Stati Uniti, Messico e Canada insieme per i Mondiali del 2026: quando gli affari scavalcano i muri e la Politica

Stati Uniti, Messico e Canada insieme per i Mondiali del 2026: quando gli affari scavalcano i muri e la Politica

E ‘ufficiale: gli Stati Uniti, Messico e Canada proporranno la loro candidatura congiunta per co-ospitare la Coppa del Mondo 2026. Mentre alcuni dettagli della candidatura non sono del tutto noti in questa fase, altri ne sono emersi. Quello più importante è quello relativo alla ripartizione delle 80 partite totali: gli Stati Uniti ne ospiteranno 60 mentre il Messico e il Canada solo 10 a testa. Tante partite sì, perché quel Mondiale sarà formato da ben 48 squadre da 16 gruppi, vale a dire una vera e propria rivoluzione rispetto alle 32 squadre attuale. C’è però da capire però la ripartizione reale delle partite che si disputeranno: un gran vantaggio che hanno questi paesi è l’abbondanza di stadi che essi hanno sui loro territori. In effetti, anche con un totale di 80 partite da giocare, è chiaro che alcune partite verranno giocate anche in piccoli stadi di città non grandissime. Non è però da scartare l’idea che si possano costruire anche altre strutture in città che già ne hanno più di uno. C’è anche la necessità di trovare un meccanismo tale da garantire alle squadre di non fare lunghi viaggi, attraversando da est a Ovest gli Usa tra una partita e l’altra, nella prima parte del torneo. Ecco come oggi potrebbe essere suddiviso il calendario dei 16 gruppi:

Gruppo A: Los Angeles (due sedi)

Gruppo B: Phoenix e Las Vegas

Gruppo C: Miami e Orlando

Gruppo D: Washington, DC, e Philadelphia

Gruppo E: New York e Boston

Gruppo F: Seattle e Vancouver (due partite in Canada)

Gruppo G: San Diego e Guadalajara (una partita in Messico)

Gruppo H: Toronto e Montreal (tre partite in Canada)

Gruppo I: Pasadena e Guadalajara (una partita in Messico)

Gruppo J: San Jose e Santa Clara

Gruppo K: San Antonio e Dallas

Gruppo L: Città del Messico (due sedi; tre partite in Messico)

Gruppo M: Monterrey e Houston (due partite in Messico)

Gruppo N: Chicago e Detroit

Gruppo O: New York e Montreal (due giochi in Canada)

Gruppo P: Atlanta e Nashville.

Dopo la fase a gironi, il numero di partite e quindi di stadi necessari per ospitarle, sarebbe ridotto. Sulla base del modello proposto il Messico e il Canada potrebbero ospitare tre partite a testa nel primo turno ad eliminazione diretta a 32 squadre. Lo scenario più logico sarebbe quindi quello che vede la partita di apertura allo Stadio Azteca, che ha anche ospitato due finali della Coppa del Mondo nel 1970 e nel 1986, mentre la finale, sarebbe con tutta probabilità essere giocata a New York o a Los Angeles al Rose Bowl di Pasadena che ospitò l’atto finale tra Brasile ed Italia nel ‘94 con temperature infernali.

Come ha dichiarato il presidente della Us Soccer, Sunil Gulati“Le trattative per la spartizione delle partite non è stata facile perché tutti i paesi ne volevano di più, ma alla fine abbiamo trovato un accordo”. Un accordo quindi tra Stati Uniti, Messico e Canada (che entrerebbe con Stati Uniti, Svezia e Germania, nel club dei paesi ad aver organizzato si un Mondiale maschile, sia uno Femminile) in un momento politico così delicato tra questi tre Stati è già una notizia. E’ stato proprio Gulati poi a darci una notizia ancora più importante e cioè come sia nato tutto con la benedizione del presidente Trump: “La candidatura dei tre paesi ha avuto il pieno sostegno del presidente anche se l’attacco al Messico è stato uno dei temi principali della sua campagna elettorale. I colloqui con il presidente, effettuati da un intermediario negli ultimi 30 giorni, hanno rivelato come il presidente abbia supportato e incoraggiato la collaborazione con il Messico. Certo ci sono  preoccupazioni circa l’arrivo di squadre e appassionati da tanti paesi del Mondo in relazione alle restrizioni in materia di immigrazione, ma siamo certi che troveremo una soluzione”.

