I Sud Sound System e Amedeo Grieco raccontano Foggia vs Lecce, il derby delle Puglie che vale la serie B

I Sud Sound System e Amedeo Grieco raccontano Foggia vs Lecce, il derby delle Puglie che vale la serie B

Oggi  pomeriggio alle 14.45 si giocherà una gara importantissima per la Lega Pro, uno scontro al vertice tra le prime due classificate, Foggia e Lecce, che si svolgerà in una cornice di pubblico di livello europeo. Un derby tutto pugliese, tra due formazioni che già nella scorsa stagione andarono molto vicine alla promozione in Serie B incontrandosi nei play off.

Come vivono i tifosi pugliesi questo appuntamento? Lo abbiamo chiesto ai Sud Sound System, salentini tifossisimi del Lecce, e a un tifoso del Foggia, Amedeo Grieco che, insieme a Pio D’Antini, sbanca gli ascolti di Mediaset con “Emigratis”.

SUD SOUND SYSTEM

Oggi è il giorno di Foggia vs Lecce. Un derby importate che fa venire i brividi a guardare la classifica.

Quella di oggi è una buona occasione per riconfermarsi in vetta e sarebbe importante vincere per la questione scontri diretti.  Viviamo  la gara con grande attesa ma non bisogna farsi prendere dall’ansia di prestazione quest’anno abbiamo una squadra che sa imporsi e in difficoltà anche ribaltare i risultati.

Che gara vi aspettate? Come ve la immaginate?

Ci aspettiamo una gara intensa molto combattuta ma di sicuro all’insegna dello spettacolo. Ce lo aspettiamo da due squadre e da due tifoserie che hanno segnato momenti importanti della storia del calcio pugliese a livello nazionale!!!

AMEDEO GRIECO

Che aria si respira a Foggia? La città è in fermento?

Io sono arrivato a Foggia proprio ieri, in ogni bar in ogni strada si respira aria di derby. Insieme alla tensione c’è la consapevolezza di essere forti, di avere una squadra competitiva per vincere questa partita, siamo consapevoli dei nostri mezzi. Siamo la squadra più forte della categoria, anzi siamo i più completi perché forse il Lecce è il più forte in attacco ma noi siamo i più completi.

Domanda retorica, sarai allo stadio oggi?

Quando sono in Italia non salto una partita, quando sono a Milano prendo un volo A/R e scendo a vedere la partita. Quest’anno non ho saltato una gara. Essere allo stadio e lasciarmi trascinare dalla voglia di tifare e supportare la mia squadra è la mia unica scaramanzia. Certo a volte succedono cose spiacevoli. Ad esempio  noi, con Pio, non siamo potuti andare a fare un evento a Benevento perché l’anno scorso ci hanno ripreso mentre cantavamo un coro goliardico contro il Benevento e gli ultras hanno protestato. Il nostro era solo un gesto, ripeto, goliardico che nasce, vive e muore sul campo, ci mancherebbe andare contro una comunità.

Che gara ti aspetti, come te la immagini?

Mi aspetto una gara con pochi goal, una gara contratta all’inizio e decisa da qualche episodio di qualche fuori classe, io punto forte sul goal di Sarno. Questa è la gara che sogno.

La scorsa stagione Pietro Iemmello è stato uno dei pilastri del Foggia di De Zerbi, ora è in forza al Sassuolo ma ha mantenuto un legame speciale con la città. L’hai sentito di recente?

L’ho sentito l’altro ieri, ci sentiamo spesso. Lui è rimasto legatissimo alla città e alla squadra, ha lasciato qui un gruppo di amici. La settimana scorsa è venuto a Monopoli a vedere la partita del Foggia. Pensa tu che vita sociale ha Iemmello che ha usato il giorno libero con il Sassuolo per venire a vedere Monopoli vs Foggia.

Che augurio faresti per questa gara?

L’augurio è che vinca lo sport e che vinca la squadra più forte, che è quella prima in classifica, il Foggia. Seriamente il mio augurio è che il Foggia vada in B da prima classificata e che il Lecce salga con i play off perché sono piazze che non meritano la Lega Pro. Pensa che la settimana scorsa un ottavo di finale di Champions League, Monaco vs Manchester city, ha fatto 15mila spettatori oggi per Foggia vs Lecce ce ne saranno più di 20mila. Purtroppo a volte le piazze non hanno quello che si meriterebbero.

