“Giocavo con CR7”: la seconda, strana vita di un ex United

“Giocavo con CR7”: la seconda, strana vita di un ex United

“Finché hai qualcosa per cui valga la pena svegliarti la mattina, tutto va bene”.

Non sono parole dell’ormai ex difensore del Manchester United Rio Ferdinand, in procinto di lanciarsi in una nuova carriera come pugile professionista.

Si tratta, invece, di una frase di uno dei tanti ‘vecchi’ compagni di squadra di Ferdinand ai tempi di Old Trafford; un ragazzo che a soli 26 anni ha appeso gli scarpini al chiodo e ha cambiato completamente vita dopo il suo addio al calcio.

Stiamo parlando di Richard Eckersley, oggi ventottenne: un nome che ai più non dirà molto, ma che ha una storia bella ed affascinante da narrare.

Meno di nove anni fa, il giovane debuttava sul prato del ‘teatro dei sogni’; oggi, invece, gestisce il primo negozio nel Regno Unito, nella pittoresca città di Devo, a non produrre rifiuti.

“Una volta che ho scoperto che il calcio è stato solo uno sport, una porzione di vita per me, la mia passione nei suoi confronti è andata scemando”, ha raccontato l’ex ‘diavolo rosso’ alla BBC Sport.

Nato a Salford ed entrato nell’Academy del Manchester United all’età di sette anni, Eckersley aveva il calcio nel sangue fin dall’inizio della sua esistenza.

La sua scoperta a grandi livelli è avvenuta durante la stagione 2008-09, quando questi ha fatto il suo debutto tra i grandi della prima squadra all’età di 19 anni, in una vittoria di FA Cup contro il Tottenham.

Nell’estate del 2009, il giovane sceglie il Burnley per avere maggiore spazio e poter crescere, possibilmente prima di tornare nella parte ‘rossa’ di Manchester.

“Probabilmente, partire dal top, ovvero dallo United, per me e la mia carriera è stato l’inizio della fine. Tutto pareva in discesa, invece è stato l’esatto contrario.”

“Non sono mai stato un Wayne Rooney, non sono mai stato un Cristiano Ronaldo o uno di questi giocatori pazzeschi”

“Ero abbastanza solitario nello spogliatoio e un calciatore nella media in campo”

A Burnley, comunque, lo spazio è ridotto e di lì a poco inizia una girandola di prestiti che pare infinita: Plymouth, Bradford, Bury. Le esperienze sono tante ma le soddisfazioni nulle.

“Avevo una bella casa e una bella macchina, ma mi sentivo solo”, ricorda oggi Eckersley. “Nicole (la moglie dell’ex United ndr) era sempre all’università e io spesso mi fermavo per chiedermi ‘cosa sto facendo della mia vita?'”

Il tentativo seguente è di quelli che possono far paura. Viaggio transatlantico per giocare in Major League Soccer (tra Toronto e New York, sponda Red Bull).

Dal punto di vista sportivo, le gioie restano poche per il ragazzo; tuttavia, qualcosa, dal punto di vista personale, cambia radicalmente: “In Nord America ho iniziato a vedere molti documentari e leggere molti libri e ho capito che la mia strada era un’altra”.

Tornato dagli USA, Eckersley regala i suoi ultimi scampoli di carriera a Swindon e Oldham; il destino, però, è già segnato. A dicembre del 2015, l’ex United disputa la sua ultima partita da professionista.

Il motivo? Eckersley ha deciso che nella sua vita il calcio non è (più) un argomento centrale, anzi.

“Oggi ciò a cui tengo davvero è l’ambiente, non il calcio”, afferma convinto.

A marzo del 2016, il giovane ha infatti dato vita al suo negozio ‘zero waste’ (ovvero, senza rifiuti e sprechi), dove i clienti portano le proprie bottiglie, i propri recipienti o le proprie scatole e acquistano cibo e bevande sfusi.

