Portsmouth FC, il Community Club salvato dai propri tifosi

Portsmouth FC, il Community Club salvato dai propri tifosi

Da un passo dal baratro alla rinascita nell’abbraccio dei propri tifosi, tra le realtà europee che meglio hanno saputo concretizzare il concetto di partecipazione attiva e di ‘Club della comunità’ c’è il Portsmouth FC, sprofondato nel 2013 nella League Two a seguito di due anni di amministrazione controllata, viene salvato dal fallimento solo dall’intervento risolutivo dei tifosi che lo hanno ricondotto su binari sostenibili e sopratutto al centro della comunità.

Dopo diversi anni nelle categorie professionistiche nel 2003 il club centra una storica promozione in Premier League, a seguito dei primi anni in lotta per non retrocedere la società entra nel mirino di speculatori stranieri, arrivano campioni ma il conto delle spese non tarderà ad arrivare, si alternano quattro proprietà, Alexandre Gaydamak, Ali al-FarajBalram Chainrai e Vladimir Antonov che lasceranno un segno unico, il dissesto economico totale. Nessun investimento nei settori giovanili, cessione di strutture utili, a cui si accompagna l’incuria sulla manutenzione dello stadio che costerà al club la riduzione della capienza autorizzata.

Dopo aver vinto nel 2008 la FA Cup, e raggiunto l’anno precedente una storica qualificazione alla UEFA Europa League, l’apice dei successi negli anni recenti, la gestione spregiudicata e l’accumulo di una ingente quantità di debiti, contratti nell’alternarsi di loschi avventurieri stranieri alla guida, che nel tempo hanno scorporato diversi asset(tra cui lo stadio) per far fronte alle scadenze, segnano l’inizio della caduta.

La società finisce in amministrazione controllata prima nel 2009, debiti per oltre 100 milioni di sterline, ma il fallimento è scongiurato dalla ristrutturazione con i creditori tramite un accordo volontario e dal cambio di proprietà. Quindi nel 2011, di nuovo, ammonta a quasi 60 milioni l’esposizione e viene aperta la procedura per tasse con l’erario non pagate, anticamera della procedura fallimentare. Questa volta la tifoseria, esasperata dalla situazione precaria durata anni, inizia un braccio di ferro con la proprietà del club. Le società collegate a Vladimir Antonov figurano tra i principali creditori, nel frattempo il lituano finisce al anche centro di un mandato di cattura internazionale per bancarotta e successivamente viene arrestato, la situazione appare disperata ma il gruppo di tifosi si presenta come unico interlocutore credibile per rilevare il Portsmouth FC.

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L’acquisizione viene guidata dal Pompey Supporters Trust(PST), associazione di tifosi aperta e democratica, una testa un voto, nata all’indomani della prima ristrutturazione del debito del 2009, che inizia a raccogliere le risorse per presentare un’offerta credibile. In migliaia aderiscono all’iniziativa e il collettivo riesce a coinvolgere un gruppo di imprenditori locali, undici ”Presidents” , che partecipano attivamente alla campagna di salvataggio del club. Dopo una lunga trattativa la società viene ceduta per circa 4 milioni di sterline, ereditando circa 10 milioni di debiti ma riuscendo a mantenere negli asset lo stadio, a finanziare l’acquisizione interviene anche l’amministrazione locale con un prestito di 1 milione di sterline concesso al PST e rimborsato poco dopo il completamente dell’acquisizione. Nell’Aprile 2013 il club può considerarsi salvo, completato il più grande salvataggio da parte di un’associazione di tifosi nel Regno Unito, consacrato nel 2014 con la consegna al collettivo di premio civico conferito dall’amministrazione comunale per la grande impresa e per l’opera di ristrutturazione societaria caratterizzata da una rinnovata e forte presenza nella comunità.

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Il PST assume il controllo del 52% della società, con il restante ai Presidents, riparte dalla League Two con un nuovo spirito, e con la spinta di una intera comunità riuscirà in poco più di un anno ad abbattere i debiti ereditati dal salvataggio e a impostare l’intera gestione su una base sostenibile e orientata ad una solida programmazione del proprio futuro. In questi quasi quattro anni i principali investimenti sono andati a rinforzare l’intera struttura societaria: interventi sullo stadio, settore giovanile e campi di allenamento, scegliendo saggiamente di non lanciare l’ennesima rincorsa spregiudicata verso il ”calcio che conta’ ma di gettare basi solide per non mettere nuovamente a rischio il proprio futuro, mettendo in secondo piano l’investimento sportivo che, sebbene il club abbia sempre schierato formazioni competitive per la promozione, raggiungendo in una occasione la finale play-off, è rimasto inchiodato nella quarta divisione.

Dal 2013 ad oggi la quota dell’associazione di tifosi è scesa sotto la maggioranza assoluta, poco più del 48%, per effetto degli investimenti diretti negli interventi allo stadio Fratton Park operati a carico dei Presidents, necessari alla messa in sicurezza di alcune aree lasciate senza manutenzione negli anni della crisi per recuperare parte della capienza dell’impianto. Nonostante ciò la comunità d’intenti e la sinergia con gli imprenditori locali hanno creato un ottimo clima di cooperazione, un Community Club a tutti gli effetti, e il pubblico non ha mai fatto mancare il proprio supporto.

Al match inaugurale sotto il controllo dei tifosi in League Two si presentano in 18.000, oltre 10.000 gli abbonati, allo stadio nel corso delle stagioni una media 16.000 spettatori per partita e fuori dal campo si sviluppa una grande partecipazione alla vita del club. Dalle piccole iniziative lanciate dalla società con il percorso partecipato per progettare gli interventi allo stadio, in prima linea per il ritorno degli spalti in piedi, e nel restyle del logo verso quello tradizionale, ai contest per scegliere le divise ufficiali aperti a tutta la tifoseria, fino agli impegni veri nelle diverse raccolte fondi lanciate per finanziare lo sviluppo della società.

