Il calcio inglese nel pallone: Blackpool FC, Oyston Out e il ‘boicottaggio etico’

Il calcio inglese nel pallone: Blackpool FC, Oyston Out e il ‘boicottaggio etico’

Gestioni approssimative, che spesso privilegiano gli aspetti legati al business piuttosto che quelli sportivi, incomunicabilità e mancanza di empatia con la base del tifosi, conti delle società spesso in disordine e l’ostinazione di chi non vuole cedere il ‘suo’ giocattolo, nonostante città intere invochino la fine della ‘tortura’, queste le ragioni ricorrenti che animano i contrasti più accesi emersi negli ultimi mesi, e che in alcuni casi durano da anni, tra tifoserie e proprietari di diversi club sparsi per tutta la piramide del calcio inglese.

Realtà rivali, spesso lontane e divise dalle categorie, che però condividono un’idea diversa del ruolo che un club dovrebbe avere nei confronti della propria comunità. Lo scorso 6 Maggio l’ennesimo esempio, il ‘Judgement Day’ dei tifosi del Blackpool, giunto alla terza edizione per altrettanti anni di ‘guerra’ tra la tifoseria e la famiglia Oyston, che è diventato l’occasione per una mobilitazione che ha coinvolto gruppi di tutte le categorie, uniti per salvaguardare i propri club e per restituirli alle comunità. Una marcia dei tifosi compatti nella contestazione contro le derive sempre più ricorrenti nelle realtà locali del calcio inglese, le grandi escluse dai faraonici contratti TV, preda di avventurieri senza scrupoli giunti con grandi promesse e che invece lasciano, o non mollano, club in rovina.

In questo contesto anche quest’anno le associazioni di tifosi/Supporters’ Trust hanno svolto un ruolo chiave di raccordo tra le diverse anime del tifo locale e sono emerse sempre di più come punto di riferimento nel coordinamento delle manifestazioni di contestazione pacifica e per il lancio di iniziative di ‘boicottaggio etico’ con l’obbiettivo di colpire i portafogli di chi tiene in ostaggio il proprio club. Protesta che si spesso legata ed estesa a proposte concrete per acquisire il club, rimandate spesso al mittente, e ad un’opera di informazione e confronto con la base per trovare soluzioni condivise per riconsegnare le società alle città.

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Con la stagione del calcio inglese che volge al termine, e con qualche verdetto atteso ancora sul campo, il punto sui club in crisi e sulle principali storie di conflitto tra proprietà dei club e le rispettive tifoserie che hanno attraversato i campionati inglesi nel 2016/17, caratterizzato dal valore trasversale che assume con sempre più frequenza lo scontro tra due modi diversi di vedere il calcio e dalla crescente consapevolezza che uniti si possono cambiare le regole e ricostruire un ambiente più a misura di tifoso.

Blackpool FC, Oyston Out e il ‘boicottaggio etico’

Il primo caso è quello del Blackpool FC. Il club dei Tangerine è fermamente nelle mani della famiglia Oyston dal lontano 1987, dopo oltre un decennio nelle divisioni della Football League dai primi anni del 2000 il club inizia la scalata fino a tornare in Premier League, riconquistata dopo oltre 20 anni, dopo esserne stati protagonisti dal secondo Dopoguerra fino alla fine degli anni ’60 dove in 20.000 fissi gremivano lo stadio. Quelli nella massima divisione sono però gli anni in cui inizia a maturare il distacco tra base e proprietà. E l’ebbrezza della massima serie del calcio inglese dura poco, le ingenti risorse che arrivano dalle TV finiscono per spostare l’attenzione del board verso il business, e il logoramento dei rapporti con il tifo è accompagnato dai pessimi risultati sportivi che lo conducono alla caduta verticale in poco tempo fino in League Two. Negli ultimi anni la rottura definitiva, da tre stagioni una quota sempre più crescente della tifoseria diserta i match e ha lanciato una serie di iniziative per boicottare la proprietà. La richiesta di un cambio di proprietà diventa un voce sempre più forte che però si scontra con il muro degli Oystons.

A guidare la protesta e le rivendicazioni della tifoseria il Blackpool Supporters Trust (BST), l’associazione di tifosi nata nel 2014, proprio sulla scia della crescente contestazione agli Oyston, è stata protagonista con il supporto dei gruppi organizzati della campagna di ‘boicottaggio etico’ “Not A Penny More” che si protrae da anni per colpire il merchandising del club con la maglia alternativa a quella ufficiale, e attraverso l’esortazione all’abbandono dei match casalinghi che hanno visto crollare le presenze quest’anno verso il record storico negativo con poco più di 3.000 persone di media alle partite nonostante la stagione sul campo più che positiva. ‘Meglio seguire l’AFC Blackpool!’, club amatoriale della North West Counties League, diventato il punto di ritrovo alternativo ai match ufficiali per poter vivere una partita di calcio in serenità e per qualche ora lontani dai problemi della propria squadra.

