East Coast Boxing Club: tra preghiere e guantoni, una speranza per l’Uganda

East Coast Boxing Club: tra preghiere e guantoni, una speranza per l’Uganda

Articolo originale pubblicato sul sito http://cargocollective.com/MarijoSilvaPhotography

Pagina Facebook: East Coast Boxing Club

Entrando dal cancello non appena installato, nuovo di zecca, la piccola discesa di sassi e polvere scende non troppo dolce verso la casa di Hassan Khalil, il coach, “baaba” (padre in Luganda) nello slum di Naguru, nord-ovest di Kampala, capitale dell’Uganda. Attaccata alla casa, modesta, sorge la palestra, vecchia, modesta anch’essa, ma carica e piena di energia.

Hassan Khalil, “baaba”

Senti la corda sempre più veloce che falcia il vecchio parquet, con il legno che salta assieme all’atleta. Nassir fra i campioni ai National Open di Boxe (preludio alle Olimpiadi) salta sempre più veloce davanti allo specchio rotto che copre la parete nord della palestra.

Allenamento di Nassir

Il sudore lascia un tracciato brillante sui muscoli ben fatti e definiti di Mohammed, che allena i“bazungu” (i bianchi) pazzi per questo sport. Nel frattempo Miro, nipote di Hussein, gemello di Hassan, schianta veloci i suoi pugni contro uno dei sacchi consumati, che pendono dalla trave fissata con viti arrugginite vicino l’entrata alla palestra.

Miro

E Hakim, nel frattempo insegna i movimenti di base a tanti stranieri di Kampala, innamorati della boxe, della libertà e flessibilità dell’allenamento; qui regolarmente ogni settimana si allenano 40 non Ugandesi.

Uno dei ragazzi stranieri in un combattimento

Albert e Charles fanno sparring con altri ragazzi dello slum, mentre Farouk e Timo si alternano con Shadir, che schiva e colpisce velocissimo mentre si prepara alla prossima gara. Kassim, in fondo alla sala, con le sue braccia esili ma incredibilmente resistenti e ferme, tiene alti i pao mentre una ragazza canadese e una ugandese si alternano fra jeb e diretti.

Pugni al sacco

Da quattordici anni, la palestra serve come punto di riferimento per lo slum di Naguru, dove Hassan allena giovani e adulti, dove il più piccolo ha 7 anni e il più anziano va per i 60. Hassan stesso ha quasi 60 anni e più di 170 incontri alle spalle: “Non ho mai avuto paura in un incontro – se anche mi dicono di affrontare il campione del mondo, io mi butto, senza paura.

Giovani combattenti

Sulle panche di legno traballanti su cui gli atleti riposano tra un round e un altro, sotto lo sguardo sognante e attento del poster di un Muhammad Ali giovane, la mente del coach va indietro nel tempo e ripensa a quanto fosse pericoloso andare in giro la sera per le vie del quartiere.

Atleti in riposo

La “East Coast Naguru Boxing Club” è oggi più che un’istituzione nello slum (prova a chiedere informazioni a Naguru: “dove si trova la East Coast Boxing?” – te la indicano subito: proprio davanti la moschea”). E’ un punto fermo e una speranza. Hassan pensa ai miglioramenti che può apportare finalmente: servono 4 milioni di scellini Ugandesi (equivalenti approssimativamente a poco più di 1000 euro) per ingrandire la palestra, costruire una nuova entrata e avere uno spazio più ampio per il ring, dove ogni due mesi si organizzano incontri dilettantistici, che vogliono creare passione fra i ragazzi e le ragazze dello slum e raccogliere anche fondi per le attività della palestra.

Appassionati all’incontro

East Coast vs Police

Hassan guarda ai suoi atleti come ai suoi figli. Tra un allenamento e un altro, insegna ai più piccoli (e soprattutto ai ragazzi più grandi) su come ci si comporta, a convogliare le proprie energie nei guantoni anziché nelle violenze di strada e soprattutto insegna un lavoro a chi ha finito di studiare (o che non può studiare).

