Serie A sempre più frammentata: ma il calcio spezzatino non è solo colpa delle Pay Tv

Serie A sempre più frammentata: ma il calcio spezzatino non è solo colpa delle Pay Tv

Il calcio spezzatino. Quando parliamo di questo immaginiamo sempre le varie televisioni, satellitari e non, che sono lì intente a distruggere il calendario fissando partite in qualsiasi giorno e orario. Per carità, il fatto che ormai le televisioni facciano il bello ed il cattivo tempo è fuor di dubbio. Con i tanti milioni versati nelle casse dei club, le tv possono ormai ritenersi le vere padrone del calcio. Su questo nessun dubbio, ma  il così detto calcio spezzatino potrebbe essere anche favorito anche da chi con il calcio ci fa tanti ma tanti soldi, i bookmakers. Ormai le diverse aziende di scommesse sono entrate a pieno diritto nel mondo del calcio diventando, già da parecchi anni, partner ufficiali di tante squadre di Serie A. Ormai la presenza dei bookmakers durante un match di Serie A è praticamente ovunque: molte volte prima di entrare allo stadio, sugli spalti, sui cartelloni pubblicitari dove addirittura passano in diretta le quote live della partita che si sta giocando. Una presenza massiccia che, legittimamente, ricorda allo spettatore-utente che può piazzare una scommessa in qualsiasi momento e in qualsiasi modo sull’evento che sta vedendo.  Ecco che allora il calcio spezzatino è un regalo non solo per le televisioni ma anche per i bookmakers. Vediamo perché.

Spezzatino futuro- In questo momento già siamo in regime di Serie A spezzatino. Il sabato due partite (una alle 18 ed una alle 20,45) in genere con i una o due squadre di vertice del campionato che per l’impegni in coppa sono costrette a giocare in anticipo. La domenica si parte subito con un match alle 12,30, un posticipo alle 20,45 ed il restante delle squadre che giocano alle 15.  Esaminando questi orari è chiaro come il week-end dell’appassionato medio italiano sia già apparecchiato. Non tanto il sabato, per ora, ma la domenica un utente può scommettere sulla serie A praticamente ogni due ore. Una scommessa alle 12:30, perdo? Mi rifaccio con quelle delle 15. Ancora una batosta? C’è quella delle 20:45 che mi salverà. Considerando che tutti i bookmakers si finanziano con le perdite degli scommettitori e che solo il 5% di chi punta alla fine riesce a vincere, il gioco è fatto. Se ora già lo spezzatino è diventato realtà a partire dalla prossima stagione, la situazione sarà ancora più frammentata: tre gli orari aggiunti in pianta stabile, con un anticipo del sabato alle ore 15, un posticipo alla domenica alle 18 ed il lunedì – sporadica apparizione anche di questa stagione – alle 20.30, che peraltro preannuncia lo spostamento di tutte le gare serali dalle solite 20.45 un quarto d’ora prima. Di certo l’obiezione che si potrebbe muovere a questa tesi è che in ogni caso si può scommettere su qualsiasi partita di qualsiasi campionato in qualsiasi momento. E’ chiaro però che gli appassionati italiani, che molte volte hanno anche la presunzione di essere degli espertissimi in materia, siano maggiormente attratti dalle partite della Serie A rispetto a quelle dei campionati esteri. Dunque il vecchio e autentico calcio di tutti alle 14,30 è un solo un lontano ricordo, ma quando cerchiamo un “colpevole” non dobbiamo indicare solo le Pay-Tv perché non sono state solo loro a beneficiare di questa metamorfosi del calcio italiano e mondiale.

Davide Leonardi, Fondatore degli Insuperabili: “Un Privilegio insegnare Calcio ai diversamente abili”

Davide Leonardi, Fondatore degli Insuperabili: “Un Privilegio insegnare Calcio ai diversamente abili”

Un progetto che sembrava impossibile è diventato realtà: quello di poter insegnare, in maniera praticamente professionistica, il gioco del calcio a ragazzi disabili. Detto così sembra facile ma il lavoro che ha dovuto fare Davide Leonardi insieme al suo team per poter dare vita al progetto degli Insuperabili, è stato lungo e faticoso e delle volte ha dovuto superare anche l’indifferenza e i pregiudizi di tante persone che agli albori del progetto, lo etichettarono frettolosamente come “ghettizzante”. In cinque anni, in collaborazione con le Reset Academy e grazie a tanti testimonial tra tutti Giorgio Chiellini, una semplice idea è arrivata a coinvolgere più di 400 ragazzi dislocati in ben 13 scuole calcio in tutta Italia. Per parlare di questo e molto altro abbiamo intervistato Davide Leonardi fondatore e presidente degli Insuperabili.