I numeri parlano chiaro: dai 14.217 spettatori di media della stagione 2013/14 sia passa agli 11.172 del 2014/15 in Championship, quindi la retrocessione e i 7.052 in League One e ancora retrocessione per i 3.456 di quest’anno in League Two. Lontani dai 15.000 in Premier, e dalle ambizioni di espansione del Bloomfield Road di cui si parlava qualche anno fa, ma anche dai 6-7.000 che in media hanno occupato gli spalti negli ultimi 20 anni, e la protesta potrebbe arricchirsi di un nuovo episodio. Già nel corso nella stagione la folta frangia che contesta la proprietà aveva colto l’occasione di match rilevanti per sfruttare l’onda mediatica che li accompagnava e far valere le proprie ragioni con proteste pacifiche, come era accaduto per il match di FA Cup del 28 Gennaio in trasferta contro il Blackburn Rovers dove le due tifoserie avevano marciato congiuntamente e lanciato il boicottaggio del match con la campagna #OperationEmptyEwood come forma di dissenso contro la gestione dei loro club.

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Il club ora è impegnato nella finale dei Play-off della League Two il prossimo 28 Maggio dove affronterà nello stadio Wembley l’Exeter City FC, match che assume contenuti speciali se si pensa che la società dei Grecians è uno dei Community Club più longevi del calcio UK, dal 2004 guidato dall’Exeter City Supporters’ Trust che lo salvò dal fallimento. La tifoseria nonostante l’occasione speciale ha però annunciato che non retrocederà nelle rivendicazioni e che diserterà il match, a meno che il club non si impegni a devolvere l’incasso verso qualche organizzazione sociale no profit.

Il direttivo del BST sulla propria pagina Facebook lo scorso Venerdì: ‘Se il Blackpool FC desidera che i tifosi siano presenti per il match della finale di Play-Off a Wembley a sostegno della squadra, il BST propone quanto segue ai proprietari: dovrebbero accettare di donare tutta la quota di ricavi di pertinenza del BFC della Finale Play-Off (vendite di biglietti Ecc.) verso una o più organizzazioni no profit di Blackpool, secondo modalità condotte in modo trasparente e indipendente‘.

Dopo una prima offerta formale per l’acquisto della maggioranza del club nel 2015, da circa 16 milioni rispedita al mittente, il BST ha proseguito la propria opera di pressione per spingere gli Oyston alla cessione, manifestando la volontà di essere coinvolti direttamente o a sostegno di investitori validi con un piano serio di sviluppo. La contestazione anche nella finale resta un segnale importante per il board, con i tifosi è ormai rottura, ha senso proseguire ancora così? Qualche risposta arriverà dall’esito dell’ultima partita stagionale contro l’Exeter, con l’augurio che il terzo Giorno del Giudizio sia finalmente l’ultimo e che il club possa, dopo anni di contrasti, ritrovare la propria comunità e intraprendere la strada per un nuovo inizio.

 

“Ridateci i nostri Club!”: Il Giorno del Giudizio e la protesta del Fans United contro i proprietari senza scrupoli

“Ridateci i nostri Club!”: Il Giorno del Giudizio e la protesta del Fans United contro i proprietari senza scrupoli

Un ‘Giorno del giudizio’ più particolare rispetto a quelli degli anni passati quello andato in scena lo scorso 6 Maggio, la marcia di protesta denominata ‘Judgement Day’ è diventata ormai un appuntamento fisso da tre anni per i tifosi del Blackpool FC per contestare la proprietà del club, e in questa edizione si è trasformata in un evento trasversale con la partecipazione della Football Supporters Federation(FSF) sotto il motto ‘Fans United’ coinvolgendo numerose tifoserie di tutte le categorie del calcio inglese. Una giornata per ribadire l’orgoglio di molte comunità di tifosi ignorate e offese da avventurieri con pochi scrupoli che infestano molte realtà del calcio di categoria.

In 6.000 secondo quanto riferito dalla polizia locale, con tanto di banda di Mods sugli scooter ad aprire la strada, per il corteo organizzato dal Blackpool Supporters’ Trust e dal gruppo Tangerine Knights che ha marciato dalla Pleasure Beach al fino al Bloomfield Road, rimasto vuoto, dove il club di casa incontrava il Leyton Orient, per il match di chiusura della League Two dal risultato ininfluente.

Hanno sfilato con cori, striscioni e fumogeni, per manifestare al fianco della foltissima presenza di tifosi del Blackpool, oltre agli ospiti del Leyton, gruppi in rappresentanza delle tifoserie del Coventry, Brighton, Blackburn e Charlton Athletics, uniti nella richiesta di liberare i rispettivi club e nell’appello alle istituzioni sportive ad intervenire per arginare il proliferare di questo genere di situazioni. Forte la richiesta di ascolto della voce dei supporters e di un intervento delle leghe attraverso controlli più efficienti e misure sanzionatorie più decise verso fenomeni di cattiva gestione conclamata.