                                                                                                    Sparring

Infatti Hassan ha iniziato da qualche anno a coinvolgere professionisti in vari settori (come ad esempio falegnameria) e ha aggiunto alla palestra anche una sorta di istituto professionale, dove i giovani possono apprendere un mestiere. L’unico ostacolo è trovare maestri a sufficienza che possano supportare il progetto di Hassan. Ma “baaba” è un vulcano di iniziative: molte scuole di boxe professionistiche pescano tra i suoi atleti migliori ma Hassan non vuole limitarsi a essere una scuola di base e vuole le sue medaglie – ecco che nasce l’idea di costruire una palestra-scuola in cui poter crescere come piccoli professionisti e Hassan si avvia alla costruzione di una nuova palestra in zona Namboole, vicino allo stadio della nazionale di calcio.

Piccolo allievo

Tra preghiere e guantoni, la vita di Hassan gira proprio attorno a Naguru: quando chiedi “Ma perché fai tutto questo, coach?”, Hassan non esita un secondo: Qui c’è troppa povertà. Ho sempre vissuto qui, dove anche mio padre s’impegnava a dare speranza ai bambini dello slum. Per tutti era “baaba”, ma adesso “baaba” sono io, ho un dovere verso questi ragazzi. E i ragazzi rispondono pieni di sogni. Miro, Charles e Farouk (che hanno tutti meno di 23 anni) guardano al futuro e sognano di diventare professionisti fra una decina di anni.

Farouk

Albert, fra gli atleti più grandi (28 anni) scalpita e non vede l’ora di salire di categoria. Hakim, uno dei ragazzi più giovani fra coloro che allenano tutti i giorni, sogna di tornare a studiare. Tutti però sono d’accordo su una cosa: “Le lezioni di questi maestri sono preziosissime. La libertà e l’amore per lo sport che questa palestra esprime sono inestimabili”.

Pain is temporary, pride is forever

E tutti conoscono almeno una persona che è riuscita a uscire dal degrado e dalla delinquenza grazie agli insegnamenti dei fratelli Khalil. E c’è anche chi con la palestra ha riguadagnato fiducia nella vita dopo una tragedia: la storia di Bashir Ramathan, il boxer cieco, è anche finita sul New York Times qualche anno fa.

Charles

Preghiere e guantoni: Hassan, al mattino, chiama i fedeli alla preghiera dalla moschea di fronte casa sua, poi chiama tutti in palestra, a insegnare come si combatte fra sassi e polvere.

I gemelli Khalil

Quidditch Uganda: quando la realtà supera la magia

Quidditch Uganda: quando la realtà supera la magia

Qualche anno fa, John Ssentamu lesse il primo volume dell’opera di J.K. Rowling: Harry Potter e la Pietra Filosofale. Ottenne il libro in prestito da una persona che aveva visto leggere mentre viaggiava in un matatu, piccolo bus che può trasportare fino a 14 persone, uno dei mezzi di trasporto più comuni in Uganda.

jonh_670  John Ssentamu mentre regge in una mano un “bolide” e nell’altra una scopa

Dopo aver finito il romanzo, trascinato dalla sua curiosità, cominciò a cercare su internet più informazioni su questo gioco di maghi, vivamente descritto nel libro: Il Quidditch.

img_1378b1_670       Un giocatore di Quidditch cerca di segnare lanciando una “pluffa” dentro l’anello

A sua enorme sorpresa, questo gioco magico non era solo una finzione, ma uno sport serio nel mondo dei Babbani. Persone di tanti nazionalità e paesi saltavano, correvano e reggevano scope fra le gambe mentre giocavano con palloni diversi in campi da calcio. John scoprì che l’organizzazione del Quidditch era talmente avanzata che esisteva persino un torneo mondiale, organizzato ogni due anni.

1-chicas-sign3_670Giocatrici e le loro scope improvvisate

Proprio in quel periodo, John aveva avviato la ricerca di un modo per promuovere lo sviluppo della sua regione nel distretto di Masaka, a due ore dalla città capitale di Kampala.

img_1345b_670   Un portiere in mezzo agli anelli

Mi chiedevo quali metodi potevamo usare per attirare più attenzione verso la nostra regione. Giocare uno sport poteva di sicuro aiutare, ma calcio, pallacanestro o rugby…figuriamoci! Non saremmo mai diventati bravi abbastanza da competere con i professionisti di altre città ugandesi, dove questi sport sono abbastanza rinomati. Ma, allora, perché non il Quidditch?”.

img_1358b_670 Una bimba del villaggio, spettatrice e giocatrice

E cosi, nel 2013 John cominciò la sua magica ed insolita avventura coinvolgendo molte persone della sua comunità. Tutti insieme impararono le regole dello sport grazie alla rete: guardando dei video, leggendo svariati articoli e postando dei quesiti alla comunità del Quidditch, tramite la pagina Facebook della squadra che John stesso aprì e cominciò a promuovere.

