Derby della Capitale: Roma contro Lazio, The Pills contro TheGiornalisti

Derby della Capitale: Roma contro Lazio, The Pills contro TheGiornalisti

Oggi c’è il derby della Capitale, forse la gara più sentita d’Italia. È il quarto di questa stagione ma non di certo il più sentito dopo l’eliminazione dei giallorossi dalla Coppa Italia. Per l’occasione abbiamo intervistato Luca Vecchi, frontman dei The Pills, sponda Roma e con Tommaso Paradiso voce dei TheGiornalisti, sponda Lazio.

Cominciamo con Luca Vecchi

Ciao Luca, oggi c’è il derby, potrebbe essere l’ultimo di Totti, che effetto fa? 

Epocale. Finisce obiettivamente un’era.

Si dice che il derby di Roma sia diverso da tutti gli altri e, ancora di più, che esista un particolare modo di essere romanisti o laziali, secondo te è vero o è ormai un mito?

Forse una battaglia che va avanti dall’inizio dei tempi. Credo ci fossero i dinosauri.

Il derby è anche sfottò calcistico, qual è quello che sopporti meno che ti venga riferito? E quale ti dà più gusto a indirizzare ai laziali?

La poesia e i componimenti che ruotano attorno la creazione di slogan e cori è veramente qualcosa che trascende la passione. Non scorderò mai quando lessi per la prima volta su un muro “noi al circo massimo, voi massimo al circo”. Memorabile.

Proviamo a parlare di un altro tipo di derby. Negli ultimi anni si è rinverdita la diatriba dell’asse Roma – Milano. Il capoluogo lombardo sembra marciare ad un altro passo rispetto alla Capitale eppure tutti i prodotti culturali più rilevanti degli ultimi anni arrivano da Roma, voi ne siete un esempio ma non l’unico, penso al successo di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, sintomo di una stagione vivace. Roma riesce ancora a creare immaginario, Milano meno. Tu come te lo spieghi?

Dalla scissione Boldi-De Sica è na caciara. C’è indubbiamente una disparità. Sogno la pace tra le fazioni. Hope for a better tomorrow. 

Passiamo ora a Tommaso Paradiso..

Ciao Tommaso, come si arriva al derby di oggi?

È un derby meno sentito da parte dei laziali perché siamo molto più rilassati e tranquilli dopo il doppio incontro di Coppa Italia. E poi diciamo che è una gara che a livello di classifica non sposta tanto. Noi lo viviamo molto meglio.

Che gara ti aspetti?

Innanzitutto è un po’ strano l’orario, le 12.30, è come se non avesse permesso alla tensione di caricarsi. C’è meno tempo per far salire l’adrenalina. Mi aspetto un derby molto giocato dalla Roma che cercherà di rispettarsi e fare bella figura. Questo tipo di atteggiamento potrebbe rivelarsi positivo per la Lazio perché è una squadra che gioca meglio quando può agire in contropiede.

Eri allo stadio nell’ultimo derby di Coppa Italia?

No, ero a commentarlo in una radio. Ero occupato nel vederlo.

E com’è stato?

É stata l’ennesima goduria che ci togliamo grazie ai cugini.

Tu hai un passato da “laziale militante”. Hai qualche avvenimento della tua vita personale legato alla Lazio?

Ce ne sono tanti. Dalle prime volte allo stadio con mio zio che mi ha fatto diventare laziale, poi c’è stata la fase nella quale scrivevo per “La voce della nord”, la fanzine distribuita in Curva Nord. Quindi sono stato proprio un laziale molto attivo. Da ragazzino andavo in radio quando c’era qualcuno da sostituire, sempre nelle trasmissioni della Lazio. Diciamo che non c’è una partita che salto della Lazio, anche se sono in tour ho il mio Ipad. Devo essere sempre connesso, sia con la Lazio che con il fantacalcio, la domenica viene consacrata al calcio.

Anche nel video di “Sold Out” avete inserito un richiamo alla Lazio? Perché l’abbiamo pensato tutti guardandolo.

No, in realtà assolutamente no. È stata un’idea del regista, lo stesso del videoclip di “Completamente”. Noi abbiamo semplicemente seguito quello che ha deciso il regista. E pensa che la scena dei tifosi, che sfilano con bandiere bianco, celesti e verdi, è stata girata il giorno dopo. Anzi ti dico che io ero anche un po’ scocciato dal fatto che apparisse molto verde, quasi un po’ padano però menomale nessuno l’ha percepito così.