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La grande marcia parte qualche ora prima della partita, nel comizio di apertura il consigliere della FSF, Kevin Miles, porta il messaggio il messaggio e la solidarietà della famiglia dei tifosi del calcio inglese: “Oggi è stata una brillante dimostrazione di resistenza dei tifosi di Blackpool, che continuano la lotta nonostante tutto ciò che è stato lanciato contro di loro, contro i parassiti che stanno abusando della proprietà del loro club, ma anche una grande dimostrazione della solidarietà dei tifosi di altre società. Siete un esempio per gli appassionati di calcio di tutte le categorie di questo paese. Siamo solidali con voi, come lo siamo con tutti gli altri club che hanno affrontato e affrontano simili battaglie. I tifosi del Blackburn, del Coventry, del Leyton Orient. Quando hai quattro, cinque, sei o più club che affrontano lo stesso tipo di crisi, in guerra contro la propria base dei fan, non possono essere ignorati, è una vera disgrazia! Ciò che rimane sempre per un club sono i tifosi. I proprietari vengono, ma i proprietari possono e devono anche andare! Dovrebbero considerare questo sottile suggerimento dato oggi qui da molti e uscire dal nostro gioco.

Ridateci i nostri club! Messaggio chiaro e scandito lungo tutto il percorso verso lo stadio, amplificato dalle migliaia di interazioni sui social network sotto l’hashtag #FansUnited. Il match viene ignorato, come del resto molti altri nel corso della stagione, proseguendo nella campagna per disertare lo stadio ‘Not a Penny More’ che ha significativamente ridotto le presenze, nonostante il campionato positivo della squadra. Per la cronaca finirà 3 a 1 per i padroni di casa, il Blackpool FC proseguirà verso i playoff, gli ospiti già condannati alla retrocessione, la prima volta in oltre cento anni storia fuori dalla Football League grazie al disastro sportivo e societario conseguito dal contestatissimo Francesco Becchetti. Se non bastasse per i tifosi degli O’s ora c’è lo spettro della liquidazione, il 12 giugno ci sarà la pronuncia della HM Revenue & Customs sulla contestazione di tasse non pagate che potrebbe portare nuovi, e più gravi problemi, che ha spinto il Leyton Orient Fans’ Trust ad allestire un fondo di salvataggio che ha superato le 155.000 sterline raccolte. Si preannuncia un’estate calda.

Steve Rowland, presidente del Blackpool Supporters’ Trust l’associazione che da tempo guida in prima linea la contestazione contro la famiglia Oyston, accusata di aver distrutto il legame tra comunità e società sportiva, commentava così il successo della giornata: “Ci sono migliaia di tifosi che non sentono più il legame con quella che vediamo ormai come un’organizzazione moralmente corrotta. È un boicottaggio etico, vogliamo mantenere la pressione. Con noi oggi ci sono il triplo delle persone che sono dentro a seguire il match. Per la maggior parte è una protesta pacifica e appassionata”.

Non solo tifoserie di ”categoria”, al corteo hanno preso parte rappresentanti anche di gruppi organizzati di club molto blasonati, spinti dalla solidarietà per aver attraversato situazioni simili e dalla consapevolezza di poter incidere se si procede uniti, come evidenziato dalle conquiste di questi ultimi anni. Presenti anche i gruppi di Aston Villa, Liverpool, Newcastle, Preston e Portsmouth che si sono aggregati alla giornata che è proseguita verso il The Mechanics, casa della formazione di dilettanti locali dell’AFC Blackpool, per seguire il match amatoriale ‘alternativo’ tra una selezione di tifosi locali, Blackpool XI, contro la formazione ‘Clubs-in-Crisis XI’ composta dai supporters degli altri club accorsi per la manifestazione.

Significative le parole di Ian Bryne, consigliere dello Spirit of Shankly – Liverpool Supporters Union presente alla manifestazione, sull’importanza dell’unione e della collaborazione solidale in questa fase storica del calcio, non solo quello inglese: “L’attivismo collettivo dei tifosi funziona. Lavorare insieme come gruppi, non come voci singole, ma come un corpo unico, riesce a spostare le decisioni dei club e sposta quelle autorità del calcio. Questo è il futuro“.

L’unione e la solidarietà trasversale tra le tifoserie di tutte le categorie del calcio inglese rappresenta forse uno degli elementi più interessanti emersi nell’ultimo decennio nel panorama del tifo organizzato dei campionati d’Oltremanica come risposta all’apertura al calcio globale e all’eccessiva commercializzazione. Impegno e cooperazione che hanno consentito di raggiungere risultati rilevanti sia per il miglioramento del rapporto tifosi- club, se ne parlava qui, sia nell’elaborazione in sede istituzionale delle linee guida per favorire dei meccanismi di tutela e salvaguardia delle società, professionistiche e non, con la collaborazione nel gruppo di lavoro governativo ‘The Supporter Ownership and Engagement Expert Group’

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Il 3° Giorno del Giudizio non è passato inosservato e sembra aver smosso qualcosa nella English Football League, nei giorni successivi la stampa locale riportava le parole l’amministratore delegato della EFL, Shaun Harvey, in cui apriva alla volontà di intervenire: “Sono certo che nei prossimi mesi sarà necessario esaminare la relazione tra l’EFL e i proprietari delle società per vedere se ci sono margini d’intervento per proteggere la reputazione dei nostri club e della lega stessa“.