Sindacato di Polizia:”Barriere e tessera del tifoso, scelte ingiustificate”

Sindacato di Polizia:”Barriere e tessera del tifoso, scelte ingiustificate”

Dopo più di un anno e mezzo forse sarà possibile superare la scelta che ha portato all’installazione di barriere all’interno delle due curve dello Stadio Olimpico. E’ questo l’esito di una riunione svoltasi nella mattinata di martedì e che ha visto seduti allo stesso tavolo il ministro dello Sport Luca Lotti, il ministro dell’Interno Marco Minniti, il Presidente della Lazio Claudio Lotito, l’AD della Roma Umberto Gandini e il DG Mauro Baldissoni. Al termine del vertice il titolare del Viminale Minniti ha dato mandato al Capo della Polizia Franco Gabrielli di “costruire un percorso che consenta, in tempi ragionevoli, il superamento di tale sistema divisorio, al fine di poter fruire, in condizioni di sicurezza, delle manifestazioni sportive in forma più ampia e serena“, così come riportato dalla nota del Ministero dell’Interno. La volontà di andare oltre il sistema delle barriere non è un argomento estraneo alle forze di Polizia. Qualche giorno fa il sindacato “Italia Celere” in una nota ufficiale aveva chiesto la rimozione delle barriere ritenute inutili allo scopo di ridurre la litigiosità all’interno dell’impianto sportivo. Abbiamo approfondito la questione con Andrea Cecchini, Segretario Generale Nazionale di Italia Celere.

Sembra che ci stiamo avvicinando alla rimozione delle barriere dalle curve dell’Olimpico.

Già, le dico la verità io credo sia una scelta fondata su motivi politici e non tecnici. Del resto anche quella di installare le barriere fu una scelta politica.

Mi spiega meglio? Non c’erano ragioni oggettive per installare le barriere?

Allora, nel 2015 il Prefetto e il Questore ci presentarono le barriere come una necessità per la gestione ordinata delle curve nord e sud. In realtà lo scopo era quello di spezzettare i gruppi del tifo organizzato per evitare che commettessero atti violenti.

Erano frequenti questi episodi?

No, noi le problematiche le abbiamo sempre avute con le tifoserie straniere, penso a quelle inglesi, serbe e russe, e non con quelle di Roma e Lazio. Sono anni che non facciamo interventi all’interno delle curve.

Questo dovrebbe dimostrare che, forse, si sarebbe potuto fare a meno delle barriere.

Esatto. In questo anno e mezzo, al livello di conflittualità con i tifosi, non è successo nulla. O meglio, nulla di diverso rispetto a quello che succedeva anche prima che venissero installate le barriere. Quindi non ci sono ragioni oggettive che spingono all’eliminazione delle barriere, pensi che i tifosi di Roma e Lazio hanno disertato lo stadio a lungo. Lo ripeto è una scelta politica e non tecnica.

Motivata da cosa? E poi perché proprio lo stadio Olimpico?

La ragione non la conosco ma negli ultimi anni io vedo una sempre maggior intransigenza nei confronti dei tifosi e una, diciamo, accondiscendenza crescente nei confronti dei manifestanti di piazza. Io ho partecipato a numerose manifestazioni poi sfociate in violenze, penso al G8 di Genova del 2001 o agli scontri di piazza del popolo nel 2010. Ecco in quei contesti ogni singolo gesto dei poliziotti viene passato al setaccio, alla moviola, mentre non c’è lo stesso atteggiamento nei confronti delle molotov che ci piovono addosso. Perché con i tifosi si usa la mannaia, parlo a livello sistemico, e con i manifestanti si è così accondiscendenti?

Forse perché i tifosi sono più controllabili, nel senso che si ritrovano in un luogo fisico, lo stadio, più o meno sempre le stesse persone che possono essere “educate” ad  comportamenti più appropriati. Questo in piazza è impossibile.

