nel rimanere senza verbo davanti all’incompletezza del Tempo e del Destino in cui ci si ritrova ancora oggi, anche solo sulle note incombenti e melanconiche della prima colonna sonora del grande Vangelis

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2 Commenti

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  1. angelica

    ottobre 6, 2017 at 9:15 am

    Sul futuro distopico ci sarebbe da scrivere la Divina Commedia.
    Sono curiosa di vedere questo film, vedere se Goslin se la cava. Peccato per Roy Betty
    (Rutger Hauer) ; Avrei voluto rivederlo in qualche suo monologo.
    Presto andrò a vederlo.

  2. Marco Fiocchi

    ottobre 6, 2017 at 11:23 am

    Consiglio la lettura di questo pezzo sontuoso, su Deckard, Ford, Scott e Dick. Per avvalorare la mia tesi dei “rovesciamenti”. Così che da “negativo del negativo”, si arriva quasi ad un “positivo”…

    http://www.spns.it/2017/10/deckard-blade-runner-2029/

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La Sicurezza sul Lavoro: perché occorre Giocare Pulito – Parte 3

Marco Fiocchi

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Terza ed ultima puntata dell’inchiesta su Formazione alla Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro. Ancora la parola all’Ing. Alfredo Simonetti. Andiamo ad affrontare le grandi novità tecnologiche sul tema.

INNOVAZIONE E DIGITAL TRANSFORMATION: IL CAMBIAMENTO DELL’EDILIZIA     

          Gestire e rendere efficienti:

  • produttività, marginalità, dimensioni delle aziende, riuso del patrimonio (e tutto ciò che ad esso si collega: qualità, sostenibilità, innovazione e design);
  • Il soddisfacimento della qualità, unito al rispetto dei tempi di consegna nonché del costo preventivato;

tutto questo è il compito richiesto dalla filiera delle costruzioni, passare dalla “parcellizzazione di compiti e responsabilità” ad un “governo della complessità del processo produttivo”.

Stiamo parlando di Edilizia 4.0, un cambiamento radicale del modello di filiera che abbandona l’individualismo tra i diversi soggetti, per passare a un nuovo rapporto basato sull’integrazione collaborativa di tutti gli attori del processo chiamati a progettare, costruire, fabbricare i materiali da costruzione, elevando lo standard delle competenze e la propensione alla soddisfazione del cliente attraverso prodotti sempre più “tailor-made”.

In questo contesto, le opportunità offerte dall’innovazione e dal progresso tecnologico permettono di gestire la complessità dei processi progettuali/realizzativi in maniera sempre più interoperabile, un ruolo importante in un settore che non ha mai ritenuto potesse essere investito dalla trasformazione digitale.

La digitalizzazione, deve essere messa anche al servizio della manutenzione dei servizi accessori agli edifici facility management e della sicurezza del patrimonio edilizio. Le moderne tecnologie possono, infatti, fornirci indicazioni dettagliate sullo stato di salute degli edifici e delle infrastrutture, per poter intervenire tempestivamente con un piano di manutenzione o agevolare, nonché incentivare, la ricostruzione a seguito di crolli.

BIM (BUILDING INFORMATION MODELLING)

La costruzione di un edificio produce un prezioso capitale di dati finora largamente smarrito all’interno dei processi tradizionali della manifattura edilizia.

Il metodo BIM – Building Information Modelling, consente l’informatizzazione delle fasi del processo edilizio e la rappresentazione digitale dell’opera lungo il suo intero ciclo di vita – dalla progettazione, alla realizzazione, alla manutenzione, alla dismissione.

L’adozione di tale strumento – che permette vari livelli di dettaglio a seconda delle diverse esigenze – consente di ottenere significativi benefici, ad esempio;

  • un minor tempo di realizzazione,
  • una maggior rispondenza dell’opera alle esigenze della committenza,
  • una più elevata probabilità di rispetto dei costi preventivati,

caratteristiche, queste, che vertono per una sola finalità: la qualità dell’opera.

Uno strumento che non si presta all’utilizzo dei soli progettisti, ma è di grande utilità per tutti gli operatori della filiera dell’edilizia, interessando ciascuno per la sua parte di competenza.

Un utilizzo coordinato – nell’ambito di un progetto/cantiere- condiviso da tutte le diverse figure tecniche che lavorano su una stessa opera, può portare un “dividendo” di benefici a livello generale, una vera ottimizzazione del processo, e di conseguenza è fondamentale, laddove possibile, eliminare le asimmetrie di utilizzo, facendo in modo che tanto dal lato della committenza, quanto da quello delle imprese, vi sia un linguaggio comune con il quale dialogare  in modo da poter raggiungere i vantaggi generali già citati.