Memoria e valore sociale dello sport. Un week end con l’Associazione Noi Samb

Memoria e valore sociale dello sport. Un week end con l’Associazione Noi Samb

Una settimana intensa all’insegna della memoria e del valore sociale dello sport quella appena passata per la comunità dei tifosi della Sambenedettese. Dopo aver centrato matematicamente i playoff nel Gruppo B di Lega Pro battendo in trasferta l’Ancona, c’è stato spazio per delle interessanti iniziative organizzate dall’associazione di tifosi Noi Samb, nata nel 2013 e attivamente coinvolta nei destini del club locale dopo la ripartenza dall’Eccellenza, con una mostra presso la Palazzina Azzurra di San Benedetto Del Tronto e la IV edizione del Memorial dedicato a Stefano Borgonovo.

Nel pomeriggio del 29 Aprile, con la partecipazione delle autorità cittadine rappresentate dal sindaco Piunti e dagli assessori Tassotti e Ruggieri, si è tenuta la cerimonia di inaugurazione della mostra, allestita con una raccolta di foto, video e testimonianze, realizzata in collaborazione col ‘Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata’ e suddivisa in due parti: una intitolata “Lassù qualcuno ci ama” dedicata alla memoria di Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni, le due ragazze vittime del tragico rogo dello stadio Ballarin del 7 giugno 1981, l’altra al Grande Torino e, in particolare, ai fratelli Aldo e Dino Ballarin.

L’idea dell’evento nasce dalla volontà delle due organizzazioni di ravvivare la memoria storica di due eventi tragici ma significativi, quella del Ballarin a 35 anni di distanza resta la più grave e la più grande tragedia accaduta all’interno di uno stadio italiano, e di ripercorrere il legame che lega le due vicende e due terre solo apparentemente lontane come ci racconta Michele Palmiero, in rappresentanza dell’associazione Noi Samb, presentandoci l’iniziativa:

“Nel gioco del calcio, ogni piazza vive una passione unica e imparagonabile. Non ci sono prove da presentare, non c’è un sistema per classificare: è così, punto e basta. Ogni tifoso custodisce con gelosia la propria identità, secondo il principio del “capire tu non puoi se non sei uno di noi”. Nel caso di Torino e Sambenedettese, però, la situazione si fa molto più complessa. Parliamo di Due mondi lontanissimi sia dal punto di vista geografico che sportivo. I granata sono una solida società di Serie A, punta all’Europa e può godersi il centravanti titolare della Nazionale italiana. La Samb, pochi mesi fa, è riuscita a spezzare le catene del dilettantismo guadagnandosi il ritorno in Lega Pro dopo ben 4 fallimenti in 20 anni.

Apparentemente non esisterebbero punti d’incontro tra due rette tanto distanti. Ad unire i tifosi granata a quelli rossoblu, però, c’è il ricordo di una tragedia. Nel 1949 l’incidente di Superga toglieva al nostro Paese la squadra di calcio più forte del mondo: il Grande Torino. Due dei calciatori della mitica squadra granata erano i fratelli Aldo e Dino Ballarin: a loro viene intitolato lo stadio cittadino di San Benedetto Del Tronto. Lo stadio Ballarin è il catino bollente che vede realizzarsi il “miracolo Samb”. Una piccola cittadina di pescatori arriva nel calcio che conta grazie alla cooperazione di un’intera comunità.

 Nel 1981 la Samb festeggia contro il Matera il ritorno in Serie B. Il Ballarin è stracolmo di passione, ma un terribile incendio spezza la vita di due tifose. La più grande tragedia avvenuta in un impianto sportivo italiano è oggi ricordata in una mostra organizzata dall’Associazione Noi Samb.

 La Palazzina Azzurra di San Benedetto è il punto d’incontro tra due mondi distanti: al fianco dell’Associazione Noi Samb c’è il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata. I due piani del museo offrono due esposizioni distinte: al piano terra ci sono foto e testimonianze di Carla e Maria Teresa, le due tifose rossoblu; al primo piano si ricorda il Grande Torino. La passione di due popoli si unisce nel ricordo: “la tragedia non è morire, la tragedia è dimenticare”.

L’esposizione sarà alla Palazzina Azzurra fino al 10 Maggio per poi essere riproposta dal 4 giugno al 16 luglio a Villa Claretta Assandri in Grugliasco (Torino) negli spazi espositivi del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata.

