È ufficiale. A causa della sconfitta contro la Croazia di Aza Petrović nell’atto finale del Torneo Preolimpico, organizzato a Torino, la Nazionale di pallacanestro italiana non prenderà parte ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro in programma tra alcune settimane. Un vero peccato se si pensa al buon Europeo disputato durante la scorsa estate dagli Azzurri, eliminati dalla Lituania ai quarti di finale con molti rimpianti. Per strappare il pass per la manifestazione in Brasile la FIP aveva rimosso dall’incarico di selezionatore Simone Pianigiani per far spazio ad Ettore Messina, assistant coach di Gregg Popovich ai San Antonio Spurs in NBA. Inutile dire che la mancata vittoria, specie in casa propria, sia stata percepita dai più come un fallimento, specie considerando una rosa valutata da una buona parte della critica come la più talentuosa di sempre. Così abbiamo chiesto un parere a Matteo Soragna, campione d’Italia a Treviso nel 2006 nonché Medaglia d’Argento ai Giochi Olimpici di Atene con la maglia della Nazionale. Commentatore tecnico sul campo per SKY durante questo Preolimpico, gli abbiamo rivolto alcune domande.

Una volta comunicato l’ingaggio di un pezzo da novanta come coach Messina sulla panchina degli Azzurri in occasione del Preolimpico, in programma l’estate successiva a Torino, molti avevano espresso dubbi circa le tempistiche del cambio della guida tecnica. «Secondo il mio parere personale», afferma Soragna, «coach Messina avrebbe dovuto avere più tempo per costruire quella che sarebbe dovuta essere la sua squadra in ottica Preolimpico». «Se si doveva cambiare», continua il mantovano, «allora si sarebbe dovuto cambiare prima proprio per dare più tempo a lui ed ai ragazzi», poiché «lavorare per quindici giorni con la squadra al completo è veramente poco per poter pensare di creare un qualcosa».

Alcuni hanno anche criticato alcune scelte di Messina, come i tagli di Amedeo Della Valle e di Andrea Cinciarini, rispettivamente vicecampione d’Italia con Reggio Emilia e campione con l’Olimpia Milano. Il tutto sostenendo che se fossero state decise dal suo predecessore sarebbero state criticate aspramente dagli addetti ai lavori. «Queste sono tesi che ora come ora lasciano il tempo che trovano», afferma l’ex Azzurro, poiché «ogni allenatore sceglie i giocatori più si avvicinano alle sue ideologie ed al suo modo di intendere la pallacanestro». «Come, se avessero passato il turno, sarebbe stato definito come il salvatore della patria non si può ora dire che abbia totalmente fallito». Va anche sottolineato che «era difficile in così poco tempo anche fare una scelta che potesse accontentare tutti». «Poi di sicuro Ettore Messina ne capisce più di me», chiude sorridendo, «quindi avrà fatto le scelte giuste».

Progressi nell’approccio alle partite che comunque si sono intravisti durante la manifestazione torinese. «Sicuramente si sono viste delle differenze», evidenzia Soragna, «perché la squadra ha avuto un atteggiamento difensivo sicuramente diverso e dal punto di vista offensivo abbiamo visto cose più fluide e coinvolgenti». Tuttavia, rimane il rammarico per la qualificazione mancata. «Peccato che nel quarto quarto queste cose siano state un po’ abbandonate in nome dell’iniziativa personale», afferma il mantovano, «cosa che probabilmente ha condizionato il risultato della finale». «Forse è mancata loro quella collaborazione nei momenti topici della partita in cui dovevano magari collaborare insieme in attacco e stringersi un po’ di più in difesa», ammette, «cosa che avevano fatto molto bene in tutto il Preolimpico». A chiusura del suo ragionamento, l’ex nazionale ci tiene a ricordare che «non hanno perso di trenta punti ma al supplementare», situazione in cui «anche un possesso può far la differenza». Infine, due Azzurri lo hanno colpito, ma non sorpreso. «A me sono piaciuti tantissimo Daniel Hackett e Nicolò Melli», rivela, «credo siano stati quelli che hanno interpretato meglio ciò di cui la squadra aveva bisogno».

