Tutto Vero: Quando Cristiano Ronaldo fu ad un passo dalla Serie A

Tutto Vero: Quando Cristiano Ronaldo fu ad un passo dalla Serie A

Negli ultimi giorni Cristiano Ronaldo e il Real Madrid stanno discutendo sul rinnovo del portoghese e sembra che le parti siano distanti  sulle cifre del contratto, tanto da poter immaginare il suo futuro lontano dalla capitale spagnola nella quale ha vinto tutto più volte.

Un atleta bionico, oltre che un campione tra i più grandi che la storia del calcio ricordi. Tra Manchester United e Real Madrid, il fenomeno lusitano ha vinto tutto e anche in Nazionale è riuscito a mettersi in tasca l’Europeo in terra francese; non per questo, tuttavia, CR7 ha mai pensato di togliere il piede dall’acceleratore. Ogni anno il tentativo di migliorarsi e anche ora che le primavere sono trentadue, il suo fisico e la sua determinazione non sembrano averlo abbandonato.

Il grande peccato, però, da parte di noi italiani, è rappresentato senza dubbio dal fatto di non essere riusciti a poter ammirare CR7 nel nostro campionato; non tanto ora, che le casse delle nostre società languono paurosamente, quanto nei primi anni Duemila, quando i club della Serie A dettavano legge pure in Europa.

Proprio in quel momento, con il talento di Funchal poco più che ragazzino, la possibilità di avere Cristiano Ronaldo in Italia fu veramente ad un passo dal realizzarsi.


E’ l’inizio del 2003, lo scandalo inerente la Parmalat scoppierà soltanto sul finire dell’anno, ed il Parma si trova alla ricerca di un’ala di qualità, in grado di saltare l’uomo e creare superiorità numerica nei confronti degli avversari.

Le attenzioni di Tanzi & co. si posano su un diciottenne che milita nello Sporting Lisbona. Il cognome lascia ben sperare ma è, allo stesso tempo, pesante: Ronaldo. Proprio come il fenomeno ex Inter che sta facendo sfracelli con la maglia della nazionale brasiliana e del Real Madrid.

I dirigenti parmensi lo seguono costantemente e, alla fine, propongono alla società lusitana 11 milioni di euro per acquistare il giovane. I biancoverdi sono titubanti ma alla fine accettano l’offerta. Cristiano Ronaldo è virtualmente un calciatore del Parma.

Arriva, però, una maledetta (per gli emiliani) amichevole estiva a rovinare ogni piano.

Lo Sporting Lisbona disputa un incontro contro il Manchester United di Sir Alex Ferguson ed il tecnico scozzese impazzisce immediatamente di fronte al talento del futuro CR7. Ferguson è alla disperata ricerca di un sostituto di David Beckham, che ha deciso di lasciare Manchester, casa sua, dopo che proprio l’allenatore dei Red Devils gli ha rifilato una scarpata in pieno volto al culmine dell’ennesimo litigio, per sposare il ben più glamour progetto dei Galacticos del Real Madrid. Sostituire lo Spice Boy con un ‘bimbo’ senza alcuna esperienza sembra una follia ai più. Se Alex Ferguson è stato insignito del titolo di Sir, tuttavia, dovrà pur esserci un motivo. Alla fine, infatti, avrà ragione lui. 17 milioni di euro sul tavolo dei dirigenti della squadra portoghese e Ferguson porta il ragazzo con sé ad Old Trafford. Il ‘Teatro dei Sogni’ sta per veder nascere una stella tra le più grandi di sempre.

Si tratta di una beffa clamorosa per il Parma, che dopo Figo (a metà degli anni Novanta) si vede sfilare sul più bello un altro campione proveniente dal Portogallo. Alla luce di quello che la storia del fenomeno di Funchal narrerà ad ogni appassionato di calcio, poi, i rimpianti non potranno che diventare disperazione (sportiva) per qualunque tifoso gialloblù.