Tessera del tifoso e barriere non hanno la finalità di educare. Lo Stato ha gli strumenti per arginare il problema della violenza legato al mondo del calcio, e di certo non sono le barriere né le tessere del tifoso gli strumenti. Pensi all’Inghilterra c’erano gli hooligans ed oggi non esistono nemmeno le barriere che separano le curve dal campo. Applicando la legge e potenziando le forze dell’ordine avremmo un calcio aperto e sicuramente più gioioso e festoso. Diciamo che ora hanno un’occasione di dimostrare che quella delle barriere è stata una scelta infelice e ingiustificata che ha leso una specifica categoria di persone. Una scelta che riteniamo gravissima. Tra l’altro si è vista solo a Roma mentre anche altre tifoserie hanno causato scontri e danni, penso a partite calde come il derby di Torino, Napoli vs Roma, Fiorentina vs Juventus, Napoli vs Foggia, Pescara vs Lazio, Napoli vs Lazio solo per citarne alcune.

Volendo essere positivi, mi dice se secondo lei sono riscontrabili aspetti positivi pur nell’esperienza non entusiasmante delle barriere in curva?

Un risultato? Non sono stati messi striscioni che coprivano tutta la curva. Un altro risultato? Sono aumentati i cori dei tifosi contro Polizia e Carabinieri perché ci vedono come i responsabili della repressione mentre noi, invece, vorremmo solo che venisse rispettata la legalità in un paese democratico e aperto come il nostro, che non ha bisogno di barriere. L’apertura delle barriere deve essere sinonimo di cambiamento da parte dello Stato e dei tifosi che sono ora chiamati a dimostrare che quello di installare le barriere era un errore.

Montemagno:”Serie A su Facebook? E’ solo questione di tempo”

Montemagno:”Serie A su Facebook? E’ solo questione di tempo”

C’era una volta un ragazzino che tirava calci ad un pallone nella piazza del paese e si fermava solo per fare merenda con pane e zucchero. La domenica mattina, prima del pranzo a casa della nonna, si compilava la schedina, vedi mai che un 13 ti svoltava la vita. Alle 15.00 c’erano le partite, tutte insieme, e il posticipo lo dava la Rai.

Questo era il calcio dei ragazzini degli anni ’60-’70-’80 prima che fosse necessario distinguere tra le gare “in chiaro” e quelle trasmesse dalla pay tv. Poi non solo è diventato necessario pagare per quello che fino a pochi anni prima si aveva gratis (i posticipi e tutte le gare della nazionale) ma si è creato un bisogno che prima non c’era. In una scena del bellissimo film “Cuore Sacro” di Ozpetek la manager Irene Ravelli, alias Barbora Bobulova, spiega come aggredire il mercato kazako. “Una strategia del consumo deve considerare il mondo come uno solo e dappertutto deve esserci la stessa domanda e la stessa offerta. Questo ci impone alleanza con partner stranieri soprattutto per avere la stessa strategia nel creare bisogni dove apparentemente sembrano non esserci” – dice con la voce incrinata dalle lacrime la manager – “Adesso la domanda che noi dobbiamo porci non è come penetrare nel mercato del Kazakistan, il mercato lì forse nemmeno c’è, però c’è il desiderio nascosto e va reso visibile. Una donna del Kazakistan non sa di desiderare la mia borsa e io come posso farglielo scoprire? Come possiamo imporle il bisogno di una borsetta?”.

Ecco nei 23 anni passati da quel Lazio vs Foggia del 29 agosto 1993, la prima gara trasmessa dalla pay tv, Tele+, in Italia tanto è cambiato nell’approccio al calcio, al quale più spesso ci si riferisce utilizzando la formula “prodotto calcio”. E tanto cambierà ancora, basti pensare che il 22 dicembre del 2016 c’è stata la prima gara di un campionato ufficiale trasmessa con Facebook Live. Si è trattato di un derby calabro di Lega Pro, Cosenza vs Catanzaro, e il fatto che si sia scelta una gara periferica rispetto ai centri di potere nazionale è un particolare che deve insospettirci. Delle possibili “rivoluzioni” nell’ambito della comunicazione dello sport e del calcio in particolare ne abbiamo parlato in un rapido botta e risposta con Marco Montemagno, comunicatore e super esperto di media e di tutto ciò che gira nel meraviglioso mondo delle tecnologie connesse ad internet.

