Spalti in piedi in Inghilterra. Sarà lo Shrewsbury Town il ‘pioniere’ dei rail seats?

Spalti in piedi in Inghilterra. Sarà lo Shrewsbury Town il ‘pioniere’ dei rail seats?

Potrebbe essere lo Shrewsbury Town FC, club della contea di Shropshire che milita nella League One, il primo club dei campionati professionisti inglesi a sperimentare i rail seats nel proprio stadio, la società ha infatti presentato la richiesta formale alle autorità competenti per provvedere alla realizzazione di un settore da circa 500 posti che andranno a sostituire un’area di 230 seggiolini nella South Stand del New Meadow. In vista quindi un nuovo case study per osservare da vicino questa soluzione proposta a gran voce da diverse tifoserie per affrontare uno degli aspetti più dibattuti e controversi degli ultimi anni tra i tifosi britannici.

La notizia giunge in questi giorni in cui il tema delle Safe Standing Areas è di nuovo balzato all’attenzione dei tifosi UK, complice la fine dei campionati, ma sopratutto grazie al recente sondaggio inviato dalla Premier League ai venti club della massima divisione inglese in cui si richiedeva una posizione ufficiale sull’argomento e l’eventuale disponibilità per dei progetti pilota nei propri impianti.

Nel corso della stagione appena conclusa la lega inglese, su impulso di oltre la metà dei club rappresentati e nel riconoscimento della presenza di diverse sensibilità sul tema, ha ricevuto il mandato formale dall’assemblea di approfondire tutti gli aspetti tecnici, legati ai tifosi, alla sicurezza e legislativi. (Quella dei Rail Seat è una delle varianti di seggiolini richiudibili diffusi in Europa, e in particolare in Germania, di cui si parlava qui).

La raccolta di informazioni e il confronto con gli esperti sembrano essere giunti al termine e questa estate potrebbe segnare un importante punto di partenza per un percorso di modifica delle attuali regole. Sono diversi i club che, più o meno ufficialmente, si sono detti disposti a dare la disponibilità per ospitare aree sperimentali, Swansea, Manchester United, West Bromwich Albion e Arsenal sono solo alcuni tra i club che hanno dato concreto appoggio alla proposta.

Una presa di posizione forte della massima divisione infatti, che si andrebbe ad aggiungere al parere positivo della Football League da tempo a favore di un cambiamento delle leggi che disciplinano questo aspetto degli stadi, sarebbe decisiva per esercitare la giusta pressione sulla politica. Nonostante le recenti elezioni, il partito di Governo che sarà chiamato a valutare le modifiche è lo stesso che negli ultimi anni ha rispedito al mittente ogni richiesta in tal senso, ma ormai l’evidenza e il coro unanime del calcio inglese non potranno passare inascoltati, anche grazie alle ultime rivelazioni sull’inchiesta della tragedia di Hillsborough, da cui derivarono (erroneamente) le attuali regole stringenti del Football Spectators Act 1989, che hanno escluso dalle cause del disastro la presenza del settore senza seggiolini. Evidenziando piuttosto responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico.

I tempi per vedere un settore con posti in piedi nella PL restano vaghi però, l’iter eventuale richiederà tempo e probabilmente non se ne vedranno prima del 2018/19. Qualcuno degli stadi di nuova costruzione, Chelsea e Tottenham su tutti che hanno ufficialmente espresso interesse negli anni passati, sicuramente le incorporerà.

Anche se fatto da una piccola realtà resta questo un passo importante dopo l’impegno ufficiale assunto dalla lega nel corso della stagione, e anche alla luce del positivo riscontro che l’esperienza del Celtic FC ha fornito nel primo anno di apertura agli spalti in piedi nella Lisbon Lions Stand, premiata con il riconoscimento Fan Experience 2016/17 nel corso dell’ultima edizione degli TheStadiumBusiness Awards.

La proposta è partita grazie ad una consultazione tra il club e la base del tifosi, attraverso gli incontri periodici previsti dallo Shrewsbury Town Supporters’ Parliament (una delle vie diffuse in UK per realizzare un dialogo costante e strutturato con i supporters, se ne parlava qui) a cui ha preso parte anche la Football Supporters Federation che da anni promuove la campagna Safe Standing. Riguarderà un intervento tra le 50.000 e le 75.000 sterline che saranno finanziate con una campagna di crowdfunding realizzata con il supporto della piattaforma specializzata Tifosy. L’obbiettivo è di entrare nella fase operativa per la prossima stagione 2017/18, i tempi non sono però ancora definiti e molto dipenderà dagli sviluppi della raccolta fondi ancora in fase di organizzazione.

L’idea non è nuova, già qualche anno fa il Manchester United Supporters Trust aveva lanciato una proposta similare al proprio club, rimase una provocazione in quanto al tempo mancavo un buon rapporto con il board, ora con il cambio delle relazioni degli ultimi mesi è un discorso che si potrebbe riaprire.

Nei campionati della Football League i club non sono soggetti agli obblighi di stadi con solo posti a sedere a differenza i quelli della Premier e della Championship, fattore che ha consentito ai piccoli club di non incorrere in restrizioni per la presenza delle caratteristiche Terrace libere da barriere, presenti in molti impianti di vecchia data. E che lascia margine di intervento nei nuovi progetti per la soluzione dei seggiolini richiudibili.

