US Fasano, un’esaltante stagione di rilancio nel segno della propria comunità

US Fasano, un’esaltante stagione di rilancio nel segno della propria comunità

Fervono i preparativi per la grande festa del 25 Aprile, la data scelta per celebrare una stagione 2016/17 che lascerà il segno per la comunità di Fasano. Promozione in Eccellenza con largo anticipo, trionfo nella finale di Coppa Italia Promozione con 3.000 persone al seguito sul campo neutro di Monopoli, risultati conseguiti, ed è probabilmente la nota più rilevante, nel primo anno sotto la gestione del club da parte di un’associazione di tifosi, Il Fasano siamo Noi.

Dal Gennaio 2016, in contrasto con la precedente dirigenza intenzionata a mollare il club, la base del tifo ha scelto di presentarsi in prima linea per gestire la piccola società della provincia di Brindisi dando vita ad una associazione aperta a supporters e simpatizzanti. Con tanto lavoro e l’impegno di una piazza intera a distanza di un anno e mezzo non sono mancate le soddisfazioni, come anche tutti i problemi in termini organizzative ed economici che sono costrette ad affrontare le società di categoria. Condizioni precarie che sempre con più frequenza hanno favorito e spinto il sorgere di iniziative simili in questi ultimi anni, spesso ultimo argine alla scomparsa dei club, per salvaguardare e rilanciare la realtà di calcio locale. A tal proposito ho portato qualche domanda al gruppo che guida questa interessante realtà per meglio comprendere l’evoluzione di questa stagione e l’impatto nella gestione di un club che ha scelto un percorso alternativo fatto di autofinanziamento, minisponsor e grande partecipazione dell’intera comunità.

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A Gennaio 2016 lanciavate l’associazione “Il Fasano siamo noi” e avete deciso di ‘scendere in campo’ per la vostra società, quale era la situazione e cosa vi ha spinto a fare questo passo?

Tutto quello che ci stiamo ritrovando ad affrontare è una pura casualità portata dalla passione e dall’amore che viviamo per nostra squadra, era un’idea che blaterava nelle nostre teste da tempo, ma quando è iniziato tutto lo abbiamo fatto per necessità, considerando che la vecchia società al primo cenno di contestazione della piazza e alle richieste di lasciare tutto ha abbandonato la nave. Dall’oggi al domani ci siamo ritrovati ad organizzare le trasferte, comprare l’acqua per gli allenamenti e reperire i contatti dei ristoranti. Per fortuna il popolo si è messo a disposizione e quello che sembrava una scommessa è diventata una realtà, con la nascita dell’associazione e di tutte le attività correlate, raggiungendo la finale di Coppa lo scorso anno e programmando quella che poi si è rilevata una stagione da incorniciare.

A poco più di un anno dall’inizio di questa avventura vi aspettavate una stagione così? Sarà grande festa il 25 Aprile…

Sicuramente abbiamo lavorato per tornare a dare un senso e riaccendere gli entusiasmi ormai sopiti di una città martoriata da tante vicissitudini societarie, l’obiettivo principale era vincere il campionato, poi la vittoria della Coppa davanti ad oltre 4000 spettatori è stata la ciliegina sulla torta che ha incoronato il nostro sogno. Il 25 è la festa che racchiude tutto quello che abbiamo vissuto in questa fantastica stagione, per iniziare a voltare pagina è iniziare a costruire il futuro. La speranza è quella di rivedere lo stesso esodo.

I risultati sportivi sicuramente hanno permesso di vivere con entusiasmo una stagione in cui però non sono mancate le difficoltà nella guida del club, quali gli ostacoli più ardui da superare per una realtà come la vostra?

Innanzitutto abbiamo dovuto combattere con le scetticismo della gente, all’inizio nessuno avrebbe pensato che i tifosi – ultras avrebbero risollevato le sorti. È un progetto particolare è innovativo che non ha eguali, ragion per cui all’inizio non è stato facile, col tempo e la forza dei fatti siamo riusciti a dimostrare il contrario.

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Sul campo neutro di Monopoli per la finale della Coppa Italia Promozione in 3.000, ma il seguito è stato sempre rilevante in questa stagione…Quanto ha contato e quali i match più significativi?

La giornata di Monopoli sarà per sempre da incorniciare nei cuori e nelle menti di tutti i presenti, vivere certi sensazioni resteranno emozioni uniche. La nostra piazza è sempre stata passionale e viscerale, anche quando siamo ripartiti dalla seconda categoria abbiamo avuto picchi fino a mille spettatori, ma la finale ha avuto un effetto forse mai avuto. Sicuramente le partite più sentiti e partecipate sono stati i derby col Brindisi (Campionato e coppa) e gli scontri diretti con Ostuni, Tricase e Aradeo arrivando a toccare la media dei 2000 spettatori, che in una categoria come la promozione sono un gran lusso. Ci sono piazze che nemmeno in serie C fanno certi numeri. Ed in un progetto come il nostro, il pubblico è la prima componente fondamentale.

Ora è già tempo di programmare il futuro per il campionato di Eccellenza, quali i progetti per squadra, settore giovanile e stadio?

Stiamo già lavorando per programmare la prossima stagione cercando di capire quali sono gli aspetti da migliorare e cosa è mancato in questa stagione. Le nostre attenzioni si sono sempre basate sul settore giovanile affinché i giovani crescano nel modo giusto e soprattutto tifosi della squadra della propria città, abbiamo già acquistato 2 furgoni 9 posti e 100 kit dati in omaggio al momento dell’iscrizione, adesso le nostre attenzioni si stanno rivolgendo alle strutture e istruttori per continuare a dare un seguito importante. Abbiamo tantissime idee da mettere in pratica, con tempo, pazienza e sacrificio cercheremo di realizzarle tutte, stando attenti a non sbagliare niente.

