Johan Cruijff, la dittatura argentina e il rifiuto ai Mondiali del ’78

Johan Cruijff, la dittatura argentina e il rifiuto ai Mondiali del ’78

Il 24 marzo di 41 anni fa si insediava in Argentina uno dei regimi più sanguinari della storia del Sud America. Un colpo di stato guidato dal tenente generale Jorge Rafael Videla spodestò Isabel Peròn e instaurò una dittatura militare che produsse qualcosa come 30mila desaparecidos, una triste pagina sulla quale, ancora oggi, non è stata fatta piena luce.

La dittatura di Videla (conosciuto anche come “Hitler della Pampa”) durò dal 1976 al 1981, cinque anni sanguinari che videro però anche un momento di gloria. Fu il 1978 quando l’Argentina si trovò ad ospitare i mondiali di calcio e a vincerli in una storica finale contro l’Olanda. Gli Orange, dati da tutti per favoriti, erano a caccia della definitiva consacrazione perché, nonostante il bel gioco, non avevano ancora alzato alcun trofeo. Non l’alzarono nemmeno quella notte perché l’Argentina s’impose ai tempi supplementari per 3 reti ad uno. Per molti, tra commentatori e tifosi, la responsabilità di quella sconfitta e della mancata consacrazione di una generazione di calciatori, che non arriverà nemmeno successivamente, fu di Johan Cruijff che decise di non partecipare ai campionati mondiali.

Molte furono le ipotesi in merito a questo “gran rifiuto”. C’era chi parlava di questioni economiche e contrasti tra sponsor, chi delle pressioni della moglie Danny Coster e  chi, ricordando il suo “no” nel 1973 al Real Madrid, allora ritenuta la squadra del dittatore Francisco Franco, e il suo approdo sull’indipendentista sponda blaugrana a questioni di natura politica.


A dirimere la faccenda ci ha pensato lo stesso Cruijff, 30 anni dopo. In un’intervista a Radio Catalunya nel 2008 il campione orange rivelò che a farlo desistere fu un tentativo di rapimento, non andato a buon fine, a danno della sua famiglia. “Non andai in Olanda perché qualche mese prima subii un tentativo di rapimento che cambiò per sempre la visione della mia vita, e con essa quella del calcio.” – racconta Cruijff  – “Qualcuno entrò nella nostra casa e puntò un fucile in testa a me e mia moglie, davanti ai nostri figli nel nostro appartamento a Barcellona“. Dal racconto di Cruijff il rapimento si concluse in un nulla di fatto perché lui riuscì a liberarsi e i ladri – rapitori si diedero alla fuga. Se l’epilogo del crimine è fumoso, con molta chiarezza il campione orange ha raccontato che in seguito la sua vita cambiò in maniera radicale, i suoi figli furono sempre scortati dalla polizia e lui stesso si faceva accompagnare sempre da guardie del corpo anche agli allenamenti. Qualche anno dopo Cruijff lasciò l’Europa e concluse la carriera da calciatore negli Usa.

Inevitabilmente dopo le sue rivelazioni si fecero molte ipotesi sulle identità dei banditi. Senza lasciare la traccia politica si pensò a balordi mandati da Videla in persona o a franchisti dell’ultima ora. La faccenda non fu mai chiarita.

Cruijff, con tutte le sue complessità e contraddizioni, ha scritto per sempre il suo nome accanto a quelli di una generazione splendida, per certi versi perdente, ma forse per questo eroica.

Russia esclusa dalle Olimpiadi, Nicolai Lilin: “Uno schiaffo alla Democrazia, una vendetta dei potenti”

Russia esclusa dalle Olimpiadi, Nicolai Lilin: “Uno schiaffo alla Democrazia, una vendetta dei potenti”

La settimana scorsa è arriva la decisione del Comitato Olimpico Internazionale che ha escluso la Russia dalle prossime olimpiadi invernali in Corea del Sud. La Federazione russa sarà esclusa da ogni fase dell’evento sportivo, la sua bandiera non ci sarà e il suo inno non sarà suonato.