Dunque Trump mentre da una parte minaccia il rafforzamento di muri divisori dal Messico e annuncia giri di vite sul tema dell’immigrazione, dall’altra apre ad una collaborazione per organizzare una competizione che muoverà tantissima gente nell’arco di più di un mese. Un comportamento ambivalente, che però proprio Gulati spiega: “Una Coppa del Mondo in Nord America, con 60 partite negli Stati Uniti, sarebbe, di gran lunga, la Coppa del mondo di maggior successo nella storia della FIFA, in termini economici”. Ecco allora che si spiega tutto. Trump da uomo d’affari, prima che uomo politico, ha fiutato l’occasione per poter rilanciare l’economia statunitense nel lungo periodo e quindi poco importa se le promesse in campagna elettorale non saranno rispettate, perché un affare da quasi “un miliardo di dollari”, non può essere buttato via così  a cuor leggero. Quindi lo sport (supportato da un pesante aspetto economico) potrebbe in un modo o nell’altro abbattere le divisioni tra Stati e soprattutto mitigare le tensioni che in Nord America negli ultimi mesi si sono accumulate in maniera quasi sconsiderata. Una speranza che potrebbe diventare realtà.

Contratto etico: il decalogo di regole obbligatorie per poter partecipare allo Sport

Contratto etico: il decalogo di regole obbligatorie per poter partecipare allo Sport

Un contratto etico che tutte le società sportive devono sottoscrivere per poter essere ammesse ai diversi campionati Provinciali e Regionali e chi trasgredisce viene espulso. Questa è l’idea che “Territori di Sport” , associazione di diversi comuni della Brianza, ha elaborato per educare i giovani allo sport. Un’idea che è stata adottata (e proposta in prima istanza) dal Comune di Villa Santa e poi, subito dopo, da quello di Sovico. Per farci spiegare meglio in cosa consiste questo Contratto Etico per lo Sport, abbiamo contattato l’Assessore allo Sport di Sovico, Liliana Saini.

In Cosa consiste il Contratto Etico per lo Sport?

Il contratto etico nasce dalla collaborazione tra circa 20 comuni, tra cui quello di Monza, della zona Ovest della Brianza che hanno organizzato “Territori di Sport”. A questo tavolo ci si trova una volta al mese e si discute sulle problematiche, condividendo le diverse idee e iniziative. Ad onor del vero il primo promotore del contratto etico è stato il Sindaco di Vigna Santa, Luca Ornago. L’idea, comunque , era quella di divulgare il contratto agli altri comuni e noi a Sovico lo abbiamo adottato subito. E’ una cosa molto fresca infatti devo ancora parlare in maniera approfondita con le varie nostre società. L’obiettivo è quello di far sottoscrivere un decalogo a tutte le società di Sovico. Il contratto comunque si rivolge a tutti i protagonisti dello sport: atleti, dirigenti, allenatori, istituzioni e famiglie.

Quindi il contratto etico non è rivolto solo agli atleti o allenatori.

Assolutamente no. Per prima cosa è importante che le famiglie capiscano il reale valore dello sport che deve essere divertimento ed occasione per socializzare.Non bisogna spingere i giovani solo a diventare campioni.

Ha avuto occasione già di confrontarsi con le diverse società sportive?

Ho solo accennato ad alcune società. E’ stata mia premura adottare questo contratto perché c’è stato in concomitanza con un Regolamento per l’assegnazione delle palestre qui a Sovico e ho cercato anche di abbinare questo contratto etico. Ho parlato solo con alcune società. A breve comunque incontrerò tutte le associazioni e società.