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Dopo la partecipazione con oltre 2 milioni al piano di salvataggio la comunità locale ha finanziato il progetto da circa 500.000 sterline complessive per i campi di allenamento delle giovanili con 270.000 raccolte con una campagna di crowdfunding fatta di piccole donazioni, ed il restante con un piano di azionariato popolare. Per entrambe le occasioni la società ha deciso di omaggiare i partecipanti con delle targhe celebrative affisse sui due ”Wall of Fame” realizzati uno nell’area dei campi di allenamento e l’altro sulla parete esterna della North Stand del Fratton Park.

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Impegno che non si è esaurito solo nello sviluppo del club, oltre all’impareggiabile e costante attività dei volontari, sotto la guida del PST la società sta sviluppando un forte radicamento territoriale rientrando in molteplici progetti di promozione sociale. Recentemente con circa 100.000 sterline raccolte con le attività del progetto ‘Pompey in the Community’, per la promozione dello sport, dell’inclusione e di programmi dedicati ai disabili, con cui ha coinvolto oltre 30.000 persone, ha ricevuto un importante riconoscimento nell’ambito dei ‘English Football League Awards 2017′ con l’assegnazione del South West & Wales Checkatrade Community Club of the Year”, entrando nei finalisti per l’award nazionale.

Parallelamente anche l’associazione di tifosi guarda al futuro, cosciente della propria responsabilità alla guida del club e della necessità di proseguire nel sostegno della società, il gruppo ha dato vita a diverse iniziative per far crescere la forza e l’incisività delle attività sul territorio. Tra le più rilevanti la ‘Pompey Lottery”, attiva dal 2014, e una linea di merchandising griffata PST i cui ricavi vanno a finanziare direttamente il settore giovanile. Lo scorso anno è stato lanciato anche un interessante programma di introduzione dei giovani tifosi nella vita associativa e organizzativa con la partecipazione nel PST Next Generations, dedicato agli under 25. Un Supporters’ Trust in formato junior costituito per fornire una soluzione utile ad un percorso formativo dei ragazzi che rappresentano il futuro, non solo del Portsmouth FC, ma anche dell’associazione, destinata a svolgere un ruolo talmente centrale della vita della società da richiedere un necessario percorso dedicato alla formazione dei giovani per comprendere le dinamiche ed apprendere sul campo l’entità dell’impegno.

I risultati sul campo presto o tardi arriveranno ma a Portsmouth ha ripreso a battere un grande cuore, un Community Club vero, esempio e ispirazione per chi crede che un altro calcio sia possibile!

La Lucchese Libertas riparte dal territorio con i tifosi di Lucca United

La Lucchese Libertas riparte dal territorio con i tifosi di Lucca United

Nuovo corso per l’AS Lucchese Libertas, dopo l’uscita di scena Bacci e i timori per lo spettro di un nuovo fallimento, il club toscano riparte col motto ”la Lucchese ai lucchesi” con una nuova compagine societaria che vede alla guida il gruppo della Lucchese Partecipazioni, composto da imprenditori locali, e l’importante presenza fino al 10% dell’associazione di tifosi Lucca United, ancora una volta protagonista delle recenti vicende della squadra locale.

La storia del collettivo di tifosi rossoneri parte nel 2011, all’indomani del secondo fallimento nel giro di pochi anni, il primo nel 2008, un gruppo di volenterosi e lungimiranti supporters decide di dare vita a Lucca United affinchè la storia e la tradizione del club locale non cadesse più in mani sbagliate. L’associazione rileva a proprie spese il marchio e la denominazione ‘Lucchese Libertas 1905′ all’asta fallimentare, poi concessi in comodato d’uso gratuito nel 2013 all’attuale club della Lega Pro.

Tra alti e bassi nei rapporti con la società, che nel frattempo ha visto alternarsi diverse figure alla guida, il gruppo ha sempre svolto un ruolo di ”guardiano” della gestione del club, con scontri anche accesi con la dirigenza, ma sempre con la volontà costruttiva di aggregare e rilanciare la società. Nell’Ottobre 2013 il gruppo recupera una spazio sotto la Curva Ovest dello stadio Porta Elisa che diventerà il museo della ‘Lucchese Libertas 1905′ e la casa dei tifosi rossoneri. Già all’interno dell’azionariato della società con l’1%, ora con il nuovo corso, l’assemblea degli associati ha deliberato l’incremento della partecipazione fino al 10% per sostenere economicamente il club in una delicata fase di rilancio e di ristrutturazione societaria.

Dal pericolo scampato alla ripartenza con il sostegno dei tifosi, a Lucca si sta aprendo un’interessante fase e quindi ho fatto qualche domanda ai rappresentanti di Lucca United per fare il punto sulla situazione e per raccontare questa piccola-grande vittoria dettata dalla perseveranza e dall’impegno del gruppo, l’ennesima dimostrazione di come spesso i supporters siano l’ultimo argine ai problemi dei club medio-piccoli del calcio italiano.

Dopo l’apprensione e i timori ora si respira una nuova aria in casa Lucchese. Cosa è successo negli ultimi mesi?

E’ successo che il principale azionista della società Andrea Bacci, ha cessato di immettere liquidità nelle casse sociali dovendo fronteggiare procedure fallimentari che hanno coinvolto le sue aziende. Queste vicissitudini hanno finito per procurarci due punti di penalizzazione in classifica per mancati adempimenti Figc. Vi potete anche immaginare le situazioni di difficoltà che si creano in questi casi sia dentro che fuori dal campo.

Questo ha consentito un ricompattamento delle altre componenti societarie che con enormi sforzi economici e organizzativi hanno fronteggiato le scadenze federali successive e in sede di ricapitalizzazione hanno rilevato la quota sociale di Bacci ricostruendo di fatto la società e scongiurando la messa in liquidazione. Anche Lucca United ha partecipato a questa ricostruzione societaria impegnandosi a rilevare una quota sociale fino al 10% dell’intero capitale sociale, ovviamente dopo aver ricevuto a larga maggioranza il mandato dell’assemblea dei soci.