A motivare la decisione senza precedenti è stata l’inchiesta anti doping della Wada, l’agenzia antidoping mondiale, sull’agenzia anti doping russa accusata di violare in maniera sistematica i controlli sui suoi atleti. La manipolazione delle provette, secondo la Wada, sarebbe avvenuta con complicità statali.
Sulla vicenda si è espresso molto duramente Nicolai Lilin, scrittore e tatuatore russo naturalizzato italiano, che dallo scorso gennaio conduce “La versione di Lilin“, una striscia settimanale a tematica geopolitica su Tgcom24.

Abbiamo approfondito con lui la vicenda provando ad andare oltre il mero significato sportivo dell’esclusione della Russia.

La Russia è fuori dai giochi olimpici invernali. Non era mai successo prima.

Mi sembra vergognoso che le Olimpiadi vengano sfruttate in questa maniera. Oggi muore lo spirito olimpico tutto quello che significa per la storia dell’Umanità.  Non mi aspettavo certo che il CIO avrebbe difeso la Russia però che avrebbero salvato lo spirito olimpico sì. La Russia corrisponde a un sesto delle terre emerse, è stata messa in atto un’azione castrante nei confronti delle Olimpiadi perché i giochi olimpici senza la Russia saranno una barzelletta. Ma ancora di più saranno uno schiaffo alla democrazia, al pluralismo e all’unità di tutti i popoli che si ritrovano nello spirito olimpico.

In che modo sono state ‘sfruttate’ le Olimpiadi?

Per attaccare la Russia, un Paese grande e importante che si è stancato di sfruttata o succursale di Paesi occidentali ma vuole assumere il ruolo di partner di Paesi forti come Stati uniti Francia, Gran Bretagna, pilastri del Mondo occidentale. Questo è un pretesto per far apparire la Russia, davanti a tutto il mondo civile, come un Paese canaglia, risvegliando i fantasmi della Guerra fredda. È un modo per umiliare la Russia e i suoi cittadini. Tra l’altro non capisco ancora su quali prove reali di basi questa fandonia. A me sembra una presa di posizione, le argomentazioni mi sembrano deboli e non abbiamo ancora visto prove incontrovertibili.

Qual è, secondo te, la ragione geopolitica di questa decisione?

È la vendetta dei potenti del mondo occidentale perché la Russia si è sollevata e sta riprendendo le posizioni che aveva perso nel processo di trasformazione dall’Urss alla Repubblica Federale. È la vendetta per i successi russi nella guerra in Siria, per la perdita del Caucaso e per la perdita del Mar Caspio. Il mondo occidentale dimostra che non vuole la Russia come partner ma vuole la Russia come schiava



In un video che hai postato su Facebook hai usato parole molto dure nei confronti del CIO.

Il CIO è un organo corrotto. Quando la Germania di Hitler mostrava i muscoli a tutto il mondo e aveva già palesato le sue tesi razziste e antisemite ha comunque ha accolto atleti ebrei e neri, alcuni hanno vinto e trionfato. Nel 1936 nel CIO c’erano grandi uomini di onore che hanno fatto vincere lo sport su quella che era una politica sporca e piena di elementi negativi per l’animo umano. Questi invece hanno dimostrato di essere ignoranti, manipolati e venduti alla geopolitica. Lo spirito sportivo è diventato lo spirito di una sgualdrina e non il trionfo dell’impegno, della forza e della tenacia.

E chi sarebbe, secondo te, il grande burattinaio?

È molto semplice, sai. Nonostante facciano apparire il quadro come complicatissimo e provino ad allontanare i ragazzi dalla comprensione inventando termini complessi, così come succede con la finanza, c’è un dispiegamento di forze davvero semplice.