Il viaggio americano di Nasri tra allusioni sessuali e accuse di doping

Il viaggio americano di Nasri tra allusioni sessuali e accuse di doping

Cinque anni a Manchester, sponda City, poi due estati fa l’arrivo di Pep Guardiola sulla panchina biancazzurra ed il conseguente addio dai Citizens: “Per te qui non c’è spazio, Samir“, queste, più o meno, le parole del tecnico catalano al diretto interessato.

Per Samir Nasri, dunque, ex bambino prodigio del calcio francese, classe 1987, nuova vita in un nuovo campionato; ad attenderlo il Siviglia del mago argentino Jorge Sampaoli, capace di portare il piccolo Cile dove mai era giunto prima (vittoria in Copa America e ottime prestazioni al Mondiale brasiliano del 2014).

Poco dopo l’approdo in Andalusia, comunque, Nasri non smentisce la passione (già conosciuta ai media inglesi) per le belle donne e la vita un po’ sopra le righe, affermando: “Qui il cibo è ottimo e, soprattutto, le ragazze sono stupende”.

Nonostante ciò, il ragazzo di Marsiglia, sembra rinascere nella Liga Spagnola: un avvio di stagione, tra campionato e Champions League fatto di prestazioni ben più che semplicemente sufficienti.



Samir Nasri pare tornato quello che ai tempi dell’OM veniva indicato da tutti gli addetti ai lavori come il migliore prodotto del calcio transalpino della sua generazione. Neppure qualche contrattempo fisico lo ferma.

E’ di questi giorni, tuttavia, una notizia che potrebbe avere ripercussioni piuttosto pesanti per la carriera (e la vita) dell’ex City che dopo l’esperienza in Spagna è in forza all’Antalyaspor.

Durante le festività natalizie dello scorso anno, il calciatore si è recato presso la clinica statunitense Drip Doctors. La struttura è gestita da 5 sorelle, le Sozahdah, e si occupa di cure mediche per rigenerare sportivi e persone dello spettacolo.

Lo scandalo scoppia quando sul proprio profilo Twitter ufficiale, Nasri si vanta di aver avuto rapporti sessuali con una delle dottoresse, esaltando le prestazioni del “servizio completo”.

Una delle sorelle Sozahdah, dal canto suo, su Twitter pubblica una foto con il calciatore, confermando (ovviamente) solo l’incontro a fini medici.

I post su Twitter successivamente vengono cancellati, col calciatore francese che afferma di aver subito un hackeraggio del proprio profilo.

Fosse soltanto per questa vicenda, ci si limiterebbe al puro gossip. C’è, invece, dell’altro. Nella clinica Drip Doctors, infatti, Nasri si sarebbe recato per effettuare delle trasfusioni di sangue.

Chiariamo, le trasfusioni intravenose non sono di per sé vietate agli atleti. Esistono, tuttavia, due regole ben precise che non possono essere eluse: non debbono essere superati i 50 ml di sangue e, elemento quasi ovvio ma fondamentale, non devono riguardare sostanze proibite.

Per questo motivo è immediatamente partita una procedura investigativa dell’AEPSAD (Agencia Española de Protección de la Salud en el Deporte), volta a verificare dosi e sostanze. Nel frattempo, la clinica con sede in California si è affrettata a informare che a Nasri sarebbero state iniettate sostanze (tra cui vitamina B e C) lecite unicamente con l’obiettivo di idratarlo e mantenerlo in forma durante il resto della stagione sportiva.

L’inchiesta, intanto,era andata avanti e impazzavano voci di possibili squalifiche esemplari per il calciatore (addirittura si vociferava per un periodo fino a quattro anni). Il giocatore aveva fatto ricorso al TAS che ieri ha respinto la sua richiesta e di fatto ha ridato via alle indagini della Wada, interrotte per il procedimento in corso. E è anche confermato il rischio che il calciatore possa essere squalificato per 4 anni.

Tutto vero: quando Messi stava per andare al Como

Tutto vero: quando Messi stava per andare al Como

Oggi, insieme a Cristiano Ronaldo, è unanimemente riconosciuto come il calciatore più forte in attività. Qualcuno porta avanti anche paragoni con l’altro grande argentino della storia del football, ‘El Pibe de Oro’ Diego Armando Maradona, ritenendo che si tratti dell’unico talento in grado di raggiungere (superare?) i picchi del fenomeno che ha fatto sognare Napoli ad occhi aperti. Stiamo, ovviamente, parlando di Lionel Messi.