Il giornalismo, negli ultimi anni, ha avuto una virata verso il citizen journalism. Questo non è vero per il giornalismo sportivo per il quale sono tanti i divieti, penso alla diffusione delle immagini dallo stadio. Secondo lei per quanto tempo durerà? Penso ad esempio alla rivoluzione di Facebook live.

Per poco. Il tempo di trovare una quadra tra Facebook e le altre piattaforme live che ci sono attualmente e che nasceranno, e i titolari dei diritti. Non è pensabile che le persone vivano nei social tutto il tempo ma miracolosamente smettano di farlo allo stadio…

Marketing e sport. Quali possono essere i reali benefici di una buona campagna di marketing nell’ampliamento del pubblico di riferimento rispetto agli effetti di buoni risultati sportivi? Meglio una buona campagna di marketing o vincere il campionato?

Meglio un’ottima comunicazione e vincere il campionato! La comunicazione online é un amplificatore. Se il prodotto alla base non funziona diventa un boomerang.

Che voto dà alla gestione del “prodotto calcio” in Italia. Come giudica le campagne di marketing ad esso associate?

E’ uno sport talmente radicato nel tessuto sociale da non aver bisogno di fatto di una comunicazione persuasiva. Diversa è la comunicazione dei club verso i tifosi per le campagne abbonamenti che necessariamente hanno un taglio più commerciale e vengono inevitabilmente tarate sul target a cui si rivolgono.

Sgarbi: “No alle Olimpiadi e Sì allo Stadio? Un paradosso. Berdini ha ragione”

Sgarbi: “No alle Olimpiadi e Sì allo Stadio? Un paradosso. Berdini ha ragione”

Lo stadio della Roma sta assumendo le fattezze di quei sogni nel cassetto che rischiano di non arrivare mai ad essere realizzati. L’Amministrazione Capitolina, chiamata a rispettare i tempi della Conferenza dei Servizi la cui ultima riunione si è svolta il 31 gennaio, ha deciso di procrastinare e congelare ogni decisione per un altro mese. La scelta di non scegliere appare a moliti prodromica di un rifiuto che peserebbe sull’umore di molti romani ma anche sulle casse dell’Amministrazione, vincolata al pagamento di una penale in caso di mancata realizzazione dell’opera. Del progetto dell’impianto di Tor di Valle ne abbiamo parlato con il critico d’arte e accreditato opinion leader Vittorio Sgarbi che non ha mai smesso di gridare a gran voce la sua contrarietà al progetto proposto dalla dirigenza giallorossa.

Sappiamo dai suoi video che lei è fortemente contrario alla costruzione dello Stadio della Roma. Ci illustra nel dettaglio la sua posizione?

La mia posizione è perfettamente coincidente con quella di Imposimato che mi ha contattato 20 giorni fa perché aveva inteso incardinare una conferenza, che non so se abbia fatto, con me. Io ero d’accordo ma non ho più avuto notizie di lui.

Posizione simile a quella dell’Assessore all’urbanistica Paolo Berdini.

Certo. Nell’Amministrazione c’è un’esautorazione del diretto responsabile (Berdini n.d.r.) che è contrario. Vero è che decisioni collegiali impongono che non sia un singolo assessore a decidere sulla questione però la posizione oltranzista di Berdini, Italia Nostra e mia è una posizione su cui non si può neanche pensare di mediare. La tesi mia e di Italia Nostra è che Roma, città amministrata certo con difficoltà ma con una certa consapevolezza, ha evitato nel corso degli anni sviluppi verticali tipici delle città industriali. Se uno guarda Roma da qualunque punto vedrà che non ci sono grattacieli.

Dunque la sua contrarietà è alle torri previste dal progetto?

Certo, lo stadio possono anche farlo. Anche perché ha un suo sviluppo logico. Io lo farei senza le torri. Non ho qualcosa contro lo stadio per questioni antiagonistiche, ho qualcosa contro la violenza di questi giganteschi grattacieli, da tre diventati due, totalmente estranei con lo sviluppo di questa piana sulla quale poggia Roma che è stata preservata da qualunque Amministrazione. Che il deturpamento  arrivi da un’Amministrazione grillina è strano.