Per questo è importante cercare di assicurare che l’impegno delle imprese a utilizzare il BIM si accompagni all’interesse e all’utilizzo anche e soprattutto da parte dei soggetti appaltanti, dei progettisti, dei fornitori di materiali, e in generale di tutti gli operatori che intervengono nel processo edile.

Una vera e propria trasformazione del settore in senso digitale che entro il 2022 diventerà obbligatoria per tutte le opere.

La Commissione chiamata a fornire le indicazioni per l’entrata in vigore del BIM nelle opere pubbliche, è stata istituita presso il MIT secondo quanto previsto dal nuovo codice appalti (D.lgs. 50/2016), art. 23 comma 13:

Con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro il 31 luglio 2016, anche avvalendosi di una Commissione appositamente istituita presso il medesimo Ministero, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica sono definiti le modalità e i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà dei suddetti metodi presso le stazioni appaltanti, le amministrazioni concedenti e gli operatori economici, valutata in relazione alla tipologia delle opere da affidare e della strategia di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e del settore delle costruzioni.

REALTA’ AUMENTATA, DRONI, TELECAMERE SU GRU AL SERVIZIO DEI CANTIERI

In edilizia, e più in particolare nel mondo dei produttori e fornitori di materiali e componenti, la corretta e immediata comunicazione in merito alle informazioni tecniche è un tema che merita di poter essere sviluppato con approcci diversi dalla diffusione in sede, o -al più- via web, di brochure, schede di prodotto, schede tecniche di catalogo e schede di sicurezza cartacee.

La realtà aumentata, una tecnologia che sovrappone a ciò che si trova nell’ambiente reale, immagini che vengono aggiunte tramite software e percepite dagli utenti attraverso dispositivi indossabili (smart glasses) o altri più comuni come smartphone o tablet, permette di visualizzare tutte le informazioni necessarie per l’acquisto e la gestione del materiale, dalla fase di progettazione alla fase operativa, mostrando le modalità di approvvigionamento, movimentazione, stoccaggio, lavorazione e collocamento in opera, fino alla gestione dei rifiuti in cantiere, alle eventuali manutenzioni, alla gestione della sicurezza d’uso per garantire la salute per gli operatori.

Per il monitoraggio logistico delle operazioni, invece, sono di indubbio vantaggio i droni.

Le video ispezioni sono di sicuro l’impiego più immediato e rapido ed è comprovato il vantaggio legato al loro utilizzo per video- esaminare lo stato di conservazione di: tetti, grondaie, capannoni, tralicci, verifica amianto, una visione di insieme di un edificio da analizzare, da riprodurre, da raccontare attraverso immagini inedite che permettono una visione d’insieme.

Inoltre con l’aggiunta di una fotocamera ad infrarossi è possibile rilevare eventuali dispersioni di calore dagli edifici, infiltrazioni d’acqua dalle fondamenta, o oltre problematiche causate dalle intemperie. Quando quanto descritto non fosse possibile, si possono adottare sistemi di mappatura con telecamere installate su gru, un’alternativa che consente l’acquisizione automatizzata dei dati sul sito a costi minimi. Una telecamera montata su una gru (fissata all’estremità o lungo il braccio), rappresenta un’ottima alternativa alla mappatura dei droni e alle tecniche tradizionali; le gru sono già presenti nei cantieri e non è richiesta alcuna autorizzazione di volo, nei luoghi in cui i voli a drone sono a volte troppo difficili o addirittura impossibili.

La soluzione per telecamere per gru produce risultati di rilevamento simili a quelli dei droni, ma il sistema funziona senza intervento umano. Fornisce automaticamente aggiornamenti giornalieri dello stato di fatto, che sono disponibili sul cloud per essere analizzati e condivisi con chiunque abbia bisogno di rivedere lo stato attuale del sito, inoltre, i risultati possono essere esportati nei software di Information Modeling per ulteriori analisi.

Con la mappatura continua durante i lavori di costruzione, è più facile monitorare un sito e individuare tempestivamente errori o omissioni.

ROBOT MURATORI E STAMPA 3D, ALLEATI DELL’ARCHITETTURA E DELL’EDILIZIA

Grazie alla tecnologia i muratori potranno essere sostituiti in parte da robot, minuscoli muratori capaci di tirare su piccole piramidi, torri e castelli, mattone dopo mattone, senza seguire un progetto: i robot sono il primo passo verso una futura generazione di macchine capaci di costruire seguendo un progetto disegnato e pianificato dall’uomo.