Nell’ultimo anno si sono rinverdite le diatribe sull’asse Roma – Milano. Il capoluogo lombardo sembra un passo avanti rispetto alla Capitale da numerosi punti di vista. Eppure i prodotti culturali più importanti arrivano da Roma, voi ne siete un esempio, ma penso anche ai “The Pills” o a “Lo chiamavano Jeeg Robot”. Come te lo spieghi?

Anche tutta la scena musicale romana è vivace. Proprio qualche giorno fa ho letto una provocazione, c’era qualcuno che si chiedeva se ormai fosse obbligatorio parlare romano nei film. C’è un’ondata di nuovo rinascimento romano che, però, ti devo dire la verità non rinverdisce l’astio sull’asse Roma – Milano. I milanesi e l’hinterland lombardo stanno molto apprezzando questa nuova ondata, tant’è che ai nostri concerti al Nord, ma come a quelli de “I cani” o “Calcutta”, ci sono sempre tante persone che apprezzano il nostro lavoro. Ora tocca a noi costruire le nostre carriere sfruttando la spinta di questa “moda” ma ricordandoci che, come tutte le mode, passerà. E poi dobbiamo dire che noi romani lavoriamo tantissimo con Milano. Lì abbiamo le nostre case discografiche, il nostro management, noi siamo un po’ trapiantati lì.  È come i politici del Nord che devono venire a fare politica a Roma.

Però Milano non si racconta, invece Roma si racconta molto.

Guarda, sto vedendo che si raccontano tante città nelle quali uno passa. Paradossalmente sono meno raccontate le grandi città è si entra molto di più nel dettaglio delle piccole città di provincia o di passaggio. Io, ad esempio, scrivo molto a Milano e di Milano. Ancora di più scrivo sul treno, proprio sull’asse Roma – Milano, che ormai è diventato la mia casa.

Che vinca il migliore…

 

 

Promozione Foggia, Pio&Amedeo: “Rivalsa sociale. Stiamo lavorando a un film sull’impresa”

Promozione Foggia, Pio&Amedeo: “Rivalsa sociale. Stiamo lavorando a un film sull’impresa”

Domenica scorsa il Foggia Calcio guidato da Giovanni Stroppa ha compiuto l’impresa. Dopo 19 lunghi anni vissuti nelle serie minori, dalla Serie D alla C1, ha finalmente conquistato la promozione in Serie B. Una città in festa ha accolto la squadra di ritorno da Fondi dove un pareggio è bastato per ottenere la matematica certezza che la prossima stagione si giocherà di sabato. A vivere e raccontare la festa, come sempre, c’erano anche Pio e Amedeo. Il duo di comici foggiani che ogni volta che possono rendono omaggio alla loro terra e declamano infinito amore per la propria squadra. Abbiamo sentito Amedeo che ci ha parlato del progetto che hanno in cantiere per celebrare questa storica promozione.

A Fondi s’è scritto un pezzo di storia rossonera.

Nessuno l’ha vissuta come noi. Siamo stati a Fondi, negli spogliatoi. L’unica telecamera che è entrata negli spogliatoi è stata la nostra perché stiamo lavorando ad un progetto importante che forse diventerà un film che racconterà questa promozione. Il calcio non è solo sport in Italia e soprattutto a Foggia. In questa promozione noi vediamo una rivalsa sociale, non è solo pallone.

Perché parli di rivalsa sociale?

Perché Foggia, come tanti centri del Meridione, è piena di problemi, piccoli e grandi. Non possiamo vantarci quasi più di nulla. Avere qualcosa di cui vantarsi, avere una squadra che va a giocare in palcoscenici importanti come Bari, Salerno, Perugia, Ascoli e tante altre piazze di Serie B è come dire “Ci siamo anche noi, siamo tornati”.

Raccontami com’è stato il rientro a Foggia.

Noi siamo tornati con i ragazzi in pullman da Fondi. Arrivati a Foggia abbiamo fatto il cambio con il pullman scoperto. Ci avevano detto che ci sarebbe stato il delirio ma mai ad immaginare una cosa del genere. Ci arrivavano in continuazione foto della festa, della piazza, della gente. I ragazzi si passavano le foto erano increduli.

I calciatori come l’hanno vissuta?

Tra di loro ce ne sono molti che hanno vissuto promozioni importanti in serie B come Sarno e Chiricò però tutti dicevano che un affetto del genere non l’avevano mai visto.