A completare il week end, allungato dai festeggiamenti del 1° Maggio, si è svolta anche la quarta edizione del torneo giovanile “Memorial Borgonovo”, diventato da tempo un appuntamento fisso per il collettivo rossoblu, per una due giorni di sport per favorire la raccolta fondi per la Fondazione Stefano Borgonovo Onlus, che da anni finanzia la ricerca scientifica contro la sclerosi laterale amiotrofica(SLA).

La manifestazione sportiva, ospitata dalla Sambenedettese e riservata alla categoria Allievi 2001, si è tenuta allo stadio Riviera delle Palme e ha visto l’affermarsi sul campo dei giovani della Maceratese che hanno prevalso nei match del minitorneo, con la partecipazione delle rappresentative dell’Ancona, sconfitta per 3 a 2 in finale, Ascoli, Pescara e Teramo, disputati il 29 aprile e l’1 Maggio. Con l’appuntamento lanciato per la prossima edizione le parole del collettivo a commento del torneo e la voce dei protagonisti:

“Siamo molto soddisfatti perchè portare avanti un torneo giovanile per quattro anni di seguito non è cosa facile. In questa edizione abbiamo anche ampliato il format passando da 4 a 6 partecipanti, Al di là dell’aspetto tecnico, ciò che conta è la solidarietà e l’aiuto che riusciamo a dare alla Fondazione Borgonovo Onlus”

 

US Fasano, un’esaltante stagione di rilancio nel segno della propria comunità

US Fasano, un’esaltante stagione di rilancio nel segno della propria comunità

Fervono i preparativi per la grande festa del 25 Aprile, la data scelta per celebrare una stagione 2016/17 che lascerà il segno per la comunità di Fasano. Promozione in Eccellenza con largo anticipo, trionfo nella finale di Coppa Italia Promozione con 3.000 persone al seguito sul campo neutro di Monopoli, risultati conseguiti, ed è probabilmente la nota più rilevante, nel primo anno sotto la gestione del club da parte di un’associazione di tifosi, Il Fasano siamo Noi.

Dal Gennaio 2016, in contrasto con la precedente dirigenza intenzionata a mollare il club, la base del tifo ha scelto di presentarsi in prima linea per gestire la piccola società della provincia di Brindisi dando vita ad una associazione aperta a supporters e simpatizzanti. Con tanto lavoro e l’impegno di una piazza intera a distanza di un anno e mezzo non sono mancate le soddisfazioni, come anche tutti i problemi in termini organizzative ed economici che sono costrette ad affrontare le società di categoria. Condizioni precarie che sempre con più frequenza hanno favorito e spinto il sorgere di iniziative simili in questi ultimi anni, spesso ultimo argine alla scomparsa dei club, per salvaguardare e rilanciare la realtà di calcio locale. A tal proposito ho portato qualche domanda al gruppo che guida questa interessante realtà per meglio comprendere l’evoluzione di questa stagione e l’impatto nella gestione di un club che ha scelto un percorso alternativo fatto di autofinanziamento, minisponsor e grande partecipazione dell’intera comunità.

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A Gennaio 2016 lanciavate l’associazione “Il Fasano siamo noi” e avete deciso di ‘scendere in campo’ per la vostra società, quale era la situazione e cosa vi ha spinto a fare questo passo?

Tutto quello che ci stiamo ritrovando ad affrontare è una pura casualità portata dalla passione e dall’amore che viviamo per nostra squadra, era un’idea che blaterava nelle nostre teste da tempo, ma quando è iniziato tutto lo abbiamo fatto per necessità, considerando che la vecchia società al primo cenno di contestazione della piazza e alle richieste di lasciare tutto ha abbandonato la nave. Dall’oggi al domani ci siamo ritrovati ad organizzare le trasferte, comprare l’acqua per gli allenamenti e reperire i contatti dei ristoranti. Per fortuna il popolo si è messo a disposizione e quello che sembrava una scommessa è diventata una realtà, con la nascita dell’associazione e di tutte le attività correlate, raggiungendo la finale di Coppa lo scorso anno e programmando quella che poi si è rilevata una stagione da incorniciare.

A poco più di un anno dall’inizio di questa avventura vi aspettavate una stagione così? Sarà grande festa il 25 Aprile…

Sicuramente abbiamo lavorato per tornare a dare un senso e riaccendere gli entusiasmi ormai sopiti di una città martoriata da tante vicissitudini societarie, l’obiettivo principale era vincere il campionato, poi la vittoria della Coppa davanti ad oltre 4000 spettatori è stata la ciliegina sulla torta che ha incoronato il nostro sogno. Il 25 è la festa che racchiude tutto quello che abbiamo vissuto in questa fantastica stagione, per iniziare a voltare pagina è iniziare a costruire il futuro. La speranza è quella di rivedere lo stesso esodo.

I risultati sportivi sicuramente hanno permesso di vivere con entusiasmo una stagione in cui però non sono mancate le difficoltà nella guida del club, quali gli ostacoli più ardui da superare per una realtà come la vostra?