Quelle società con le quali ha parlato come hanno preso questa proposta?

L’hanno presa molto bene ed approvavano tutto quello che c’era nel nostro contratto etico. E’ molto importante avere anche l’appoggio di chi questo contratto dovrà rispettarlo.

 Pensa che questo modello sia replicabile in realtà più grandi rispetto a Sovico?

Penso proprio di si, perchè il contratto fa riferimento anche al Codice Europeo di Etica sportiva, in cui c’è proprio il concetto di Fair Play. Più che auspicabile sarebbe una vera e propria necessità applicarlo anche ad livelli più alti.

Lei è stata anche insegnate. Nelle precedenti interviste mi sono confrontato con personaggi che ruotavano intorno allo sport giovanile che si sono sempre “lamentati” di come lo sport venga poco praticato nelle scuole ed abbia quindi un ruolo marginale nella vita dei ragazzi. Cosa ne pensa a riguardo?

Noi come Comune di Sovico, da anni, introduciamo le nostre società all’interno della Scuola, creando un vero e  proprio progetto di 10 ore settimanali per tutte le classi. Quest’anno ad esempio il Tennis ha anche aumentato le ore a disposizione attraverso un bando. Noi cerchiamo di favorire in tutti i modi l’inserimento dello sport all’interno della scuola. Noi vogliamo  avvicinare i ragazzi allo sport perché lo sport è cultura e può essere uno strumento per evitare tanti fenomeni negativi ,come il bullismo, che negli ultimi anni sono aumentati notevolmente. E’ difficile perché in primo luogo è necessario lavorare sulle famiglie. Vediamo degli episodi spiacevoli anche nelle piccole gare in cui i figli si divertono mentre i genitori sono li a voler pretendere chissà che.

Un altro problema per lo sport nel nostro paese è quello delle infrastrutture.

Sovico ha ottime strutte ma non sono ancora sufficienti, perché abbiamo tanti iscritti. Per fortuna c’è un grosso incremento di iscrizioni e quindi servirebbe qualcosa in più. Con “Territori di Sport” cerchiamo di individuare delle zone e dei luoghi dismessi per indirizzare le nostre società e creare nuovi spazi per lo sport. Lo sport è anche un’occasione per riqualificare delle zone ormai abbandonate e ridarle quindi alla collettività.

 Avete ricevuto dei complimenti per questa iniziativa. C’è qualcuno che vi imiterà?

L’idea è quella di promuovere questa iniziativa, per provare a coinvolgere più soggetti possibili. Bisogna avere pazienza perché è un progetto molto ambizioso, ma siamo sicuri che pian piano prenderà piede.

Ci sono altri progetti in cantiere?

Per il momento il Contratto Etico dello Sport rappresenta il centro del nostro progetto e ci stiamo concentrando proprio su questo anche insieme agli altri comuni di “Territori per lo Sport”. Tutte le iniziative successive prenderanno ispirazione e saranno influenzate dal Contratto Etico.

Per concludere, se Lei avesse la possibilità di poter agire a livello nazionale, cosa farebbe di concreto per promuovere lo sport nel nostro paese?

Io penso che la Scuola abbia un ruolo fondamentale, perché educare i bambini allo sport è importante e decisivo nella loro crescita. Sarebbe importante adottare quello che facciamo noi qui a Sovico, partendo proprio dalle scuole primarie. Dico la scuola primaria perché, da ex insegnante, molte volte alcuni insegnanti non sono portati ad insegnare sport, ma limitano la ginnastica a due esercizietti fini a se stessi. Bisogna invece insegnare lo sport e la differenza tra un istruttore di una determinata disciplina sportiva e l’insegnamento dell’educazione fisica è notevole. I ragazzi devono conoscere poi tutte le discipline sportive per avere una possibilità di scelta e apprezzare tutti i tipi di sport. Lo sport andrebbe inserito obbligatoriamente nelle scuole. Tutto questo ovviamente sempre nel rispetto delle regole, dell’ambiente e di tutto.