Il presidente dello Shrewsbury Town Supporters’ Parliament, Roger Groves, a commento della richiesta formale presentata: ”C’è una chiara richiesta da parte dei nostri fan per una zona in cui assistere ai match in piedi in sicurezza. In centinaia ogni partita cambiano posto e seguono la partita in piedi, cosa che non è del tutto sicura. I rail seats danno una risposta in questo senso”.

 ”Per quanto selvaggiamente si celebra un gol evitano che si possa cadere o di essere schiacciati e crediamo anche che possano migliorare sensibilmente l’atmosfera complessiva dello stadio. Dall’altra parte per tutti quei tifosi che preferiscono sedersi, significherà anche che non si ritroveranno più davanti persone che gli ostacolano la visione del campo”.

In questo senso l’esperienza di confronto tra board e la base dei supporters dello Shrewsbury Town è molto rappresentativa dell’approccio corretto di confronto aperto e partecipato che ha caratterizzato la maggioranza delle consultazioni con i club che hanno mostrato interesse per il tema. In molti casi il tifo organizzato e le associazioni di tifosi hanno svolto un ruolo decisivo nell’attivare questi processi di confronto, raccogliendo informazioni e pareri dalle diverse anime della tifoseria e svolgendo un ruolo di raccordo con il club.

In attesa della decisione finale, prima della Shropshire Council’s safety advisory group per poi passare all’autorità nazionale Sports Ground Safety Authority, incaricata della valutazioni relative alla sicurezza negli impianti inglesi, i promotori dell’iniziativa guardano con entusiasmo alla possibilità di essere ‘pionieri’ nel calcio inglese professionistico di questa piccola ‘rivoluzione’.

 

Leyton Orient: il fallimento del Made in Italy e la distruzione di 135 anni di storia inglese

Leyton Orient: il fallimento del Made in Italy e la distruzione di 135 anni di storia inglese

Se dalle parti di Blackpool la promozione in League One sembra aver, almeno per il momento, sedato i malumori dei tifosi, avviati a digerire forzatamente l’ennesimo anno sotto la proprietà degli Oyston (se ne parlava qui), ancora tutto da definire il futuro di un altro club, il Leyton Orient FC, reduce anche’esso dal campionato della League Two ma che al contrario dei Tangerine ha raggiunto il punto più basso della sua storia retrocedendo nella Conference National.

Il club dell’East London, fondato nel 1881 come club di cricket, dal 1905 ha partecipato ai campionati inglesi di calcio professionistico, una sola volta in Premier League, nel ’63, ma un passato lontano caratterizzato dal grande seguito negli anni in seconda nella divisione inglese, quindi la discesa nelle categorie della Football League nel corso degli anni ’80 in un susseguirsi di stagioni anonime, ma tranquille. A seguito della migliore delle stagioni recenti arriva il cambio di proprietà, nel 2013/14 il club in League One era in salute e con buone prospettive, nonostante avesse perso da poco la finale dei playoff promozione per la Championship, ma in poco meno di tre anni arriva la doppia retrocessione e i 112 anni continui tra i professionisti giungono al termine.

Fuori dai pro per la prima volta nella storia della società, ma soprattutto divampa il timore per la sopravvivenza stessa del club che in questi anni a causa di una gestione approssimativa, e disinteressata alla valorizzazione della società, ha accumulato ingenti debiti.


Una storia che in qualche maniera ci riguarda da vicino visto che il principale accusato della disfatta degli O’s è l’italiano Francesco Becchetti, imprenditore del settore dei rifiuti e delle energie rinnovabili con un passato nello sport, alla fine degli anni ’90 Amministratore delegato dell’allora Piaggio Roma Volley. Balzato successivamente alla cronaca per i problemi in Albania con le autorità locali, dove è coinvolto dagli anni 2000 nella realizzazione della centrale elettrica più grande del Paese, che hanno travolto e condotto alla chiusura del canale TV Agon channel. L’emittente, fondata nel 2013 ed ha trasmesso anche in Italia fino al Novembre 2015, è stata parte successivamente dell’avventura nel Leyton Orient che Becchetti rileva nel 2014 per circa 4 milioni di sterline.

La base del tifo locale lo accoglie tiepidamente ma colma di buone speranza che però si rivelano ben presto vane. L’imprenditore (per non farsi mancare nulla) si porta a Londra anche Moggi jr., e la prima stagione 2014/15 è disastrosa, una girandola di quattro allenatori cambiati, tra cui le nostre conoscenze Mauro Milanese e Fabio Liverani, ed è retrocessione. Alla guida degli O’s farà anche un’apparizione Cavasin, ad ora sono già undici gli allenatori cambiati. Intanto il club entra nel palinsesto di Agon channel e viene usato per un mediocre reality show ‘Leyton Orient’ sullo stile di ‘Campioni’, un format realizzato nella società del Cervia nel 2004 che qualcuno ricorderà. Per la tifoseria della seconda squadra più antica di Londra un altro boccone amaro da mandare giù e la crescente consapevolezza del totale disinteresse per le sorti della società da parte di Becchetti.