Un progetto innovativo ed interessante, distante anni luce dal patinato mondo del calcio e dei suoi protagonisti; il fatto che a partorirlo sia stato proprio un ex giocatore, tuttavia, può soltanto farci ben sperare.

 

Se i bambini insegnano agli adulti: il grande gesto dei “pulcini” del Real Madrid

Se i bambini insegnano agli adulti: il grande gesto dei “pulcini” del Real Madrid

Real Madrid-Siviglia, categoria ‘Benjamines‘ (i nostri ‘pulcini’). In campo, non ci sono star affermate come Cristiano Ronaldo o Kroos da una parte e Banega o Jesus Navas dall’altra.

Si tratta di ragazzini, che, a quell’età in particolare, dovrebbero pensare a correre dietro ad un pallone per scaricarsi e divertirsi, piuttosto che ricercare ossessivamente la vittoria.

Talvolta, però, spinti da genitori tutt’altro che caratterizzati da comportamenti educativi, anche i più piccoli incorrono in errori o gravi mancanze di rispetto.

Oggettivamente, non è il caso del bambino con la ‘camiseta blanca’ coinvolto nell’incidente di cui stiamo per parlare e, visto come poi ha reagito il tecnico del Real Madrid, c’è solo da togliersi il cappello.

Di cosa stiamo parlando, quindi?

Di un gol avvenuto a porta vuota perché il portiere del Siviglia si trovava a terra infortunato.

La rete viene convalidata dall’arbitro poiché il gioco non è fermo ma il marcatore evita anche di esultare.

Tutta la squadra, allora, viene immediatamente richiamata in panchina dal tecnico dei Blancos, che ordina ai suoi ‘allievi’ di permettere l’immediato pareggio al Siviglia, vista la circostanza in cui è maturato il vantaggio (ingiusto) dei suoi.

E’ ciò che avviene e che dimostra, forse, come ancora si possa credere in un calcio un pizzico migliore e, soprattutto, più umano.

ECCO IL VIDEO

“Calciatori gay? Giocherebbero meglio se facessero coming out”

“Calciatori gay? Giocherebbero meglio se facessero coming out”

Sembrano non voler accennare a placarsi le polemiche ed i dibattiti in Inghilterra riguardo alla possibilità che i calciatori gay riescano finalmente a fare ‘coming out’ senza poi dover finire forzatamente nell’occhio del ciclone di tifosi (soprattutto) ed addetti ai lavori.

Il marciatore britannico Tom Bosworth e l’ex star della NBA John Amaechi hanno affermato davanti ai parlamentari del paese della Regina Elisabetta che gli atleti omosessuali migliorerebbero senza dubbio in maniera esponenziale le proprie performance se riuscissero ad essere in grado di focalizzarsi unicamente sui propri appuntamenti sportivi piuttosto che sulla fatica di doversi ‘nascondere’ rispetto al mondo intero.

In tal senso, Bosworth ha aggiunto che un calciatore gay (ma in questo caso l’esempio può essere tranquillamente ampliato a molti più campi) non in grado di fare coming out per paura “ovviamente non può godersi la vita al massimo, come invece tutti gli altri che esprimono e vivono senza problemi la propria sessualità“.

L’atleta olimpico, giunto sesto nella 20 km di Rio 2016, ha affermato che ha potuto testare la veridicità di tale affermazione in prima persona. Le sue prove, infatti, sono notevolmente migliorate rispetto ai tempi in cui egli ancora non aveva dichiarato apertamente di essere omosessuale.