E per i tifosi? Crescere ed ampliare la base sarà tra le vostre priorità..

Sicuramente, il tifoso è il protagonista principale in questo progetto. Anche in questo caso stiamo vagliando delle proposte per cercare di sfruttare al meglio quest’ondata di entusiasmo che si è riversata su di noi. La speranza è che organi competenti e istituzioni non guastino con le loro logiche repressive quello che stiamo costruendo limitando e vietando i nostri spostamenti. Il tifoso è l’elemento principe in una partita di calcio e bisogna lavorare per riportarlo all’interno di uno stadio e non al di fuori.

La vostra società ha una particolare vocazione verso i temi sociali, quali i progetti che avete portato avanti in questo ambito? Quali sono le iniziative che avete realizzato e quali le soddisfazioni che vi siete tolti fuori dal campo?

In realtà il discorso sociale e della solidarietà è un argomento ormai ben radicato da circa 15 anni. Abbiamo fatto così tante cose che ricordarle tutte è impossibile. Già di per se, dare a tutti i ragazzi della città la possibilità di seguire le nostre attività a prezzi accessibili è un grande segno di solidarietà perché riusciamo a coinvolgere anche quelle famiglie vittime di un disagio. Una delle scene più belle di quest’anno è vedere Giovanni, un ragazzo della nostra terra che costretto a vivere con un tumore osseo ha deciso di combattere la sua personale battaglia ideando una magliettina bianca con il simbolo di un guerriero per cercare di racimolare qualcosa per le sue cure. Bene… Quel giorno tutto lo stadio, in campo e sugli spalti ha indossato la sua maglia. Belle emozioni.

Il sostegno del territorio e la cooperazione tra supporters, club e istituzioni sono vitali per la sostenibilità di una società sportiva. Nel vostro caso dove e in quali soggetti avete trovato appoggio maggiore e dove invece c’è ancora da lavorare?

C’è ancora da lavorare tanto su tanti fronti, se siamo riusciti ad abbattere i pregiudizi e lo scetticismo del popolo, adesso tocca farlo con grossi imprenditori e istituzioni con il quale cercheremo di trovare una sinergia per farli capire quanto possa valere in termini economici e d’immagine per la nostra città tutto il nostro progetto. Il maggiore supporto lo abbiamo avuto dal nostro presidente onorario Franco D’amico, in passato già presidente per una stagione, che fin dall’inizio si è mostrato interessato al nostro progetto e a mosso tutte e sue conoscenze per aiutarci. A lui abbiamo affidato per scelta, tutta la parte tecnica, programmando insieme i costi ma lasciandoli carta bianca sulla rosa e i tecnici, su questo discorso preferiamo restare “tifosi”.

I successi sicuramente richiameranno l’attenzione di qualche imprenditore, quale sarà il vostro approccio con potenziali nuovi investitori?

Le porte sono aperte a tutti coloro si vogliano approcciare a noi, ovviamente le intenzioni devono essere quelle di collaborare per un progetto comune e collettivo senza personalismi. Chi vuole salire sul nostro carro è il benvenuto. Trasparenza, chiarezza e rispetto le uniche cose che chiediamo.

Fasano è un esempio di come l’impegno trasversale della piazza possa sostenere il rilancio di una società, quale messaggio inviereste a chi è impegnato come voi nella gestione di una società o che si trova in situazioni come il vostro club prima del passaggio di proprietà?

Secondo noi questa è l’unica soluzione per mantenere vivo, sano e genuino il gioco del calcio, negli ultimi anni abbiamo assistito ad una speculazione e mercificazione del gioco più amato del mondo. Da gioco lo hanno trasformato in industria, calpestando i diritti del tifoso e peggiorandone le situazioni. Il calcio scommesse, le Pay TV, le squadre di calcio in cambio di un appalto, la repressione, non hanno fatto altro che allontanare il pubblico dagli stadi e farli disinnamorare, il nostro progetto invece così come ampliamente dimostrato volge a fare tutto il contrario. Noi eravamo stanchi di tutto questo e prima che il giocattolo si rompesse definitivamente abbiamo deciso di farci avanti, consigliamo a tutti questa strada facendo però le cose in maniera serie ed oculata. Altrimenti non è la scelta giusta. Il calcio è della gente e la gente deve tornare a riappropiarsene!

 

 

Tifosi e istituzioni per cambiare le regole e la governance del calcio inglese

Tifosi e istituzioni per cambiare le regole e la governance del calcio inglese

Il Regno Unito è sicuramente uno dei Paesi tra i principali campionati di calcio continentali a aver sviluppato un interessante movimento di associazioni e gruppi di tifosi che propongono un maggiore coinvolgimento dei supporters nei processi decisionali dei club e delle istituzioni sportive. Con quasi 20 anni di esperienza diretta sono molti gli spunti e le iniziative che hanno dato un valore aggiunto al calcio. Dai primi collettivi comparsi nel corso degli anni ’90 come gruppi sporadici, nati per il salvataggio di club in dissesto economico attraverso organizzazioni democratiche e aperte, con il Northampton Town tra i primi a promuovere l’intervento dei tifosi, le realtà si sono evolute e moltiplicate lungo tutta la piramide del calcio inglese.