 Che cosa  o chi sono gli insuperabili?

Gli Insuperabili sono degli atleti diversamente abili, ma a tutti gli effetti degli atleti che giocano a calcio. Abbiamo iniziato cinque anni fa a Torino, con l’obiettivo di poter permettere a tutti questi ragazzi di poter giocare a calcio in maniera corretta. Volevamo dare una struttura ed una organizzazione che insegnasse veramente a giocare a calcio e non solo dare un pallone ed un campo per far dare quattro calci. Ora abbiamo più di 400 ragazzi che giocano e si allenano in 13 scuole calcio in tutta Italia.

Da dove nasce questa idea?

L’idea è nata veramente per caso. All’epoca stavamo sviluppando, con Attila Malfatti (direttore di tutti gli Insuperabili ed ora anche collaboratore di Massimo Carrera allo Spartak Mosca) un metodo di allenamento per ragazzi. La cognata di Attila è una ragazza affetta dalla sindrome di Down tifosissima del Milan e grande appassionata di calcio. Tutte le volte che ci ritrovavamo in campo per lavorare sui nuovi metodi di allenamento lei veniva sempre. Dopo tante volte ci siamo detti, perché non trovare una squadra per farla giocare? Ci siamo messi alla ricerca ma non trovammo veramente nulla, neanche su internet. Trovammo solo un modello inglese “Football for Disable” che abbiamo studiato per circa sei mesi prima di decidere di volerlo importare in Italia e cercando di adattarlo alla nostra realtà. Ora abbiamo delle equipe di lavoro multidisciplinari, dai tecnici di “campo” , agli psicologi, ai fisioterapisti e anche logopedisti. Non nascondo che i primi mesi sono stati difficili perché avevamo difficoltà proprio a recuperare i ragazzi. C’era molta reticenza verso questo progetto e molti ci rimproveravano addirittura di voler ghettizzare i ragazzi con disabilità. Noi invece abbiamo sempre risposto portando ad esempio le paralimpiadi che danno la possibilità ad atleti con diverse abilità di potersi confrontare tra loro. E’ come se io, che non ho mai giocato ad alti livelli, mi trovassi a giocare con giocatori di Serie A. Dopo un po’ non vedrei mai il pallone e soprattutto non mi sarei divertito. Noi invece vogliamo che i ragazzi diversamente abili possano migliorare e divertirsi in contesto a loro idoneo e soprattutto poter tirare fuori il massimo dalle loro possibilità e capacità. Il nostro grande merito è quello di non esserci mai abbattuti e di aver continuato con la nostra strada sapendo che alla fine sarebbero arrivati i risultati.

 Il motto degli Insuperabili è “Ammetto la sconfitta e le mie diverse abilità, non me ne vergogno. Mi vergognerei solo di non provarci”. Puoi spiegarcelo?

Questo motto ci accompagna da quando siamo nati e lo abbiamo inserito anche sulle nostre maglie. Al di là della disabilità, questa è la nostra filosofia. Tutte le persone hanno delle qualità e dei difetti. Noi vogliamo focalizzarci su quello che ci viene meglio e provare sempre a farlo al 100%. Dobbiamo sempre provarci. Se diamo sempre tutto allora possiamo non dirci sconfitti

 Cinque anni fa siete partiti con 4 ragazzi da Torino. Oggi potete contare su più di 400 ragazzi su praticamente tutto il territorio italiano. Quanto ti rende orgoglioso questa crescita?

Assolutamente sì. Una delle grosse componenti è stato da un lato di aver fatto una cosa bella, ma anche di aver fatto una cosa che funziona. Delle volte ci si potrebbe lasciar andare dicendoci da soli che siamo bravi perché lavoriamo nel sociale. Il nostro orgoglio non è solo quello di lavorare con ragazzi disabili ma riuscire a vedere, ad esempio, un bambino con una disabilità motoria che, anche allenandosi con noi e non solo, riesce a fare 50 metri quando un anno fa ne faceva appena 5. Tutto questo davvero ci rende felici ed orgogliosi. E’ un lavoro bellissimo perché giochiamo a calcio e riusciamo a conoscere storie e persone incredibili.