Nascono i primi malumori per l’assenza di un progetto sportivo serio e per le continue ingerenze dannose del proprietario nella gestione tecnica e sportiva della società, i risultati non arrivano ma i debiti del club crescono, come cresce la contestazione che nella stagione che si è da poco conclusa sembra ormai aver determinato una rottura insanabile tra la proprietà e la base del tifo che a gran voce chiede da tempo la cessione.

A Marzo 2017 compaiono i primi spettri di un possibile fallimento, alcuni ritardi nei pagamenti dei dipendenti del club portano all’apertura di un fascicolo da parte della HM Revenue & Customs(HMRC) per debiti non onorati e intimano al proprietario del Leyton Orient di provvedere al saldo del dovuto entro il 12 giugno 2017 o a cedere la società. La contestazione della HMRC porta i tifosi alla mobilitazione, se fino ad allora era rimasta solo un protesta che si era limitata a manifestazioni di dissenso dentro e fuori lo stadio, su impulso del Leyton Orient Fans’ Trust (LOFT), un’associazione di tifosi attiva dal 2001, parte la raccolta fondi per scongiurare l’eventualità di un’amministrazione controllata o, peggio, della procedura di liquidazione.

Iniziano gli incontri e i confronti tra la base per definire una strategia di intervento, il LOFT allestisce il ‘Regeneration Fund’, un fondo vincolato a specifiche condizioni in cui raccogliere risorse per far fronte all’evoluzione delle dinamiche societarie. La raccolta si articola attraverso donazioni online e contributi raccolti ai match, a cui si aggiungono i ricavati dalle aste di maglie e cimeli storici messi a disposizione dell’associazione di tifosi da sostenitori e appassionati. Anche le vecchie glorie del club non hanno mancato di sostenere la causa partecipando ad un match amatoriale con una selezione di tifosi che si è svolto lo scorso 20 Maggio. Significativa in questa fase anche la solidarietà riscossa dalle vicende del Leyton che ha coinvolto diverse tifoserie, come in occasione del ‘Judgement Day’ 3, che spesso in occasione delle trasferte hanno dato sostegno e spazi ai banchetti per le raccolte fondi.

Parallelamente è partita la ricerca di soluzioni alternative alla gestione Becchetti, con i tifosi pronti ad intervenire direttamente negli scenari di salvataggio del club o nel sostegno di proposte di acquisto che abbiano credibilità, concretezza e un orizzonte programmatico di medio-lungo periodo. A fine Maggio il fondo sorpassa le 170.000 sterline raccolte e si guarda allo spartiacque della scadenza del 12 Giugno. Lo scorso Lunedì la sorpresa: la HMRC non procede contro Becchetti in quanto alla data di Giugno risultano onorate le scadenze debitorie, un sospiro di sollievo per la tifoseria che però ancora teme per il futuro. I debiti restano e mancano le prospettive della nuova stagione. A margine dell’udienza infatti la preoccupazione per le sorti della società inglese restano alte, intervistati dalla BBC i portavoce del LOFT, rinnovando la richiesta di cessione della società, riferivano:

“Stiamo usando una parola: sopravvivere, ma non so per quanto ancora la potremo usare. La nostra sopravvivenza è quasi settimanale al momento. Il nostro futuro si sta giocando oltre la High Court, abbiamo una rosa con pochi uomini, non c’è garanzia che potremo effettivamente tirare fuori una squadra per il campionato del prossimo anno, quindi la sopravvivenza, sì, ma nel senso più sottile della parola”.

 Non siamo in grado di dire cosa stia succedendo. La comunicazione che abbiamo avuto con la società è assolutamente zero.  Tutto quello che sappiamo è quello che possiamo vedere, che abbiamo nove semi-professionisti, siamo senza giocatori senior, nessun accesso a un campo di allenamento, mancano le maglie, nessun allenamento e la pre-stagione partirà solo nella prima settimana di luglio.”

Situazione tutt’altro che risolta quindi, per i tifosi del Leyton Orient ci sarà ancora da attendere purtroppo, ma la vicenda non è passata inosservata e assieme ad altri casi evidenti di cattiva gestione dell’ultima stagione sembra abbia spinto la Football League a rendere più efficienti i sistemi di controllo sui proprietari dei club. La scorsa settimana la EFL ha approvato alcuni emendamenti che rendono più strette le magie delle valutazioni di integrità dei proprietari dei club e ha aperto al confronto su nuovi strumenti da inserire per i test. Magari cogliendo spunto proprio da una proposta del LOFT che nelle passate settimane esortava la lega a prevedere incontri formali con la tifoseria nelle fasi di valutazione del ‘fit and proper test’ e l’impegno formale dei nuovi proprietari ad un dialogo strutturato con i supporters per evitare altri ‘casi Becchetti’.