Innanzitutto abbiamo dovuto combattere con le scetticismo della gente, all’inizio nessuno avrebbe pensato che i tifosi – ultras avrebbero risollevato le sorti. È un progetto particolare è innovativo che non ha eguali, ragion per cui all’inizio non è stato facile, col tempo e la forza dei fatti siamo riusciti a dimostrare il contrario.

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Sul campo neutro di Monopoli per la finale della Coppa Italia Promozione in 3.000, ma il seguito è stato sempre rilevante in questa stagione…Quanto ha contato e quali i match più significativi?

La giornata di Monopoli sarà per sempre da incorniciare nei cuori e nelle menti di tutti i presenti, vivere certi sensazioni resteranno emozioni uniche. La nostra piazza è sempre stata passionale e viscerale, anche quando siamo ripartiti dalla seconda categoria abbiamo avuto picchi fino a mille spettatori, ma la finale ha avuto un effetto forse mai avuto. Sicuramente le partite più sentiti e partecipate sono stati i derby col Brindisi (Campionato e coppa) e gli scontri diretti con Ostuni, Tricase e Aradeo arrivando a toccare la media dei 2000 spettatori, che in una categoria come la promozione sono un gran lusso. Ci sono piazze che nemmeno in serie C fanno certi numeri. Ed in un progetto come il nostro, il pubblico è la prima componente fondamentale.

Ora è già tempo di programmare il futuro per il campionato di Eccellenza, quali i progetti per squadra, settore giovanile e stadio?

Stiamo già lavorando per programmare la prossima stagione cercando di capire quali sono gli aspetti da migliorare e cosa è mancato in questa stagione. Le nostre attenzioni si sono sempre basate sul settore giovanile affinché i giovani crescano nel modo giusto e soprattutto tifosi della squadra della propria città, abbiamo già acquistato 2 furgoni 9 posti e 100 kit dati in omaggio al momento dell’iscrizione, adesso le nostre attenzioni si stanno rivolgendo alle strutture e istruttori per continuare a dare un seguito importante. Abbiamo tantissime idee da mettere in pratica, con tempo, pazienza e sacrificio cercheremo di realizzarle tutte, stando attenti a non sbagliare niente.

E per i tifosi? Crescere ed ampliare la base sarà tra le vostre priorità..

Sicuramente, il tifoso è il protagonista principale in questo progetto. Anche in questo caso stiamo vagliando delle proposte per cercare di sfruttare al meglio quest’ondata di entusiasmo che si è riversata su di noi. La speranza è che organi competenti e istituzioni non guastino con le loro logiche repressive quello che stiamo costruendo limitando e vietando i nostri spostamenti. Il tifoso è l’elemento principe in una partita di calcio e bisogna lavorare per riportarlo all’interno di uno stadio e non al di fuori.

La vostra società ha una particolare vocazione verso i temi sociali, quali i progetti che avete portato avanti in questo ambito? Quali sono le iniziative che avete realizzato e quali le soddisfazioni che vi siete tolti fuori dal campo?

In realtà il discorso sociale e della solidarietà è un argomento ormai ben radicato da circa 15 anni. Abbiamo fatto così tante cose che ricordarle tutte è impossibile. Già di per se, dare a tutti i ragazzi della città la possibilità di seguire le nostre attività a prezzi accessibili è un grande segno di solidarietà perché riusciamo a coinvolgere anche quelle famiglie vittime di un disagio. Una delle scene più belle di quest’anno è vedere Giovanni, un ragazzo della nostra terra che costretto a vivere con un tumore osseo ha deciso di combattere la sua personale battaglia ideando una magliettina bianca con il simbolo di un guerriero per cercare di racimolare qualcosa per le sue cure. Bene… Quel giorno tutto lo stadio, in campo e sugli spalti ha indossato la sua maglia. Belle emozioni.

Il sostegno del territorio e la cooperazione tra supporters, club e istituzioni sono vitali per la sostenibilità di una società sportiva. Nel vostro caso dove e in quali soggetti avete trovato appoggio maggiore e dove invece c’è ancora da lavorare?

C’è ancora da lavorare tanto su tanti fronti, se siamo riusciti ad abbattere i pregiudizi e lo scetticismo del popolo, adesso tocca farlo con grossi imprenditori e istituzioni con il quale cercheremo di trovare una sinergia per farli capire quanto possa valere in termini economici e d’immagine per la nostra città tutto il nostro progetto. Il maggiore supporto lo abbiamo avuto dal nostro presidente onorario Franco D’amico, in passato già presidente per una stagione, che fin dall’inizio si è mostrato interessato al nostro progetto e a mosso tutte e sue conoscenze per aiutarci. A lui abbiamo affidato per scelta, tutta la parte tecnica, programmando insieme i costi ma lasciandoli carta bianca sulla rosa e i tecnici, su questo discorso preferiamo restare “tifosi”.

I successi sicuramente richiameranno l’attenzione di qualche imprenditore, quale sarà il vostro approccio con potenziali nuovi investitori?