Il campione del Barcellona, a trent’anni compiuti da poco, ha vinto praticamente tutto il possibile a livello di club (sono ben noti, infatti, i ‘dolori’ di Messi nella nazionale albiceleste) e personale, con i Palloni d’Oro che in casa dell’argentino ormai verranno probabilmente utilizzati come i nani nei giardini di ogni comune mortale.

Eppure, la storia sarebbe potuta andare in modo molto diverso.

Siamo agli albori degli anni Duemila e l’imprenditore Enrico Preziosi è a capo del Como Calcio, società che, con tanti sforzi economici, il presidente sta tentando di far rientrare nel calcio che conta dopo anni bui. Ci riuscirà nel 2002, quando i lariani tornano nella massima serie in seguito ad un doppio salto di categoria in due anni partendo dalla Serie C.

Grande artefice del miracolo sportivo dei lombardi è il tecnico Loris Dominissini, che tuttavia dopo dodici giornate di Serie A viene esonerato. E’ l’inizio della fine per i biancoblù, che dopo un solo anno tornano immediatamente (e mestamente) in Serie B.


Il grande motivo di rammarico, però, a posteriori, può e deve essere considerato un altro.

Dalle giovanili dei Newell’s Old Boys, infatti, in quel periodo, in Lombardia giunge in prova un ragazzino dalla folta chioma castana. Si chiama Lionel Messi, per tutti semplicemente ‘Leo’. Il ragazzo non è affatto male. Ha numeri importanti ed una velocità con la palla al piede semplicemente eccezionale.

Il problema? ‘Leo’ è gracile, fin troppo pensa qualche ‘esperto’, per il ruvido calcio italiano. Alla fine non se ne fa nulla e Messi si accasa in Spagna poco dopo. E’ il rimpianto del secolo.

A confessare la vicenda, nel 2010, ormai da presidente del Genoa, fu Enrico Preziosi in prima persona. Tra i motivi della rinuncia anche dei problemi con la famiglia dell’argentino. “Quando si prende un ragazzo, c’è tutta una trafila anche per quanto riguarda i genitori, bisogna sistemarli in Italia. C’era tutta una situazione che impegnava la società a fare determinate cose, perché era minorenne.”

Il numero uno rossoblù ci tenne, inoltre, a specificare di non essersi occupato in prima persona della trattativa. “I fenomeni ci sono sempre, allora non ero io il fenomeno, era qualcun altro, però va bene così. Molto spesso sono i direttori sportivi che si occupano dei ragazzi giovani, che decidono di ingaggiarlo o no. Non è per scaricare la colpa, ma è stato così. Avevamo una persona che lo seguiva, avevamo parlato con la famiglia, era molto entusiasta di venire in Italia, però poi non se n’è fatto niente”.

Messi al Como. Sembra roba da Playstation o Football Manager ed invece poteva essere davvero realtà.

I 10 numeri di maglia più strani nella storia del calcio

I 10 numeri di maglia più strani nella storia del calcio

Numeri di maglia e calciatori; talvolta connubio indissolubile tra un campione e la sua casacca (come per storici ’10’ quali Maradona, Del Piero, Totti, il ‘divin codino’ Baggio o l’inconsueto 14 del fenomenale e oggi compianto Johan Cruijff), in altre occasioni, invece, opportunità per atleti meno noti e talentuosi di salire comunque agli onori delle cronache sportive.

L’ultimo spunto ce l’ha dato il neo giocatore della Lazio Nani che ha scelto di indossare la maglia numero sette, evocando quel “Biancaneve e i 7 Nani” che tutti conosciamo. Ma non è il solo ad essere finito della storia dei numeri “leggendari”.

Sono innumerevoli, infatti, gli esempi di numeri assurdi nel mondo del calcio; in questa speciale classifica, pertanto, si è deciso di raggruppare soltanto i dieci casi più divertenti/sorprendenti secondo IoGiocoPulito. Pronti, partenza, via.