 Parliamo di oligarchi veri e propri. Il campione di questo club di oligarchi è Soros che organizza rivoluzioni e spinge progetti globali. In Italia l’abbiamo accolto con tutti gli onori ma forse sarebbe stato meglio trattarlo come un criminale quale è. Ecco persone come lui sicuramente hanno agganci con il CIO e hanno tutti gli strumenti per manipolare queste persone. E purtroppo, ripeto, nel CIO non ci sono più le persone pure che riescono a resistere alle manipolazioni. Il valore del potere nel mondo occidentale non si misura più in termini politici e dunque basato sul consenso popolare ma solo sulla base del denaro per questo la nostra società occidentale sta decadendo moralmente. Siamo in grado di generare solo guerra e caos. Riusciamo solo a distruggere e consumare come gli scarafaggi.

Quale può essere la reazione della Russia. Potrebbe non trasmettere le olimpiadi sulla tv di Stato causando un grave danno agli sponsor.

Se lo faranno sarà bene. Io da parte mia, così come altri intellettuali e amici, sono disgustato da questa operazione di russofobia e boicotterò i giochi. Io non le guarderò e non le farò guardare ai miei figli. Quello che otterrà il CIO sarà castrare lo spirito olimpico, perché otterrà il disinteresse da parte di una parte consistente della popolazione.

Secondo te gli atleti russi dovrebbero partecipare?

Ognuno ha la propria etica. La Russia, grazie a Dio, non è più l’Unione sovietica e quindi non impone a nessuno comportamenti contrari alla propria volontà. Io capirò se gli atleti russi parteciperanno alle Olimpiadi. Per gli sportivi si tratta di un evento importantissimo che si ripete pochissime volte nella vita. Parteciperanno nelle squadre di ex Paesi sovietici magari. Ma il problema non sono gli atleti, gli atleti sono come i bambini traditi dai genitori. Gli atleti sperano nel meccanismo onesto di questa grande struttura ma se questa struttura usa la propria influenza a fini geopolitici l’atleta viene tradito. Il CIO ha commesso un grave errore, si è comportato da politico e non deve, è stato creato per gestire lo sport.

Le relazioni diplomatiche tra Italia e Russia hanno radici profonde, anche se le ultime sanzioni li hanno un po’ incrinati. Secondo te l’Italia può in qualche modo offrire un aiuto alla Russia?

Le sanzioni danneggiano più l’Italia che la Russia perché i russi comprano i prodotti italiani tramite terzi, in questo guadagnano molto i Paesi che speculano come i Paesi baltici e i Balcani. Detto ciò in Italia non c’è un Governo indipendente, l’Italia è un Paese politicamente e militarmente occupato da “terroristi” della moneta unica, del pensiero unico e del globalismo. E non c’è nulla di bello se l’Italia partecipa a questi giochi olimpici. Secondo me  tutti i Paesi dovrebbero boicottare i giochi olimpici senza la Russia. Ma non mi aspetto nulla di tutto questo.

La Russia è esclusa dai giochi olimpici ma il prossimo anno organizzerà i mondiali. Non è contraddittorio?

Questa è una grande presa in giro. Io ho paura di quello che potrebbe succedere nel corso dei mondiali russi. In Russia arrivano messaggi di guerriglieri dell’ISIS che minacciano azioni nel corso dei Mondiali. Globalisti e ultraliberisti sono molto scontenti del fatto che la Russia sia riuscita ad aggiudicarsi i Mondiali quindi non escluderei colpi di scena. Consideriamo che gli eventi sportivi sono sempre stati usati da network neoliberisti per realizzare progetti di rivolte, guerre e colpi di Stato. Pensiamo all’occupazione dell’Ossezia del sud da parte della Georgia sostenuta dalla Nato e dagli Usa. È successo durante le Olimpiadi (n.d.r. del 2008 in Cina). Questo network di terroristi geopolitici utilizza gli eventi sportivi per le proprie finalità: cambiare le carte in tavola mentre il popolo è attento ad assistere ad uno spettacolo sportivo.

Bari – Foggia 20 anni dopo: Amedeo Grieco e Pinuccio si “scontrano” nel Derby d’Apulia

Bari – Foggia 20 anni dopo: Amedeo Grieco e Pinuccio si “scontrano” nel Derby d’Apulia

Oggi pomeriggio andrà in scena il derby tra Bari e Foggia. Una gara che manca dai palinsesti calcistici da 20 anni, da quando le due squadre pugliesi hanno smesso di frequentare le stesse categorie.
Per celebrare l’evento sportivo abbiamo sentito due grandi tifosi e volti noti del piccolo schermo: Amedeo Grieco, star di “Emigratis” e sostenitore del Foggia e inviato di “Striscia la notizia” Alessio Giannone alias ‘Pinuccio’ e grande tifoso del Bari.

