Non solo business. A Portland il ‘soccer’ diventa strumento di aiuto sociale

Non solo business. A Portland il ‘soccer’ diventa strumento di aiuto sociale

In una tranquilla giornata dell’anno da poco trascorso, Shawn Levy stava guidando nei pressi di un parco a Portland e qualcosa lo ha colpito.

Prima domanda, che sorge spontanea: chi è Mr. Levy? Risposta: un accanito tifoso dei Portland Timbers, squadra con una delle ‘fan base’ più calde dell’intera MLS, che sino ad ora alterna grandi stagioni e delusioni piuttosto cocenti.

Questo, però, riguarda poco o nulla la storia che stiamo per affrontare.

Ho dato un’occhiata nei pressi del parco ed ho notato una cosa che mi ha davvero emozionato. C’erano diversi giovani ragazze, tra i 15 ed i 30 anni, tutte in abbigliamento sportivo, che si apprestavano a giocare nel campetto di calcio a cinque vicino al parco“.

Perché tanta emozione per un’azione così routinaria? Perché quel campo di futsal fino a poco tempo fa non esisteva ed è tutto merito di Levy e dei suoi amici, a loro volta fan sfegatati dei Timbers, se ora i ragazzi di Portland possono andare a fare sport in un posto pulito e sicuro.

Non riuscivo a credere ai miei occhi. Ero stato anche io a creare uno spazio dove quelle ragazze potevano dire ‘Dai, andiamo tutte insieme: incontriamoci e giochiamo lì‘. E’ stato come se mi avessero regalato un milione di dollari”.

Questa unione di forze umane, formata da persone eccezionali, nasce nel 2010 e scaturisce da alcuni dei membri del Timbers Army, gruppo indipendente di tifosi dei Portland Timbers.

Come parte della loro missione iniziale, i ragazzi si prefiggono l’obiettivo di creare campi di calcio in tutta Portland.

Ora, Levy, un membro del consiglio dell’organizzazione chiamata Pitch Invasion, e i suoi colleghi hanno ulteriormente perfezionato le loro idee all’interno di un progetto soprannominato Progetto Blacktop.

In cosa consiste? Iniziato nel 2015, il Progetto Blacktop trasforma nel minor tempo possibile degli spazi cittadini in asfalto abbandonati in campi da calcetto moderni e sicuri. Fino ad ora sono stati realizzati ben quattro campi, tre dei quali nei pressi di scuole elementari.

Ma, dunque, cosa c’entrano i Portland Timbers in tutto ciò? Nulla, o quasi. Il calcio, o ‘soccer’, come lo chiamano da quelle parti, è stato soltanto il motore, il veicolo per dare inizio a qualcosa di bellissimo da effettuare non in quanto tifosi della squadra della propria città ma della città stessa.

“Stai rialzando la tua città e si sta sollevando l’interesse per il ‘nostro’ gioco”, afferma Levy. “Personalmente ritengo che ci sarà da qualche parte un ‘Messi americano’ e questo bambino, o, perché no, questa bambina, deve avere l’opportunità di esprimere le proprie qualità in strutture adeguate e sicure. “

Che le ‘fan base’ del calcio made in USA possano diventare presto un viatico per unire le varie popolazioni locali a costruire qualcosa di unico? Questo potrà dirlo soltanto il tempo ma, di certo, se si prenderà esempio da Portland e da uomini come Shawn Levy la strada è tutta in discesa.

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Il calcio, la speranza, il caos: in Sierra Leone chiude l’Accademia che si oppose all’ebola

Il calcio, la speranza, il caos: in Sierra Leone chiude l’Accademia che si oppose all’ebola

Sembrano non voler accennare a placarsi le polemiche circa l’accademia di calcio fondata in Sierra Leone dall’ex talento gallese Craig Bellamy; attualmente, infatti, come è stato confermato dal numero uno della Charity Commission (l’organo inglese che controlla le associazioni benefiche), sono in corso degli esami approfonditi riguardanti la storia di questa scuola calcio, fondata nel 2008 ed improvvisamente chiusa lo scorso settembre.

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Diavoli Arcobaleno: lo United in prima fila per i diritti LGBT

Diavoli Arcobaleno: lo United in prima fila per i diritti LGBT

Grande novità in casa Manchester United. Stavolta non si tratta di un colpo di mercato milionario alla Paul Pogba o di un accordo commerciale con numeri da capogiro come quello stipulato con Adidas e Chevrolet negli ultimi anni.

In questo caso, parliamo di qualcosa di ben più importante dal punto di vista strettamente sociale (ed educativo).