 

Sciopero, diritti tv e violenza: il calcio argentino e la sua crisi senza fine

Sciopero, diritti tv e violenza: il calcio argentino e la sua crisi senza fine

Dopo quasi tre mesi si è ritornati a giocare il campionato di calcio in Argentina. Uno stop lungo, troppo, dovuto allo sciopero dei calciatori di tutte le categorie professionistiche argentine che non vedono pagati i loro stipendi da diversi mesi. La protesta è rientrata, ma i problemi del calcio argentino tra crisi economica e la solita emergenza sicurezza, sono tutt’altro che risolti.

Per capire come si è arrivati a questo punto dobbiamo fare prima un po’ di ordine: innanzitutto dobbiamo capire la situazione economica dell’Argentina, un paese in grossa crisi economica. Una crisi che sta sfiorando i livelli del 2001, quando si arrivò addirittura al Default finanziario. Una situazione delicatissima che ha imposto al governo ora guidato dall’ultra-liberista Mauricio Macri (anche ex storico presidente del Boca Juniors) di chiudere il programma statale Futbol Para Todos creato nel 2009 dall’ex presidentessa Cristina Kirchner, per cercare di risanare la situazione del calcio argentino. Futbol Para Todos può essere definitivo come il programma manifesto dell’era Kirchner, che voleva con questo intervento statale, rendere gratuita la visione di tutte le partite della Primera Division attraverso il canale della Tv. Un programma a dir poco ambizioso, quanto fallimentare e insostenibile a livello economico, dato che già dopo pochi anni ha accumulato qualcosa come 102 milioni di dollari di debiti con l’Afa, la Federcalcio argentina. Soldi che non sono mai arrivati e che hanno messo in seria difficoltà l’Afa alle prese anche’essa con un disavanzo di quasi 30 milioni di dollari e, soprattutto, con la guida della federazione commissariata dalla Fifa a seguito di diverse accuse da parte delle autorità statunitensi a carico di parecchi dirigenti dell’Afa di “far parte di una associazione a delinquere volta ad arricchirsi attraverso la corruzione ed il riciclaggio di denaro sporco”.

Una federazione, quella argentina, fortemente screditata già l’anno scorso dall’esito a dir poco farsesco  dell’elezioni per la presidenza che videro, al momento dello scrutinio, addirittura più voti che votanti (75 votanti con 76 voti scrutinati). Questo per far capire la gestione grottesca e quasi dilettantesca del calcio argentino negli ultimi anni. Torniamo però alla questione più scottante, quella dei soldi dei diritti tv. Come dicevamo prima il fallimento di Futbol Para Todos ha imposto al Governo, primi di uscire in maniera definitiva dalla gestione dei diritti tv, di intervenire mettendo soldi freschi in favore delle società (che ora potranno discutere in maniera individuale con i maggiori networks televisivi i diritti per le proprie partite) per permettere a quest’ultime di pagare gli stipendi dei calciatori. Il Governo ha quindi versato circa 21 milioni di dollari di cui 9,3 dovranno essere suddivisi tra Boca e River, 6,2 tra Racing, San Lorenzo e Velez mentre a tutte le altre i restanti 7,4. Cifre che non hanno di certo risolto la situazione ma almeno hanno aiutato ad andare avanti.