È prevista una festa a Foggia la prossima settimana?          

Sono sincero, se c’è non lo voglio sapere perché per lavoro sono fuori, siamo a Los Angeles, e non potrei esserci.  Ci perderemo parte della festa, magari più ordinata perché per quella spontanea, in piazza era impossibile mantenere una scaletta. Ci sarà una festa ordinata per celebrare i protagonisti di questa stagione. Ma la festa di pancia c’è già stata, quella di domenica scorsa.

Foggia ha già vissuto promozioni importanti, perché quella di domenica era diversa?

Io da adulto ho vissuto la promozione dalla C2 alla C1 con Pasquale Marino e poi la vittoria dei Mondiali. La festa di domenica scorsa però era un’altra cosa. Non solo perché c’era più gente, non c’era nemmeno lo spazio per circolare con le auto. Quello che c’era in più era la voglia di esserci, di partecipare ad un rito di comunità. C’era la voglia di poterlo raccontare. Questa squadra ha dato una lezione a tutti noi.

Che lezione ci ha dato?

La storia di questa stagione ci deve insegnare tanto. Io parlo alla comunità. Siamo partiti con un pregiudizio negativo generale. Dopo l’addio di Roberto (De Zerbi) e l’arrivo di Giovanni (Stroppa) partivamo sconfitti, l’allenatore e il DS sono stati bersagliati dalle critiche. Era difficilissimo lavorare in quel contesto. Loro si sono fatti scudo l’uno con l’altro. Quello che si è creato in quello spogliatoio è qualcosa di ineguagliabile, c’è un’alchimia incredibile che non si può raccontare. Nonostante tutte le critiche i ragazzi hanno saputo concentrarsi e rispondere con i fatti. Ecco questo è l’insegnamento più grande.

Che progetto avete in mente per celebrare questa promozione?

È ancora tutto in fase di definizione. La puntata di Emigratis si è conclusa con una profezia. Quando noi andammo nel tempio di Shiva il 4 novembre chiedemmo la grazia, la promozione del Foggia in Serie B. Gli ultimi 3 minuti saranno un tributo alla nostra squadra e al risultato raggiunto. Ci sarà una clip in cui si vedrà Foggia dall’alto con la piazza piena di gente. Mentre stavamo registrando ci siamo accorti che questa è una stagione che va raccontata e che va oltre la clip di tre minuti. Perché non creare un prodotto che riesca a tirare fuori le emozioni e le sensazioni dei protagonisti e di una città intera. Abbiamo in mente un progetto importante che diventerà un film e che oltrepasserà i confini della nostra città. Ma questo è un piano in divenire.

Insomma volete creare un “immaginario”.

Assolutamente. Quello che facciamo è rendere “simpatici” i personaggi antipatici che incontriamo nella nostra città. Noi mettiamo in scena il peggio facendolo sembrare simpatico. Certo non tocca noi migliorare le sorti di una comunità perché facciamo un altro mestiere. Però in questo film svestiremo i panni dei personaggi di Emigratis ma cercheremo di raccontare, con gli occhi di due ragazzi che appartengono a questa città, quanto non amore e affetto c’è. E quanto valga la pena dire di essere foggiani.

Lasciamoci con un’indiscrezione, l’anno prossimo torna Iemmello?

(Ride) Lui è uno che soffre la distanza. È ancora molto legato a Foggia e alla squadra. Se dovesse restare la gran parte di questo gruppo, come mi auguro e come credo che succederà, un pensierino ce lo farà. Ne sono sicuro.

I Sud Sound System e Amedeo Grieco raccontano Foggia vs Lecce, il derby delle Puglie che vale la serie B

I Sud Sound System e Amedeo Grieco raccontano Foggia vs Lecce, il derby delle Puglie che vale la serie B

Oggi  pomeriggio alle 14.45 si giocherà una gara importantissima per la Lega Pro, uno scontro al vertice tra le prime due classificate, Foggia e Lecce, che si svolgerà in una cornice di pubblico di livello europeo. Un derby tutto pugliese, tra due formazioni che già nella scorsa stagione andarono molto vicine alla promozione in Serie B incontrandosi nei play off.

Come vivono i tifosi pugliesi questo appuntamento? Lo abbiamo chiesto ai Sud Sound System, salentini tifossisimi del Lecce, e a un tifoso del Foggia, Amedeo Grieco che, insieme a Pio D’Antini, sbanca gli ascolti di Mediaset con “Emigratis”.

