Alla scoperta del Body Building con Giovanni Olianas: “No al fisico anni ’80. Il corpo deve essere muscoloso, ma armonico”

Alla scoperta del Body Building con Giovanni Olianas: “No al fisico anni ’80. Il corpo deve essere muscoloso, ma armonico”

Giovanni Olianas, il ginnasta nativo di Aversa, in provincia di Caserta, e da anni trapiantato a San Marcellino, negli scorsi mesi ha portato alta la bandiera della propria terra nel corso di Ninja Warriors, il fortunato programma sportivo in onda su Sky Italia ma che è un format famoso in tutto il mondo.
Dopo l’esperienza di Ninja Warriors però, Olianas si è concentrato sul modellamento del proprio corpo per tentare un’avventura nel mondo del Body building. L’ultimo mese le gare in Campania e non solo, sono state marchiate dal talento dell’atleta casertano ed infatti nei 4 tornei disputati nell’ultimo mese, ci sono stati 4 podi consecutivi, addirittura due vittorie nelle ultime due uscite.
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Giovanni, raccontaci delle gare fatte
“Il 23 aprile sono stato vicino Mondragone per una gara dell’IPF e sono arrivato secondo. L’IPF è l’Italian Physique Federation ed ho avuto insieme una grande delusione ed una grande gioia perché il secondo posto in un torneo nazionale è bello ma si poteva fare anche di più. Due giorni dopo il terzo posto al torneo IBFA di Sapri mentre il 30 Aprile ho fatto la prima gara in casa ed ho vinto il titolo AICF. Infine, la prima gara fuori dalla Campania, quella più difficile, tenutasi a Tivoli la scorsa settimana con la ACSI.”
Qual è il tuo segreto?
“Sono fortunato ed ho una percentuale di grasso molto bassa, una percentuale intorno al 5,5. La base l’ho sempre avuta perché venivo dal ballo, con il calisthenics pure ma non ho mai fatto nulla a questo livello, con la alimentazione e l’allenamento progettato bene, ma la base ce l’avevo anche prima. Da piccolo facevo Judo e poi ginnastica.”
Quanto hai lavorato per arrivare a questo mese d’oro?
“Ho dovuto fare un’alimentazione rigidissima ed un allenamento molto più intensivo ma la preparazione a questo filotto di gare è cominciata fin da settembre. Ho tolto l’alcol dalle mie serate con gli amici e ridotto molto le mie uscite settimanali in cui mi limitavo ad una tisana senza zucchero. Mi sono sentito escluso, la vita sociale è compromessa, ti senti un po’ messo da parte. A casa ho avuto un po’ di difficoltà con i miei genitori per mantenere questo standard, questo tenore di vita con un certo tipo di cibo. Nel periodo di gara mangi almeno 5-6 volte al giorno ed almeno 3-4 litri di acqua al giorno.
Mi allenavo 6 giorni su 7 senza cardio, in maniera isolata e concentrato. Nell’ultimo periodo ho aggiunto un po’ di cardio. Un allenamento intenso e mirato, sezionato e specifico. Un gruppo muscolare grande al giorno e nel weekend il richiamo. Lavoro molto sullo stretching e la mobilità articolare per restare sciolto. Lavoro sulla mobilità, perché voglio che il corpo sia performante, non solo rigido. Non mi piace il body building in stile anni ’80, mi piace un corpo armonico anche se muscoloso”.
Che emozione hai provato alla fine delle gare?
“Dopo l’ultima gara a Tivoli ho pianto ed ho abbracciato Manuela, la mia ragazza, che mi ha supportato. A Tivoli ero solo, senza nessun preparatore che mi potesse aiutare a capire dove sbagliavo le pose a differenza delle prime tre gare quindi ero molto agitato. Se non era per lei non so cosa avrei fatto. Mi ha rassicurato e quando sono sceso dal palco sono corso ad abbracciarla”.
La figura del body builder in Italia è ancora da definire. Le molteplici federazioni che bloccano la crescita del movimento, più che migliorarlo, è un sintomo di qualcosa che andrebbe migliorato dato il proliferare della cultura del fitness nel Bel Paese, unito alla passione per il Body Building che da Nord a Sud sta contagiando tanti ragazzi.
Giovanni Olianas in un anno di lavoro è arrivato a grossi risultati, e non intende fermarsi.
Tragedia nel calcio, si suicida un calciatore della nazionale ceca