AMEDEO GRIECO

Sono passati 20 anni dall’ultimo Foggia vs Bari.

A questo derby arriviamo in maniera molto diversa. Noi manchiamo dalla serie B da 19 anni e siamo in un momento molto particolare. Loro arrivano da primi in classifica, espertissimi della categoria con una squadra attrezzata per vincere il campionato perché dopo ‘i fatti di Palermo’ il Bari sia la squadre più accreditata per vincere il campionato. Noi arriviamo in punta di piedi, loro al contrario nostro, ben consapevoli delle loro forze.

Ti aspettavi qualcosa di più da questa Serie B dato che era attesa da 20 anni?

No, a dire la verità no. Credo sia il campionato più difficile di tutti. Mi aspettavo un contraccolpo soprattutto all’inizio. Sono fiducioso perché in tutte le partite, anche quelle perse o pareggiate, non ho visto mai una squadra tremendamente superiore al Foggia, ho sempre visto un certo equilibrio. Se girasse un po’ di fortuna e cambierebbero le cose. Un po’ com’è stato l’anno scorso. Nessuno, un anno fa, avrebbe detto che avremmo vinto il campionato.

Ci sono stati, come purtroppo capita spesso, un po’ di polemiche sulle limitazioni nell’accesso al San Nicola da parte dei tifosi foggiani.

Come ho già detto, se il derby fosse stato vietato ai tifosi del Foggia, sarebbe stata una sconfitta per le istituzioni. Perché viviamo in uno Stato che invece di educare sceglie di reprimere. Così non si insegna nulla. Nessuno vuole prendersi responsabilità e tutti se ne lavano le mani. Essere vittime della possibilità che possa succedere qualcosa è assurdo. In questo modo si vieta ad un padre di famiglia di andare allo stadio con il figlio come chissà quanti vorrebbero fare soprattutto per una trasferta così vicina e accessibile a tanti.


 

Però lo stadio sarà aperto per 1300 tifosi foggiani.

Questo è già un successo, piccolo ma è un successo. Sarebbe stato un fallimento totale per le Istituzioni non fa andare nessun foggiano in trasferta.

Un po’ come ha scritto la curva del Foggia in uno striscione “La verità è che per un derby non vi volete prendere la responsabilità”.

Esatto.

Parliamo di calcio, cosa ti aspetti da questo derby?

ll mio augurio è che questo e tutti gli altri derby vivano di tutti gli sfottò possibili, anche beceri, ma senza mai sfociare in violenza. Io voglio anche prendermi gli insulti ma so che finisce lì. E per noi il derby dura tutto l’anno perché uno dei nostri autori è barese. Quindi mi aspetto che sia una festa, figlia di due tifoserie di due città che si assomigliano parecchio.

E se parliamo di risultato? Secondo te chi sarà decisivo?

Purtroppo questa volta non sono ottimista, però diciamo che, se devo pensare ad un calciatore che può sbloccare il risultato dico Antonio Jr Vacca, il nostro centrocampista di punta. Non ha ancora segnato in questo campionato e magari può farci spuntare un pareggio.

ALESSIO GIANNONE, alias ‘PINUCCIO’

Oggi, dopo 20 anni, si torna a giocare Bari vs Foggia, un sentitissimo derby di Puglia.

Be’ diciamo che non è il più sentito, il più sentito è Bari vs Lecce ma comunque quella contro il Foggia è una gara molto attesa. Io ricordo che da giovane feci una trasferta a Foggia. Diciamo che mi auguro che rispetto a 20 anni fa gli animi siano un po’ più calmi. Perché ricordo nel corso di quella trasferta fummo scortati dalla Polizia, sembrava stessimo andando in guerra. Poi nella sostanza andò tutto bene, per fortuna.