L’impatto e i risultati migliori si sono registrati nelle leghe inferiori, i club della Championship e, sopratutto, della Premier League, grazie al fiume di soldi delle TV e al grande impatto mediatico mondiale della massima serie inglese, restano più distanti dalle potenzialità delle iniziative dei tifosi e dal possibile coinvolgimento nel capitale sociale per ovvi motivi economici, oltre ad essere appetiti dai più grandi gruppi commerciali e finanziari. La massima divisione inglese è il campionato più ricco al Mondo, le risorse economiche affluite a partire degli anni ’90 hanno consentito lo sviluppo societario(stadi di proprietà, merchandising, ecc..) di diverse realtà che ora occupano stabilmente le prime posizioni a livello mondiale per introiti generati, come Manchester United, Arsenal Chelsea, Liverpool ecc.. Soldi che poi però, non necessariamente e soprattutto a livello di Nazionale, non si sono tradotti in successi sul campo ma hanno concretamente introdotto fattori distorsivi tra i campionati locali e spesso violato tradizioni ed eredità storiche.

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L’aumento del potere contrattuale della massima divisione le ha consentito di esercitare un forte potere d’influenza su tutto il settore, con effetti nel calcio giovanile e in quello dilettantistico che hanno ricevuto una minima parte delle risorse affluite nel sistema, lasciando molti problemi, sopratutto in termini di sostenibilità, nelle divisioni inferiori. Sono decine i casi di società finite in dissesto finanziario negli ultimi anni, situazioni che spesso hanno fatto palesare anche i limiti dei meccanismi di controllo e verifica delle istituzioni sportive nei processi di acquisizione(Fit & Proper test), casi che spesso hanno coinvolto operazioni di soggetti stranieri e che hanno lasciato sulla strada vittime illustri.

Nonostante le evidenti barriere economiche all’entrata, e le difficoltà nell’interfacciarsi con società particolarmente complesse e grandi, anche tutti i club della Premier League hanno un’associazione di tifosi riconosciuta, con l’ultimo gruppo nato su iniziativa dei supporters del West Ham United FC. Con un’attività costante sul territorio hanno saputo ritagliarsi spazi importanti e in molti casi sono diventate punto di riferimento per i tifosi locali, sviluppando un percorso di dialogo con le rispettive società per portare richieste di miglioramento e proposte per politiche più orientate al coinvolgimento pubblico ad un livello superiore. Manchester United Supporters Trust, Arsenal Supporters’ Trust, Tottenham Hotspur Supporters’ Trust e lo Spirit Of Shankly – Liverpool Supporters’ Union, tra le realtà più attive nel panorama inglese in questi ultimi anni, si sono ritrovate in prima linea unite in campagne di sensibilizzazione su temi specifici che hanno raggiunto spesso risultati evidenti.

I gruppi attivi sono oltre 100, circa 40 i club di proprietà dei tifosi, tra i più rilevanti e famosi tra le categorie del calcio professionistico inglese il Portsmouth FC, il FC United of Manchester e l’AFC Wimbledon, solo per citarne alcuni. Numeri che hanno permesso la realizzazione di un intenso e partecipato percorso comune, canalizzato e coordinato da Supporters Direct UK(SD UK), caratterizzato dal reciproco sostegno, che ha consentito di tracciare la strada per la promozione ed il supporto di campagne condivise su temi di rilevanza trasversale. L’unione d’intenti ha posto le basi per la creazione di un movimento d’opinione omogeneo e focalizzato sulla risoluzione delle principali problematiche riguardanti i tifosi, facendo emergere le principali contraddizioni nella governance dei club inglesi, e del calcio professionistico in generale, presentando soluzioni alternative, frutto di percorsi condivisi con tutti gli attori in gioco.

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Uno degli sviluppi più interessanti degli ultimi anni è sicuramente la partecipazione di SD UK e della FSF, con il contributo di numerosi Supporters’ Trust e Community Club locali, nell’ambito dei lavori del ‘The Supporter Ownership and Engagement Expert Group’ , che dal 2014 opera per esplorare le possibilità e valutare come sia possibile intervenire per favorire un maggiore coinvolgimento dei tifosi nella governance dei club. Le attività si sono concretizzate con una serie di raccomandazioni rivolte ai principali attori del settore, sia per regolare ed incentivare le relazioni tra club e associazioni di tifosi(Fan Engagement), sia per fornire un quadro di nuove norme per disciplinare le possibilità ed eventuali strumenti di incentivo per le società che si aprono, per volontà o necessità, alla partecipazione popolare.

Dal lato del Fan Engagement sono state presentate misure per spingere alla riforma delle strutture di governance delle leghe, invitando a maggiori relazioni con le rappresentative, e con l’introduzione di un ‘dialogo strutturato’, articolato su diversi livelli, con l’obbiettivo di ampliare i punti di vista sui molteplici aspetti del settore, introducendo forme di contatto costante tra club, rappresentative dei tifosi e stakeholders. Nel concreto i club hanno attivato soluzioni di incontro diretto come ad esempio i Fans Forum(già usati sporadicamente nel passato) che prevedono una serie di incontri periodici tra lo staff della società, in molti casi con il Supporters Liaison Officer, per la risoluzione delle problematiche comuni, utili a favorire consultazioni aperte più ampie su questioni chiave. Le leghe parallelamente hanno attivato canali simili con incontri periodici ufficiali, la novità di questa stagione 2016/17, che hanno già dato qualche risultato con la partenza di un tavolo di confronto, favorito dalla Premier League, tra le emittenti di Sky e le rappresentative per limitare l’impatto dei cambi di orario dei match, e con la Sports Ground Safety Authority sul tema delle safe standing area.