Le porte sono aperte a tutti coloro si vogliano approcciare a noi, ovviamente le intenzioni devono essere quelle di collaborare per un progetto comune e collettivo senza personalismi. Chi vuole salire sul nostro carro è il benvenuto. Trasparenza, chiarezza e rispetto le uniche cose che chiediamo.

Fasano è un esempio di come l’impegno trasversale della piazza possa sostenere il rilancio di una società, quale messaggio inviereste a chi è impegnato come voi nella gestione di una società o che si trova in situazioni come il vostro club prima del passaggio di proprietà?

Secondo noi questa è l’unica soluzione per mantenere vivo, sano e genuino il gioco del calcio, negli ultimi anni abbiamo assistito ad una speculazione e mercificazione del gioco più amato del mondo. Da gioco lo hanno trasformato in industria, calpestando i diritti del tifoso e peggiorandone le situazioni. Il calcio scommesse, le Pay TV, le squadre di calcio in cambio di un appalto, la repressione, non hanno fatto altro che allontanare il pubblico dagli stadi e farli disinnamorare, il nostro progetto invece così come ampliamente dimostrato volge a fare tutto il contrario. Noi eravamo stanchi di tutto questo e prima che il giocattolo si rompesse definitivamente abbiamo deciso di farci avanti, consigliamo a tutti questa strada facendo però le cose in maniera serie ed oculata. Altrimenti non è la scelta giusta. Il calcio è della gente e la gente deve tornare a riappropiarsene!

 

 

Tifosi e istituzioni per cambiare le regole e la governance del calcio inglese

Tifosi e istituzioni per cambiare le regole e la governance del calcio inglese

Il Regno Unito è sicuramente uno dei Paesi tra i principali campionati di calcio continentali a aver sviluppato un interessante movimento di associazioni e gruppi di tifosi che propongono un maggiore coinvolgimento dei supporters nei processi decisionali dei club e delle istituzioni sportive. Con quasi 20 anni di esperienza diretta sono molti gli spunti e le iniziative che hanno dato un valore aggiunto al calcio. Dai primi collettivi comparsi nel corso degli anni ’90 come gruppi sporadici, nati per il salvataggio di club in dissesto economico attraverso organizzazioni democratiche e aperte, con il Northampton Town tra i primi a promuovere l’intervento dei tifosi, le realtà si sono evolute e moltiplicate lungo tutta la piramide del calcio inglese.

L’impatto e i risultati migliori si sono registrati nelle leghe inferiori, i club della Championship e, sopratutto, della Premier League, grazie al fiume di soldi delle TV e al grande impatto mediatico mondiale della massima serie inglese, restano più distanti dalle potenzialità delle iniziative dei tifosi e dal possibile coinvolgimento nel capitale sociale per ovvi motivi economici, oltre ad essere appetiti dai più grandi gruppi commerciali e finanziari. La massima divisione inglese è il campionato più ricco al Mondo, le risorse economiche affluite a partire degli anni ’90 hanno consentito lo sviluppo societario(stadi di proprietà, merchandising, ecc..) di diverse realtà che ora occupano stabilmente le prime posizioni a livello mondiale per introiti generati, come Manchester United, Arsenal Chelsea, Liverpool ecc.. Soldi che poi però, non necessariamente e soprattutto a livello di Nazionale, non si sono tradotti in successi sul campo ma hanno concretamente introdotto fattori distorsivi tra i campionati locali e spesso violato tradizioni ed eredità storiche.

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L’aumento del potere contrattuale della massima divisione le ha consentito di esercitare un forte potere d’influenza su tutto il settore, con effetti nel calcio giovanile e in quello dilettantistico che hanno ricevuto una minima parte delle risorse affluite nel sistema, lasciando molti problemi, sopratutto in termini di sostenibilità, nelle divisioni inferiori. Sono decine i casi di società finite in dissesto finanziario negli ultimi anni, situazioni che spesso hanno fatto palesare anche i limiti dei meccanismi di controllo e verifica delle istituzioni sportive nei processi di acquisizione(Fit & Proper test), casi che spesso hanno coinvolto operazioni di soggetti stranieri e che hanno lasciato sulla strada vittime illustri.

Nonostante le evidenti barriere economiche all’entrata, e le difficoltà nell’interfacciarsi con società particolarmente complesse e grandi, anche tutti i club della Premier League hanno un’associazione di tifosi riconosciuta, con l’ultimo gruppo nato su iniziativa dei supporters del West Ham United FC. Con un’attività costante sul territorio hanno saputo ritagliarsi spazi importanti e in molti casi sono diventate punto di riferimento per i tifosi locali, sviluppando un percorso di dialogo con le rispettive società per portare richieste di miglioramento e proposte per politiche più orientate al coinvolgimento pubblico ad un livello superiore. Manchester United Supporters Trust, Arsenal Supporters’ Trust, Tottenham Hotspur Supporters’ Trust e lo Spirit Of Shankly – Liverpool Supporters’ Union, tra le realtà più attive nel panorama inglese in questi ultimi anni, si sono ritrovate in prima linea unite in campagne di sensibilizzazione su temi specifici che hanno raggiunto spesso risultati evidenti.