Per il video si ringrazia Copa90

Calcio, musica e goliardia. L’isola felice del Centro Storico Lebowski

Calcio, musica e goliardia. L’isola felice del Centro Storico Lebowski

Tra i gruppi di tifosi che resistono all’impeto del calcio business ce ne sono molti che hanno dato vita a nuove realtà autogestite e dedicate attivamente alla promozione del ruolo sociale e aggregativo dello sport. Tra queste una delle storie più particolari e interessanti, anche per i risultati sportivi conseguiti ma sopratutto per l’impegno per la comunità, è quella del Centro Storico Lebowski di Firenze, dal 2010 un gruppo di amici disamorati dalla deriva del calcio tra scandali, scommesse e repressione negli stadi, decide di sostenere in prima linea un piccolo club della periferia fiorentina, l’A.C. Lebowski, dopo averlo seguito per anni da semplici appassionati perchè era una squadra che ”perdeva sempre” e aveva suscitato in loro grande simpatia. Un modo tutto particolare di dissentire dal cambiamento che si consumava negli stadi italiani.

Da allora la società prende il nome di Centro Storico Lebowski, completamente autogestita e autofinanziata grazie agli incassi delle partite, dei piccoli sponsor locali e all’impagabile lavoro dei volontari, riesce a giungere in Prima categoria tra tante difficoltà, in primis le strutture sportive. Il seguito alle partite cresce e le attività del gruppo si ampliano oltre i 90 minuti dei match, lo spirito di comunità è l’aspetto che più caratterizza questa realtà: musica, goliardia e grande impegno per sviluppare il calcio giovanile locale.

Impegno che in molti casi però si è scontrato con l’assenza di supporto da parte delle istituzioni, con i ragazzi delle giovanili che si allenavano nei giardini pubblici, dinamiche molto comuni nel calcio dilettantistico bersaglio spesso di interessi poco chiari e puliti che rendono l’ambiente particolarmente ostile per iniziative genuine. Ma ciò non ha fermato la passione del collettivo.  Finalmente qualche giorno fa la notizia attesa da tempo: ‘il Centro Storico Lebowski ha una casa!’, in procinto di abbandonare lo stadio Biagini – Galluzzo il club, nell’ambito di un nuova partnership con la realtà locale dell’Impruneta Tavarnuzze, giocherà dalla prossima stagione all’impianto “Ascanio Nesi” dando nuove prospettive alla società, che conta oltre 500 associati, e al settore giovanile.

Attenzione e grande lavoro dentro e fuori dal campo, portati avanti con la forza di un’intera comunità, di questi tempi uno sforzo enorme, unito al colore e alla passione della curva. A tal proposito ho fatto loro qualche domanda su ciò che li ha spinti su questa strada, come si sono organizzati e sulle recenti iniziative che li hanno visti coinvolti, dal lancio di un CD musicale per sostenere la scuola calcio Francesco “Bollo” Orlando ai nuovi sviluppi che si aprono per le prossime stagioni dopo la nuova partnership.

Prima di tutto il perchè di questa vostra scelta e lo spirito che ha animato questa voglia di rottura che vi ha portato all’inizio dell’avventura con il CS Lebowski? E come si sta sviluppando il vostro progetto?

Quello che ci ha condotto ad attivarci in prima linea con il CS Lebowski arriva da un percorso di un gruppo di amici che ha radici lontane, si parla addirittura del 2004. Iniziammo da giovanissimi per gioco a seguire come ultras una squadra di Terza Categoria, l’allora AC Lebowski. Nel frattempo eravamo parte delle realtà della Curva Fiesole, vivevamo il ‘calcio maggiore’ e le contraddizioni che emergevano. Due passioni che però camminavano insieme, senza mai far mancare il seguito alla nostra squadra. La Domenica, quando gli orari erano ancora quelli di una volta, l’epoca delle “sette sorelle” della Serie A, allo stadio per la Fiorentina, al Sabato il Lebowski, una passione che è nata e cresciuta parallelamente. Poi il cambiamento del clima negli stadi, i primi effetti delle nuove misure di sicurezza, la tessera del tifoso e tanti altri episodi che stavano colpendo la nostra passione ci hanno spinto un po’ per gioco e un po’ per provocazione ad impegnarci sempre di più nel Lebowski.

Un’esperienza di libertà e di divertimento in quale maniera nata come conseguenza delle trasformazioni che hanno investito il nostro calcio. Il Lebowski ha rappresentato una via per dimostrare e manifestare il nostro disappunto per come le cose si stavano evolvendo negli stadi e nelle curve, abbiamo creato un posto dove ritrovare delle emozioni più genuine e libere, in aperto contrasto a quello che diventava uno spettacolo sempre più ammaestrato. Gestire un club come lo avrebbero fatto gli ultras, a questo ambivamo. Un calcio senza compromessi per costruire un’idea ampia e condivisa di un club fatto per la propria comunità e per la sana passione, la coesione del nostro gruppo ha contato tanto per costruire un ambiente e un’atmosfera coinvolgente, credere fortemente in uno progetto delineato e aperto ha fatto il resto, è lì il segreto.

La vostra realtà punta ad un serio progetto sportivo e la grande attività fatta fuori dal campo vi sta facendo crescere e ricevere sempre maggiori apprezzamenti, come descrivereste il rapporto tra Lebowsky e la comunità? Quali i temi di incontro e confronto?