Dal lato normativo l’intero impianto delle proposte presentate volge verso criteri di promozione della sostenibilità e della good governance, le linee guida definite nel corso di questi anni di attività hanno attraversato principalmente due aspetti: favorire e incentivare i meccanismi della ‘rescue culture’(cultura del salvataggio) con l’introduzione di nuove procedure che coinvolgano in via prioritaria il tessuto regionale tenendo in considerazione come interlocutore autorevole l’associazione locale, purchè rispetti i principi comuni di democraticità e trasparenza. Introducendo obblighi di comunicazione pubblica, e verso le istituzioni sportive, a carico dei proprietari dei club per i movimenti societari che coinvolgono quote rilevanti. Al vaglio anche proposte per quote minime obbligatorie da destinare ai Supporters Trust e periodi di esclusiva, ‘right to buy’, accordati ai gruppi in caso di manifesta volontà di cessione della società, o di specifici asset di interesse per la comunità locale(stadio, strutture di allenamento). Obbligo di consultazione pubblica per la modifica delle denominazioni sociali e per il cambio di marchi e stemmi storici.

Il secondo aspetto riguarda invece forme di tutela ed incentivo ai club professionistici e non che hanno come azionisti di riferimento le associazioni di tifosi, con la proposta di sgravi fiscali e dell’introduzione di una specifica struttura associativa, Community Owned Sports Club, con tratti definiti e chiari, nel riconoscimento dell’impatto positivo apportato alla comunità di riferimento. Il percorso di cooperazione si è articolato con meeting dedicati ai diversi aspetti d’intervento e hanno coinvolto associazioni e club di tutte le categorie del calcio inglese, per approfondire il Report finale del 2016 e l’aggiornamento di Febbraio 2017.

 

Regno Unito: ‘Supporters Not Customers!’. Tifosi uniti per migliorare il calcio inglese

Regno Unito: ‘Supporters Not Customers!’. Tifosi uniti per migliorare il calcio inglese

L’esperienza del tifo organizzato nel Regno Unito e le conquiste conseguite in questi ultimi anni grazie ad attività congiunte da parte delle tifoserie di tutte le categorie, offrono uno spunto interessante per approfondire come tale cooperazione trasversale sia stata incisiva nel tempo e come abbia consentito di aumentare la consapevolezza del ruolo centrale che possono avere i supporters nel favorire un processo di riforma a 360° del calcio.

Dai primi anni del 2000 ad oggi è cresciuto esponenzialmente il numero dei ‘tifosi attivi’, ora il network inglese conta oltre 300.000 tra singoli associati e centinaia di gruppi organizzati affiliati alle due principali reti indipendenti e democratiche di coordinamento nazionale: la Football Supporters Federation(FSF) e Supporters Direct UK(SD UK) che, con priorità e competenze diverse, hanno portato avanti progetti di sensibilizzazione su specifiche tematiche risultati particolarmente positivi per l’intero settore, fino a giungere a cooperare con la Commissione dello Sport, Media e Cultura del Governo britannico nel tentativo di introdurre nuove regole per la sicurezza, trasparenza, rappresentatività e sostenibilità.

La cooperazione tra le diverse tifoserie, partendo dal supporto tecnico alla nascita di nuove realtà e al sostegno di specifiche iniziative, ha consentito l’innalzamento del livello del dibattito, trasformando la protesta semplice di gruppi sparsi in proposte collettive concrete e approfondite, dando vita e forza alle organizzazioni di coordinamento nazionale che hanno portato autorevolmente le istanze dei supporters alle istituzioni sportive e amministrative. Un azione parallela delle due organizzazioni, che spesso si è intrecciata in attività condivise e nel Summit annuale estivo, per favorire e sviluppare l’introduzione di misure per migliorare le relazioni con i supporters (fanengagement) e per l’implementazione di nuove regole per la governance dei club e delle istituzioni sportive.

La FSF dal 2002, anno della costituzione ufficiale a seguito della fusione della Football Supporters’ Association (FSA) e National Federation of Supporters’ Clubs (NATFED), opera in prima linea per la tutela dei diritti dei supporters, nella promozione del dialogo tra club, tifosi e i principali soggetti istituzionali in tutti gli aspetti in cui il punto di vista della fanbase può essere utile nella definizione di interventi. In particolare per le materie che riguardano la sicurezza, e per lo sviluppo a più ampio raggio di politiche fans-friendly per favorire l’accessibilità e la partecipazione alle manifestazioni sportive per tutti. Al Presidente dell’organizzazione spetta anche un posto come rappresentante dei tifosi presso il Consiglio della Football Association(FA).

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Le iniziative di sensibilizzazione si sono spesso articolate su livelli diversi, dagli eventi locali, utili a centrare l’attenzione su specifiche problematiche, dove non sono mancate proteste pacifiche, per poi allargare il dibattito attraverso campagne informative e coinvolgendo in dibattiti e conferenze esperti in materia. La diffusione attraverso la forte rete dei social network ha consentito l’allargamento della platea e dell’impatto dei temi trattati. Non è un caso che lo sviluppo di nuovi canali di comunicazione abbia accelerato in maniera consistente lo sviluppo dell’intero movimento nell’ultimo decennio.

Le attività delle principali campagne condivise portate avanti dalla FSF, che hanno prodotto risultati concreti e incentivato alla realizzazione di nuove strategie di confronto con la base della tifoseria, hanno riguardato molti degli aspetti del ‘matchday‘ con particolare attenzione per la sostenibilità della partecipazione agli eventi sportivi(costi e incentivi rivolti alle categorie protette e ai giovani), la promozione della lotta ad ogni tipo di discriminazione, il contributo nella definizione di buone pratiche di dialogo con la base per materie di sicurezza e per il miglioramento dell’esperienza nel corso dei match. Una panoramica sulle principali campagne

Watching Football Is Not A Crime!