Lo stadio della Roma ha subito uno stop, l’Amministrazione a guida M5S ha rimandato ogni decisione facendo registrare un approccio ondivago alla questione. Mi spiego: inizialmente il M5S era schiacciato sulle posizioni di Berdini, poi c’è stata una retromarcia seguita all’incontro con Baldissoni e Parnasi, ed ora invece sembra tornata in voga la linea di Berdini perché la richiesta di rinvio sembra l’antipasto di un “no” al progetto.

L’approccio dei grillini dovrebbe essere quello di contrasto alle imposizioni della modernità. Il tempo lento, Slow Food, la decrescita industriale sono temi che io sento miei, che sono di una certa sinistra ma che sono sicuramente propri del M5S. Quindi istintivamente si potrebbe pensare che come hanno detto di “no” all’inceneritore avrebbero dovuto dire “no” anche a questa grottesca speculazione. Invece hanno tentato di emarginare o di tacitare Berdini, contrario, e la linea prevalente era favorevole allo stadio con i grattacieli. Quando mi sono reso conto di queste cose altro non ho potuto fare altro che massacrarli sui miei blog con bombardamenti mirati che spero li abbiano fatti riflettere e tornare a posizioni che sono loro perché mi pare il minimo sindacale che siano contrari ad una cosa come quella. L’approccio ondivago ha fatto emergere due anime interne al M5S. Una forse legata ai vari Marra e alla parte affaristica che si è incistata dentro l’Amministrazione all’insaputa della Vispa Teresa. Perché la Vispa Teresa è innocente ma l’innocenza giudiziaria non giustifica l’innocenza politica, la propria totale vaghezza e l’incapacità di prendere posizioni. Io sono convinto che sia innocente dei reati che le hanno attribuito ma che è un’incapace, anche su questo. Ora la faranno riflettere sul fatto che questo tipo di speculazione è sbagliata. Nel momento in cui era sotto la suggestione di Marra le sembrava che fosse un buon investimento per di più privato, con fondi americani, in favore della città. Magari non ci costa nulla ma deturpa Roma in modo infetto. Mi sembra, dunque, che sia proprio del quadro della sua natura questa posizione ondivaga.  

Chi parla dello stadio di solito lo mette in relazione alle opere che si sarebbero potute fare per le Olimpiadi del 2024.

Virginia Raggi n.d.r) ha scelto la strada depressiva e autolesionistica di non togliere a Roma il peso del nome di città corrotta. Quindi secondo me è stato un errore gravissimo. Dire “no” alla partecipazione e “sì” allo stadio mi sembra un paradosso ma ormai l’hanno fatto.

In zona Olimpico abbiamo due strutture sportive molto vicine. Da una parte c’è il Flaminio in totale stato di abbandono, dall’altro lo Stadio dei Marmi un buon esempio di equilibrio tra fruibilità e armonia delle forme. Secondo lei perché sembra così difficile coniugare questi due aspetti e costruire stadi belli e funzionali?

Perché ci sono due elementi concorrenti . Il primo è quello speculativo che è la volontà di trarre profitto anche a latere dell’attività agonistica e questo vale per le torri. Dall’altro lato c’è il declino di una sensibilità e di un gusto. E’ una sindrome dell’architettura degli ultimi 60 anni quella di imporre un gusto che sia distinto e riconoscibile. Fare uno stadio utile e bello secondo me non è affatto difficile se uno rimane nella morfologia degli stadi tradizionali. L’ultimo che ci è riuscito è stato Renzo Piano a Bari.

 

 

Quanto costa giocare a calcio? Inchiesta sulle realtà giovanili

Quanto costa giocare a calcio? Inchiesta sulle realtà giovanili

Quanto paghereste per giocare a calcio? E per diventare allenatori, quant’è il massimo che riuscirete a mettere sul piatto? Per molti ragazzini diventare un calciatore è un sogno, un desiderio da realizzare attraverso sudore e fatica. Alcuni, poi, sono disposti ad aggiungere all’impegno e al talento anche qualche incentivo economico. Altri ancora, magari manchevoli di talento, si spingono fino a pagare la possibilità di indossare la maglia di un club di prima fascia, e non solo.