Con il tempo siamo cresciuti e con il crescere del seguito anche il gruppo si è sempre più aperto mantenendo inalterato lo spirito, i nuovi associati hanno saputo cogliere pienamente il nostro messaggio. Nei primi tempi il ruolo della parte calda della nostra tifoseria era più formalizzato, alcuni posti del consiglio erano riservati ai nostri ultras. Nel tempo però non è più servito, il Lebowski si muove ormai compatto, gli associati sposano e condividono i principi che animano la nostra realtà, gradualmente dal gruppo di amici abbiamo fatto un passo in avanti, ora siamo una comunità.

Settimanalmente ci incontriamo per definire il da farsi, assemblee aperte e eventi per promuovere la massima partecipazione alla vita del club. Almeno un appuntamento d’incontro a settimana e in parallelo c’è anche ‘l’assemblea della curva’ che spesso, come vi dicevo, ormai si fonde con consuetudine con le attività del consiglio. Tutte le decisioni importanti vengo prese in assemblea, sono i soci a decidere quali sono le strade da percorrere 

Uscire dal semplice punto di vista del tifoso facendo il salto verso la gestione di una società sportiva ha sicuramente un impatto, la gestione organizzativa e i conti da tenere sotto controllo. Riesce il club ad ”autogestirsi”?

Il progetto è ampio e la pianificazione dell’attività sportiva stessa è uno dei momenti di maggiore aggregazione che ci consentono di far crescere la partecipazione e le persone attivamente coinvolte. Ora abbiamo una Prima squadra, una selezione Juniores, una squadra femminile di Calcio a 5, una squadra amatoriale di calcio a 11 e cinque selezioni di scuola calcio(classe dal 2006 al 2010) gestite grazie al grande apporto dei volontari che partecipano attivamente in molti aspetti organizzativi, e nello sviluppo e nella pianificazione dell’attività sportiva. Le risorse arrivano sia attraverso le attività di autofinanziamento portate avanti nel corso di tutto l’anno sia con gli sponsor che grazie al seguito importante che abbiamo non ci mancano. Una proporzione di 50 e 50 in modo che le ambizioni e le risorse possano crescere parallelamente alla nostra base di associati. Per noi è importante che proseguano di pari passo, è fondamentale questo perchè si possa lavorare bene e con prospettive.

 Quest’anno abbiamo superato quota 500 aderanti, numeri niente male davvero. Alle partite sempre tanto entusiasmo e seguito, abbiamo numeri superori a molte squadre fino alla serie D compresa.. Per noi non può esistere un progetto sportivo senza un vero programma che metta al centro anche il radicamento territoriale, senza il quale spesso viene meno anche la sostenibilità.

 Gli eventi sul territorio sono l’aspetto cardine sia per l’aggregazione sia per poter sviluppare la società, sono sempre molto partecipati, dibattiti, cene, concerti e attività particolari di finanziamento come il CD che abbiamo lanciato per la scuola calcio, permettono di creare una rete di relazioni che consentono di ampliare il nostro giro, e ci consentono di avere risorse sufficienti a sviluppare serenamente  il progetto sportivo. Calcio e musica è un binomio interessante e consente di creare bei momenti di aggregazione. Con questo mix  riusciamo a dare continuità senza perdere di vista la sostenibilità.

Qualche settimana fa finalmente avete trovato una casa l'”Ascanio Nesi”, il nuovo impianto che ospiterà i vostri match . Si sblocca la vicenda che vi aveva impegnato nell’ultimo anno e si aprono nuove prospettive. Quali saranno le novità dopo la nuova partnership con l’Impruneta Tavarnuzze?

Ci siamo resi conto delle evidenti difficoltà nella ricerca di un nuovo impianto dopo aver concluso la nostra ultima stagione al Galluzzo, ma è una questione che si è portata avanti tutto l’anno, e abbiamo iniziato a cercare nei mesi scorsi un’alternativa per trovare una nuova casa che ospitasse in nostri match.  La nuova partnership trovata con l’Impruneta Tavarnuzze apre nuovi interessanti scenari, la selezione del Lebowski giocherà nell’impianto del nuovo partner, l'”Ascanio Nesi”, e si svilupperà una stretta collaborazione tra i settori giovanili che saranno seguiti dallo staff  dell’Impruneta Tavarnuzze.

 Inoltre sono affiliati all’Atalanta e gli scambi tra metodologie di allenamento non potranno che giovarci, gli staff tecnici di entrambi i club lavoreranno fianco a fianco. Un contesto ideale, anche li, non lontano da dove abbiamo giocato fino a questa stagione, c’è una comunità numerosa e attiva che partecipa all’organizzazione del club. Anche le attività dei nostri volontari che si fonderanno con i loro avranno modo avere maggiore incisività e di dare qualcosa in più ad entrambe le realtà. Sarà una sinergia molto importante per gli aspetti legati alle attività di volontariato, perfettamente linea con la nostra prassi di studiare progetti che abbiano come primo obbiettivo quello di creare una rete locale che sia la base per ogni piano di sviluppo.