E’ la campagna con cui dal 2014 la FSF ha promosso il confronto costante tra le rappresentative dei tifosi con le forze dell’ordine locali e le autorità preposte alla sicurezza (Sports Ground Safety Authority, SGSA) al fine di garantire le migliori condizioni possibili per la partecipazione ai match, sopratutto per le tifoserie ospiti, e per prevenire situazioni critiche per l’ordine pubblico. L’iniziativa segue gli sviluppi prodotti dalla campagna Fair Cop? del 2008 in cui erano state sollevate le prime voci che reclamavano una maggiore attenzione e sensibilità su questi temi da parte dei soggetti istituzionali. In questo ambito sono state ridotte le misure restrittive in diversi match attraverso il coordinamento tra i soggetti interessati e il network di supporters è attivamente coinvolto nell’implementazione della figura del Supporters Liaison Officer, quale riferimento di prima linea per la tifoseria su questi specifici temi. La figura dello SLO nasce sulla base dell’idea è che si possa e si debba sviluppare un dialogo costruttivo e strutturato tra una società di calcio ed i propri tifosi come avviene concretamente e con effetti positivi già in alcune nazioni europee, Germania e Svezia ad esempio, oltre ad essere una figura obbligatoria dal 2011 in quanto prevista, nell’art.35 del UEFA Club Licensing and Financial Fair Play Regulations, tra i criteri per il rilascio della Licenza UEFA.

Fans For Diversity

Qui rientrano le iniziative portate avanti dalla FSF, presso club professionistici e non, in collaborazione con l’organizzazione Kick It Out, attiva dal 1993, per promuovere l’inclusione nel calcio a tutti i livelli, combattere il razzismo e le discriminazioni di ogni genere attraverso attività condivise, collaborazioni con le scuole, match amatoriali, conferenze informative e approfondimenti, coinvolgendo società e istituzioni sportive di tutti i livelli e le associazioni/organizzazioni della società civile che operano in questo settore(al LINK l’ultimo report). Tra i temi rilevanti anche la promozione del ruolo della donna sia come appassionata e spettatrice, sia nella promozione della pratica sportiva e nelle strutture dirigenziali, accompagnata in questi anni da una crescente attenzione sull’argomento e da concreti investimenti per lo sviluppo da parte delle federazioni.

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Safe Standing Campaign

La campagna dedicata alla richiesta di reintroduzione di settori con spalti in piedi nel calcio inglese. Banditi dagli stadi in UK dalla tragedia di Hillsborough, frettolosamente liquidati per scaricare la responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico in occasione dell’incidente, riammessi da qualche anno nel dibattito dopo le sentenze definitive, sono ora tornati al centro dell’interesse di numerose tifoserie e club che vedono nelle soluzioni sviluppate in diversi Paesi, ad esempio i rail seats in Germania, lo spazio per restituire atmosfera e favorire la presenza negli impianti di settori a prezzi popolari. La promozione del dibattito si è articolata con la visione e l’approfondimento da parte delle delegazioni dei gruppi affiliati alla FSF di case study ed esperienze all’estero, da cui è poi partito un roadshow itinerante in UK con cui sono state condivise con la base le informazioni raccolte, attraverso incontri locali e presentate nelle occasioni di confronto con gli esperti di sicurezza, di progettazione degli stadi e con le istituzioni sportive.

La Safe Standing Campaign ha inoltre favorito l’emergere sempre più costantemente di meccanismi di consultazione periodica tra le organizzazioni e la tifoseria, che si sono spesso estesi ai molteplici aspetti del matchday e in molti casi sono stati assorbiti e replicati dai club, permettendo ai gruppi di stabilire un filo costante di confronto sia con la propria base sia con la società. Leghe, club e supporters sono ormai favorevoli a sperimentare nuove soluzioni, il progetto pilota al Celtic Park partito la scorsa estate sta riscuotendo giudizi positivi, dopo il mandato esplorativo alla Premier League, che valuterà possibili interventi, manca solo la politica ora per l’ultimo passo decisivo.

Away Fans Matter

In questa iniziativa rientrano le diverse attività, tra cui la famosa campagna ‘Twenty’s Plenty’, portate avanti in questi anni per favorire la presenza nelle trasferte, garantire sicurezza e accessibilità ai supporters ospiti. Nel riconoscimento dell’importanza per lo spettacolo della presenza di tifosi ospiti in occasione dei match la campagna ha portato avanti proposte per migliorare sia l’accoglienza (parallelamente alle attività svolte nell’ambito di Watching Football Is Not A Crime!), raccogliendo i feedback dei supporters in trasferta a seguito di ciascun match, utili ad evidenziare criticità e fornire un quadro per interventi mirati, da cui è poi nato anche un premio annuale assegnato dalla FSF per celebrare i migliori club per l’accoglienza; sia l’accessibilità delle stesse riuscendo ad ottenere strumenti e incentivi alla riduzione dei costi e alla limitazione degli spostamenti dei match. In particolare: la nascita e l’implementazione dell’Away Fans Fund, a cui contribuiscono club e leghe, usato come strumento per ridurre i costi delle trasferte, per incoraggiare convenzioni per i viaggi e per lo sfruttamento di mezzi pubblici gratuiti. Una delle proposte più positive in questo contesto è stata anche quella dello sviluppo di accordi bilaterali tra i club per proporre reciprocamente prezzi contenuti per i supporters ospiti che dall’introduzione ha consentito di risparmiare ai tifosi mediamente circa 400.000 sterline all’anno.