L’impegno, anche economico, di Lucca United sarà importante, qualche dettaglio in più?

Come affermato in precedenza l’assemblea dei soci ha dato mandato al nostro consiglio direttivo di poter concorrere ad una quota di partecipazione al capitale sociale fino al 10 % del complessivo. L’impegno è enorme perché pur contando su una buona base sociale (attualmente sopra i 200 soci) una quota investita ci impegna a 360 gradi dato che il sistema di regole attuali non da modo di creare ricavi ma solo costi.

Noi abbiamo acquisito ultimamente una buona esperienza per ciò che riguarda l’ambito merchandising e nell’organizzazione degli eventi, possiamo contare sulle quote sociali e qualche donazione libera, e con un nuovo ciclo di crescita da parte di quelle che noi chiamiamo “aziende partecipative”, il tutto sempre con un occhio al bilancio perché anche noi nel nostro piccolo dobbiamo sostenere spese.

Sensazioni su questo momento speciale, il nuovo corso può aprire ad un vero rapporto costruttivo tra la tifoseria e la società?

Oltre a tanta fatica e al tanto tempo sottratto al lavoro e alle famiglie, siamo veramente contenti del ruolo che stiamo svolgendo ed in soli quattro anni di attività direi che abbiamo raggiunto lo straordinario obiettivo di essere diventati guardiani della nostra fede come ci eravamo prefissati dopo i due fallimenti.

Quale sarà ora il vostro impegno?

Ora abbiamo la chance di far parte della nuova società a pieno titolo e siamo sicuri che la nostra gente capirà cosa stiamo facendo standoci vicina e sostenendoci e, come auspichiamo, associandosi per dare una mano a chi già c’è. Anche se sappiamo da altri gruppi che portano avanti iniziative come la nostra che non sarà cosi automatico, e che ci sarà molto da fare. Il consenso ce lo dovremo guadagnare con i fatti e i risultati.

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Avrete un rappresentante nel Consiglio di amministrazione?

Attualmente la compagine societaria è in ricostruzione e al momento non sappiamo quanti e quali rappresentanti di Lucca United saranno presenti in società. Il nostro obiettivo non è tanto far parte del consiglio di amministrazione ma quello di poter mettere le nostre esperienze, che non costano nulla, al servizio della Pantera ed importante avere un continuo confronto con le altre componenti finalmente lucchesi in seno alla società

Anni in prima linea quindi ne è valsa la pena?

Beh se ne è valsa la pena lo scopriremo solo vivendo, noi pensiamo di sì perché il contributo del tifoso in termini di passione e competenza non sarà mai lo stesso del solito magnate, e spesso avventuriero, per restare civili nella definizione.

All’estero questo modello specialmente in Germania funziona da anni con ottimi risultati tanto è vero che la Lega tedesca ha obbligato le società a cedere il 51% della proprietà ad associazioni di tifosi riconosciute (Eingetragener Verein). Quindi la linea è questa.

Sicuramente le vicende economiche sono quelle più impellenti ma già avete in mente qualche iniziativa per promuovere la partecipazione nel prossimo futuro?

La miglior promozione del concetto di partecipazione sarà il nostro scopo e principale lavoro, e gli eventuali risultati spero siano una logica conseguenza. Noi vorremmo progettare un futuro sportivo molto legato al territorio ed alla crescita di giocatori locali fino a crescere un gruppo da poter presentare al palcoscenico professionistico.

Progetto difficile ma estremamente affascinante. Il sogno, diventare il nuovo Athletic Bilbao italiano.

Ogni realtà ha una storia a sè ma forse le vostre vicende possono lanciare un segnale anche ad altri che come voi hanno intrapreso questo percorso, che messaggio mandereste?

State uniti e non scoraggiatevi davanti alle difficoltà che pure noi stiamo vivendo sulla nostra pelle, le diffidenze sono ancora molte, ma il calcio non può fare a meno di passioni di sentimenti sinceri e disinteressati, e di una enorme capacità di soffrire. Solo noi tifosi possiamo comprendere questi piccoli ma importanti concetti. Questo e’ il nostro segnale, e mai mollare!

 

Cava United FC: Piccolo club, grandi orizzonti

Cava United FC: Piccolo club, grandi orizzonti

Che le esperienze italiane di partecipazione attiva nei club siano fortemente influenzate e legate allo sviluppo parallelo in tutta Europa di un nuovo modo di vivere il calcio, sopratutto quello locale, che si richiama ai principi di coinvolgimento dell’intera comunità nella valorizzazione del ruolo sociale dello sport, come strumento di aggregazione e coesione, ne abbiamo esempio dal piccolo club campano di Seconda categoria Cava United FC. Il Community Club, nato nel 2014 dall’iniziativa dell’associazione di tifosi Sogno Cavese(LINK), dal Gennaio 2016 è partner attivo di un interessante progetto del circuito europeo Erasmus + ‘Clubs and Supporters for Better Governance in Football”, che vede coinvolti altri otto paesi nello sviluppo di un percorso di interscambio tra diverse realtà calcistiche continentali di buone pratiche di governance dei club sportivi di proprietà di associazioni di tifosi.

Il progetto, partito lo scorso Marzo 2016 e che si concluderà nel Dicembre 2017, si sta articolando con reciproci scambi di informazioni utili derivanti dalle esperienze dirette locali e con la condivisione delle buone pratiche dedicate a tre differenti aspetti che rivestono una particolare importanza per tutte le realtà impegnate nel coinvolgimento diretto dei supporters nella governance delle società di calcio: buona gestione, sostenibilità finanziaria, attività di volontariato. Le attività del programma vedono la partecipazione sia di singoli club che delle organizzazioni di coordinamento nazionali: C.A.P. Ciudad de Murcia; FASFE (Spagna); Cava United; Supporters in Campo (Italia); Conseil National des Supporters de Football (Francia); Cork City FC; Irish Supporters’ Network (Irlanda); FC United of Manchester; Supporters Direct (Regno Unito); Malmö FF; Svenskafotbollssupporterunionen (Svezia); Schalke 04; Unsere Kurve (Germania)

Cava United FC con Supporters in Campo, associazione che coordina i supporters e gruppi di supporters italiani che promuovono la diffusione dei modelli sostenibili di proprietà e gestione delle società e delle istituzioni sportive, ha avuto la possibilità di confrontarsi con i rappresentanti di club come Schalke 04, Malmö FF e il famoso FC United of Manchester di cui sono stati ospiti lo scorso Giugno per il primo workshop del progetto dedicato ai modelli governance dei club di proprietà dei tifosi.