Una collaborazione che apre nuovi spazi di sviluppo ai ragazzi del Lebowski e che darà l’occasione per compiere un ulteriore salto in avanti verso la crescita di una comunità che sta mostrando sempre di più il fascino e la grande forza di un calcio aperto, libero e partecipato. Un’isola felice tra musica e goliardia!

 

Il calcio inglese nel pallone: Blackpool FC, Oyston Out e il ‘boicottaggio etico’

Il calcio inglese nel pallone: Blackpool FC, Oyston Out e il ‘boicottaggio etico’

Gestioni approssimative, che spesso privilegiano gli aspetti legati al business piuttosto che quelli sportivi, incomunicabilità e mancanza di empatia con la base del tifosi, conti delle società spesso in disordine e l’ostinazione di chi non vuole cedere il ‘suo’ giocattolo, nonostante città intere invochino la fine della ‘tortura’, queste le ragioni ricorrenti che animano i contrasti più accesi emersi negli ultimi mesi, e che in alcuni casi durano da anni, tra tifoserie e proprietari di diversi club sparsi per tutta la piramide del calcio inglese.

Realtà rivali, spesso lontane e divise dalle categorie, che però condividono un’idea diversa del ruolo che un club dovrebbe avere nei confronti della propria comunità. Lo scorso 6 Maggio l’ennesimo esempio, il ‘Judgement Day’ dei tifosi del Blackpool, giunto alla terza edizione per altrettanti anni di ‘guerra’ tra la tifoseria e la famiglia Oyston, che è diventato l’occasione per una mobilitazione che ha coinvolto gruppi di tutte le categorie, uniti per salvaguardare i propri club e per restituirli alle comunità. Una marcia dei tifosi compatti nella contestazione contro le derive sempre più ricorrenti nelle realtà locali del calcio inglese, le grandi escluse dai faraonici contratti TV, preda di avventurieri senza scrupoli giunti con grandi promesse e che invece lasciano, o non mollano, club in rovina.

In questo contesto anche quest’anno le associazioni di tifosi/Supporters’ Trust hanno svolto un ruolo chiave di raccordo tra le diverse anime del tifo locale e sono emerse sempre di più come punto di riferimento nel coordinamento delle manifestazioni di contestazione pacifica e per il lancio di iniziative di ‘boicottaggio etico’ con l’obbiettivo di colpire i portafogli di chi tiene in ostaggio il proprio club. Protesta che si spesso legata ed estesa a proposte concrete per acquisire il club, rimandate spesso al mittente, e ad un’opera di informazione e confronto con la base per trovare soluzioni condivise per riconsegnare le società alle città.

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Con la stagione del calcio inglese che volge al termine, e con qualche verdetto atteso ancora sul campo, il punto sui club in crisi e sulle principali storie di conflitto tra proprietà dei club e le rispettive tifoserie che hanno attraversato i campionati inglesi nel 2016/17, caratterizzato dal valore trasversale che assume con sempre più frequenza lo scontro tra due modi diversi di vedere il calcio e dalla crescente consapevolezza che uniti si possono cambiare le regole e ricostruire un ambiente più a misura di tifoso.

Blackpool FC, Oyston Out e il ‘boicottaggio etico’

Il primo caso è quello del Blackpool FC. Il club dei Tangerine è fermamente nelle mani della famiglia Oyston dal lontano 1987, dopo oltre un decennio nelle divisioni della Football League dai primi anni del 2000 il club inizia la scalata fino a tornare in Premier League, riconquistata dopo oltre 20 anni, dopo esserne stati protagonisti dal secondo Dopoguerra fino alla fine degli anni ’60 dove in 20.000 fissi gremivano lo stadio. Quelli nella massima divisione sono però gli anni in cui inizia a maturare il distacco tra base e proprietà. E l’ebbrezza della massima serie del calcio inglese dura poco, le ingenti risorse che arrivano dalle TV finiscono per spostare l’attenzione del board verso il business, e il logoramento dei rapporti con il tifo è accompagnato dai pessimi risultati sportivi che lo conducono alla caduta verticale in poco tempo fino in League Two. Negli ultimi anni la rottura definitiva, da tre stagioni una quota sempre più crescente della tifoseria diserta i match e ha lanciato una serie di iniziative per boicottare la proprietà. La richiesta di un cambio di proprietà diventa un voce sempre più forte che però si scontra con il muro degli Oystons.

A guidare la protesta e le rivendicazioni della tifoseria il Blackpool Supporters Trust (BST), l’associazione di tifosi nata nel 2014, proprio sulla scia della crescente contestazione agli Oyston, è stata protagonista con il supporto dei gruppi organizzati della campagna di ‘boicottaggio etico’ “Not A Penny More” che si protrae da anni per colpire il merchandising del club con la maglia alternativa a quella ufficiale, e attraverso l’esortazione all’abbandono dei match casalinghi che hanno visto crollare le presenze quest’anno verso il record storico negativo con poco più di 3.000 persone di media alle partite nonostante la stagione sul campo più che positiva. ‘Meglio seguire l’AFC Blackpool!’, club amatoriale della North West Counties League, diventato il punto di ritrovo alternativo ai match ufficiali per poter vivere una partita di calcio in serenità e per qualche ora lontani dai problemi della propria squadra.