L’introduzione del tetto massimo a 30 sterline per i biglietti delle trasferte, che dovrebbe partire per l’edizione 2017/18 dei campionati inglesi. Una mezza conquista raggiunta nel corso di questa stagione rispetto alle richieste del network nazionale del cap a 20.

Queste piccole conquiste, ottenute negli anni con grande fatica e perseveranza, hanno consentito ai gruppi di accreditarsi come interlocutori rilevanti e sottolineano le grandi potenzialità della fanbase di ciascun club nel miglioramento del rapporto con la propria comunità.

Portsmouth FC, il Community Club salvato dai propri tifosi

Portsmouth FC, il Community Club salvato dai propri tifosi

Da un passo dal baratro alla rinascita nell’abbraccio dei propri tifosi, tra le realtà europee che meglio hanno saputo concretizzare il concetto di partecipazione attiva e di ‘Club della comunità’ c’è il Portsmouth FC, sprofondato nel 2013 nella League Two a seguito di due anni di amministrazione controllata, viene salvato dal fallimento solo dall’intervento risolutivo dei tifosi che lo hanno ricondotto su binari sostenibili e sopratutto al centro della comunità.

Dopo diversi anni nelle categorie professionistiche nel 2003 il club centra una storica promozione in Premier League, a seguito dei primi anni in lotta per non retrocedere la società entra nel mirino di speculatori stranieri, arrivano campioni ma il conto delle spese non tarderà ad arrivare, si alternano quattro proprietà, Alexandre Gaydamak, Ali al-FarajBalram Chainrai e Vladimir Antonov che lasceranno un segno unico, il dissesto economico totale. Nessun investimento nei settori giovanili, cessione di strutture utili, a cui si accompagna l’incuria sulla manutenzione dello stadio che costerà al club la riduzione della capienza autorizzata.

Dopo aver vinto nel 2008 la FA Cup, e raggiunto l’anno precedente una storica qualificazione alla UEFA Europa League, l’apice dei successi negli anni recenti, la gestione spregiudicata e l’accumulo di una ingente quantità di debiti, contratti nell’alternarsi di loschi avventurieri stranieri alla guida, che nel tempo hanno scorporato diversi asset(tra cui lo stadio) per far fronte alle scadenze, segnano l’inizio della caduta.

La società finisce in amministrazione controllata prima nel 2009, debiti per oltre 100 milioni di sterline, ma il fallimento è scongiurato dalla ristrutturazione con i creditori tramite un accordo volontario e dal cambio di proprietà. Quindi nel 2011, di nuovo, ammonta a quasi 60 milioni l’esposizione e viene aperta la procedura per tasse con l’erario non pagate, anticamera della procedura fallimentare. Questa volta la tifoseria, esasperata dalla situazione precaria durata anni, inizia un braccio di ferro con la proprietà del club. Le società collegate a Vladimir Antonov figurano tra i principali creditori, nel frattempo il lituano finisce al anche centro di un mandato di cattura internazionale per bancarotta e successivamente viene arrestato, la situazione appare disperata ma il gruppo di tifosi si presenta come unico interlocutore credibile per rilevare il Portsmouth FC.

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L’acquisizione viene guidata dal Pompey Supporters Trust(PST), associazione di tifosi aperta e democratica, una testa un voto, nata all’indomani della prima ristrutturazione del debito del 2009, che inizia a raccogliere le risorse per presentare un’offerta credibile. In migliaia aderiscono all’iniziativa e il collettivo riesce a coinvolgere un gruppo di imprenditori locali, undici ”Presidents” , che partecipano attivamente alla campagna di salvataggio del club. Dopo una lunga trattativa la società viene ceduta per circa 4 milioni di sterline, ereditando circa 10 milioni di debiti ma riuscendo a mantenere negli asset lo stadio, a finanziare l’acquisizione interviene anche l’amministrazione locale con un prestito di 1 milione di sterline concesso al PST e rimborsato poco dopo il completamente dell’acquisizione. Nell’Aprile 2013 il club può considerarsi salvo, completato il più grande salvataggio da parte di un’associazione di tifosi nel Regno Unito, consacrato nel 2014 con la consegna al collettivo di premio civico conferito dall’amministrazione comunale per la grande impresa e per l’opera di ristrutturazione societaria caratterizzata da una rinnovata e forte presenza nella comunità.

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Il PST assume il controllo del 52% della società, con il restante ai Presidents, riparte dalla League Two con un nuovo spirito, e con la spinta di una intera comunità riuscirà in poco più di un anno ad abbattere i debiti ereditati dal salvataggio e a impostare l’intera gestione su una base sostenibile e orientata ad una solida programmazione del proprio futuro. In questi quasi quattro anni i principali investimenti sono andati a rinforzare l’intera struttura societaria: interventi sullo stadio, settore giovanile e campi di allenamento, scegliendo saggiamente di non lanciare l’ennesima rincorsa spregiudicata verso il ”calcio che conta’ ma di gettare basi solide per non mettere nuovamente a rischio il proprio futuro, mettendo in secondo piano l’investimento sportivo che, sebbene il club abbia sempre schierato formazioni competitive per la promozione, raggiungendo in una occasione la finale play-off, è rimasto inchiodato nella quarta divisione.