 Il progetto viene portato avanti assieme alla Reset Academy che già a livello giovanile ha introdotto metodi di allenamento innovativi con ottimi risultati. Puoi descriverci in cosa consistono?

Possiamo parlare di un allenamento adattato, perché chiaramente lavoriamo con diverse disabilità e quindi ogni disabilità deve essere tratta in maniera differente. Di base però l’insegnamento e la filosofia sono sempre le stesse. L’insegnamento rimane sempre quello del calcio sia dai primi calci fino a ragazzi più grandi. Le uniche differenze sono negli obiettivi che sono diversi. Lavoriamo in team perché con i ragazzi che hanno una disabilità mentale è fondamentale riuscire ad entrare in empatia per riuscire a trasmettere determinati concetti. Il nostro lavoro si svolge molto fuori dal campo sia a livello di programmazione ma anche a livello di monitoraggio posteriore. Tutti gli allenamenti sono videoregistrati e ad ogni fine allenamento tutto il team monitora l’andamento dell’attività. Tutto questo confronto di dati a fine percorso ci permette di monitorare la crescita e le varie difficoltà.

 Molte volte quando si parla di ragazzi con disabilità si fa l’errore di essere superficiali ed accontentarsi di qualsiasi risultato raggiungano. Voi invece volete che questi ragazzi raggiungano il massimo delle loro capacità.

Noi dobbiamo individuare degli obiettivi realizzabili. Se ogn’uno di noi può arrivare ad un determinato livello ha l’obbligo morale di arrivarci, perché allora potremmo dire di aver dato provato. Anche noi istruttori abbiamo l’obbligo di far raggiungere ai ragazzi il loro massimo. Proprio questo ci ha fatto scattare la molla per far iniziare tutto questo progetto. Purtroppo in Italia delle volte si associa il disabile al pietismo. Questo è l’errore più grande che si possa fare. Io posso dire che sono un privilegiato ed un fortunato perché ho potuto conoscere tanti ragazzi straordinari.

 In questo progetto hanno un ruolo fondamentale le famiglie che vengono costantemente coinvolte in tutti i diversi momenti di crescita e di difficoltà. Inoltre avete dato la possibilità a diversi ragazzi di poter lavorare nel vostro negozio a Torino, questo a conferma di come Gli Insuperabili non riguardano solo il campo ma lo sviluppo dei ragazzi a 360°.

Il lavoro con le famiglie è una vera e propria esigenza per noi. Quando parliamo di una ragazzo disabile bisogna pensare a 360° a tutto ciò che ruota intorno a lui. Abbiamo un team di psicologi che può sostenere la rete famigliare per spiegargli il lavoro che facciamo e quello che proviamo ad insegnare ai ragazzi. Il negozio è nato fondamentalmente da due fattori: la prima era quella di riuscire ad inserire i ragazzi in un contesto lavorativo dato che dopo i primi anni ci eravamo accorti dell’enorme funzionalità che i ragazzi stessi potevano avere in un contesto lavorativo. In più ci dava l’occasione di iniziare a sviluppare un nostro brand per reperire fondi dato che le nostre scuole calcio sono completamente gratuite.

 Come ci si può iscrivere agli Insuperabili Reset Academy?

Basta visitare il nostro sito internet (www.insuperabili.eu) e li si possono trovare l’Academy più vicina alle proprie esigenze. Diamo la possibilità a tutti di poter allenarsi con noi. Svolgiamo 2-3 prove solo in funzione dei ragazzi per capire se hanno voglia di giocare noi. Delle volte capitano dei bambini che inizialmente non sono molto convinti, in quel caso con la famiglia insistiamo un po’ perché siamo convinti che dopo qualche allenamento si divertano e decidano di far parte della nostra scuola calcio. I primi allenamenti ci servono sempre individuare la categoria più idonea alla funzionalità del ragazzo e poi una volta che ha iniziato ad allenarsi con noi capiamo quali obiettivi possiamo prefissarci

Argentina, se non ti qualifichi sei nei guai: 90 minuti per scongiurare un disastro economico

Argentina, se non ti qualifichi sei nei guai: 90 minuti per scongiurare un disastro economico