In futuro, potrebbero essere utilizzati per costruire sbarramenti con sacchi di sabbia in caso di alluvioni, oppure, con un po’ di immaginazione, potrebbero diventare i primi alleati per costruire in zone impervie o in fasi di lavoro altamente rischiose. 

Al momento, però, sono incapaci di seguire un progetto; si spostano grazie a ruote con tre uncini che permettono loro di arrampicarsi e percepiscono l’ambiente in cui lavorano grazie a una serie di mini-sensori. Tutto quello che serve a ciascuno di essi per orientarsi sono i sensori che gli permettono di seguire quello che accade nell’ambiente che lo circonda e di coordinare le loro azioni.

Tale metodo di comunicazione è chiamato stigmergia, ed è caratteristico degli individui che, in un sistema decentrato, si scambiano informazioni per modificare l’ambiente circostante.

In natura, le termiti e le formiche sono gli esempi maggiormente azzeccati di questo tipo di comunicazione; si comportano così anche i minuscoli robot muratori, progettati traducendo la stigmergia in algoritmi che controllano movimenti molto semplici. Ogni robot conosce solo regole elementari, come appoggiare un mattone o salire di un gradino, ma presi tutti insieme mostrano un comportamento intelligente. Percepiscono l’ambiente in cui lavorano grazie a una serie di sensori e in questo modo riescono a edificare piramidi a gradoni oppure edifici a base rettangolare e con ampi ingressi, senza avere alcun progetto di riferimento. Funzionano come un unico sistema complesso, composto da elementi indipendenti che singolarmente compiono azioni molto elementari, ma che tutti insieme riescono a raggiungere obiettivi complessi.

In architettura, creare un modello in scala del proprio progetto è senz’altro la soluzione migliore per presentarlo, per descriverlo; costruirlo con una stampante 3D significa tramutare il proprio progetto in un plastico realistico, ricco di dettagli personalizzati e decorato a regola d’arte.

Con le stampanti 3D si può riprodurre rapidamente e a basso costo modellazioni di terreni, mappe urbane e del sottosuolo ad altissima precisione, a colori e senza limitazioni geometriche alcune.

La semplificazione dei metodi riproduttivi fa sì che non solo il tecnico sia in grado di leggere la tessitura urbana, ma anche uno spettatore non esperto possa veder rappresentato un progetto in modo comprensibile. Dall’altro lato, ciò consente la valutazione dei progetti con differenti attività: la produzione di modelli in diverse scale, la simulazione degli effetti morfologico-visivi, ambientali e urbanistici dei progetti urbani.

La stampa in 3D non rappresenta solo la possibilità di riprodurre, ma può e deve esser considerata come l’opportunità di caratterizzare ed evolvere un’immagine trasformandola secondo un processo di rielaborazione della realtà percettibile.

CONCLUSIONI

L’Edilizia deve e può innovarsi. È un settore strategico che non può auto-escludersi dal processo di trasformazione digitale in atto.

Occorre uno sforzo collaborativo, di filiera o di settore, volto alla condivisione di investimenti e del capitale umano, nell’ottica di un comune aumento della competitività e ampliamento di mercato. Alcune di queste tecnologie sembrano escludere il lavoro umano, ma in realtà necessitano di un percorso di qualificazione e integrazione professionale.

Edilizia 4.0 significa innovazione e crescita di un comparto che sta cercando di uscire da anni bui e travagliati con la necessità e volontà di porsi degli obiettivi da cui partire per poi compiere tutte le azioni mirate a raggiungerli nel migliore dei modi.

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Gianni Morandi torna a Taormina con un live strepitoso

Angela Failla

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In rotazione radiofonica con il nuovo singolo “ULTRALEGGERO” – scritto da Ivano Fossati –  GIANNI MORANDI si prepara all’attesissimo spettacolo che lo vedrà esibirsi dal vivo al Teatro antico di TAORMINA IL 18 LUGLIO, dove tornerà a quattro anni dall’ultimo straordinario live, per l’unico concerto di questa estate in Sicilia, inserito nella rassegna TAOmusica 2018 al Teatro antico.