  1. Mohamed Kallon (Inter)

Siamo agli inizio degli anni Duemila e la numerazione dei calciatori è ancora piuttosto ‘regolare’. Poi arriva lui: ‘Momo’ Kallon. Giunto in Italia a metà del decennio precedente, il calciatore originario della Sierra Leone nell’estate del 2001 (dopo svariati anni di prestiti in giro per l’Europa ed il Belpaese) finalmente arriva all’Inter per restare e si fa subito notare. Il motivo? Non tanto gol e prestazioni quanto il numero 3 (tipico di un terzino o al massimo di un difensore centrale) sulle spalle!

  1. Fabio Gatti (Perugia)

Signore e signori, tutti in piedi. Con Fabio Gatti da Perugia siamo all’apice della genialità. Prime giornate del campionato 1999-2000, il Grifone è una realtà ormai solida nella massima serie italiana grazie al presidente Luciano Gaucci; un nuovo giovane della ‘cantera’ biancorossa inizia a segnalarsi per il piede delicato e le ottime prestazioni sul campo. Si parla ben presto di Roma e Juventus sulle sue tracce ma Gatti finisce sulle prime pagine dei giornali anche per il numero scelto: il 44. Per quale motivo? 44 Gatti..vi dice nulla?

  1. Marco Fortin (Siena)

Marco Fortin: ovvero quando il calciatore, oltre a voler mostrare la propria (ampia) dose di sana follia, decide di sfoggiare anche ottime doti in inglese. 14 nella lingua britannica si scrive ‘fourteen’ ma si pronuncia esattamente come il cognome dell’ex portiere (tra le altre) di Siena e Cagliari. Inutile aggiungere, quindi, le ragioni per le quali Fortin sul finire degli anni Duemila decise di indossare tale numero..

  1. Ivan Zamorano (Inter)

Il bomber cileno, ex Real Madrid ed Inter, potremmo dire che sia stato il vero pioniere nel campo della stravaganza in quanto a numeri sulla maglia. La storia è la seguente (e ormai anche piuttosto nota); estate 1997, Il presidente interista Moratti decide di fare il botto e porta a Milano il ‘Fenomeno’, Luis Nazario de Lima Ronaldo. Il numero nove è stato sino a quel momento appannaggio di Zamorano, che, però, da buon padrone di casa decide di lasciare senza polemiche la casacca del bomber per eccellenza al nuovo arrivato. Come dimostrare di essere ancora un vero nove? Zamorano ci pensa su e poi progetta la grande idea: “Datemi il 18 ma tra i due numeri metteteci un piccolo segno +”. 1+8 fa 9 ed ecco che per il cileno è rimasto esattamente tutto come prima…


  1. Cristiano Lupatelli (Chievo)

Siamo sul finire degli anni Novanta quando un giovane portiere italiano si fa notare tra i pali della Fidelis Andria; mezza Serie A vuole accaparrarsi le sue mani d’oro ma alla fine la spunta la Roma del presidente Sensi. Si chiama Cristiano Lupatelli e alla fine rimarrà nella Capitale solo per due anni (vincendo però uno Scudetto da secondo del titolare Antonioli). Nell’estate del 2001, il passaggio al neopromosso Chievo Verona, una delle più belle favole mai proposte dal calcio dello stivale. Si arriva alla consegna della lista con i numeri dei calciatori e Lupatelli decide di sorprendere l’Italia e l’Europa con una scelta incredibile: il numero dei fantasisti, dei fenomeni con la palla al piede, il 10!

  1. Hicham Zerouali (Aberdeen)

Zerouali è stato (purtroppo è deceduto nel 2004 a soli 27 anni) un calciatore marocchino che tra il 1999 e il 2002 ha militato in Scozia, con la maglia dell’Aberdeen. Probabilmente con l’intento di richiamare il suo cognome, l’attaccante africano in quell’esperienza opta per il numero 0! Si trattò di una decisione che suscitò molte polemiche, tanto che la Federazione scozzese dall’anno seguente iniziò a vietare l’utilizzo del folkloristico numero zero.

