“Chiamami Bari, sarò la tua biancorossa”. È il claim, rivisitazione di un celebre slogan attuato dalla Birra Peroni, che tanti tifosi della formazione pugliese avranno evocato nel momento in cui il Bari e il marchio di origini milanesi, oggi di proprietà giapponese, hanno annunciato il raggiungimento di un’intesa che sigla la partnership tra le due realtà. Due volti di una storia cittadina, fatta di sport e lavoro, che trovano sbocco sulle maglie e sul mercato del Bari. Anzi, “della” Bari, come nella città di San Nicola amano chiamare la squadra di calcio. Sul petto di Franco Brienza, testimonial prescelto, e compagni campeggeranno in bella mostra sei lettere e due numeri: Peroni 3,5. Un sodalizio messo in mostra per la prima volta intorno alle 14 di venerdì 6 ottobre presso lo stabilimento-museo Peroni di Bari.

Gli sponsor sono una delle anime del calcio, inutile negarlo: senza di loro uno spettacolo di elevato livello difficilmente esisterebbe. Se poi abbracciano il territorio o il feeling che esso prova con alcuni riferimenti, Le divise dovrebbero essere in vendita dalla prossima settimana, per dare il via a un accordo annuale con opzione di rinnovo, imperniato su senso di appartenenza e orgoglio: due concetti che accomunano il Bari e Birra Peroni. All’insegna del 3.5, come i gradi alcolici del prodotto che sosterà sulle maglie da gioco biancorosse. “Avvieremo un’attività di co-marketing in sinergia per continuare ad essere accanto al territorio- hanno spiegato i vertici del management di Peroni– ancora una volta in campo insieme alla città di Bari per sostenere un simbolo”. A legare Bari e il marchio c’è anche un patto di riconoscenza: dopo l’incendio allo stabilimento barese del luglio 2008, con l’esplosione di 22 silos su 27, la Peroni aveva affisso in città dei manifesti per ringraziare la città della collaborazione. “Bari ci ha dato tanto e lo farà ancora, Birra Peroni sente molto la vicinanza della popolazione. Ogni volta che diamo vita a un evento, i primi a rispondere sono i baresi”.

Quando si arriva a Bari attraverso la A14, lo stabilimento Peroni domina il panorama. Riferimento nel costume cittadino, quasi “barese d’adozione”: esempio di marketing aderente al territorio, come successo con Birra Raffo a Taranto e Pecorino Sardo sulle maglie del Cagliari, per fare due esempi. Anche se sul tema  a fare da pioniere fu Franco D’Attoma, patron del Perugia, con la squadra umbra in serie A nel 1979. Le cronache raccontano che al club servissero 700 milioni di lire per portare in prestito l’attaccante Paolo Rossi in Umbria. Così decise di allargare il bouquet di sponsor, firmando un accordo con il gruppo Buitoni-Perugina per far comparire sulle maglie biancorosse il logo del pastificio Ponte. All’epoca, però, erano permessi sulle maglie soltanto i loghi della aziende produttrici del materiale tecnico. Nessun problema: D’Attoma fondò nell’arco di 48 ore un maglificio, chiamandolo “Ponte Sportswear” (non a caso) e facendolo figurare come produttore delle divise da gioco. Risultato? Multa di 20 milioni di lire da parte della Lega, ma strada aperta agli sponsor su maglia. Fino alla via percorsa dal 2000 in avanti: negli ultimi tre lustri c’è stata una forte riduzione del numero di aziende “top sponsor” in favore di un aumento del fenomeno del localismo sponsorizzativo. A confermalo, l’attestato di “giornata epocale” attribuito con con enfasi in sede di presentazione dal presidente della Fc Bari 1908 Cosmo Giancaspro: “Ci siamo seguiti per un anno e mezzo, quasi da fidanzati –ha scherzato il numero 1 del club biancorosso– e daremo vita a una serie di iniziative che ci legheranno a questo marchio famoso in tutto il mondo. Non immaginavo si potesse scatenare tanta attenzione in merito a questo accordo”. L’esordio ufficiale delle nuove maglie avverrà già domenica nella gara interna contro l’Avellino, ma l’entusiasmo è già alle stelle. Chiedere conferme al termometro dei social. Sicuramente più elevato della gradazione prescelta da Birra Peroni sulle maglie del Bari: 3,5. Per divertirsi, con moderazione.

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