Amaechi, invece, ex cestista di Cleveland Cavaliers, Orlando Magic e Utah Jazz tra gli anni Novanta e Duemila, ha detto di essere in costante contatto con molti calciatori gay che tuttavia rifiutano categoricamente l’idea di esporsi in pubblico riguardo all’argomento perché troppo preoccupati da quelle che poi potrebbero essere le reazioni di un mondo tradizionalmente maschilista fino all’eccesso: “Se anche un 1% dell’energia di questi ragazzi al momento è sprecato a causa dello stop che devono imporsi sull’argomento in questione, c’è già una differenza, seppur minima magari, rispetto agli atleti che sono eterosessuali e non devono affrontare situazioni del genere all’interno della propria vita privata”.

 La BBC lanciò tempo fa un sondaggio ai tifosi che vivono in Inghilterra: avreste problemi se un calciatore della vostra squadra dichiarasse apertamente di essere omosessuale?

L’82% degli intervistati ha risposto che non cambierebbe assolutamente nulla. Soltanto l’8% di essi ha espresso un parere nettamente contrario a tale opzione.

Bosworth e Amaechi hanno suggerito ai parlamentari britannici di moltiplicare gli sforzi per permettere al mondo di calcio di accettare l’idea che anche nel proprio campo ci siano atleti gay; un esempio proposto da Amaechi concerne la possibilità di rendere molto più severe le punizioni per gli insulti omofobi nei confronti dei calciatori.

Bosworth, infatti, ha specificato che ”il mondo dell’atletica inglese è stato di enorme supporto nei miei confronti quando ho preso la decisione di fare coming out. Mi sono sentito molto fortunato in tal senso. Nel calcio inglese, e non solo, invece, non mi sembra che le cose vadano allo stesso modo”.

A sostenere la medesima tesi del marciatore, proprio Amaechi: “Conosco tanti calciatori gay che sono sicuri di una cosa: in caso di coming out, andrebbero incontro a grossi problemi con le proprie società. Nel 2017, questo non è accettabile.”

Che sia davvero giunto il momento, anche nel calcio, di un cambiamento epocale?

 

I segreti della favola Islanda? Catenaccio, contropiede e una “Cucina da Incubo”

I segreti della favola Islanda? Catenaccio, contropiede e una “Cucina da Incubo”

Sembrava che l’impresa l’avessero già fatta allo scorso Europeo dove incredibilmente raggiunsero i Quarti di Finale. Ma quando parliamo di Islanda, evidentemente, le sorprese non mancano mai. Questa piccola Nazione che conta circa 355 mila abitanti (meno di Firenze) è riuscita a qualificarsi per i prossimi Mondiali di Russia 2018 grazie alla vittoria per 2 a 0 contro il Kosovo in un girone che vedeva contendersi il pass squadra ben più blasonate come la Croazia, Turchia e l’Ucraina, diventando lo Stato più piccolo a qualificarsi nella storia dei Mondiali di Calcio.

Un gruppo di ragazzi combattivi che grazie al caro e vecchio “catenaccio e contropiede” hanno fatto la storia anche in quest’occasione. Ma quali sono i segreti della piccola grande Islanda?

In primis l’alimentazione. I calciatori islandesi, infatti, effettuano quotidianamente spuntini a base di carne di squalo, tagli di balena crudi ed hamburger di pulcinella di mare. Rimanendo fedeli alle proprie tradizioni culinarie, i giocatori seguono un regime alimentare unico nel suo genere e difficilmente “digeribile” per chi non è abituato. La carne di balena, ad esempio, viene servita cotta come una grossa bistecca oppure finemente tagliata per essere mangiata cruda.

Un altro piatto tradizionale è chiamato ‘hakarl’ ed è a base di carne di squalo. In tempi antichi, i cuochi del paese nordico erano soliti addirittura urinare sulla carne di squalo per favorire la neutralizzazione del fetido odore di ammoniaca. In seguito, la carne veniva fatta essiccare al sole per settimane ed infine mangiata. Aneddoti veramente incredibili.