Dal 2013 ad oggi la quota dell’associazione di tifosi è scesa sotto la maggioranza assoluta, poco più del 48%, per effetto degli investimenti diretti negli interventi allo stadio Fratton Park operati a carico dei Presidents, necessari alla messa in sicurezza di alcune aree lasciate senza manutenzione negli anni della crisi per recuperare parte della capienza dell’impianto. Nonostante ciò la comunità d’intenti e la sinergia con gli imprenditori locali hanno creato un ottimo clima di cooperazione, un Community Club a tutti gli effetti, e il pubblico non ha mai fatto mancare il proprio supporto.

Al match inaugurale sotto il controllo dei tifosi in League Two si presentano in 18.000, oltre 10.000 gli abbonati, allo stadio nel corso delle stagioni una media 16.000 spettatori per partita e fuori dal campo si sviluppa una grande partecipazione alla vita del club. Dalle piccole iniziative lanciate dalla società con il percorso partecipato per progettare gli interventi allo stadio, in prima linea per il ritorno degli spalti in piedi, e nel restyle del logo verso quello tradizionale, ai contest per scegliere le divise ufficiali aperti a tutta la tifoseria, fino agli impegni veri nelle diverse raccolte fondi lanciate per finanziare lo sviluppo della società.

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Dopo la partecipazione con oltre 2 milioni al piano di salvataggio la comunità locale ha finanziato il progetto da circa 500.000 sterline complessive per i campi di allenamento delle giovanili con 270.000 raccolte con una campagna di crowdfunding fatta di piccole donazioni, ed il restante con un piano di azionariato popolare. Per entrambe le occasioni la società ha deciso di omaggiare i partecipanti con delle targhe celebrative affisse sui due ”Wall of Fame” realizzati uno nell’area dei campi di allenamento e l’altro sulla parete esterna della North Stand del Fratton Park.

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Impegno che non si è esaurito solo nello sviluppo del club, oltre all’impareggiabile e costante attività dei volontari, sotto la guida del PST la società sta sviluppando un forte radicamento territoriale rientrando in molteplici progetti di promozione sociale. Recentemente con circa 100.000 sterline raccolte con le attività del progetto ‘Pompey in the Community’, per la promozione dello sport, dell’inclusione e di programmi dedicati ai disabili, con cui ha coinvolto oltre 30.000 persone, ha ricevuto un importante riconoscimento nell’ambito dei ‘English Football League Awards 2017’ con l’assegnazione del South West & Wales Checkatrade Community Club of the Year”, entrando nei finalisti per l’award nazionale.

Parallelamente anche l’associazione di tifosi guarda al futuro, cosciente della propria responsabilità alla guida del club e della necessità di proseguire nel sostegno della società, il gruppo ha dato vita a diverse iniziative per far crescere la forza e l’incisività delle attività sul territorio. Tra le più rilevanti la ‘Pompey Lottery”, attiva dal 2014, e una linea di merchandising griffata PST i cui ricavi vanno a finanziare direttamente il settore giovanile. Lo scorso anno è stato lanciato anche un interessante programma di introduzione dei giovani tifosi nella vita associativa e organizzativa con la partecipazione nel PST Next Generations, dedicato agli under 25. Un Supporters’ Trust in formato junior costituito per fornire una soluzione utile ad un percorso formativo dei ragazzi che rappresentano il futuro, non solo del Portsmouth FC, ma anche dell’associazione, destinata a svolgere un ruolo talmente centrale della vita della società da richiedere un necessario percorso dedicato alla formazione dei giovani per comprendere le dinamiche ed apprendere sul campo l’entità dell’impegno.

I risultati sul campo presto o tardi arriveranno ma a Portsmouth ha ripreso a battere un grande cuore, un Community Club vero, esempio e ispirazione per chi crede che un altro calcio sia possibile!

La Lucchese Libertas riparte dal territorio con i tifosi di Lucca United

La Lucchese Libertas riparte dal territorio con i tifosi di Lucca United

Nuovo corso per l’AS Lucchese Libertas, dopo l’uscita di scena Bacci e i timori per lo spettro di un nuovo fallimento, il club toscano riparte col motto ”la Lucchese ai lucchesi” con una nuova compagine societaria che vede alla guida il gruppo della Lucchese Partecipazioni, composto da imprenditori locali, e l’importante presenza fino al 10% dell’associazione di tifosi Lucca United, ancora una volta protagonista delle recenti vicende della squadra locale.

La storia del collettivo di tifosi rossoneri parte nel 2011, all’indomani del secondo fallimento nel giro di pochi anni, il primo nel 2008, un gruppo di volenterosi e lungimiranti supporters decide di dare vita a Lucca United affinchè la storia e la tradizione del club locale non cadesse più in mani sbagliate. L’associazione rileva a proprie spese il marchio e la denominazione ‘Lucchese Libertas 1905’ all’asta fallimentare, poi concessi in comodato d’uso gratuito nel 2013 all’attuale club della Lega Pro.

Tra alti e bassi nei rapporti con la società, che nel frattempo ha visto alternarsi diverse figure alla guida, il gruppo ha sempre svolto un ruolo di ”guardiano” della gestione del club, con scontri anche accesi con la dirigenza, ma sempre con la volontà costruttiva di aggregare e rilanciare la società. Nell’Ottobre 2013 il gruppo recupera una spazio sotto la Curva Ovest dello stadio Porta Elisa che diventerà il museo della ‘Lucchese Libertas 1905’ e la casa dei tifosi rossoneri. Già all’interno dell’azionariato della società con l’1%, ora con il nuovo corso, l’assemblea degli associati ha deliberato l’incremento della partecipazione fino al 10% per sostenere economicamente il club in una delicata fase di rilancio e di ristrutturazione societaria.