Come è stato l’impatto con questo progetto, i temi sicuramente molto interessanti e la presenza di grandi club sarà stata certamente uno stimolo per voi?

Sicuramente ci onora essere parte di un progetto tra i cui partecipanti figurano club prestigiosi e con un certo blasone, così come club che hanno fatto scuola in ambito fan ownership . La contemporanea presenza di Società più piccole come la nostra è la prova evidente che certe tematiche relative alla ‘governance dal basso’ e soprattutto la passione per il gioco del calcio è la stessa a tutte le latitudini e in tutte le categorie. Inutile negare che, in alcune circostanze, quali ad esempio l’approfondimento su tematiche di natura finanziaria, hanno visto trattare argomenti piuttosto prematuri per una piccola società come la nostra. Tuttavia, con le dovute proporzioni, l’impegno necessario a gestire una Società di calcio è comunque enorme: ciò che cambia, evidentemente, sono le strutture organizzative che sono ovviamente proporzionate alle dimensioni del Club.

Come si sono articolati gli scambi finora, avete dei partner specifici?

Ad oggi abbiamo avuto il piacere di incontrare i rappresentanti dell’Associazione nazionale svedese in occasione dello scambio effettuato con Supporters in Campo. I nostri partner sono Cap Ciudad de Murcia con i quali il prossimo aprile abbiamo previsto di effettuare la nostra visita e di ospitarli a Cava de’ Tirreni e lo United of Manchester che avremo l’onore di ospitare nella seconda parte del 2017.

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Il primo workshop a Manchester ospiti dei Red Rebels per parlare di governance, quali aspetti vi hanno colpito e quali insegnamenti utili avete riportato? Quali delle soluzioni illustrate nel corso dell’incontro pensate possano funzionare anche da noi?

Il workshop di Manchester è stato assolutamente interessante ed è stata l’occasione per comprendere quanto coloro i quali sono impegnati nella titanica impresa di gestire un Club si ritrovino nelle medesime situazioni relativamente alla ricerca di ‘nuova forza lavoro’. Il tema del coinvolgimento dei Soci e la necessità di ampliare il numero di volontari impegnati è indubbiamente una problematica comune. Da un punto di vista pratico, l’attività di analisi della base costituisce sicuramente un punto di partenza fondamentale per comprendere quali e quante risorse cercare di coinvolgere ed in che tipo di attività. Inoltre, questa attività risulta di fondamentale importanza per poter implementare iniziative ad hoc con l’obiettivo di incrementare tanto il grado di soddisfazione, quanto il numero di Soci.

Sensazioni entrando al Broadhurst Park? Un’icona per le molte tifoserie ”ribelli” in giro per l’Europa…

Beh, che dire, il raggiungimento del loro obiettivo è stato motivo di orgoglio per l’intero movimento e, chiaramente, allo stesso tempo un’aspirazione per ciascuna delle nostre iniziative, ancor più se di piccole dimensioni!

A Novembre invece siete stati allo Swedbank Stadion di Malmö in Svezia ospiti del Malmö FF e dell’organizzazione nazionale di supporters svedesi Svenska Fotbollssupporterunionen per il secondo incontro del progetto, in questo caso si parlava di sostenibilità finanziaria, un tema spesso ignorato dalle nostre parti…cosa ne pensate? Dove vedete l’Italia carente?

A nostro giudizio questo è Il Tema, soprattutto in Italia. Il sistema indubbiamente andrebbe riformato, a partire dalla suddivisione dei ricavi derivanti dai diritti televisivi, per finire alla costruzione di stadi di proprietà. A questo proposito, l’esempio degli amici di Malmo credo rappresenti un impagabile esempio: hanno iniziato con una quota minoriaria, ed oggi sono riusciti ad essere proprietari al 100% del loro stadio.

Con riferimento ai cosiddetti campionati minori (per fatturati non di certo per la passione messa in campo dai tifosi), pensiamo seriamente sia necessario fare un ‘passo indietro’: le cifre che ad oggi circolano dalla Serie D fino, perché no, alla terza categoria, sono obiettivamente insostenibili. Non trattandosi di campionati professionistici, è assurdo pensare che i Club che lottano in Eccellenza o in Serie D per la promozione abbiano i budget attuali. Con buona pace dei Presidenti mecenati, è inevitabile il rischio di infiltrazioni di ogni tipo… E, a maggior ragione, il coinvolgimento dei tifosi nella governance non può che costituire un baluardo, il miglior organo di vigilanza possibile, gli unici veri proprietari e depositari della passione che c’è dietro qualsiasi Club!

L’esperienza ”europea” quindi finora positiva? I prossimi incontri?

Assolutamente si! Il progetto a cui abbiamo l’onore di partecipare costituisce un’impagabile momento di crescita.

L’aspetto più interessante è che ciascuno, anche i rappresentanti dei club più piccoli, riesce a trasferire agli altri partecipanti le proprie best practice e a fornire spunti utili, ovviamente da adattare ai relativi contesti.

Il prossimo incontro si terrà il prossimo giugno a Gelsenkirchen, ospiti dello Shalke04. I temi trattati saranno relativi all’ampliamento della membership e al coinvolgimento dei volontari.

Tornando alle attività nostrane, il vostro club è particolarmente attento alla comunità locale, quali sono state le ultime collaborazioni e progetti in questo senso? E quali sono i vostri prossimi programmi?