I gruppi attivi sono oltre 100, circa 40 i club di proprietà dei tifosi, tra i più rilevanti e famosi tra le categorie del calcio professionistico inglese il Portsmouth FC, il FC United of Manchester e l’AFC Wimbledon, solo per citarne alcuni. Numeri che hanno permesso la realizzazione di un intenso e partecipato percorso comune, canalizzato e coordinato da Supporters Direct UK(SD UK), caratterizzato dal reciproco sostegno, che ha consentito di tracciare la strada per la promozione ed il supporto di campagne condivise su temi di rilevanza trasversale. L’unione d’intenti ha posto le basi per la creazione di un movimento d’opinione omogeneo e focalizzato sulla risoluzione delle principali problematiche riguardanti i tifosi, facendo emergere le principali contraddizioni nella governance dei club inglesi, e del calcio professionistico in generale, presentando soluzioni alternative, frutto di percorsi condivisi con tutti gli attori in gioco.

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Uno degli sviluppi più interessanti degli ultimi anni è sicuramente la partecipazione di SD UK e della FSF, con il contributo di numerosi Supporters’ Trust e Community Club locali, nell’ambito dei lavori del ‘The Supporter Ownership and Engagement Expert Group’ , che dal 2014 opera per esplorare le possibilità e valutare come sia possibile intervenire per favorire un maggiore coinvolgimento dei tifosi nella governance dei club. Le attività si sono concretizzate con una serie di raccomandazioni rivolte ai principali attori del settore, sia per regolare ed incentivare le relazioni tra club e associazioni di tifosi(Fan Engagement), sia per fornire un quadro di nuove norme per disciplinare le possibilità ed eventuali strumenti di incentivo per le società che si aprono, per volontà o necessità, alla partecipazione popolare.

Dal lato del Fan Engagement sono state presentate misure per spingere alla riforma delle strutture di governance delle leghe, invitando a maggiori relazioni con le rappresentative, e con l’introduzione di un ‘dialogo strutturato’, articolato su diversi livelli, con l’obbiettivo di ampliare i punti di vista sui molteplici aspetti del settore, introducendo forme di contatto costante tra club, rappresentative dei tifosi e stakeholders. Nel concreto i club hanno attivato soluzioni di incontro diretto come ad esempio i Fans Forum(già usati sporadicamente nel passato) che prevedono una serie di incontri periodici tra lo staff della società, in molti casi con il Supporters Liaison Officer, per la risoluzione delle problematiche comuni, utili a favorire consultazioni aperte più ampie su questioni chiave. Le leghe parallelamente hanno attivato canali simili con incontri periodici ufficiali, la novità di questa stagione 2016/17, che hanno già dato qualche risultato con la partenza di un tavolo di confronto, favorito dalla Premier League, tra le emittenti di Sky e le rappresentative per limitare l’impatto dei cambi di orario dei match, e con la Sports Ground Safety Authority sul tema delle safe standing area.

Dal lato normativo l’intero impianto delle proposte presentate volge verso criteri di promozione della sostenibilità e della good governance, le linee guida definite nel corso di questi anni di attività hanno attraversato principalmente due aspetti: favorire e incentivare i meccanismi della ‘rescue culture’(cultura del salvataggio) con l’introduzione di nuove procedure che coinvolgano in via prioritaria il tessuto regionale tenendo in considerazione come interlocutore autorevole l’associazione locale, purchè rispetti i principi comuni di democraticità e trasparenza. Introducendo obblighi di comunicazione pubblica, e verso le istituzioni sportive, a carico dei proprietari dei club per i movimenti societari che coinvolgono quote rilevanti. Al vaglio anche proposte per quote minime obbligatorie da destinare ai Supporters Trust e periodi di esclusiva, ‘right to buy’, accordati ai gruppi in caso di manifesta volontà di cessione della società, o di specifici asset di interesse per la comunità locale(stadio, strutture di allenamento). Obbligo di consultazione pubblica per la modifica delle denominazioni sociali e per il cambio di marchi e stemmi storici.

Il secondo aspetto riguarda invece forme di tutela ed incentivo ai club professionistici e non che hanno come azionisti di riferimento le associazioni di tifosi, con la proposta di sgravi fiscali e dell’introduzione di una specifica struttura associativa, Community Owned Sports Club, con tratti definiti e chiari, nel riconoscimento dell’impatto positivo apportato alla comunità di riferimento. Il percorso di cooperazione si è articolato con meeting dedicati ai diversi aspetti d’intervento e hanno coinvolto associazioni e club di tutte le categorie del calcio inglese, per approfondire il Report finale del 2016 e l’aggiornamento di Febbraio 2017.