I numeri parlano chiaro: dai 14.217 spettatori di media della stagione 2013/14 sia passa agli 11.172 del 2014/15 in Championship, quindi la retrocessione e i 7.052 in League One e ancora retrocessione per i 3.456 di quest’anno in League Two. Lontani dai 15.000 in Premier, e dalle ambizioni di espansione del Bloomfield Road di cui si parlava qualche anno fa, ma anche dai 6-7.000 che in media hanno occupato gli spalti negli ultimi 20 anni, e la protesta potrebbe arricchirsi di un nuovo episodio. Già nel corso nella stagione la folta frangia che contesta la proprietà aveva colto l’occasione di match rilevanti per sfruttare l’onda mediatica che li accompagnava e far valere le proprie ragioni con proteste pacifiche, come era accaduto per il match di FA Cup del 28 Gennaio in trasferta contro il Blackburn Rovers dove le due tifoserie avevano marciato congiuntamente e lanciato il boicottaggio del match con la campagna #OperationEmptyEwood come forma di dissenso contro la gestione dei loro club.

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Il club ora è impegnato nella finale dei Play-off della League Two il prossimo 28 Maggio dove affronterà nello stadio Wembley l’Exeter City FC, match che assume contenuti speciali se si pensa che la società dei Grecians è uno dei Community Club più longevi del calcio UK, dal 2004 guidato dall’Exeter City Supporters’ Trust che lo salvò dal fallimento. La tifoseria nonostante l’occasione speciale ha però annunciato che non retrocederà nelle rivendicazioni e che diserterà il match, a meno che il club non si impegni a devolvere l’incasso verso qualche organizzazione sociale no profit.

Il direttivo del BST sulla propria pagina Facebook lo scorso Venerdì: ‘Se il Blackpool FC desidera che i tifosi siano presenti per il match della finale di Play-Off a Wembley a sostegno della squadra, il BST propone quanto segue ai proprietari: dovrebbero accettare di donare tutta la quota di ricavi di pertinenza del BFC della Finale Play-Off (vendite di biglietti Ecc.) verso una o più organizzazioni no profit di Blackpool, secondo modalità condotte in modo trasparente e indipendente‘.

Dopo una prima offerta formale per l’acquisto della maggioranza del club nel 2015, da circa 16 milioni rispedita al mittente, il BST ha proseguito la propria opera di pressione per spingere gli Oyston alla cessione, manifestando la volontà di essere coinvolti direttamente o a sostegno di investitori validi con un piano serio di sviluppo. La contestazione anche nella finale resta un segnale importante per il board, con i tifosi è ormai rottura, ha senso proseguire ancora così? Qualche risposta arriverà dall’esito dell’ultima partita stagionale contro l’Exeter, con l’augurio che il terzo Giorno del Giudizio sia finalmente l’ultimo e che il club possa, dopo anni di contrasti, ritrovare la propria comunità e intraprendere la strada per un nuovo inizio.

 

“Ridateci i nostri Club!”: Il Giorno del Giudizio e la protesta del Fans United contro i proprietari senza scrupoli

“Ridateci i nostri Club!”: Il Giorno del Giudizio e la protesta del Fans United contro i proprietari senza scrupoli

Un ‘Giorno del giudizio’ più particolare rispetto a quelli degli anni passati quello andato in scena lo scorso 6 Maggio, la marcia di protesta denominata ‘Judgement Day’ è diventata ormai un appuntamento fisso da tre anni per i tifosi del Blackpool FC per contestare la proprietà del club, e in questa edizione si è trasformata in un evento trasversale con la partecipazione della Football Supporters Federation(FSF) sotto il motto ‘Fans United’ coinvolgendo numerose tifoserie di tutte le categorie del calcio inglese. Una giornata per ribadire l’orgoglio di molte comunità di tifosi ignorate e offese da avventurieri con pochi scrupoli che infestano molte realtà del calcio di categoria.

In 6.000 secondo quanto riferito dalla polizia locale, con tanto di banda di Mods sugli scooter ad aprire la strada, per il corteo organizzato dal Blackpool Supporters’ Trust e dal gruppo Tangerine Knights che ha marciato dalla Pleasure Beach al fino al Bloomfield Road, rimasto vuoto, dove il club di casa incontrava il Leyton Orient, per il match di chiusura della League Two dal risultato ininfluente.

Hanno sfilato con cori, striscioni e fumogeni, per manifestare al fianco della foltissima presenza di tifosi del Blackpool, oltre agli ospiti del Leyton, gruppi in rappresentanza delle tifoserie del Coventry, Brighton, Blackburn e Charlton Athletics, uniti nella richiesta di liberare i rispettivi club e nell’appello alle istituzioni sportive ad intervenire per arginare il proliferare di questo genere di situazioni. Forte la richiesta di ascolto della voce dei supporters e di un intervento delle leghe attraverso controlli più efficienti e misure sanzionatorie più decise verso fenomeni di cattiva gestione conclamata.