Il legame con il territorio è sicuramente un aspetto che ci caratterizza e che dovrebbe essere imprescindibile per qualsiasi Supporters Trust. Siamo sempre pronti a recepire sollecitazioni dal territorio per iniziative di carattere benefico che puntualmente sosteniamo e incoraggiamo. Come Sogno Cavese ormai da anni continuiamo ad intraprendere una serie di iniziative con al centro il gioco del calcio: dal torneo ‘Alla viva il parroco’ che vede la partecipazione dei ragazzi degli oratori delle Parrocchie del territorio, al Torneo che coinvolge i bambini e le bambine delle scuole elementari della città di Cava de’ Tirreni, alla collaborazione con la Cooperativa la Fenice per l’organizzazione del Torneo ‘Scalciando insieme’ che vede impegnati in un torneo di calcio ragazzi ospitati da cooperative sociali e centri di igiene mentale. Insomma, sotto il motto ‘Il calcio è della gente’, cerchiamo in tutti i modi di far si che torni ad essere innanzitutto un modo per stare insieme e divertirsi!

MyRoma tra passato, presente e le sfide per il futuro. #UnitiSiPuò

MyRoma tra passato, presente e le sfide per il futuro. #UnitiSiPuò

Lo sviluppo della partecipazione attiva portata avanti dalle associazioni di tifosi è un percorso pieno di ostacoli soprattutto nel contesto italiano, gli squilibri economici dei club, la mancanza di una regolamentazione specifica, e sopratutto la poca lungimiranza di gran parte degli addetti ai lavori del calcio nostrano, finora non hanno consentito di cogliere a pieno il potenziale dei movimenti dei supporters che si propongono come voce costruttiva aperta a tutti, al servizio dei club e della comunità, a tutela della storia e delle tradizioni delle squadre locali.

Nonostante le difficoltà ‘strutturali’ e la scarsa copertura mediatica delle attività delle associazioni italiane diversi gruppi vantano anni di attività e, tra alti e bassi e con scarse risorse, portano avanti nuove idee per ricostruire rapporti burrascosi tra tifoserie e società, per frenare il lento esodo del tifo dagli stadi e ricondurre i club verso binari più economicamente sostenibili.

Tra le realtà italiane che forse meglio rappresentano l’evoluzione del movimento nostrano, contagiata dalle buone esperienze di matrice anglosassone dei Supporters’ Trust, e l’unica attualmente concretamente attiva tra le tifoserie della Serie A, è MyRoma, AS Roma Supporters Trust, a cui ho fatto qualche domanda a margine dell’assemblea generale degli associati, che ha seguito il lancio della nuova campagna di adesioni.

Il Supporters’ Trust giallorosso è l’associazione di tifosi più longeva tra le tifoserie della Serie A, a quasi 7 anni dal 27 maggio 2010 quando il collettivo si affacciava ufficialmente sulla piazza romana un bilancio tra passato, presente e futuro.

Dall’inizio delle attività dell’associazione a oggi come si è evoluto il percorso di MyRoma, quanto hanno influito sullo sviluppo del gruppo il confronto con altre realtà simili a voi e l’esempio delle belle storie di partecipazione attiva sempre più numerose in Europa

MyRoma è nata con una parola d’ordine: azionariato popolare, ovvero con lo scopo di favorire la partecipazione dei tifosi alla proprietà e alle decisioni del club. Ogni anno acquistiamo azioni della AS Roma, svolgendo il proprio ruolo attivo di azionista di minoranza. Nel frattempo, MyRoma si  è fatta carico di istanze care ai tifosi che la animano. Da quelle relative alla tradizione romanista (stemma, maglia, colori) a quelle in favore di particolari fasce di tifosi,  fino alle varie battaglie in favore della libertà di tifare (dai ricorsi contro la chiusura delle trasferte al recente impegno contro le barriere). È insomma diventata un Supporters’ Trust di tipo europeo: partecipa economicamente al club, ma opera anche in favore dei tifosi.

Per chi volesse approfondire cosa siamo riusciti a realizzare può consultare questo link : http://www.myroma.it/iniziative.html

 Tra alti e bassi nei rapporti con il club di occasioni per dare un contributo concreto ce ne sono state quali ricordate con maggiore piacere? E quanto invece c’è ancora da lavorare?

Nell’attività di un supporter trust il rapporto con il club è un punto fondamentale. Esso deve essere improntato su una costruttiva collaborazione che abbia lo scopo di trovare una sintesi fra istanze ed interessi spesso confliggenti. Nel corso della nostra esperienza ci sono state varie occasioni di confronto con la società che hanno portato a risultati concreti. Quello che ricordiamo con maggiore piacere è senza dubbio l’istituzione della card away, cioè il superamento della imposizione della tessera del tifoso per la partecipazione alle trasferte della AsRoma. In altri casi invece è mancata la consultazione dei tifosi, come sull’imposizione del nuovo stemma, segno che a nostro avviso c’è ancora molta strada da fare per raggiungere un sano ed equilibrato rapporto fra club e tifoseria.  

Quali insegnamenti avete colto in questo percorso? Quali i consigli a gruppi che si avvicinano a realtà come la vostra?

La nostra esperienza in una piazza complessa come quella di Roma ci ha insegnato soprattutto che la cosa più importante è sviluppare quel senso di comunità che sempre più spesso manca nell’appassionato calcistico contemporaneo. La tendenza a seguire il calcio attraverso le alienanti dinamiche imposte dalle varie piattaforme televisive e radiofoniche rischia infatti di farne perdere di vista la vera essenza, che è quella di fenomeno sociale ed aggregativo. Il ruolo di un supporter trust deve essere quindi a salvaguardia di tali valori cardine, nel rispetto dei quali vivere la passione per la propria squadra del cuore.

Spesso in Italia il messaggio e lo scopo delle associazioni non viene colto nella sua interezza, e le forze propositive dei gruppi rimangono inespresse, perchè secondo voi?