Lo chef inglese Dan Doherty, interpellato in merito a queste strane abitudini in occasione degli Europei francesi, è stato uno dei pochi stranieri ad avere il coraggio di assaggiare le fettine di squalo e le ha descritte come il cibo più terribile mai mangiato nel corso della sua vita: “Si tratta di un piatto che ho consumato in Islanda. Me lo hanno servito in un barattolo e la carne era tagliata a forma di cubo. Ho aperto la confezione e l’odore era così pesante che mi ha quasi bruciato l’olfatto! Poi ho messo la carne in bocca e la lingua ha iniziato a pizzicarmi. Ho dovuto buttare giù il boccone in un sol colpo e poi bere una pinta intera di birra!”

Le stranezze, almeno ai nostri occhi, del cibo consumato dagli atleti islandesi, però, non finiscono qui visto che i ragazzi agli ordini di Hallgrìmsson sono soliti consumare anche testicoli di agnello e parti di testa di pecora bollite. Spesso, quest’ultime vengono poi inserite all’interno di pane tostato.

Che dire, poi, del ‘blood pudding’, a base di zucchero e sangue di pecora, oppure delle viscere di pesce e delle lingue di merluzzo? Sembra il menù di un film dell’orrore ed invece è la pura verità.

Tutto ciò, comunque, evidentemente è riuscito ad aiutare gli straordinari calciatori islandesi dapprima a compiere un’impresa eccezionale terminando primi nel girone di qualificazione alla Fase Finale di questo Europeo e poi ad andarsi a giocare un Ottavo di Finale contro i colossi inglesi di Hodgson, vincendo e uscendo ai Quarti contro i padroni di casa della Francia. Ed evidentemente questa “cucina da incubo” è servita anche a strappare un biglietto per la Russia.

Sempre in occasione della competizione continentale dello scorso anno venne rivelata un’altra chicca per aiutarsi in questa missione. Si scoprì, infatti, che i ragazzi islandesi si caricavano in un modo molto particolare, ovvero con l’ausilio di una foto appesa negli spogliatoi. Cosa è ritratto nella foto? Un cagnolino battagliero che rincorre addirittura un enorme rinoceronte, come a dire ‘nulla è impossibile’.

Chissà se funzionerà anche in Russia. Nel frattempo, il sogno continua.

Se il Calcio è il miglior psicologo per le donne

Se il Calcio è il miglior psicologo per le donne

E’ sorprendentemente il calcio sia lo sport che più di ogni altro aiuta ad aumentare l’autostima delle ragazze in età adolescenziale.

A sostenerlo, non un sondaggio di quart’ordine bensì una ricerca commissionata addirittura dalla Uefa.

Lo studio ha coinvolto in totale 4.128 ragazze, di età superiore ai 13 anni, nei seguenti paesi: Spagna, Danimarca, Inghilterra, Germania, Polonia e Turchia.

L’80% delle intervistate ha affermato che praticare il calcio le ha fatte sentire più fiduciose nei propri mezzi; un numero più alto rispetto al 74% di coloro che si dedicano altri sport.

Il 55% delle adolescenti, invece, ha dichiarato di aver superato il concetto di scarsa autostima grazie al gioco del calcio; anche in questo caso, una cifra maggiore in confronto al 51% delle ragazze che sono impegnate in altri sport.

In merito alla vicenda, la consigliera Uefa Nadine Kessler ha dichiarato: “Questo studio dimostra con chiarezza che le ragazze che giocano a calcio hanno maggiore fiducia in se stesse rispetto a coloro che non lo fanno.”

“Credo di non riuscire a sottolineare a sufficienza con queste poche parole quanto sia importante e significativa la crescita del calcio femminile nel mondo europeo. Sono certa che possiamo una volta per tutte cambiare la percezione del calcio come sport prettamente maschile e renderlo, invece, appetibile ed accessibile anche per adolescenti di sesso femminile.”

“Se riusciremo a raggiungere questo obiettivo, saremo sulla strada giusta per rendere il calcio lo sport numero uno per le ragazze in Europa”.

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