Nei giorni scorsi ci sono state violente polemiche per i divieti imposti ai tifosi del Foggia di raggiungere il San Nicola. Poi ai tifosi rossoneri sono stati riservati 1300 posti e gli animi si sono un po’ rasserenati.

Tutto quello che accade è per colpa di alcuni tifosi. E voglio sottolineare, solo alcuni tifosi. Poi è normale che durante le trasferte tutti ne subiscano le conseguenze. È vero che possono succedere incidenti con alcune tifoserie. Sembra assurdo ma alcuni tifosi per una partita fanno ‘a mazzate’.  

La soluzione che viene trovata però è la limitazione nell’accesso agli impianti e quindi limitare la fruizione di uno spettacolo.

Si ma per i tifosi “normali” è uno spettacolo, come si fa a selezionare i facinorosi dagli altri? Quindi si decide di vietarlo a tutti. Non è solo nel calcio che per colpa di pochi a patire sono in tanti. Allo stadio si vedono ancora cose che non si dovrebbero vedere. È un modo per evitare che succedano disordini. A volte ci sono stati tafferugli anche all’interno della stessa tifoseria barese, per dire…

Qual è il derby che ricordi con più affetto?

Io ho ricordi labili perché ero molto giovane. Se devo pensare a un derby dico proprio quella trasferta a Foggia. Ci fecero entrare mezz’ora dopo e prima di uscire ci fecero aspettare mezz’ora. Diciamo che il mio ricordo è legato alla stanchezza. Ti dico che non mi ricordo neanche come finì perché forse nell’attesa mi addormentai. Se non sbaglio fu un pareggio, forse segnò Ventola, però non sono attendibile eh perché ero stanco e ingannammo l’attesa con qualche birra. Poi ricordo pure una trasferta a Venezia, un’odissea ci mettemmo un giorno per arrivare da Bari a Venezia, insomma era finito il campionato. Non che ora siamo migliorati i trasporti. *

Secondo te chi sarà il giocatore che potrà dare qualcosa in più? E tra le fila del Foggia chi temi?

Prima di tutto mi auguro che sia una bella festa e che vinca il Bari. Poi per noi credo che Anderson sia il più pericoloso e quello che potrà fare la differenza come ha fatto nelle altre partite. Tra i rossoneri diciamo che quelli che temo non giocano, ci sono un po’ di defezioni, quindi arrivo abbastanza fiducioso!

* In realtà Alessio ricordava molto bene. Quello a cui fa riferimento è il derby dell’8 giugno 1997 e terminò per 1 a 1 con goal di Ventola, per il Bari, e Colacone per il Foggia.

 

Vivai e nuova ripartizione dei Diritti Tv: così la Legge Finanziaria prova a resuscitare il calcio italiano

Vivai e nuova ripartizione dei Diritti Tv: così la Legge Finanziaria prova a resuscitare il calcio italiano

Il 13 novembre 2017 sarà ricordato dagli appassionati di calcio come uno dei giorni più bui della nazionale italiana.  L’eliminazione degli azzurri dalla corsa ai Mondiali di Russia 2018 è un bruttissimo colpo per il movimento sportivo, per i tifosi e, come ha suggerito tra le lacrime Buffon, per tutto il Paese sia dal punto di vista sociale che economico. Va ricordato, infatti, che la vittoria ai mondiali di Germania 2006 valse 1 punto di Pil all’Italia. Ora che il danno è fatto occorre tirare le fila e interrogarsi sulla consistenza del latte versato. Secondo stime del “Sole 24 ore” la mancata qualificazione alla fase a gironi costerà alla FIGC circa 10 milioni di mancati introiti. Una cifra elevata ma, a guardare bene, il peggio arriverà solo tra qualche anno, quando gli sponsor e le tv andranno a riconfigurare i contratti in vista di Qatar 2022 alla luce della svalutazione patita dal brand “Italia” a causa della debacle della nazionale guidata da Ventura.