SUD SOUND SYSTEM

Oggi è il giorno di Foggia vs Lecce. Un derby importate che fa venire i brividi a guardare la classifica.

Quella di oggi è una buona occasione per riconfermarsi in vetta e sarebbe importante vincere per la questione scontri diretti.  Viviamo  la gara con grande attesa ma non bisogna farsi prendere dall’ansia di prestazione quest’anno abbiamo una squadra che sa imporsi e in difficoltà anche ribaltare i risultati.

Che gara vi aspettate? Come ve la immaginate?

Ci aspettiamo una gara intensa molto combattuta ma di sicuro all’insegna dello spettacolo. Ce lo aspettiamo da due squadre e da due tifoserie che hanno segnato momenti importanti della storia del calcio pugliese a livello nazionale!!!

AMEDEO GRIECO

Che aria si respira a Foggia? La città è in fermento?

Io sono arrivato a Foggia proprio ieri, in ogni bar in ogni strada si respira aria di derby. Insieme alla tensione c’è la consapevolezza di essere forti, di avere una squadra competitiva per vincere questa partita, siamo consapevoli dei nostri mezzi. Siamo la squadra più forte della categoria, anzi siamo i più completi perché forse il Lecce è il più forte in attacco ma noi siamo i più completi.

Domanda retorica, sarai allo stadio oggi?

Quando sono in Italia non salto una partita, quando sono a Milano prendo un volo A/R e scendo a vedere la partita. Quest’anno non ho saltato una gara. Essere allo stadio e lasciarmi trascinare dalla voglia di tifare e supportare la mia squadra è la mia unica scaramanzia. Certo a volte succedono cose spiacevoli. Ad esempio  noi, con Pio, non siamo potuti andare a fare un evento a Benevento perché l’anno scorso ci hanno ripreso mentre cantavamo un coro goliardico contro il Benevento e gli ultras hanno protestato. Il nostro era solo un gesto, ripeto, goliardico che nasce, vive e muore sul campo, ci mancherebbe andare contro una comunità.

Che gara ti aspetti, come te la immagini?

Mi aspetto una gara con pochi goal, una gara contratta all’inizio e decisa da qualche episodio di qualche fuori classe, io punto forte sul goal di Sarno. Questa è la gara che sogno.

La scorsa stagione Pietro Iemmello è stato uno dei pilastri del Foggia di De Zerbi, ora è in forza al Sassuolo ma ha mantenuto un legame speciale con la città. L’hai sentito di recente?

L’ho sentito l’altro ieri, ci sentiamo spesso. Lui è rimasto legatissimo alla città e alla squadra, ha lasciato qui un gruppo di amici. La settimana scorsa è venuto a Monopoli a vedere la partita del Foggia. Pensa tu che vita sociale ha Iemmello che ha usato il giorno libero con il Sassuolo per venire a vedere Monopoli vs Foggia.

Che augurio faresti per questa gara?

L’augurio è che vinca lo sport e che vinca la squadra più forte, che è quella prima in classifica, il Foggia. Seriamente il mio augurio è che il Foggia vada in B da prima classificata e che il Lecce salga con i play off perché sono piazze che non meritano la Lega Pro. Pensa che la settimana scorsa un ottavo di finale di Champions League, Monaco vs Manchester city, ha fatto 15mila spettatori oggi per Foggia vs Lecce ce ne saranno più di 20mila. Purtroppo a volte le piazze non hanno quello che si meriterebbero.

Sindacato di Polizia:”Barriere e tessera del tifoso, scelte ingiustificate”

Sindacato di Polizia:”Barriere e tessera del tifoso, scelte ingiustificate”

Dopo più di un anno e mezzo forse sarà possibile superare la scelta che ha portato all’installazione di barriere all’interno delle due curve dello Stadio Olimpico. E’ questo l’esito di una riunione svoltasi nella mattinata di martedì e che ha visto seduti allo stesso tavolo il ministro dello Sport Luca Lotti, il ministro dell’Interno Marco Minniti, il Presidente della Lazio Claudio Lotito, l’AD della Roma Umberto Gandini e il DG Mauro Baldissoni. Al termine del vertice il titolare del Viminale Minniti ha dato mandato al Capo della Polizia Franco Gabrielli di “costruire un percorso che consenta, in tempi ragionevoli, il superamento di tale sistema divisorio, al fine di poter fruire, in condizioni di sicurezza, delle manifestazioni sportive in forma più ampia e serena“, così come riportato dalla nota del Ministero dell’Interno. La volontà di andare oltre il sistema delle barriere non è un argomento estraneo alle forze di Polizia. Qualche giorno fa il sindacato “Italia Celere” in una nota ufficiale aveva chiesto la rimozione delle barriere ritenute inutili allo scopo di ridurre la litigiosità all’interno dell’impianto sportivo. Abbiamo approfondito la questione con Andrea Cecchini, Segretario Generale Nazionale di Italia Celere.