In un primo momento i calciatori, attraverso il loro sindacato, hanno rifiutato questa soluzione per paura che i club invece che pagare gli ingaggi dei propri tesserati, usassero questi soldi per alleggerire le loro posizioni debitorie, tutte abbastanza gravi. I calciatori  hanno poi fatto un passo indietro tornado in campo nello scorso week-end. In una situazione già così complicata per il calcio argentino, nel fine settimana è tornato nuovamente in auge un altro problema annoso del calcio sudamericano e cioè quello dell’ordine pubblico. Nel match tra Racing de Avellaneda e Lanus si sono registrati degli incidenti con i tifosi ospiti che hanno devastato il loro settore e hanno preso di mira le auto dei sostenitori di casa. Una situazione che ha portato ad una decisione forte da parte del Racing che ha comunicato che non aprirà più il settore ospiti nelle prossime gare casalinghe, essendo “obbligato in primo luogo a pensare all’incolumità dei propri tifosi”. Una decisione che farà discutere ma che fa capire quale sia la situazione nel calcio argentino: un movimento praticamente allo sbando in cui ogni club decide per sé in mancanza di una guida centrale che dovrebbe essere presentata dalla Federcalcio Una Federcalcio però troppo impegnata in altre faccende e che è sull’orlo del fallimento finanziario. Un peccato dover assistere ad uno spettacolo così triste per uno dei campionati più belli ed affascinanti del mondo, che così facendo rischia seriamente di rompere in maniera definitiva il giocattolo calcio.

Sharapova: in quanti ce l’hanno fatta dopo la squalifica per doping?

Sharapova: in quanti ce l’hanno fatta dopo la squalifica per doping?

Il 26 Aprile dopo un anno di squalifica per dopingMaria Sharapova farà il suo ritorno in campo. L’occasione sarà il torneo di Stoccarda che però inizierà il 25 dello stesse mese. Un dettaglio non da poco che ha fatto già infuriare le altre tenniste come Caroline Wozniacki, che in conferenza stampa ad Indian Wells ha parlato a lungo e in del ritorno della tennista russa, criticando aspramente la decisione della WTA: “Credo che non sia affatto giusto permettere ad un giocatore o una giocatrice, non importa a chi, fuori per squalifica di giocare un torneo che inizia quando la squalifica è ancora attiva – ha sottolineato la tennista danese – Dal punto di vista del torneo penso sia una grande mancanza di rispetto nei confronti delle altre giocatrici e verso”. Insomma non proprio un benvenuto per la russa che oltre a questo dovrà fare i conti anche con il difficile percorso che la aspetta per tornare ad alti livelli. La Sharapova non è la prima tennista che torna in campo dopo una lunga squalifica, ma l’incognita principale sarà quella di capire se la russa sarà in grado di tornare a competere fra le migliori del circus oppure no. Vediamo allora i casi principali di tennisti e tenniste che in passato hanno avuto la forza e la capacità di tornare in campo dopo una squalifica più o meno lunga.

Molti sono i casi in campo maschile, mentre di meno quelli che riguardano le donne. Il caso più eclatante in ambito femminile è senza dubbio quello di Martina Hingis . La tennista svizzera di origini slovacche, nel 2007 fu squalificata per doping dopo essere risultata positiva alla cocaina al torneo di Wimbledon. Già sul finire del 2006 la Hingis aveva avuto diversi problemi fisici e la sua stella stava pian piano spegnendosi (la svizzera era stata numero uno della classifica WTA per 209 settimane tra il 1997 e il 2001). Dopo la squalifica la Hingis non è più tornata ai suoi livelli specializzandosi però nel doppio, che l’ha vista tornare addirittura in testa alla classifica di questa specialità. Tanti sono i casi invece in ambito maschile anche con alterne fortune: Se Marin Cilic (squalificato nel Settembre ’13) è riuscito dopo lo stop di 4 mesi inflittogli, a tornare ad altissimi livelli riuscendo a vincere lo US Open nel 2014, giocatori di grande calibro internazionale come Coria e Puerta hanno visto la loro carriera praticamente chiudersi dopo essere stati squalificati. Chissà invece come sarebbe potuta essere la storia della risalita di André Agassi se, come lo stesso ex numero ha dichiarato nella sua biografia, l’ATP non avesse deciso di archiviare la sua positività alla metanfetamina e quindi graziarlo.