“La qualificazione al Mondiale è l’unica cosa che conta”. La frase appartiene ad uno dei principali responsabili dell’AFA. Ed è ormai la colonna sonora che ronza nella testa dei calciatori argentini alla vigilia del delicatissimo match di questa notte in Ecuador. L’ultimo treno da prendere, per andare in Russia. Un obbligo, quello dell’Argentina di essere presente nel lotto delle 32 al Mondiale, che non è solo dovuto al prestigio della Nazionale, ma, e forse, soprattutto ad un aspetto economico. L’AFA, se non dovesse riuscire a qualificarsi ai prossimi Mondiali, avrebbe un danno economico di proporzioni spaventose. Da un minimo di 20 milioni ad un massimo di oltre 50 milioni di dollari, a seconda se la Selecciòn se semplicemente risponda presente all’appello a Russia 2018 oppure riesca a diventare campione (in quest’ultimo). A tutto questo dobbiamo poi aggiungere il discorso relativo agli sponsor dato che la FIFA assicura 20 milioni ad ogni partecipante solo per attività di marketing.

Un danno quindi enorme per un Federazione in difficoltà come quella argentina: l’Argentina ha guadagnato nel 2014 in Brasile 25 milioni in premi consegnati dalla FIFA. Per quanto riguarda Russia 2018, la FIFA ha aumentato del 22% questi premi, pertanto, se la Nazionale argentina non riesce a qualificarsi avrebbe una perdita notevolissima. Se pensiamo che per i prossimi mondiali si potranno guadagnare 2 milioni di dollari solo per la qualificazione, 10 per le tre partite del girone, 12 per l’approdo agli ottavi, 18 per la qualificazione ai quarti, 25 per il quarto posto, 30 per la medaglia di bronzo, 40 per il secondo posto e 50 per chi alza al cielo la coppa.

Parlavamo di sponsor. L’Argentina ha due tipi di sponsor: nel primo gruppo ci sono Adidas, Coca Cola, Quilmes, Claro, Tarjeta Naranja, Sancor Seguros e YPF che contribuiscono con uno o due milioni di dollari ciascuno; mentre del secondo gruppo ci sono Aerolíneas Argentinas, Easy, Powerade, Noblex, Bon Aqua, Gillette che versano all’AFA tra 500 e 800 mila dollari ciascuno. Chiaramente un flop totale come quello potrebbe rappresentare il mancato approdo in Coppa del Mondo potrebbe portare questi importanti sponsor a rivedere alcune linee contrattuali, creando un ulteriore danno alle casse della Federazione argentina. Nel conto del danno potremmo poi anche aggiungerci anche i mancati introiti per le aziende che lavorerebbero grazie al mondiale, soprattutto nel settore turistico. Si stima che un pacchetto per andare in Russia l’anno prossimo per 15 giorni (senza biglietti) costerebbe 140 mila pesos. I biglietti variano da 100 a 1100 dollari ciascuno, a seconda del settore dello stadio e dell’importanza della partita.

Stanotte quindi l’Argentina sarà obbligata a vincere, per non ripetere il disastro del 1970, quando l’alibicelste non riuscì neanche a qualificarsi per i Mondiali in Messico. Un girone di qualificazione che è sembrato più un girone dantesco che quella tranquilla cavalcata che tutti pronosticavano per Messi e compagni a braccetto con il Brasile, qualificatosi invece in totale scioltezza. Mai l’Argentina aveva avuto tre ct diversi durante il girone di qualificazione (Il “Tata” Martino, Edgardo “Patón” Bauza e ora Jorge Sampaoli) a certificare le difficoltà quasi inspiegabili a fronte di una rosa che può contare su un tasso tecnico quasi sconfinato. Mercoledì in Ecuador, la Selecciòn sarà chiamata ad un’impresa valida non solo per l’onore, ma anche e soprattutto, per non gettare nel baratro una Federazione, come quella argentina già in piena crisi.

Gli Insuperabili, Calcio e Disabilità assieme, in una formula finalmente vincente con oggi 400 ragazzi in tutta Italia

Gli Insuperabili, Calcio e Disabilità assieme, in una formula finalmente vincente con oggi 400 ragazzi in tutta Italia

“AMMETTO LA SCONFITTA E LE MIE DIVERSE QUALITA’, NON ME NE VERGOGNO. MI VERGOGNEREI SOLO DI NON COMBATTERE E PROVARCI CON TUTTO ME STESSO”: Queste parole racchiudono tutto quello che significa prendere parte al progetto delle Scuole Calcio Insuperabili Reset Academy. Cos’è questo progetto? Qualcosa di straordinario che mai in Italia era venuto alla luce prima del 2012. Un progetto rivolto ai ragazzi con disabilità cognitiva, relazionale, sensoriale, comportamentale, fisica e motoria.