Pochi giorni fa è apparsa su “Il Giorno” una lunga inchiesta in due puntate che ha fatto luce sul mondo del sottobosco calcistico. Giulio Mola, giornalista autore dell’indagine, ha fatto luce su una realtà fatta di elargizioni di denaro per ottenere comparsate in squadre importanti o richieste monetarie, o di sponsorizzazioni, a chi vorrebbe sedersi su una panchina in qualità di allenatore. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con l’autore di questo gioiello di giornalismo sportivo, troppo spesso svilito al mero resoconto cronicistico.

Ci racconta com’è partita la sua inchiesta?

Sono partito mettendo un annuncio su Facebook in cui chiedevo ai miei contatti se avessero mai ricevuto richieste di denaro per poter giocare a calcio. In privato tanta gente mi ha scritto facendo nomi di società, di settori giovanili, molte società importanti alcune di Milano e molto conosciute. Ovviamente non posso citarle perché rischio di prendere una querela.

La sua inchiesta attraversa il panorama calcistico lombardo, a partire dai più giovani.

Esatto, l’idea è arrivata proprio vedendo alcune situazione a livello di calcio dilettantistico. L’inchiesta verte sul panorama lombardo ma pare sia una brutta piaga che sta prendendo piede in tutta Italia. Non è la prima inchiesta, sono partito dai problemi in alcune scuole calcio con finti procuratori che avvicinano le famiglie o con famiglie che avvicinano finti procuratori con la speranza di vedere i figli in qualche grande squadra. Purtroppo questa cosa succede a livelli bassissimi. Poi ho parlato con chi ha dovuto rinunciare troppo presto alla carriera di calciatore o con allenatori che si sono trovati a spasso perché non avevano la spinta giusta benché avessero le qualità.

E’ una situazione nuova?

No, qualche anno fa mi raccontarono del portiere di una squadra sarda, militante in serie D, che è stato costretto a pagare di tasca propria il suo cartellino. Ora ciò che è peggio è calciatori e allenatori sono costretti a pagare per allenare o in alternativa devono portare degli sponsor ed è quello che purtroppo sta succedendo.

Ha avuto riscontri da parte delle autorità preposte ai controlli?

Ieri mi ha chiamato il Coni perché la Procura Generale era molto interessata sia al discorso calcistico sia alla lettera di denuncia dell’allenatore di volley, sempre pubblicata nella mia inchiesta.

Nella seconda puntata del suo reportage, pubblica la lettera di un allenatore del volley che racconta di giocatori che pagano per liberarsi da una squadra. E’ una pratica diffusa anche in altri sport?

Quella del volley è una testimonianza che mi è arrivata in ufficio e mi ha raccontato quello che avviene in campionati minori, in prima seconda e terza divisione dove il vincolo sportivo crea problemi a chi vuole liberarsi ed è costretto a pagare molto. Un altro sport interessato è il ciclismo dove gli sponsor hanno un ruolo molto importante. E in queste vicende, devo riconoscere con rammarico, che c’è molta omertà. Io ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno parlato ma quando poi cerchi delle conferme ti ritrovi persone che ti rispondono con mezze parole. E’ un po’ come la storia del doping, tutti sanno ma pochi parlano.

In questo caso so si può parlare di doping monetario.

Esatto. Qui ci ritroviamo bilanci ingrossati da questi soldi che arrivano in maniera curiosa. Il passo ulteriore è capire se ci sono club che hanno rapporti con la criminalità organizzata. Perché questi soldi da qualche parte finiranno, non saranno rendicontati.  Questo però è un passo successivo.

Ma secondo lei queste pratiche si fermano alle serie minori o toccano anche la Serie B e la Serie A?