  1. Jonathan De Guzman (Chievo)

Storia dei giorni nostri. Il centrocampista De Guzman lascia Napoli ed approda al Chievo Verona alla corte di Rolando Maran. Una mezzala dinamica come lui che numero avrà potuto scegliere? 7? 8? Macché! Come cantava Lucio Dalla ‘l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale’, pertanto De Guzman si prende il numero 1! Chissà, magari un tentativo di ‘parare’ gli avversari già dalla metà campo..

  1. Salvatore Fresi (Salernitana)

Difensore centrale di La Maddalena, ‘Totò’ Fresi nel 1998 torna alla Salernitana dopo tre anni di Inter. Il numero 6 è occupato pertanto a Fresi scatta la ‘zamoranata’. ‘Prendo il 33..tanto tre più tre fa sei..“. E via alla maglia granata con ‘Fresi 3+3’ sulle spalle (seppur soltanto per poche gare rispetto all’ex compagno cileno).

  1. Luca Bucci (Parma)

Parafrasando ‘La Solitudine dei Numeri Primi’, nel caso del portiere Luca Bucci potremmo affermare ‘La noia di avere il numero uno’. L’ex estremo difensore, nella sua seconda esperienza al Parma, decise di scegliere dapprima il numero 5 ed in seguito addirittura il numero 7. Chiamatelo come volete ma non ‘numero uno’..

  1. Salvatore Soviero (Crotone)

Salito alla ribalta delle cronache nei primi anni Duemila per una clamorosa rissa innescata (da solo) nei confronti dell’intera panchina del Messina, il portiere ‘Sasà’ Soviero entra a far parte di questa classifica del tutto particolare poiché durante la sua esperienza crotonese, tra il 2005 ed il 2007, scelse di abbandonare il tradizionale ‘1’ in favore di un maggiormente ‘pazzo’ numero ‘8’

Nel segno di Sir Alex Ferguson: gli allenatori più longevi della storia del calcio

Nel segno di Sir Alex Ferguson: gli allenatori più longevi della storia del calcio

Compie oggi 76 anni Sir Alex Ferguson, leggendario allenatore del Manchester United. Con i Red Devils ha vinto tutto in una carriera che l’ha visto seduto sulla panchina della parte rossa di Manchester per 27 anni. Ma lo scozzese è solo uno dei recordman di longevità. Ecco gli altri “eterni” della panchina.

Guy Roux (Auxerre 1961–2005)
Una vera e propria istituzione del calcio mondiale. Guy Roux tecnicamente ha allenato per quattro periodi diversi l’Auxerre ma il totale di 53 anni è comunque un dato assolutamente invidiabile. Il tecnico transalpino ha iniziato a giocare nella squadra nel 1952 e ad allenarla ancor prima di appendere gli scarpini al chiodo. Con Roux, i biancazzurri hanno scalato le serie del campionato francese a partire dalla terza, raggiungendo la finale di Coppa di Francia nel 1979, approdando in Ligue 1 nel 1980 e vincendo il titolo nel 1996.

Willie Maley (Celtic 1897–1940)
Maley è stato il primo tecnico riconosciuto del Celtic (fondato dieci anni prima della sua nomina) ed ha vinto non poco: 16 titoli e 14 Coppe di Scozia, con 1.045 successi su 1.614 incontri. In precedenza, aveva anche giocato con i biancoverdi di Glasgow, diventandone l’allenatore a 29 anni e conquistando il titolo alla prima stagione.

Ronnie McFall (Portadown 1986–2016)
Assunto dai nordirlandesi del Portadown a dicembre 1986, McFall ha preso il posto di Sir Alex Ferguson in panchina e vi è rimasto per ben trenta lunghi anni. Ex giocatore del Portadown e allenatore del Glentoran dal 1979 al 1984, ha vinto il primo campionato nel 1990 e conquistato anche la coppa nazionale la stagione successiva. Nel 1995/96 e nel 2001/02 ha nuovamente vinto il titolo nazionale.