Maria Sharapova è dunque pronta a ripartire tra poco più di un mese. La curiosità sarà quella di capire dove la russa riuscirà ad arrivare se ai vertici del tennis mondiale oppure si dovrà trascinare in una carriera faticosa lontana dalle posizione nobili della WTA, lasciando solo un ricordo dei suoi grandi successi prima della squalifica.

Bayern Monaco: quando il caro biglietti è questione di solidarietà

Bayern Monaco: quando il caro biglietti è questione di solidarietà

Il problema del caro biglietti è da sempre una questione molto annosa nel calcio euoropeo. Basti pensare che, ad esempio, il costo di un abbonamento dell’Arsenal si aggira sui 2000 £ e la media del costo di un singolo tagliando in Inghilterra è arrivato a più di 30 £ . Un problema molto britannico dato che in Germania l’abbonamento meno costoso al Bayern Monaco costa appena 67 euro con i tagliandi per le singole gare che in media in Germania si aggirano sui 12. Proprio il Bayern però ha aumentato i biglietti del così detto “Amateurderby” tra il Bayern II e il Monaco 1860 II, non di certo per cercare di approfittare della fedeltà dei propri tifosi con un facile guadagno (del quale il Bayern non ha neanche bisogno) ma per un altro motivo.

Solidarietà – Il motivo dell’aumento è molto più nobile. Il 20 Febbraio un incendio ha distrutto totalmente la sede di una squadra locale che gioca proprio vicino a Monaco di Baviera, l’Fc Teutonia. L’incidente ha provocato danni per 250 mila euro e non permette alla squadra di poter giocare le proprie partite nel suo impianto. Una scelta che il CEO del Bayern Karl-Heinz Rummenigge ha così spiegato :”L’ FC Teutonia è uno dei club con più tradizione a Monaco di Baviera ed è noto per il suo grande lavoro con i giovani calciatori. Con questo gesto vogliamo poter ridare il prima possibile una casa a questa società“. Il presidente dell’FC Teutonia, Klaus Neuner si è detto “Emozionato da questa notizia. Ringraziamo il Bayern Monaco per l’avvio di questa grande iniziativa“.

Non è la prima volta – Non è la prima occasione in cui il Bayern accetta di aiutare un club in gravi difficoltà economiche. In passato i bavaresi hanno aiutato anche i cugini del Monaco 1860 e anche il St. Pauli. Il caso però che fece più clamore fu quello della mano tesa dal Bayern Monaco ad una delle rivali di sempre in Germania, il Borussia Dortmund. Tra il 2003 ed il 2004 i gialloneri rischiarono di fallire a causa di un buco di 200 milioni di euro dovuto alle folli spese sostenute per arrivare alla vittoria della Champions League nel 1999. Il Bayern allora decise  di concedere al Borussia Dortmund un prestito senza interessi e senza garanzie, pari a 2 milioni di euro, cifra irrisoria rispetto al disavanzo del Borussia, ma che comunque permise al club della Ruhr di uscire dalla crisi profonda che lo aveva colpito. Questo venne a galla solo nel 2012 quando Uli Hoeness rivelò proprio che “Il Dortmund non aveva neanche i soldi per pagare gli stipendi. Ci sentimmo in obbligo di aiutarli”. Vedendo poi i movimenti di  mercato tra le due squadre (Götze , Lewandowski e   Hummels dal Borussia al Bayern in pochi anni) a questo punto il dubbio che l’aiuto del Bayern, sembrato così disinteressato in un primo momento, si sia poi rivelato una strategia per mantenere ancora di più il controllo su tutto il calcio tedesco, può sorgere anche al più ingenuo appassionato di calcio. Fatto sta che questa iniziativa del Bayern nei confronti dell’FC Teutonia rappresenta gesto ammirevole e  di grande generosità. Solo il tempo ci dirà se sarà completamente disinteressato oppure ricalcherà lo stile del piano salva Borussia. Ora però solo tanti complimenti al Bayern Monaco.