E’ difficile avere le prove ma mi hanno parlato anche di persone che hanno pagato per arrivare in squadre primavera importanti e parliamo società di medio alto livello. Il tutto con lo scopo di far fare almeno una comparsata in prima squadra e sappiamo  che questo può capitare, spesso i ragazzi vengono aggregati anche solo per un allenamento. In questo modo il ragazzo avrà un curriculum più pesante e all’allenatore non costa nulla. Per noi è molto difficile distinguere i veri talenti da chi invece ha uno sponsor. Parliamo sicuramente di club di Lega Pro e Serie B ma anche di Serie A. Stiamo parlando di città molto importanti che possono avere club che fanno da ascensore tra la Serie A, la Serie B e la Lega Pro.

Quindi capoluoghi di Regione.

Sì, esatto. Le denunce arrivano da tutte le parti.

E’ curioso come ci siano club di Serie A legati in un qualche modo ad un club di serie inferiore. Penso a quello che poteva essere il rapporto tra Monza e Milan.

Non scopriamo noi che il Monza qualche anno fa ha avuto problemi di questo genere. Non è una notizia che qualche genitore denunciò le richieste di soldi da parte dei dirigenti per far indossare ai loro ragazzi la maglia del Monza. Però questo c’entra poco con il fatto che sia una società satellite. L’anno scorso a Pavia un dirigente ha denunciato i genitori di un ragazzo che si erano detti disposti a pagare per vedere il figlio in squadra con la maglia da titolare. Bisognerebbe indagare in tutti i settori giovanili, dove ci sono illustri sconosciuti che si trovano in squadra perché sponsorizzati.

Queste cose succedono perché è un settore nel quale l’offerta è superiore alla richiesta o perché si sente la crisi anche nel calcio?

Ci sono sempre meno soldi, ci sono società che falliscono e che hanno bisogno di liquidità così si cerca chi ha lo sponsor e chi i soldi li porta direttamente. Credo che sia l’unico vero motivo. E io ora non sto parlando di scuole calcio, perché nelle scuole calcio è giusto che la retta si paghi. Qui si parla di categorie superiori, almeno giovanissimi o allievi.

Qualche anno fa fece scalpore la convocazione in nazionale di Stefano Bettarini. Possiamo immaginare che sia successo qualcosa di simile?

All’epoca Bettarini era chiamato il Signor Ventura. Comunque diciamo che tutto sommato Bettarini ha avuto una carriera importante, ha giocato con Fiorentina e Sampdoria. Certo Bettarini è uno che ha guadagnato e si può concedere dei lussi ma conoscendolo anche di persona mi sentirei di dire di no. Anche perché ne abbiamo visti anche di peggiori in nazionale ma nessuno ne parla perché sono nomi meno in vista. Però mi dicono che queste cose succedono soprattutto per convocazioni in nazionali minori a livello così alto mi sembra difficile.

Invece un caso nel quale non ci possono essere dubbi è quello di Gheddafi nel Perugia.

E’ evidente che se il Perugia fa debuttare il figlio di Gheddafi nel match contro la Juventus qualcosa di curioso ci deve essere, anche considerando che lo stesso Gheddafi era sponsor della Juventus. Ricordo che contro la Juve fece un paio di azioni anche molto goffe. A lui è arrivato un ritorno di popolarità infinito perché anche quei pochi minuti sono diventati virali, soprattutto nel mondo arabo. Quello mi pare il classico esempio di giocatore senza qualità ma con i soldi è riuscito ad arrivare dove non sarebbe mai arrivato.

La sua prossima inchiesta verterà sulla nuova pratica, vigente in alcune società di Lega Pro, di arruolare un Presidente per il settore giovanile. Ci spiega perché questo può nascondere nuove occasioni di malaffare?

Bene, posso dirvi che ci sono tantissime società, soprattutto in Lega Pro, che si sono inventate la figura del presidente del settore giovanile, un ruolo che non esiste perché esiste un dirigente ovvero sia un responsabile, non esiste un presidente. Ecco società di Lega Pro o Serie D arruolano persone senza competenze o qualifiche ma che portano denaro o sponsor ai quali assicurano, in cambio, un posto in squadra per un figlio o un calciatore segnalato da loro. Spesso arrivano denunce alle varie associazioni di dirigenti o allenatori che segnalano queste situazioni. Comunque tornerò su questo argomento.