Non si parla però di una semplice organizzazione che si prende cura di ragazzi affetti da disabilità. Nelle Scuole Calcio degli Insuperabili si seguono i ragazzi, ma si vuole da loro il massimo, lasciando da parte il pietismo e il mero assistenzialismo.Non bisogna accontentarsi, solo perché sono ragazzi affetti da disabilità. Cercando di trarre da loro il massimo, si cerca di affermare il loro diritto di avere un ruolo nello sport e soprattutto nella società”. Questo è stato il pensiero che ha portato Davide Leonardi, fondatore degli Insuperabili, nel 2012, ad aprire la prima scuola calcio a Torino. Si è partiti con 4 iscritti ed ora gli Insuperabili possono contare su più di 300 atleti dislocati nelle diverse sedi in tutta Italia. Un risultato incredibile, arrivato grazie anche alla collaborazione con la Reset Group e soprattutto con le Reset Academy. Un progetto unico, rivolto al mondo del calcio giovanile. Nato dalla passione, dall’esperienza dei fondatori (in primis Marcello Lippi), ma soprattutto dalla consapevolezza che il calcio giovanile ha bisogno di nuovi riferimenti e guide a cui ispirarsi, la Reset Academy ha realizzato un modello di insegnamento nuovo perché crede che il calcio debba rispettare i nuovi stili di vita, di gioco e di apprendimento dei giovani che lo praticano.

Tutto questo non poteva che trovare terreno fertile nella collaborazione con gli Insuperabili che fondano propria la loro attività sul lavoro e sulla ricerca continua del miglioramento. Non si parla solo di campo, ma il team che segue i ragazzi è multidisciplinare e affianca competenze tecnico-sportive, psico-educative e manageriali che interagiscono e si confrontano nel corso della stagione, perché la formazione del ragazzo deve essere a 360° e non si deve fermare al rettangolo verde. Attraverso il calcio, il progetto mira a garantire la crescita e l’integrazione di ragazzi con disabilità all’interno della società. Individuando nel calcio uno strumento di socializzazione e integrazione che con il divertimento e l’allenamento può portare miglioramenti al livello di salute psico-fisica, alla soddisfazione personale e più in generale alla qualità della vita del singolo atleta.

Il calcio diviene così un motivo ed una base di partenza: non è un caso che oltre al progetto di allenamento dei ragazzi, ci sia poi anche un progetto dedicato alle famiglie. L’obiettivo è quello di creare una rete di contatti tra le famiglie che cresca in collaborazione con le squadre di atleti, i team di lavoro e la società, ASL territoriali e associazioni legate ai ragazzi/e.

A conferma di quanto tutto questo lavoro non sia solo incentrato sul calcio, ad Ottobre 2016 è stato inaugurato ed avviato lo Shop degli Insuperabili a Torino, Via Montevideo 6. Un’idea che nasce dalla collaborazione tra “Insuperabili Onlus” e “Che Fatica la Vita da Bomber”, per inserire nel mondo lavorativo i calciatori delle scuole calcio. Il Progetto prevede l’inserimento di 4 ragazzi con disabilità con mansioni specifiche nelle differenti fasi del processo distributivo: vendita al cliente, spedizione, logistica e confezionamento prodotti. Quindi, non si cerca solo la semplice realizzazione sportiva dei ragazzi, ma si vuole dare loro anche la possibilità di avere un lavoro, di dargli la chance di poter essere come tutti gli altri senza nessuna distinzione.

“Io Gioco Pulito” ha voluto fortemente dedicare energie, tempo e spazio per essere Media Partner degli Insuperabili: “Questa esperienza, questa opportunità di portare i nostri lettori a conoscenza di quanto di eccezionale è stato e verrà ancora costruito all’interno del progetto “Insuperabili”, è una coesione di intenti praticamente naturale e che vive di genuina spontaneità” (Giorgio Mottironi – Resp. Marketing IoGiocoPulito).