Non possiamo che ribadire il concetto secondo il quale il calcio contemporaneo, concepito quasi esclusivamente per essere fruito come mero prodotto di intrattenimento da consumatori paganti e alienati, finisca inevitabilmente per perdere contatto con il suo lato passionale e “romantico”Ciò comporta che il movimento dei supporters trust fatichi a trovare una sua collocazione in un tale contesto. E questo è vero soprattutto in Italia, dove la demonizzazione per ogni forma di tifo popolare e meno “ammaestrato” ha raggiunto livelli parossistici. E dove il progressivo svuotamento degli stadi cui abbiamo assistito nell’ultimo decennio è stato volutamente sottovalutato da tutti i media di settore.

C’è quindi una necessità di cambiamento che venga anche dalle istituzioni del calcio, che non sia limitato al solo impulso genuino delle tifoserie? Come?

L’elemento aggregativo e l’estrazione “popolare” del fenomeno calcistico dovrebbero a nostro avviso essere aspetti degni di tutela istituzionale. E siccome i supporter trust sono il soggetto per sua natura più indicato ad esserne l’espressione, sarebbe utile per lo sviluppo del movimento italiano un supporto legislativo che identifichi un percorso condiviso fra club e tifosi e favorisca gradualmente la nascita, la crescita e la affermazione di supporter trust a tutte le latitudini calcistiche. Magari sul modello di altri paesi europei come la Germania, dove l’introduzione di norme ad hoc ha fatto da volano per la ristrutturazione ed il successo dell’intero settore calcio.

 Al riguardo, segnaliamo il nostro impegno per collaborare alla presentazione di specifiche proposte di legge. Impegno che si è concretizzato qualche mese fa in occasione di un incontro con gruppi parlamentari che si stanno occupando proprio della materia in questione. La nostra idea sarebbe quella di una legge che, da una parte, preveda il riconoscimento di una forma giuridica con relative agevolazioni organizzative ai supporter trust; e dall’altra, favorisca l’ingresso degli stessi supporter trust nella proprietà dei club, a cominciare dai casi di crisi economica e salvataggio, purtroppo sempre più frequenti soprattutto nelle serie inferiori.

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C’è però anche il bisogno di una maggiore crescita organizzativa dei gruppi di tifosi secondo voi?

Sicuramente le responsabilità del movimento italiano dei supporter trust ci sono e non possono essere negate. Siamo infatti in colpevole ritardo rispetto ad altre realtà estere ed abbiamo evidenziato numerose carenze organizzative.

Forse l’errore maggiore è stato quello di non prendere atto per tempo del cambiamento profondo in corso da anni nel mondo del calcio e della conseguente necessità di organizzarsi ed unirsi per salvaguardare i valori a noi cari. Oggi crediamo che il Supporter Trust è l’unico modo per difendere tutto questo.

Ora ripartite con #Unitisipuò tra l’attesa per le sorti dello progetto del nuovo stadio e con gli attuali problemi dello scarso pubblico all’Olimpico, quali saranno i temi che affronterete nei prossimi mesi?

Lo slogan Uniti Si Può nasce da una semplice constatazione: uno degli ambienti calcistici più caldi e rinomati nel mondo vive ormai da qualche anno profonde divisioni al proprio interno.

Mai come in questo momento crediamo sia necessario mettere da parte protagonismi e compiere uno sforzo comune che coinvolga tutte le parti in causa (tifoseria, società e istituzioni) per giungere auspicabilmente alle adeguate soluzioni.

Il nostro focus più immediato sarà quindi sul ritorno dei tifosi allo stadio, che potrà avvenire solo a seguito del necessario ripristino delle normali condizioni di vivibilità all’interno dello stesso, con particolare riferimento alla Curva Sud.

In un’ottica più di lungo periodo, invece, stiamo monitorando gli sviluppi relativi alla possibile costruzione dello stadio dove giocherà  la Roma. Gli elementi che più ci stanno a cuore al riguardo sono la salvaguardia di un settore “popolare” nella struttura e soprattutto nei prezzi di ingresso (vista la deplorevole tendenza a rendere il calcio moderno un fenomeno sempre più di elite ed accessibile a pochi) e la tutela dell’interesse primario della AsRoma nell’ambito di quelli che saranno gli accordi per la ripartizione degli utili derivanti dallo sfruttamento dell’impianto.

Ci stiamo inoltre attivando per seguire il Comune di Roma e il Primo Municipio nel percorso di riqualificazione di Campo Testaccio, da anni consegnato all’abbandono. Speriamo di poter presto annunciare novità positive.

‘Riprendiamoci la storia e i nostri Colori!’ Nasce il Palermo FBC 1900

‘Riprendiamoci la storia e i nostri Colori!’ Nasce il Palermo FBC 1900

A Palermo la frattura della proprietà con la tifoseria sembra giunta ad un punto di svolta, da tempo si inseguono voci di una possibile cessione della società ad investitori stranieri, per ora nulla di fatto, ma i tifosi chiedono risposte sulla gestione e sul futuro societario, e con otto punti da recuperare per uscire dalla zona retrocessione, la situazione è critica.

In queste ultime settimane, sulla scia delle forti contestazioni e del malumore della piazza palermitana nei confronti del presidente del Palermo Maurizio Zamparini, si sta affacciando nella città siciliana un gruppo di appassionati dei rosanero che ha annunciato l’intenzione di dare vita ad un’associazione di tifosi, aperta a tutti, per unire i supporters nella tutela della storia e della tradizione del club locale.

A pochi giorni dall’inizio delle attività del collettivo Palermo FBC 1900 – Supporters Trust, precedute da mesi di raccolta di informazione dalle realtà italiane e straniere che hanno realizzato progetti simili per creare organizzazioni democratiche, aperte e focalizzate sulla comunità, ho fatto qualche domanda ai promotori di questo progetto ambizioso, che si affaccia nel contesto italiano ancora particolarmente chiuso a questo tipo di iniziative, per capire la situazione locale, e comprendere come si sta muovendo e quale spirito anima il gruppo nel portare avanti la propria idea.

Prima di tutto che cosa sta succedendo a Palermo?