Come succede spesso in questi casi, soprattutto nel mondo dei social network, è cominciata la caccia al capro espiatorio. Uno dei più citati è stato Alessandro Gentile, colpevole secondo i critici di non esser stato lucido nel momento decisivo. Giudizio che non condivide Soragna, il quale sostiene che «sarebbe ingeneroso addossargli le colpe perché ha sicuramente commesso degli errori», ammette il mantovano, «ma come lui anche gli altri». Chiude il discorso, inoltre, rivelando che «sapendo quanto sia esigente nei suoi confronti immagino che stia ancora rimuginando». Per il casertano si parlava di un’ormai prossima avventura negli USA, in cui sarebbe divenuto terzo italiano in attività dopo l’addio di Andrea Bargnani, ma nessuna squadra ha bussato alla porta del suo entourage. Di conseguenza, il capitano dell’Olimpia non ha potuto esercitare la clausola escape NBA presente nel suo contratto, decidendo poi di restare in Lombardia. «Non so se ci fossero garanzie di minutaggio oltre Oceano», afferma Soragna, «evidentemente se è rimasto a Milano vuol dire che è la società che gli dava più garanzie per continuare il suo processo di crescita».

La generazione azzurra di Matteo Soragna era più povera tecnicamente pur potendo contare su grandi giocatori quali Gianmarco Pozzecco, Gianluca Basile, Massimo Bulleri e Jack Galanda, solo per fare qualche nome. Tuttavia, riuscì a conquistare un terzo posto agli Europei in Svezia nel 2003 ed un brillante Argento ai Giochi Olimpici di Atene nel 2004. Difficile fare un paragone secondo Soragna, in quanto sono «due squadre completamente diverse». «Questa ha un talento che noi ci sognavamo ed un potenziale meraviglioso», confessa apertamente, «come anche una fisicità ed un atletismo che noi non avevamo». Questa generazione «ha fatto comunque delle vittorie che hanno entusiasmato i tifosi e che hanno espresso tutto il potenziale». Tuttavia, ammette l’ex Azzurro, «è normale che rimanga l’amaro in bocca perché non è stato espresso tutto quello che questa squadra può fare».

Un’esperienza, quella ad Atene nel 2004, che è indelebile nella memoria del cestista mantovano. «Giocare un’Olimpiade è un’emozione meravigliosa», afferma, «mi dispiace per i ragazzi perché viverla è un’esperienza che ti lascia veramente tanto dentro». «Noi abbiamo anche avuto la fortuna e la bravura di portare a casa una medaglia», un brillante Argento perdendo solo in finale contro l’Argentina di Manu Ginóbili, «quindi tutto è ampliato ovviamente». Un ricordo su tutti emoziona l’ex Azzurro, descritto simpaticamente senza mezzi termini: «A me piace tantissimo ricordare il villaggio olimpico perché l’esperienza al suo interno è proprio una figata».

Infine, una parentesi sul suo futuro. C’è il desiderio di rimanere in questo mondo oppure la voglia di evadere? «Rimanere nell’ambito del basket credo sia la scelta più naturale», afferma Soragna, ricordando anche che «non dipende solo da me». Un’avventura, quella di commentatore tecnico per SKY, che nel frattempo lo sta entusiasmando. «È molto divertente perché hai la possibilità di vedere la pallacanestro da un altro punto di vista», spiega il mantovano, in quanto «sei sempre nell’ambiente ma da un punto di vista diverso». Tuttavia, il suo vero desiderio rimane un altro, ovvero quello di «poter essere nella pallacanestro decisionale». «Questo movimento ha un grande bisogno di linfa ed un grande bisogno di ricominciare a correre in maniera diversa», conclude Soragna, «quindi mi piacerebbe aiutare da questo punto di vista». E noi non possiamo far altro che augurargli buona fortuna.

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