img_1371_670  John assieme ad alcuni membri della squadra ugandese di Quidditch

Inizialmente, mobilitarono sul posto lo stretto indispensabile per iniziare ad allenarsi. Più tardi, ricevettero l’attrezzatura necessaria da donatori, gli “Amici del Quidditch” come John li definisce.

img_1330e_670Giocatori nella posizione iniziale del Quidditch

Nel 2014, la loro storia raggiunse persino la comunità professionale del Quidditch in diverse parti del mondo. Nello stesso anno e per la prima volta dalla sua fondazione, la squadra accolse un giocatore inglese, in visita a Masaka. Quest’ultimo aiutò i componenti della squadra a perfezionare le loro abilità. La loro perseveranza e il duro lavoro resero legittimo aspirare al massimo traguardo di tutti gli sport: la partecipazione alla Coppa del Mondo 2016 in Germania.

img_1372-copy2_670L’aspirazione principale della squadra è partecipare ad una Coppa del Mondo di Quidditch

Fu così che la squadra iniziò ad affrontare (e superare) una quantità impressionante di ostacoli: domanda ed approvazione dell’Associazione Internazionale di Quidditch per partecipare al campionato; data la mancanza di risorse sufficienti, “crowdfunding” per poter coprire i costi legati al viaggio in Germania; domanda e ottenimento dei passaporti per tutti i membri (compito particolarmente arduo in Uganda). Dopo un iter che può sembrare infinito, rimaneva soltanto un ultimo step burocratico: ottenere i visti necessari per entrare in Europa.

img_1339_670Giocatori in attesa

Ma proprio alla fine, la magia non funzionò: i giocatori non riuscirono ad ottenere le approvazioni necessarie per tempo, in quanto non tutti i membri della squadra avevano a un conto in banca, pre-requisito essenziale per entrare in Germania – non c’è da sorprendersi però, poiché i conti bancari in Uganda non sono ancora un metodo di risparmio sviluppato, soprattutto perché il risparmio tramite il cosiddetto “mobile money” è ancora il sistema più economico ed efficace, soprattutto nelle zone rurali.

img_1319_670 Portiere sorridente

John non demorde ovviamente. Mi disse infatti che era stato solo un primo tentativo. Da questo momento, non rimane che prepararsi per la prossima Coppa del Mondo. Allo stesso tempo, John continua a spingere sia a livello nazionale che a livello internazionale per promuovere il Quidditch in Africa, soprattutto per la sua natura: è uno sport che non discrimina in base al genere, dal momento che tutti, uomini e donne, possono giocare insieme.

1-boygirl_bw_670 Quidditch è uno sport misto: donne e uomini giocano insieme

Questa è un’altra cosa splendida di questo gioco: è qualcosa che si può fare insieme, che tu sia una ragazza o un ragazzo“. L’entusiasmo di John era contagioso, mentre guardavamo diversi bambini giocare assieme.

img_1359c_670  Osservando una partita

Dopo qualche anno, gli sforzi di John stanno finalmente dando i loro visibili frutti. Al giorno d’oggi, il team è composto da 53 giocatori: 36 bambini e 17 adulti, in 4 distretti a sud di Kampala: Masaka, Kalangala, Wakiso e Sembabule.

img_1334b_670-1 Guardando verso il futuro del team

John, un’ultima domanda: qual è la priorità per rendere questo gioco più popolare nel tuo paese?
Prima di tutto abbiamo bisogno di trovare fonti affidabili e sostenibili di finanziamento in modo che si realizzino tutti i nostri piani. Abbiamo già avviato delle attività generatrici di reddito e siamo alla ricerca di sponsor locali e internazionali che ci permettano di realizzare queste attività “.

img_1374_670 Il Quidditch è un’attività comunitaria

Vogliamo vedere il Quidditch esteso ad altre scuole e comunità, ed organizzare tornei regionali e nazionali. Inoltre, siamo alla ricerca di una squadra internazionale che possa farci visita ed allenarsi assieme a noi come parte dei preparativi alla Coppa del Mondo 2018.

class_670Un’aula dove studiano alcuni bambini del villaggio

John sta sfidando il mondo. Chi lo sa, forse in futuro, la Coppa del Mondo di Quidditch potrebbe risplendere sotto il cielo ugandese.

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