Palermo, tra le nove province siciliane, è quella ad aver subito il maggior numero di “invasioni” straniere. Queste ci hanno lasciato un infinito patrimonio artistico, culturale e soprattutto caratteriale che l’hanno resa – ma ciò vale per tutta la Sicilia –  da sempre una città accogliente e ospitale. A tali caratteristiche, ormai radicate nel nostro DNA, fa da contraltare una fiducia incondizionata che per i Siciliani e in particolare per noi di Palermo rappresenta il primo dei sentimenti che non deve e può essere disatteso. Insomma, due facce della stessa medaglia. A Palermo è successo che l’ospitalità e la fiducia donata a Maurizio Zamparini, sin dal suo primo giorno a Palermo, sono state lese, ferite, derise, calpestate e umiliate. E ciò ha scatenato l’attuale clima di protesta.

 Quale è il vostro punto di vista sulla situazione societaria, con Zamparini e il rapporto burrascoso con la tifoseria?

Sulla situazione societaria non abbiamo al momento dati “certificati”. Ci muoviamo tra supposizioni dettate da quanto si legge sulla stampa o dalle dichiarazioni ufficiali di Zamparini: queste ultime sono poi smentite da lui stesso nei fatti, che vanno avanti ormai da anni e di cui i tifosi, per primi, si sono resi conto della vacuità, stancandosene.

Da qui nasce il contrasto con l’intera tifoseria, sia essa “da stadio” che “da tastiera”, come ci volle definire lo stesso Zamparini, quando registrammo le prime avvisaglie su quale fosse il “progetto” che aveva in mente e che, adesso, sta finendo di attuare. Avvisaglie che si manifestarono in una petizione on-line lanciata da tifosirosanero.it (blog rosanero seguitissimo che ci sostiene) e conseguenziale alla finale di Coppa Italia, da cui chiedevamo di ripartire per rilanciare la squadra verso i primi “successi sportivi”, raccogliendo quasi quattromila firme. Firme che rappresentavano la voce dei tifosi rosanero, totalmente inascoltate.

Avete quindi deciso di fare questo passo e di incominciare a parlare di un Supporters’ Trust per i tifosi del Palermo, cosa ha influenzato questa scelta?

La scelta è stata influenzata dalla nostra stessa storia. Storia del Palermo e della città. Una storia che nei suoi corsi e ricorsi si ripropone in linea con i tempi ma che ci ha segnato profondamente.

Questo Club, il più antico del Meridione italiano, ha una Storia e una Tradizione che prende vita all’inizio di questo secolo e da allora si è arricchita solo di amarezze, delusioni e crisi profonde che ci hanno visto promossi, retrocessi, radiati. Abbiamo giocato in tutte le categorie, dalle più basse fino alla Serie A, l’ultima nel 1972-73, prima del periodo attuale. Certo, abbiamo vissuto le prime gioie con l’avvento di Zamparini, nel 2002 con il ritorno alla massima serie dopo ben 32 anni, alcune qualificazioni in Europa League, una finale di Coppa Italia (la terza della storia) e tante bellissime vittorie sui campi di Juventus, Milan, Roma, Fiorentina ecc… ma che sono rimaste solo bellissimi memoriali e niente più. Non si è mai provato ad “alzare l’asticella” e questo alla lunga ci ha stancato. Anzi, da quella finale di Roma, la dirigenza ha annualmente smobilitato lentamente quanto di buono fatto e ci ha portato alla situazione attuale, che ci sta facendo rivedere lo spirito di quel Palermo “Yo-Yo” che saliva e scendeva dalla Serie C (adesso Lega Pro) alla Serie B ad anni alterni. Ecco, quindi, alcuni motivi per cui siamo stati spinti a intraprendere questo progetto che ancor prima di essere sportivo o “economico” è culturale e identitario. Non c’è calcio senza i tifosi che ne rappresentano il Popolo.

Quali saranno le linee guida che seguirete nelle vostre attività?

Quanto stiamo proponendo non è semplice o di rapida realizzazione. Al primo posto dobbiamo cambiare l’impostazione culturale, del concetto di tifo e dei tifosi, fino ad arrivare alla modifica delle strutture societarie. Il Palermo calcio è la Storia, la Tradizione, i Colori, la Maglia. Sono cose che nessuno potrà portarci mai via che sono dentro di noi. Siamo noi che quella Maglia e quei Colori li teniamo nel sangue, li amiamo, che viviamo di quella profonda passione che ci porta a esaltarci per memorabili gesta sportive o a piangere per una sconfitta all’ultimo secondo e che abbiamo a cuore anche la sua crescita societaria.

Curva-Nord

Tra gli aspetti che muovono la vostra iniziativa, riprendendo dal vostro manifesto: ‘La necessità di unire e riunire quante più persone sinceramente interessate, pronte e legate ai colori Rosa Nero, che ci accomunano e a cui siamo profondamente legati dal 1900′. ‘La necessità di rifondare il legame tra la tifoseria e il Club, con cui si intende definire l’insieme della Storia, della Tradizione che si identifica nei nostri colori. Il Rosa e il Nero’. Indicano quindi che la vostra attività andrà oltre il potenziale ingresso in società? Un progetto di lungo raggio per creare una voce costruttiva?

Il progetto è di lungo raggio e a lungo termine, non è finalizzato solo al raggiungimento della gestione societaria. Pensiamo di estendere il nome PalermoFBC1900, anche ad altre discipline sportive, a creare partecipazione attiva, a richiamare al senso “puramente” sportivo tutti i giovani.  Diffondere quei valori di correttezza, onestà, rispetto, partecipazione che stanno alla base di qualsiasi sport, ancor più in quelli di squadra e in particolare nel calcio, che malgrado tutto resta ancora il più diffuso e il più seguito. Il tutto, partendo dalle stesse motivazioni che spinsero i fondatori, nel 1900, a creare il Palermo FBC 1900.