I diavoli rossi sono diventati il primo club nel Regno Unito a collaborare ufficialmente con Stonewall, il gruppo che utilizza la campagna dei ‘lacci arcobaleno’ per supportare la causa LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender).

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Il club ha dichiarato in una nota che “lavorare al fianco di Stonewall contribuirà ad affrontare le questioni LGBT nello sport e nella società. Come società Manchester United ci impegneremo a studiare i modi migliori per favorire l’uguaglianza nel calcio.”

Ruth Hunt, Chief Executive di Stonewall, ha detto che “il supporto di un grande club come lo United ci permette di raggiungere milioni di appassionati di calcio sia qui in Inghilterra che in tutto il mondo. Dobbiamo incoraggiarli a fare la loro parte per far sì che tutte le persone, a prescindere dalla loro etnia, dalla loro religione o dal loro orientamento sessuale, si sentano le benvenute nello sport.

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Il club allenato da Josè Mourinho è sembrato il più appropriato, in patria e non, in riferimento a tale tematica e a tale accordo con Stonewall, dal momento che è rimasta un’occasione fortemente iconica nella mente di molti appassionati di calcio (e non) quella del bacio avvenuto in campo tra Gary Neville e Paul Scholes, due vere leggende dei Red Devils, nel 2010.

Hunt ha poi aggiunto: “Per le società come il Manchester United è fondamentale mostrare non solo che le persone LGBT siano le benvenute nella propria ‘famiglia’, ma che loro stessi siano enti attivi nel guidare il cambiamento. Al momento, molte persone LGBT vogliono entrare a far parte del mondo dello sport, sia come giocatori che come tifosi, ma il comportamento razzista e discriminatorio di una minoranza della gente può farli sentire insicuri, sgraditi o addirittura incapaci di essere se stessi. C’è veramente tanto lavoro da fare per garantire che tutte le persone LGBT si sentano in grado di partecipare alla gioia dello sport e speriamo di vedere altri club come il Manchester United; club capaci di unirsi a noi ed aderire alla campagna Rainbow Laces per rendere tutto questo una realtà

Richard Arnold, manager di spicco all’interno della dirigenza dello United, ha spiegato che il club mancuniano “vuole essere leader in qualunque campo,” e si è dichiarato “orgoglioso” della nuova partnership.

La nostra società possiede la voglia di mostrare un costante impegno per l’uguaglianza in tutte le aree e con 659 milioni di seguaci in tutto il mondo, è nostra responsabilità mostrare il sostegno e il riconoscimento a tutti coloro che amano questa squadra di calcio“.

Abbiamo studiato e costruito un rapporto di lavoro positivo con Stonewall; è un ottimo modo di imparare gli uni dagli altri e progredire insieme, perché noi ci sforziamo per l’uguaglianza tra tutti i nostri sostenitori.”

Bisogna dire che Manchester ha due squadre di calcio con una grande storia di attivismo a livello LGBT.

Nel 2006, infatti, il Manchester City diventò il primo club ad aderire ad un elenco di aziende ufficialmente riconosciute come “gay-friendly” da Stonewall.

‘Women Power': la FA inglese si rifà il look e apre alle donne

‘Women Power': la FA inglese si rifà il look e apre alle donne

La federazione calcistica inglese sta tentando di effettuare una vera e propria rivoluzione al vertice e per questo motivo è stato deciso che un numero sensibilmente maggiore di donne entrerà a far parte del consiglio della FA.

Si tratta solo di una delle molte riforme proposte per cambiare radicalmente la situazione in seno alla Football Association; tante le critiche piovute addosso all’organismo inglese in merito al modo in cui viene gestito il calcio oltre la Manica.

Urge, secondo la maggioranza degli addetti ai lavori (e, dato non secondario, dei politici), un netto cambio di rotta. Da qui, dunque, la prima, per molti versi storica, proposta.

Più donne al comando.

Lo scorso mese di dicembre, cinque ex presidenti della FA hanno chiesto a gran voce al governo centrale di intervenire per rinnovare un’organizzazione che è stata descritta come prigioniera di “elderly white men” (ovvero “anziani uomini bianchi”).

La situazione, tuttavia, anche all’inizio del 2017 è sembrata cambiare poco o nulla; questo ha portato diversi parlamentari inglesi ad ‘avvertire’ la Football Association che, qualora la federcalcio non avesse definitivamente provveduto a modificare (e migliorare) in modo autonomo il proprio regolamento, ci avrebbe pensato il governo stesso, imponendo determinate mosse.