Una piattaforma come “Io Gioco Pulito” che è sempre alla ricerca dei valori più autentici e belli dello sport, non poteva rimanere indifferente davanti a una realtà che sta cercando in tutti i modi di affermare con i propri sforzi principi, che vanno al di là dello sport e che coinvolgono e permeano la vita di tutti i giorni.

Gli Insuperabili, vogliono dimostrare che proprio nella diversità sta la forza di poter superare degli ostacoli che sembrano insormontabili ma che con il lavoro, la dedizione e la passione possono sembrare meno impossibili e delle volte addirittura scomparire del tutto.

Visita il sito www.insuperabili.eu

 

Il Ruolo delle Associazioni Sportive Dilettantistiche: lo Sport che non si vede ma che fa la differenza

Il Ruolo delle Associazioni Sportive Dilettantistiche: lo Sport che non si vede ma che fa la differenza

Quando parliamo di Sport siamo tutti abituati a pensare ai massimi livelli, alle star multi miliardarie, agli atleti pluripremiati, agli stadi ed ai palazzetti gremiti di gente ed appassionati. Senza dubbio lo sport che ci piace è questo, perché è quello che ci fa sognare da bambini e non solo. Analizzando più a fondo però lo sport molte volte significa anche molto altro. Al di sotto del mondo dei professionisti esiste tutto un mondo ed un sistema che fa sport tutti i giorni senza però essere al centro delle luci della ribalta, ma solo per passione e per creare un collante all’interno della società. Tutto questo è rappresentato dalle Associazioni Sportive Dilettantistiche, vera linfa dello sport in Italia. Cuore pulsante della passione di migliaia di atleti nel nostro paese che grazie a queste associazioni posso praticare sport a qualsiasi livello.

I numeri ci raccontano che in Italia sono oltre 100.000 le associazioni sportive. Una rete sociale invisibile ma estremamente fondante dei rapporti sociali e non solo del nostro paese. L’importanza dello sport nei paesi industrializzati oggi è enorme, genera un’economia che è in Italia la quarta maggiore del paese, coinvolge il 65% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, e se si considera anche il livello amatoriale si arriva a 34 milioni di italiani coinvolti. Una risorsa inestimabile per il nostro paese che in tutti i modi deve essere difesa. Lo sport con i suoi valori e la sua funzione sociale può apportare un reale cambiamento e rinnovare le concezioni riguardanti le organizzazioni sportive, non solo in ambito dilettantistico ma anche nelle imprese sportive professionistiche. Attraverso le stesse associazioni dilettantistiche si possono proporre dei progetti che incorporino valori socialmente condivisi e raccoglierne subito i frutti.  Lo sport dilettantistico comunque, con questi numeri, rappresenta senza nessuna discussione, la risorsa più importante del terzo settore in Italia. Questo però non viene compreso dalle istituzioni che molte volte sembrano dimenticare il valore ed il peso dei numeri della Associazioni Dilettantistiche: sotto il profilo Istituzionale l’ordinamento sportivo è materia soggetta a competenza concorrente in un intricato sistema di competenze territoriali. Non è soltanto lo Stato a garantire la presenza e la diffusione delle Società Sportive tramite il suo Dipartimento per le politiche giovanili e le attività sportive, e soprattutto, l’ente pubblico del CONI.  La Consulenza delle associazioni sportive rappresenta il passaggio necessario per districarsi in un budello normativo ricco di soggetti, un complesso sistema normativo che cerca di codificare un’attività, quella sportiva, estremamente varia e  multiforme. Il Governo al momento si è mosso approvando il codice del terzo settore, quello sulla impresa sociale e quello sul cinque per mille.

Piccoli passi volti a garantire il valore sociale dello sport, seppur chiaramente riconosciuto dalla legge di riforma del terzo settore, che però sembra al tempo stesso pesantemente messo in discussione e tenuto fuori dai decreti attuativi della legge stessa. Proprio in questo senso Opes Italia, l’organizzazione per l’educazione allo sport che negli anni è divenuta sempre più punto di riferimento nel mondo dello sport anche nell’ambito degli sforzi profusi per il CCNL dello sport, vigilerà affinché il ruolo delle Associazioni Sportive Dilettantistiche venga riconosciuto all’interno della riforma del Terzo Settore, di cui, comunque, si aspettano tutti i decreti attuativi.

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