La vostra iniziativa si colloca in un campo emergente in Italia e in Europa ma ancora poco conosciuto per la gran parte delle tifoserie nostrane, è fondamentale la comunicazione chiara e precisa del vostro scopo e la massima apertura alla tifoseria, come vi state muovendo in questo senso? State consultando ”la base” del tifo?

La difficoltà a cui facevo riferimento sta proprio in questo. Manca la cultura e l’informazione. Da qui la necessità di distillare e distribuire le giuste conoscenze legali e regolamentari, sia in ambito nazionale che europeo dove sono presenti diverse realtà ad alti livelli come Barcellona, Manchester United o Bayern Monaco, il tutto preventivamente condiviso con altre realtà italiane che hanno già mosso i primi passi in questo campo.

Ecco l’esigenza di creare uno spazio in rete da cui poter reperire quante più informazioni possibili, tenere in costante aggiornamento la tifoseria. Il sito del Club, così come le pagine sui maggiori Social ci saranno utili per poter canalizzare al meglio le informazioni, le iniziative che stiamo portando avanti. Massima diffusione e condivisione sono alla base per poter coinvolgere tutti i tifosi, in particolare quelli che risiedono all’estero e che, dai primi contatti avuti, sembrano quelli maggiormente interessati al nostro progetto.

In che rapporti siete con la parte più calda del tifo? E con il Comitato Tifosi Rosanero Riuniti che si è costituito di recente?

Stiamo cercando con ogni canale comunicativo di interagire con tutta la tifoseria, dagli Ultras a “quelli” di Tribuna. I primi contatti sono stati abbastanza positivi, anche tra i ragazzi delle Curve si sta diffondendo chiaro che la sola protesta “verbale” non porta alcun frutto. Di fronte a una dirigenza “cieca e sorda” non è più procrastinabile l’intervento diretto da parte dei tifosi, che sono i veri proprietari e gli unici fruitori di questa passione. Anche con il Comitato Ti.R.R. siamo in stretto contatto, cercando di finalizzare una possibile azione comune e un coinvolgimento, per un risultato concreto che vada oltre la semplice e sterile protesta. La nostra azione tende a coinvolgere chiunque. Qualsiasi realtà che si muove a favore del Club troverà in noi spazio e ascolto a nessuno è preclusa la partecipazione, anzi; sia essa diretta o meno.

Siete in contatto con qualche tifoseria che ha già percorso questa strada? C’è qualche specifica esperienza che guardate con interesse, anche in ambito europeo?

Certamente. Abbiamo attivato contatti e scambi per una collaborazione pro-attiva con gli amici Supporters Trust della Roma “My Roma” e i rappresentanti della tifoseria del Club Futbol Barcelona tramite l’Associazione Sicilia-Catalunya. Soprattutto entrando in sinergia con questi ultimi, vogliamo riproporre il “modello Barcellona”, con cui riteniamo di condividere le basi motivazionali di tipo identitario e culturale: noi Siciliani, da questo punto di vista, siamo abbastanza simili ai Catalani, però loro hanno da tempo raggiunto una certa maturità identitaria che da noi è ancora latente. Diventa pertanto necessario ricevere il giusto supporto per un percorso di maturazione, entrando in sinergia con la “popolazione” del Club Futbol Barcelona.

Quali saranno i prossimi passaggi che affronterete?

In questa prima fase, di pari passo alla raccolta delle adesioni – quindi la “fidelizzazione” al Club attraverso l’“Iscrizione” on line, (ecco il link: http://www.palermofbc1900.it/modulo-di-iscrizione/”) attiva tramite il nostro sito ufficiale – stiamo diffondendo il maggior numero di informazioni sulla nostra Mission, su chi siamo e cosa vogliamo realizzare. Inoltre, stiamo predisponendo lo Statuto a cui farà seguito la costituzione ufficiale del Club. Da quel momento in poi, saremo riconoscibili, rappresentativi e operativi per mettere in atto la nostra Mission.

Il vostro messaggio finale alla comunità palermitana?

All’ombra del Monte Pellegrino, sotto gli occhi della nostra “Santuzza” S. Rosalia sono passati migliaia di giocatori, centinaia di allenatori, decine di presidenti; ma la nostra Storia, la nostra Tradizione, i nostri Colori, la nostra Maglia, ci sono sempre stati e siamo noi Palermitani quelli chiamati a “portare” questi Valori, a rappresentarli in modo costante.

  • Erano nostri quando si giocava sui campi Serie C, in Serie B, o in Coppa UEFA. Erano nostri dalla fondazione al primo dopoguerra con la vittoria della Coppa Lipton e le successive due rinascite, col Principe Raimondo Lanza e poi ancora con Casimiro Vizzini e il periodo del Presidentissimo Renzo Barbera, con le due finali di Coppa Italia raggiunte stando in serie B. Nostri quando non avevamo lo stadio e si andava a Trapani e al primo anno dopo la rifondazione vincemmo subito il campionato di C2 con una bella cavalcata, con mister Pino Caramanno e battemmo in amichevole l’Ajax per quattro a zero; quando non c’erano i soldi e i “picciotti di Ignazio Arcoleo” battevano in Coppa il Parma dei “ricchi” Tanzi; quando i giocatori dormivano nella foresteria della vecchia “Favorita”, unica loro casa; erano dei nostri nonni e dei nostri padri. Erano nostri quando, tramite il Comitato Pro Palermo, già trent’anni fa l’Azionariato popolare si realizzò a Palermo.
  • Sono nostri adesso che si gioca in Serie A, con una rosa di giovani giocatori, inesperti e sopravvalutati, incolpevoli per quanto sta succedendo in questa disastrata e disagiata stagione. Sono nostri, appartengono a noi che stiamo subendo la peggiore delle ferite: il tradimento.
  • Saranno nostri perché li stiamo consegnando ai nostri figli, il nostro futuro. Saranno nostri qualunque possa essere la prossima dirigenza, la prossima proprietà che desideriamo ardentemente sia finalmente nostra anche giuridicamente. Sarà ancor più nostro se vorremo prendercene cura partecipando attivamente alla sua rinascita.