Tragedia nel calcio, si suicida un calciatore della nazionale ceca

František Rajtoral si è tolto la vita impiccandosi nella sua abitazione. Il terzino ceco a soli 31 anni ha deciso di dire basta e non sono ancora chiari i motivi del tragico gesto.
Rajtoral era uno dei più promettenti terzini destri della sua generazione ma la sua carriera non è mai decollata come forse meritava. Nonostante tutto si è tolto diverse soddisfazioni con il suo Viktoria Plzen diventando anche il primatista ogni epoca del campionato ceco per presenze.
Quest’anno passato ai turchi del Gaziantepspor, è stato proprio il presidente del club, Ibrahim Kizil, ad annunciare la tragica scomparsa: “Si tratta di un suicidio, un gesto tragico che ci lascia tutti scossi. Non sappiamo ancora perché lo ha fatto dato che sembrava non avere problemi”.
Quest’anno per il nazionale ceco 20 presenze tra campionato e coppa di Turchia.

 

Giuseppe Tesoro, campione italiano di Karate: “I sacrifici vengono sempre ripagati”

Giuseppe Tesoro, campione italiano di Karate: “I sacrifici vengono sempre ripagati”

Giuseppe Tesoro, giovane 20enne di Giugliano, in provincia di Napoli, è il nuovo campione italiano di Karate, nella categoria 84kg.
Il ragazzo ha battuto in finale Nello Maestri per 2-1 in un bellissimo incontro che ha infiammato tutti i presenti ai campionati che si sono tenuti al Centro Olimpico Federale di Ostia.

Il campionato italiano, la competizione più difficile.

“Ho vinto i campionati italiani assoluti a Ostia, la competizione più importante con i più grandi campioni. Ho battuto il campione d’Europa in carica e titolare della nazionale. L’anno scorso persi la finale proprio con Nello Maestri, ma ho preso una grande rivincita allenandomi 3 volte al giorno perché i sacrifici ripagano sempre e sono contento del risultato ottenuto”

Nello Maestri è un grande della disciplina, Campione d’Europa tra le altre cose, ha “rosicato” a perdere contro uno di oltre 10 anni più giovane?

“La disciplina insegna rispetto, le arti marziali insegnano prima il rispetto dell’avversario e poi l’agonismo. Dopo i 3’ di combattimento siamo amici come prima e lui è un grande del karate”

Come sei arrivato a questa sfida?

“Questo è stato il titolo più difficile e sofferto della mia vita, la prima volta arrivai terzo a 18 anni, perdendo col campione del mondo in carica, alla seconda occasione arrivai secondo e ora finalmente ho vinto, dopo 3 anni di sacrifici”.

Cosa c’è nel futuro di Giuseppe Tesoro?

“Sto per partire con la nazionale maggiore e cercherò di strappare un pass per andare gli europei dove nel 2015 l’Italia si è presentata con 4 atleti ed ha vinto 3 medaglie. La nazionale italiana ha grandi campioni, il karate in Italia è messo bene, ci sono tanti grandi atleti”.

Da agosto 2016 il karate è diventata disciplina olimpica ed andrà nella sua terra natia, il Giappone

“Nel 2020 ci voglio essere a Tokyo, ci sono tante gare per qualificarsi e voglio fare di tutto per andare alle Olimpiadi perché il ritorno del karatè ai Giochi è una cosa assolutamente fantastica”.

Che fine ha fatto la maglia azzurra del Napoli?

Che fine ha fatto la maglia azzurra del Napoli?

Conta solo la maglia, uno striscione che campeggia in ogni stadio del mondo, in tutte le lingue del globo terracqueo che popolano il pianeta. A Napoli però questo concetto è mutato nel tempo, ed è mutato dalla stagione 2014/2015 quando per la prima volta nella storia del club partenopeo la prima maglia fu sostituita, numeri alla mano, dalla maglia jeansata che nelle intenzioni iniziali sarebbe dovuta essere la terza.

Tifosi inviperiti per lo schiaffo alla storia di una maglia tanto semplice quanto iconica, portata orgogliosamente nel mondo dal calciatore più forte della storia, Diego Armando Maradona, diventato capopopolo di 6 milioni di persone che a loro volta portano questo azzurro borbonico in giro per il mondo.

