La questione Stadio Olimpico è diventata oramai l’hot topic nella Capitale, e non solo, ogni volta che si parla di calcio a Roma. Le famigerate barriere introdotte ad inizio dello scorso anno hanno creato un clima di malcontento diffuso anche tra coloro che non frequentano la Curva. Sentimento ingigantito anche dai disagi sofferti dalle persone che si accingono ad entrare all’interno dell’impianto di proprietà del Coni.

Una disposizione ritenuta da molti ingiusta che ha portato ad un calo drastico delle presenze, in primo luogo nella parte più calda del tifo, e ad una situazione fuori controllo per quanto riguarda la gestione dell’afflusso (minimo) di spettatori. Le lamentele, però, non arrivano solo dal “popolo” ma anche dai piani dirigenziali delle due squadre romane che hanno visto un crollo degli introiti provenienti da abbonamenti e biglietti.

Oggi, ad intervenire sulla questione, è stato il numero uno dello sport italiano Giovanni Malagò che, per un momento, ha abbandonato la faccenda Roma 2024, ancora non digerita, per rilasciare un commento in merito all’affaire Olimpico. In occasione della presentazione del test match di rugby contro la Nuova Zelanda, Malagò in riferimento alle barriere si sente convinto che la soluzione sia vicina, dopo tanto parlare. Ci tiene poi a sottolineare la sua non ingerenza nella decisione eventuale della rimozione delle stesse ma vuole evidenziare come, in assenza di incidenti sia all’interno che all’esterno dello Stadio, bisognerebbe dare fiducia ai tifosi, togliendo il fatto che le scarne presenze durante le partite sono un problema che non può essere ignorato: “…è un dato di fatto che, al di là dei pochi spettatori presenti allo stadio Olimpico, non solo non c’è stato un incidente ma neppure un mezzo problema, sia dentro che fuori all’impianto. Nella vita quando tu dimostri di essere serio, capace e per bene, meriti anche di avere fiducia“. Questa la chiosa finale che se da un lato rappresenta una difesa verso i pregiudizi sui tifosi, dall’altro sembra voler rilanciare una frecciata verso un sistema ritenuto da lui stesso aprioristico adottato dal Comune nella candidatura di Roma alle Olimpiadi.

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