Sembra che ci stiamo avvicinando alla rimozione delle barriere dalle curve dell’Olimpico.

Già, le dico la verità io credo sia una scelta fondata su motivi politici e non tecnici. Del resto anche quella di installare le barriere fu una scelta politica.

Mi spiega meglio? Non c’erano ragioni oggettive per installare le barriere?

Allora, nel 2015 il Prefetto e il Questore ci presentarono le barriere come una necessità per la gestione ordinata delle curve nord e sud. In realtà lo scopo era quello di spezzettare i gruppi del tifo organizzato per evitare che commettessero atti violenti.

Erano frequenti questi episodi?

No, noi le problematiche le abbiamo sempre avute con le tifoserie straniere, penso a quelle inglesi, serbe e russe, e non con quelle di Roma e Lazio. Sono anni che non facciamo interventi all’interno delle curve.

Questo dovrebbe dimostrare che, forse, si sarebbe potuto fare a meno delle barriere.

Esatto. In questo anno e mezzo, al livello di conflittualità con i tifosi, non è successo nulla. O meglio, nulla di diverso rispetto a quello che succedeva anche prima che venissero installate le barriere. Quindi non ci sono ragioni oggettive che spingono all’eliminazione delle barriere, pensi che i tifosi di Roma e Lazio hanno disertato lo stadio a lungo. Lo ripeto è una scelta politica e non tecnica.

Motivata da cosa? E poi perché proprio lo stadio Olimpico?

La ragione non la conosco ma negli ultimi anni io vedo una sempre maggior intransigenza nei confronti dei tifosi e una, diciamo, accondiscendenza crescente nei confronti dei manifestanti di piazza. Io ho partecipato a numerose manifestazioni poi sfociate in violenze, penso al G8 di Genova del 2001 o agli scontri di piazza del popolo nel 2010. Ecco in quei contesti ogni singolo gesto dei poliziotti viene passato al setaccio, alla moviola, mentre non c’è lo stesso atteggiamento nei confronti delle molotov che ci piovono addosso. Perché con i tifosi si usa la mannaia, parlo a livello sistemico, e con i manifestanti si è così accondiscendenti?

Forse perché i tifosi sono più controllabili, nel senso che si ritrovano in un luogo fisico, lo stadio, più o meno sempre le stesse persone che possono essere “educate” ad  comportamenti più appropriati. Questo in piazza è impossibile.

Tessera del tifoso e barriere non hanno la finalità di educare. Lo Stato ha gli strumenti per arginare il problema della violenza legato al mondo del calcio, e di certo non sono le barriere né le tessere del tifoso gli strumenti. Pensi all’Inghilterra c’erano gli hooligans ed oggi non esistono nemmeno le barriere che separano le curve dal campo. Applicando la legge e potenziando le forze dell’ordine avremmo un calcio aperto e sicuramente più gioioso e festoso. Diciamo che ora hanno un’occasione di dimostrare che quella delle barriere è stata una scelta infelice e ingiustificata che ha leso una specifica categoria di persone. Una scelta che riteniamo gravissima. Tra l’altro si è vista solo a Roma mentre anche altre tifoserie hanno causato scontri e danni, penso a partite calde come il derby di Torino, Napoli vs Roma, Fiorentina vs Juventus, Napoli vs Foggia, Pescara vs Lazio, Napoli vs Lazio solo per citarne alcune.

Volendo essere positivi, mi dice se secondo lei sono riscontrabili aspetti positivi pur nell’esperienza non entusiasmante delle barriere in curva?