La disonorevole eliminazione contro la Svezia potrebbe, però, avere anche dei lati positivi se si volesse approfittare di questa rovinosa caduta per puntare un faro di verità sui malanni del mondo del calcio italiano. Uno di questi, emerso per lo meno nei dibattiti a caldo, risiede nello scarso sviluppo dei settori giovanili delle squadre italiane che, in mancanza di denaro e tempo, preferiscono acquisire giocatori, spesso stranieri, già pronti per essere buttati nella mischia della Serie A piuttosto che investire sulla filiera dei vivai. Il risultato di questa strategia l’abbiamo ammirato lunedì sera a San Siro.

I CONTRIBUTI AI SETTORI GIOVANILI NELLA LEGGE FINANZIARIA

Qualcosa però potrebbe cambiare già a partire dal prossimo anno. La legge finanziaria in corso di approvazione in Parlamento contiene alcuni provvedimenti che potrebbero dare una mano alla rinascita dei settori giovanili.

La prima novità interessante è che viene istituito, con l’art. 40 comma 12, un “Fondo unico a sostegno del potenziamento del movimento sportivo italiano” con una dotazione di 12 milioni di euro per il 2018. Tra le finalità di questo fondo c’è quella di “garantire il diritto all’esercizio della pratica sportiva” ai minori. Occorre rilevare che le società sportive potranno tesserare anche ragazzi stranieri non in regola con i documenti purché iscritti da almeno un anno ad una qualsiasi scuola dell’ordinamento italiano.

Altri fondi arriveranno dal Coni alle società che ne faranno richiesta in qualità di contributo per la retribuzione di un giovane sportivo in addestramento di età inferiore ai 21 anni. Il finanziamento non può superare i 5000 euro.

LE NOVITÀ NELLE ASSEGNAZIONE DEI DIRITTI TV

La novità più corposa, però, risiede nella modifica della cosiddetta Legge Melandri del 2008 sulla ripartizione dei diritti sportivi. La riforma prevede che il 50%, e non più il 40, dei fondi ricavati dalla “commercializzazione dei diritti audiovisivi relativi al campionato italiano di calcio di Serie A” sia ripartito in parti uguali tra tutte le squadre, il 30% in assegnato in base ai meriti sportivi e il 20% in base al radicamento territoriale. Quest’ultimo è valutato in base al numero di spettatori paganti negli ultimi campionati, particolare di non poco conto e che potrebbe incentivare le società a calmierare i prezzi dei biglietti.

Ma cosa significa, in cifre, che il 50% dell’intero introito dai diritti tv sarà ripartito in parti uguali? Nel triennio 2015-2017 la Serie A ha incassato 924 milioni di euro dalla vendita dei diritti tv. La ripartizione in vigore fino ad adesso assegnava una cifra monstre di 107 milioni alla Juventus contro i soli 25 del Sassuolo. Un rapporto di 1 a 4 che mortifica le legittime aspirazioni delle più piccole e rende difficile, se non impossibile, scegliere di scommettere sulla crescita dei vivai. La nuova distribuzione, invece, riduce questo divario e porta nelle casse del club bianconero “appena” 66 milioni di euro contro i 32 del Sassuolo. Il gap si riduce e la proporzione diventa di 1 a 2.

La scelta di far arrivare più fondi alle società di provincia può essere la chiave di volta per scardinare un sistema basato su una troppo pressante ricerca del successo. La sfida sarà vinta solo se le piccole torneranno ad essere quelle “fucine di talenti” che tanto bene hanno fatto al calcio italiano e non sperpereranno i fondi in più nell’ingaggio di ex top player in là con l’età. Lo stesso vale per le più grandi, ricevere meno fondi può essere l’occasione per rivoluzionare il proprio modello di sviluppo tornado a “fare in casa” i campioni arricchendo, di conseguenza, il patrimonio della nazionale.