Uno show imperdibile, con una tracklist di oltre 40 brani per più di due ore di live: il Gianni Morandi Tour 2018 “d’amore d’autore” è un viaggio a “100 all’ora” tra i successi di Morandi che fanno parte della storia della canzone italiana e le hit di “d’amore d’autore”, un progetto unico, che ha visto il coinvolgimento di grandi autori della musica italiana, Elisa, Ivano Fossati, Levante, Luciano Ligabue, Ermal Meta, Tommaso Paradiso, Giuliano Sangiorgi, Paolo Simoni e che contiene Onda su onda, il brano di Paolo Conte nel quale duetta con Fiorella Mannoia.

Sullo sfondo di un design asimmetrico, Gianni Morandi si esibisce con la sua band che è composta da giovani musicisti provenienti dall’area emiliana: Alberto Paderni alla batteria, Mattia Bigi al basso, Lele Leonardi e Elia Garutti alla chitarra, Alessandro Magri alle tastiere, Simone D’Eusanio al violino, Francesco Montisano al sax, Lisa Manara, Augusta Trebeschi e Moris Pradella ai cori.

Il brano Ultraleggero è stato scritto da Ivano Fossati, tra i più grandi autori della musica italiana, che ha scelto di regalare le sue parole a Gianni Morandi nel segno della stima e dell’amicizia che li lega, componendo per lui una delle canzoni più romantiche e significative dell’album. Terzo estratto da “d’amore d’autore”, il nuovo singolo segue il successo di “DOBBIAMO FARE LUCE” e “UNA VITA CHE TI SOGNO”. Il testo della canzone è un inno all’amore e alle donne: parla di quanto sia meraviglioso farle sognare e farle sentire uniche, descrivendo le sensazioni che si provano quando arriva l’amore, quel sentimento che colpisce sempre in maniera inaspettata. “Ivano ha raccontato benissimo questo stato d’animo: in pochi esprimono in musica le emozioni della vita come lui sa fare” – racconta Gianni Morandi.

Info biglietti

Platea Vip € 80,50

Tribuna Numerata € 69,00

Cavea Numerata € 57,50

Cavea Non Numerata € 46,00

Info, prevendite: www.puntoeacapo.uno

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Rome International School e Southlands, Nuovo Polo di Scuole Internazionali

Marco Fiocchi

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Studiare oggi, significa studiare nel mondo. Imparando attraverso lingue e culture diverse. Ecco perché ci piace raccontare di come proprio in questi giorni sia sorto il più importante polo dell’istruzione internazionale di Roma nonché uno dei principali in Italia, con 850 studenti dai 2 ai 18 anni provenienti da più di 60 paesi.

L’operatore globale leader nella gestione di scuole internazionali NACE Schools e i suoi partner italiani, hanno integrato due delle più prestigiose e storiche scuole internazionali della Capitale, la Rome International School e la Southlands International School.

Poli in tutti i sensi anche guardando Roma, perché la posizione unica e strategica delle due scuole, una nel quadrante centro-nord e l’altra nel quadrante sud di Roma, consentirà un presidio dell’intera città e faciliterà numerose possibilità di collaborazione. Inoltre, come membri della prima Associazione Italiana Scuole IB, la Rome International School e la Southlands International School rimarranno fortemente impegnate nel proporre un programma educativo d’eccellenza e nel perseguire i principi dell’International Baccalaureate.

In questo contesto, il nuovo gruppo ha altresì stretto un accordo istituzionale, unico nel suo genere in Italia, con l’Università LUISS Guido Carli creando uno dei più importanti progetti di collaborazione education in Italia. Grazie a ciò, gli studenti delle due scuole avranno in via esclusiva l’opportunità di accedere direttamente ai corsi di laurea triennale e a ciclo unico della LUISS, usufruire di borse di studio dedicate ai migliori studenti delle Rome International School e della Southlands International School, accedere ai programmi di orientamento universitario e di poter partecipare ad attività e lezioni tenute direttamente dai professori della LUISS presso le due scuole.

 

Il Direttore Generale della LUISS, Dott. Giovanni Lo Storto, ha dichiarato in proposito:

“Una collaborazione istituzionale locale ma di portata globale come quella con NACE Schools, porterà benefici non solo ai nostri studenti ma anche alla nostra città e al nostro paese nel suo complesso. La LUISS ha dimostrato ancora una volta il suo impegno nel raggiungimento dell’eccellenza in campo educativo e nella cooperazione internazionale, assicurando continuità di sviluppo alla Rome International School e Southlands International School”.  

Il nuovo gruppo vede come azionista di controllo Nace Schools e come partner dell’iniziativa Andrea Silvestroni e Daniele Denti, co-fondatori del gruppo con lunga esperienza nel settore Education in Italia e all’estero.

 

 

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