Un risultato? Non sono stati messi striscioni che coprivano tutta la curva. Un altro risultato? Sono aumentati i cori dei tifosi contro Polizia e Carabinieri perché ci vedono come i responsabili della repressione mentre noi, invece, vorremmo solo che venisse rispettata la legalità in un paese democratico e aperto come il nostro, che non ha bisogno di barriere. L’apertura delle barriere deve essere sinonimo di cambiamento da parte dello Stato e dei tifosi che sono ora chiamati a dimostrare che quello di installare le barriere era un errore.

Montemagno:”Serie A su Facebook? E’ solo questione di tempo”

Montemagno:”Serie A su Facebook? E’ solo questione di tempo”

C’era una volta un ragazzino che tirava calci ad un pallone nella piazza del paese e si fermava solo per fare merenda con pane e zucchero. La domenica mattina, prima del pranzo a casa della nonna, si compilava la schedina, vedi mai che un 13 ti svoltava la vita. Alle 15.00 c’erano le partite, tutte insieme, e il posticipo lo dava la Rai.

Questo era il calcio dei ragazzini degli anni ’60-’70-’80 prima che fosse necessario distinguere tra le gare “in chiaro” e quelle trasmesse dalla pay tv. Poi non solo è diventato necessario pagare per quello che fino a pochi anni prima si aveva gratis (i posticipi e tutte le gare della nazionale) ma si è creato un bisogno che prima non c’era. In una scena del bellissimo film “Cuore Sacro” di Ozpetek la manager Irene Ravelli, alias Barbora Bobulova, spiega come aggredire il mercato kazako. “Una strategia del consumo deve considerare il mondo come uno solo e dappertutto deve esserci la stessa domanda e la stessa offerta. Questo ci impone alleanza con partner stranieri soprattutto per avere la stessa strategia nel creare bisogni dove apparentemente sembrano non esserci” – dice con la voce incrinata dalle lacrime la manager – “Adesso la domanda che noi dobbiamo porci non è come penetrare nel mercato del Kazakistan, il mercato lì forse nemmeno c’è, però c’è il desiderio nascosto e va reso visibile. Una donna del Kazakistan non sa di desiderare la mia borsa e io come posso farglielo scoprire? Come possiamo imporle il bisogno di una borsetta?”.

Ecco nei 23 anni passati da quel Lazio vs Foggia del 29 agosto 1993, la prima gara trasmessa dalla pay tv, Tele+, in Italia tanto è cambiato nell’approccio al calcio, al quale più spesso ci si riferisce utilizzando la formula “prodotto calcio”. E tanto cambierà ancora, basti pensare che il 22 dicembre del 2016 c’è stata la prima gara di un campionato ufficiale trasmessa con Facebook Live. Si è trattato di un derby calabro di Lega Pro, Cosenza vs Catanzaro, e il fatto che si sia scelta una gara periferica rispetto ai centri di potere nazionale è un particolare che deve insospettirci. Delle possibili “rivoluzioni” nell’ambito della comunicazione dello sport e del calcio in particolare ne abbiamo parlato in un rapido botta e risposta con Marco Montemagno, comunicatore e super esperto di media e di tutto ciò che gira nel meraviglioso mondo delle tecnologie connesse ad internet.

Il giornalismo, negli ultimi anni, ha avuto una virata verso il citizen journalism. Questo non è vero per il giornalismo sportivo per il quale sono tanti i divieti, penso alla diffusione delle immagini dallo stadio. Secondo lei per quanto tempo durerà? Penso ad esempio alla rivoluzione di Facebook live.

Per poco. Il tempo di trovare una quadra tra Facebook e le altre piattaforme live che ci sono attualmente e che nasceranno, e i titolari dei diritti. Non è pensabile che le persone vivano nei social tutto il tempo ma miracolosamente smettano di farlo allo stadio…

Marketing e sport. Quali possono essere i reali benefici di una buona campagna di marketing nell’ampliamento del pubblico di riferimento rispetto agli effetti di buoni risultati sportivi? Meglio una buona campagna di marketing o vincere il campionato?

Meglio un’ottima comunicazione e vincere il campionato! La comunicazione online é un amplificatore. Se il prodotto alla base non funziona diventa un boomerang.

Che voto dà alla gestione del “prodotto calcio” in Italia. Come giudica le campagne di marketing ad esso associate?

E’ uno sport talmente radicato nel tessuto sociale da non aver bisogno di fatto di una comunicazione persuasiva. Diversa è la comunicazione dei club verso i tifosi per le campagne abbonamenti che necessariamente hanno un taglio più commerciale e vengono inevitabilmente tarate sul target a cui si rivolgono.