Dalle intercettazioni con Moggi al “Moviolone” divenuto realtà: Ciao Aldo

Dalle intercettazioni con Moggi al “Moviolone” divenuto realtà: Ciao Aldo

Ieri è passato a miglior vita Aldo Biscardi. Il giornalista, autore e conduttore televisivo deteneva il record della trasmissione sportiva più longeva: “Il processo di Biscardi”, in onda ininterrottamente dal 1980. Prima di chiamarsi in questo modo, in realtà, la trasmissione si chiamava “Il processo del lunedì”, cambiò nome nel passaggio da Rai 3 a Tele+ nel 1993. Nel 1996 trasferisce la trasmissione su Telemontecarlo che nel 2001 diventa La7 e Biscardi nel 2005 diventa direttore della testata giornalistica di La7. Una delle sue più importanti “battaglie” è stata la moviola in campo, tradotta nel suo programma con “Il Moviolone”, e introdotta sui campi italiani proprio quest’anno.

Fin qui questo è il curriculm di un giornalista di successo e anche di più, un giornalista che ha scritto un pezzo della televisione italiana. Però c’è un incidente di non poco conto nella carriera di Biscardi, un incidente che lo allontana dalla rete di Urbano Cairo e lo fa approdare sulle frequenze di 7 Gold, un’emittente dell’hinterland milanese che ha assunto carattere nazionale grazie alle acquisizioni di numerose tv locali. Quell’incidente si chiama “Calciopoli”.

Lo scandalo più grande del calcio italiano che costò due scudetti alla Juventus e la sua storica retrocessione in Serie B, nonché numerosi punti di penalizzazione a Milan, Lazio, Fiorentina e Reggina, ha toccato anche il popolare programma sportivo. Il “Processo”, contenitore televisivo che aveva il potere di incidere sul discorso calcistico italiano, era finito, proprio per questo, nella sfera di influenza del dirigente bianconero Luciano Moggi. Nel corso di un’intercettazione trapelata dalla Procura di Napoli si sente Moggi chiedere a Biscardi di “assolvere” Bertini, l’arbitro di Juventus vs Milan del 2004, gara terminata per 0 a 0. L’arbitro Bertini si rese protagonista di alcune decisioni poco chiare, come un fallo in piena area di Zebina ai danni di Kaladze non sanzionato o le intemperanze di Nedved lasciate passare come semplici scontri di gioco. “Però, guarda che bisogna far assolvere l’arbitro con formula ampia”, si sente dire da Moggi. A questa richiesta Biscardi rispose: “Bertini… sì sì…” ma a Moggi non basta e rincara la dose “Niente, no… niente, niente, niente Aldo. Taglia… taglia… taglia tutto… o dici che ha ragione l’arbitro oppure devi taglià la moviola”. Al riguardo in un’intervista rilasciata a Panorama tempo fa, il giornalista ammise che a chiamarlo non era solo Moggi, ma la sostanza ad ogni modo non cambia.  Ancora più esplicita un’intercettazione tra Moggi e Fabio Baldas, ex arbitro e opinionista sportivo addetto al “Moviolone”. Il 17 gennaio del 2005, dopo un incontro tra Juve e Cagliari, Moggi chiede a Baldas di “truccare” un fuorigioco di Trezeguet. “C’è il fuorigioco di Trezeguet sul gol”, dice Baldas, al quale Moggi risponde: “L’arbitro deve essere assolto alla grande!”, e poi la replica  dell’ex arbitro: “tutto quello che vuoi,ma sai, siccome è virtuale… si vede che ci sono 50 cm di fuorigioco” e Moggi:  “poi i 50 cm li accorci, devono diventà 20”Artifici dei quali il conduttore non poteva non essere al corrente.

Da più parti si sono alzate voci che hanno ricordato i record, positivi, del conduttore e giornalista che ha creato un format televisivo chiaramente di successo, strappandoci negli anni più di una risata. Ma per amore di verità non possiamo certo negare questi episodi, raccontandoli senza pregiudizio o voglia di giustizialismo ossessivo.

Da semplici osservatori, rileviamo l’ironia amara che ha accompagnato l’ultima fase della sua carriera: il giornalista che più di tutti si è battuto per l’introduzione della moviola in campo, che ha visto la luce quest’anno grazie al VAR, è inciampato proprio sul suo cavallo di battaglia, il Moviolone.

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