Dal pericolo scampato alla ripartenza con il sostegno dei tifosi, a Lucca si sta aprendo un’interessante fase e quindi ho fatto qualche domanda ai rappresentanti di Lucca United per fare il punto sulla situazione e per raccontare questa piccola-grande vittoria dettata dalla perseveranza e dall’impegno del gruppo, l’ennesima dimostrazione di come spesso i supporters siano l’ultimo argine ai problemi dei club medio-piccoli del calcio italiano.

Dopo l’apprensione e i timori ora si respira una nuova aria in casa Lucchese. Cosa è successo negli ultimi mesi?

E’ successo che il principale azionista della società Andrea Bacci, ha cessato di immettere liquidità nelle casse sociali dovendo fronteggiare procedure fallimentari che hanno coinvolto le sue aziende. Queste vicissitudini hanno finito per procurarci due punti di penalizzazione in classifica per mancati adempimenti Figc. Vi potete anche immaginare le situazioni di difficoltà che si creano in questi casi sia dentro che fuori dal campo.

Questo ha consentito un ricompattamento delle altre componenti societarie che con enormi sforzi economici e organizzativi hanno fronteggiato le scadenze federali successive e in sede di ricapitalizzazione hanno rilevato la quota sociale di Bacci ricostruendo di fatto la società e scongiurando la messa in liquidazione. Anche Lucca United ha partecipato a questa ricostruzione societaria impegnandosi a rilevare una quota sociale fino al 10% dell’intero capitale sociale, ovviamente dopo aver ricevuto a larga maggioranza il mandato dell’assemblea dei soci.

L’impegno, anche economico, di Lucca United sarà importante, qualche dettaglio in più?

Come affermato in precedenza l’assemblea dei soci ha dato mandato al nostro consiglio direttivo di poter concorrere ad una quota di partecipazione al capitale sociale fino al 10 % del complessivo. L’impegno è enorme perché pur contando su una buona base sociale (attualmente sopra i 200 soci) una quota investita ci impegna a 360 gradi dato che il sistema di regole attuali non da modo di creare ricavi ma solo costi.

Noi abbiamo acquisito ultimamente una buona esperienza per ciò che riguarda l’ambito merchandising e nell’organizzazione degli eventi, possiamo contare sulle quote sociali e qualche donazione libera, e con un nuovo ciclo di crescita da parte di quelle che noi chiamiamo “aziende partecipative”, il tutto sempre con un occhio al bilancio perché anche noi nel nostro piccolo dobbiamo sostenere spese.

Sensazioni su questo momento speciale, il nuovo corso può aprire ad un vero rapporto costruttivo tra la tifoseria e la società?

Oltre a tanta fatica e al tanto tempo sottratto al lavoro e alle famiglie, siamo veramente contenti del ruolo che stiamo svolgendo ed in soli quattro anni di attività direi che abbiamo raggiunto lo straordinario obiettivo di essere diventati guardiani della nostra fede come ci eravamo prefissati dopo i due fallimenti.

Quale sarà ora il vostro impegno?

Ora abbiamo la chance di far parte della nuova società a pieno titolo e siamo sicuri che la nostra gente capirà cosa stiamo facendo standoci vicina e sostenendoci e, come auspichiamo, associandosi per dare una mano a chi già c’è. Anche se sappiamo da altri gruppi che portano avanti iniziative come la nostra che non sarà cosi automatico, e che ci sarà molto da fare. Il consenso ce lo dovremo guadagnare con i fatti e i risultati.

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Avrete un rappresentante nel Consiglio di amministrazione?

Attualmente la compagine societaria è in ricostruzione e al momento non sappiamo quanti e quali rappresentanti di Lucca United saranno presenti in società. Il nostro obiettivo non è tanto far parte del consiglio di amministrazione ma quello di poter mettere le nostre esperienze, che non costano nulla, al servizio della Pantera ed importante avere un continuo confronto con le altre componenti finalmente lucchesi in seno alla società

Anni in prima linea quindi ne è valsa la pena?

Beh se ne è valsa la pena lo scopriremo solo vivendo, noi pensiamo di sì perché il contributo del tifoso in termini di passione e competenza non sarà mai lo stesso del solito magnate, e spesso avventuriero, per restare civili nella definizione.

All’estero questo modello specialmente in Germania funziona da anni con ottimi risultati tanto è vero che la Lega tedesca ha obbligato le società a cedere il 51% della proprietà ad associazioni di tifosi riconosciute (Eingetragener Verein). Quindi la linea è questa.

Sicuramente le vicende economiche sono quelle più impellenti ma già avete in mente qualche iniziativa per promuovere la partecipazione nel prossimo futuro?

La miglior promozione del concetto di partecipazione sarà il nostro scopo e principale lavoro, e gli eventuali risultati spero siano una logica conseguenza. Noi vorremmo progettare un futuro sportivo molto legato al territorio ed alla crescita di giocatori locali fino a crescere un gruppo da poter presentare al palcoscenico professionistico.

Progetto difficile ma estremamente affascinante. Il sogno, diventare il nuovo Athletic Bilbao italiano.

Ogni realtà ha una storia a sè ma forse le vostre vicende possono lanciare un segnale anche ad altri che come voi hanno intrapreso questo percorso, che messaggio mandereste?

State uniti e non scoraggiatevi davanti alle difficoltà che pure noi stiamo vivendo sulla nostra pelle, le diffidenze sono ancora molte, ma il calcio non può fare a meno di passioni di sentimenti sinceri e disinteressati, e di una enorme capacità di soffrire. Solo noi tifosi possiamo comprendere questi piccoli ma importanti concetti. Questo e’ il nostro segnale, e mai mollare!