Fino ad ora, soltanto una donna, Heather Rabbatts, siede al tavolo dei 12 membri al vertice della FA. Tale numero, a quanto filtra, cambierà, però, a stretto giro di posta.

Nel frattempo, le altre riforme proposte dalla FA si focalizzano sui seguenti punti:

  • Ridurre le dimensioni del board (portandolo a 10 membri)
  • Aggiungere 11 nuovi membri al Consiglio Generale della FA in modo da “riflettere meglio la natura inclusiva e diversificata del calcio inglese”
  • Limitare l’appartenenza al Consiglio FA di ogni membro a un periodo massimo di tre anni

Le riforme devono ancora essere approvate dal Consiglio della Football Association, che si riunirà per votare lunedì 3 aprile.

Qualora tali proposte ricevessero l’approvazione della maggioranza all’interno del Consiglio FA, esse verranno poi sottoposte al voto degli azionisti, in occasione dell’Assemblea generale annuale della federcalcio inglese, che avrà luogo il prossimo 18 maggio.

Il Ministro dello Sport, Tracey Crouch, intanto, ha affermato che la FA rischia di perdere tra i 30 ed i 40 milioni di sterline, derivanti dal finanziamento pubblico, se non riuscirà a modernizzare la propria struttura ed il proprio regolamento.

Il presidente della FA, Greg Clarke, dal canto suo, ha ribattuto che, a suo modo di vedere, l’organismo nazionale sta facendo l’impossibile per tentare di restare al passo con i tempi (e non essere considerato “antiquato”) e che le riforme proposte viaggiano in tal senso.

Clarke, in conclusione, ha sentenziato che, qualora non si arrivasse ad una soluzione che possa accontentare anche il governo del paese, sarebbe pronto a dimettersi.

Lo scontro tra politica e calcio in Inghilterra pare appena iniziato.

Come andrà a finire?

La Premier, il doping e quella voglia di non farsi trovare

La Premier, il doping e quella voglia di non farsi trovare

Promozione in Premier League per la prima volta nella propria storia soltanto un anno e mezzo fa; una stagione da debuttante nel grande calcio inglese senza mai il reale pericolo di tornare rapidamente in Championship, lodi a non finire ed, infine, una seconda annata nella massima divisione che fino ad ora appare di tutto rispetto per la piccola realtà rappresentata.

Si potrebbe riassumere, in modo estremamente breve, così l’ascesa nel calcio anglosassone del Bournemouth, allenato dall’eccellente Eddie Howe (segnatevi questo nome sul vostro taccuino).

Sarebbe tutto magnifico, se non fosse che pure le ‘Cherries’, dopo il Manchester City di Guardiola e gli svariati casi di calciatori risultati positivi a test anti-droga, nelle ultime settimane sono entrate nel vortice delle polemiche in riferimento al delicato tema del doping.

Il motivo è esattamente lo stesso del ‘City-gate’: il Bournemouth, infatti, non avrebbe fornito all’agenzia anti-doping inglese le informazioni necessarie (e corrette) per permettere agli ufficiali di poter effettuare dei test a sorpresa sui propri tesserati. Il fatto, peraltro, non sarebbe accaduto in una sola occasione ma per ben tre volte; da qui, la decisione della FA di punire il club rossonero.

La società, dal canto suo, è in attesa di conoscere la sanzione ufficiale da parte della federcalcio inglese. Tutto lascia pensare che il caso si concluderà in maniera simile a quanto avvenuto nei confronti del City dello sceicco Mansour (multa di 35.000 sterline e un ‘warning’, una sorta di ‘cartellino giallo’ che potrebbe aggravare eventuali sanzioni future per doping in casa Manchester City).

A livello puramente teorico, tuttavia, cosa può accadere (da regolamento) quando un club indica un luogo sbagliato dove poter incontrare i propri giocatori (oppure se proprio non vengono comunicati gli estremi dove reperire i tesserati) e gli ufficiali dell’anti-doping si recano ad effettuare il test? Dipende.

Se ci sono fino a quattro atleti coinvolti, il club non viene penalizzato. Se accade, invece, con un numero che va da cinque giocatori in su, si mette in moto la macchina amministrativa della FA. Ogni giocatore che non viene trovato dai funzionari potenzialmente può incappare in una pena per non aver dato luoghi ed orari alternativi.

Secondo le regole vigenti presso la FA, le tre volte in cui è incorso il Bournemouth (così come il City) in 12 mesi potrebbero anche condurre ad una squalifica di alcuni calciatori.

Una decisione che, comunque, appare quanto mai improbabile, visto il recente precedente degli azzurri di Manchester.