Ignacio Quereda (Spagna femminile, 1988–2015)
Ex giocatore in prova al Real Madrid, Quereda è stato scelto dalla Spagna il 1° settembre 1988 ed è rimasto in carica fino a questa settimana. Ha lasciato la panchina dopo aver partecipato al suo primo mondiale, raggiungendo anche le semifinali del Campionato Europeo UEFA femminile 1997 e i quarti nel 2013. Per un breve periodo ha anche allenato le giovanili, vincendo il Campionato Europeo Under 19 UEFA femminile 2004.

Sir Alex Ferguson (Manchester United, 1986–2013)
Sir Alex non ha certo bisogno di presentazioni. In principio, la permanenza di Ferguson a Manchester non sembrava destinata a durare a lungo, nonostante i precedenti successi con l’Aberdeen. Tuttavia, il tecnico ha finito per conquistare 13 titoli in Premier League, scavalcando il Liverpool e mettendo fine a un’attesa di 25 anni, nel 1993. Due Champions League completano la sua straordinaria bacheca.

Juan Santisteban (Spagna giovanile, 1988–2008)
Ex giocatore del Real Madrid negli anni ’50 e ’60, ha guidato le giovanili del club e quindi ha iniziato a lavorare con la Spagna Under 16 del 1988, vincendo i titoli europei di categoria nel 1991, 1997, 1999 e 2001. Dopo la nascita della categoria Under 17, ha vinto il titolo continentale nel 2007 (allenando provvisoriamente l’Under 19 e conquistando un altro titolo europeo) e nel 2008.

Valeriy Lobanovskiy (Dynamo Kyiv 1974–1982, 1984–1990, 1997–2002)
‘Il Colonnello’: un’istituzione del calcio ucraino. Lobanovskiy ha anche allenato Dnipro Dnipropetrovsk, Unione Sovietica, Emirati Arabi, Kuwait e l’Ucraina, ma è sempre stato il simbolo della Dynamo Kiev. Nominato allenatore dalla società nel 1974, ha vinto sette titoli sovietici nei primi due anni, aggiungendo la Coppa delle Coppe e la Supercoppa UEFA nel 1975 e aggiudicandosi in totale 13 campionati. A questi trionfi va aggiunta la Coppa delle Coppe 1986.

Francky Dury (Zultse VV 1990–1993, 1994–2001, SV Zulte Waregem 2001–2010, 2011–)
Anche se il suo periodo più lungo in panchina non è durato più di nove anni, in realtà Dury ha allenato lo stesso club per due decadi. Ingaggiato dallo Zultse nel 1990, ha condotto il club dalle serie regionali al campionato nazionale. Nel 2001, la squadra si è poi fusa con il KSV Waregem, raggiungendo il massimo campionato nel 2004/05. L’anno seguente, Dury ha vinto la Coppa del Belgio, mentre nel 2006/07 ha giocato in Coppa UEFA, arrivando ai sedicesimi. Il tecnico è dunque passato al Gent nel 2010 ma non ha saputo eguagliare i passati successi. Alla fine, è tornato allo Zulte Waregem nel 2011, arrivando secondo in campionato e qualificandosi per la UEFA Champions League.

Vittorio Pozzo (Italy, 1929–48)
Semplicemente l’allenatore più longevo di sempre sulla panchina di una nazionale maggiore europea: il mitico Vittorio Pozzo ha lavorato per l’Italia alle Olimpiadi del 1912 e 1924, prima di diventare Ct della nazionale maggiore nel 1929. Con gli Azzurri ha conquistato la Coppa del Mondo 1934 e 1938.

Mickey Evans (Caersws 1983–2007, 2009–)
Evans ha passato l’intera carriera da calciatore al Wrexham e ha dimostrato grossa fedeltà anche da allenatore. A 36 anni, infatti, è stato nominato giocatore-allenatore dal Caersws e vi è rimasto fino a 60 anni. In quel periodo, Evans ha dominato nella Mid-Wales League, assicurandosi un posto nella Cymru Alliance e diventando uno dei membri fondatori della League of Wales nel 1992. Ha conquistato pure tre Coppe di Lega ed un posto in Coppa UEFA Intertoto nel 2002.


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