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La grande marcia parte qualche ora prima della partita, nel comizio di apertura il consigliere della FSF, Kevin Miles, porta il messaggio il messaggio e la solidarietà della famiglia dei tifosi del calcio inglese: “Oggi è stata una brillante dimostrazione di resistenza dei tifosi di Blackpool, che continuano la lotta nonostante tutto ciò che è stato lanciato contro di loro, contro i parassiti che stanno abusando della proprietà del loro club, ma anche una grande dimostrazione della solidarietà dei tifosi di altre società. Siete un esempio per gli appassionati di calcio di tutte le categorie di questo paese. Siamo solidali con voi, come lo siamo con tutti gli altri club che hanno affrontato e affrontano simili battaglie. I tifosi del Blackburn, del Coventry, del Leyton Orient. Quando hai quattro, cinque, sei o più club che affrontano lo stesso tipo di crisi, in guerra contro la propria base dei fan, non possono essere ignorati, è una vera disgrazia! Ciò che rimane sempre per un club sono i tifosi. I proprietari vengono, ma i proprietari possono e devono anche andare! Dovrebbero considerare questo sottile suggerimento dato oggi qui da molti e uscire dal nostro gioco.

Ridateci i nostri club! Messaggio chiaro e scandito lungo tutto il percorso verso lo stadio, amplificato dalle migliaia di interazioni sui social network sotto l’hashtag #FansUnited. Il match viene ignorato, come del resto molti altri nel corso della stagione, proseguendo nella campagna per disertare lo stadio ‘Not a Penny More’ che ha significativamente ridotto le presenze, nonostante il campionato positivo della squadra. Per la cronaca finirà 3 a 1 per i padroni di casa, il Blackpool FC proseguirà verso i playoff, gli ospiti già condannati alla retrocessione, la prima volta in oltre cento anni storia fuori dalla Football League grazie al disastro sportivo e societario conseguito dal contestatissimo Francesco Becchetti. Se non bastasse per i tifosi degli O’s ora c’è lo spettro della liquidazione, il 12 giugno ci sarà la pronuncia della HM Revenue & Customs sulla contestazione di tasse non pagate che potrebbe portare nuovi, e più gravi problemi, che ha spinto il Leyton Orient Fans’ Trust ad allestire un fondo di salvataggio che ha superato le 155.000 sterline raccolte. Si preannuncia un’estate calda.

Steve Rowland, presidente del Blackpool Supporters’ Trust l’associazione che da tempo guida in prima linea la contestazione contro la famiglia Oyston, accusata di aver distrutto il legame tra comunità e società sportiva, commentava così il successo della giornata: “Ci sono migliaia di tifosi che non sentono più il legame con quella che vediamo ormai come un’organizzazione moralmente corrotta. È un boicottaggio etico, vogliamo mantenere la pressione. Con noi oggi ci sono il triplo delle persone che sono dentro a seguire il match. Per la maggior parte è una protesta pacifica e appassionata”.

Non solo tifoserie di ”categoria”, al corteo hanno preso parte rappresentanti anche di gruppi organizzati di club molto blasonati, spinti dalla solidarietà per aver attraversato situazioni simili e dalla consapevolezza di poter incidere se si procede uniti, come evidenziato dalle conquiste di questi ultimi anni. Presenti anche i gruppi di Aston Villa, Liverpool, Newcastle, Preston e Portsmouth che si sono aggregati alla giornata che è proseguita verso il The Mechanics, casa della formazione di dilettanti locali dell’AFC Blackpool, per seguire il match amatoriale ‘alternativo’ tra una selezione di tifosi locali, Blackpool XI, contro la formazione ‘Clubs-in-Crisis XI’ composta dai supporters degli altri club accorsi per la manifestazione.

Significative le parole di Ian Bryne, consigliere dello Spirit of Shankly – Liverpool Supporters Union presente alla manifestazione, sull’importanza dell’unione e della collaborazione solidale in questa fase storica del calcio, non solo quello inglese: “L’attivismo collettivo dei tifosi funziona. Lavorare insieme come gruppi, non come voci singole, ma come un corpo unico, riesce a spostare le decisioni dei club e sposta quelle autorità del calcio. Questo è il futuro“.

L’unione e la solidarietà trasversale tra le tifoserie di tutte le categorie del calcio inglese rappresenta forse uno degli elementi più interessanti emersi nell’ultimo decennio nel panorama del tifo organizzato dei campionati d’Oltremanica come risposta all’apertura al calcio globale e all’eccessiva commercializzazione. Impegno e cooperazione che hanno consentito di raggiungere risultati rilevanti sia per il miglioramento del rapporto tifosi- club, se ne parlava qui, sia nell’elaborazione in sede istituzionale delle linee guida per favorire dei meccanismi di tutela e salvaguardia delle società, professionistiche e non, con la collaborazione nel gruppo di lavoro governativo ‘The Supporter Ownership and Engagement Expert Group’

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Il 3° Giorno del Giudizio non è passato inosservato e sembra aver smosso qualcosa nella English Football League, nei giorni successivi la stampa locale riportava le parole l’amministratore delegato della EFL, Shaun Harvey, in cui apriva alla volontà di intervenire: “Sono certo che nei prossimi mesi sarà necessario esaminare la relazione tra l’EFL e i proprietari delle società per vedere se ci sono margini d’intervento per proteggere la reputazione dei nostri club e della lega stessa“.

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