Azzurro borbonico, appunto. Perché quella del Napoli non é una maglia “Blu sky” come quella del City, o celeste come quella della Lazio. E’ un azzurro diverso, di un paio di tonalità più forti, perché il fondatore del club, Giorgio Ascarelli, decise di omaggiare la storia della città prendendo in prestito i colori dallo stemma comunale che a loro volta si rifacevano ai regnanti
passati.

Ascarelli era un presidente lungimirante, ancora oggi sarebbe moderno, perché aveva capito che il calcio sarebbe stato espressione massima dell’orgoglio cittadino e che un giorno avrebbe conquistato il mondo, così oltre all’azzurro borbonico nel simbolo ci inserì l’iniziale della città ma scritta con la enne napoleonica.

Tornando all’azzurro, numeri alla mano quella classica resta la prima maglia (per ora) con 20 apparizioni totali ma dista solo 3 partite da quella bianca a quota 17, la nera staccata a 7 essendo terza maglia.

Quest’anno i tifosi sono stati costretti nuovamente a chiedere a gran voce al presidente Aurelio De Laurentiis di smetterla di provare a distruggere la storia del Napoli, un esercizio che a quanto pare soddisfa il patron partenopeo data la frequenza con cui sputa addosso alla maglia azzurra ma a quanto pare da quell’orecchio non ci sente visto che il dato elencato in precedenza va anche contestualizzato: la maglia azzurra è in vantaggio sulla bianca, ma dal 28 Novembre 2016 è stata scelta per due sole volte, in casa col Real Madrid, niente campionato, una in Coppa Italia.

Surreale la sfida con Ia Juventus, il Napoli in maglia bianca e la Juve in maglia blu.

Addentrandosi in questa sequela di dati si può notare in maniera molto semplice di come il bottino della maglia azzurra sia stato ottenuto in Champions League grazie alle 6 apparizioni contro nessuna della bianca, due della nera. In Coppa Italia sono 2 per la nera e una a testa per bianca ed azzurra, mentre in campionato ormai Ia maglia bianca ha distaccato quella azzurra per 16 a 13 e solo un gran finale di stagione potrà permettere ai tifosi del Napoli di gioire per avere quello che nel resto del mondo è la totale normalità, ovvero vedere la maglia storica in campo per più partite rispetto a seconda e terza maglia.

I tifosi del Napoli ormai si stanno riducendo a questo, tifare letteralmente per la maglia, affinché quella azzurra possa tornare a capeggiare all’interno dell’universo Napoli.

Gigi Datome perde la scommessa e va a giocare in un campetto nel bergamasco

Gigi Datome perde la scommessa e va a giocare in un campetto nel bergamasco

Gigi Datome, il capitano della nazionale italiana di pallacanestro non è uno sportivo come tutti quanti gli altri. Uomo di cultura e persona di spirito, professionista esemplare e grande esperto social, non a caso la sua pagina Facebook è tra le più amate tra gli appassionati.

Uno di questi appassionati è @Whiskastz, ragazzo bergamasco che su Twitter ha lanciato una sfida al Gigione nazionale: “Quanti retweet devo fare per far si che tu venga a giocare con la mia squadra per una partitella?”

Datome l’ha sparata grossa con “10mila” ma non aveva fatto i conti con internet e con l’aiuto speciale che ha avuto grazie a “La giornata tipo” che ha condiviso proprio il tweet del tifoso facendo diventare Top Trend il #Gigilhadetto, che è rapidamente arrivato alla cifra chiesta dal giocatore del Fenerbache.

Datome ha poi commentato sul proprio profilo l’impresa: “Ebbene sì, il buon @Whiskastz ha vinto la scommessa! Devo ammettere di aver sottovalutato sia lui che tutti i matti che gli hanno dato una mano.‬
Manterrò la parola e verrò nel bergamasco per una partitella con la sua squadra(niente iscrizione al csi, andate a leggere bene il suo tweet). ‬
‪Vista la bella risposta mediatica spero che verrete numerosi, e che potrete essere allo stesso modo collaborativi anche nella raccolta fondi che ho in mente di organizzare nel giorno della partita. Sia la data che l’ente benefico sono ancora da stabilire (direi verso metà luglio), seguitemi sui social e vi aggiornerò appena saprò qualcosa di più.‬
‪Caro Fabio, allenati. A luglio ti rompo il culo