Tragedia nel calcio, si suicida un calciatore della nazionale ceca

Tragedia nel calcio, si suicida un calciatore della nazionale ceca

František Rajtoral si è tolto la vita impiccandosi nella sua abitazione. Il terzino ceco a soli 31 anni ha deciso di dire basta e non sono ancora chiari i motivi del tragico gesto.
Rajtoral era uno dei più promettenti terzini destri della sua generazione ma la sua carriera non è mai decollata come forse meritava. Nonostante tutto si è tolto diverse soddisfazioni con il suo Viktoria Plzen diventando anche il primatista ogni epoca del campionato ceco per presenze.
Quest’anno passato ai turchi del Gaziantepspor, è stato proprio il presidente del club, Ibrahim Kizil, ad annunciare la tragica scomparsa: “Si tratta di un suicidio, un gesto tragico che ci lascia tutti scossi. Non sappiamo ancora perché lo ha fatto dato che sembrava non avere problemi”.
Quest’anno per il nazionale ceco 20 presenze tra campionato e coppa di Turchia.

 

Giuseppe Tesoro, campione italiano di Karate: “I sacrifici vengono sempre ripagati”

Giuseppe Tesoro, campione italiano di Karate: “I sacrifici vengono sempre ripagati”

Giuseppe Tesoro, giovane 20enne di Giugliano, in provincia di Napoli, è il nuovo campione italiano di Karate, nella categoria 84kg.
Il ragazzo ha battuto in finale Nello Maestri per 2-1 in un bellissimo incontro che ha infiammato tutti i presenti ai campionati che si sono tenuti al Centro Olimpico Federale di Ostia.

Il campionato italiano, la competizione più difficile.

“Ho vinto i campionati italiani assoluti a Ostia, la competizione più importante con i più grandi campioni. Ho battuto il campione d’Europa in carica e titolare della nazionale. L’anno scorso persi la finale proprio con Nello Maestri, ma ho preso una grande rivincita allenandomi 3 volte al giorno perché i sacrifici ripagano sempre e sono contento del risultato ottenuto”

Nello Maestri è un grande della disciplina, Campione d’Europa tra le altre cose, ha “rosicato” a perdere contro uno di oltre 10 anni più giovane?

“La disciplina insegna rispetto, le arti marziali insegnano prima il rispetto dell’avversario e poi l’agonismo. Dopo i 3’ di combattimento siamo amici come prima e lui è un grande del karate”

Come sei arrivato a questa sfida?

“Questo è stato il titolo più difficile e sofferto della mia vita, la prima volta arrivai terzo a 18 anni, perdendo col campione del mondo in carica, alla seconda occasione arrivai secondo e ora finalmente ho vinto, dopo 3 anni di sacrifici”.

Cosa c’è nel futuro di Giuseppe Tesoro?

“Sto per partire con la nazionale maggiore e cercherò di strappare un pass per andare gli europei dove nel 2015 l’Italia si è presentata con 4 atleti ed ha vinto 3 medaglie. La nazionale italiana ha grandi campioni, il karate in Italia è messo bene, ci sono tanti grandi atleti”.

Da agosto 2016 il karate è diventata disciplina olimpica ed andrà nella sua terra natia, il Giappone

“Nel 2020 ci voglio essere a Tokyo, ci sono tante gare per qualificarsi e voglio fare di tutto per andare alle Olimpiadi perché il ritorno del karatè ai Giochi è una cosa assolutamente fantastica”.

Che fine ha fatto la maglia azzurra del Napoli?

Che fine ha fatto la maglia azzurra del Napoli?

Conta solo la maglia, uno striscione che campeggia in ogni stadio del mondo, in tutte le lingue del globo terracqueo che popolano il pianeta. A Napoli però questo concetto è mutato nel tempo, ed è mutato dalla stagione 2014/2015 quando per la prima volta nella storia del club partenopeo la prima maglia fu sostituita, numeri alla mano, dalla maglia jeansata che nelle intenzioni iniziali sarebbe dovuta essere la terza.

Tifosi inviperiti per lo schiaffo alla storia di una maglia tanto semplice quanto iconica, portata orgogliosamente nel mondo dal calciatore più forte della storia, Diego Armando Maradona, diventato capopopolo di 6 milioni di persone che a loro volta portano questo azzurro borbonico in giro per il mondo.

Azzurro borbonico, appunto. Perché quella del Napoli non é una maglia “Blu sky” come quella del City, o celeste come quella della Lazio. E’ un azzurro diverso, di un paio di tonalità più forti, perché il fondatore del club, Giorgio Ascarelli, decise di omaggiare la storia della città prendendo in prestito i colori dallo stemma comunale che a loro volta si rifacevano ai regnanti
passati.

Ascarelli era un presidente lungimirante, ancora oggi sarebbe moderno, perché aveva capito che il calcio sarebbe stato espressione massima dell’orgoglio cittadino e che un giorno avrebbe conquistato il mondo, così oltre all’azzurro borbonico nel simbolo ci inserì l’iniziale della città ma scritta con la enne napoleonica.

Tornando all’azzurro, numeri alla mano quella classica resta la prima maglia (per ora) con 20 apparizioni totali ma dista solo 3 partite da quella bianca a quota 17, la nera staccata a 7 essendo terza maglia.

Quest’anno i tifosi sono stati costretti nuovamente a chiedere a gran voce al presidente Aurelio De Laurentiis di smetterla di provare a distruggere la storia del Napoli, un esercizio che a quanto pare soddisfa il patron partenopeo data la frequenza con cui sputa addosso alla maglia azzurra ma a quanto pare da quell’orecchio non ci sente visto che il dato elencato in precedenza va anche contestualizzato: la maglia azzurra è in vantaggio sulla bianca, ma dal 28 Novembre 2016 è stata scelta per due sole volte, in casa col Real Madrid, niente campionato, una in Coppa Italia.

Surreale la sfida con Ia Juventus, il Napoli in maglia bianca e la Juve in maglia blu.

Addentrandosi in questa sequela di dati si può notare in maniera molto semplice di come il bottino della maglia azzurra sia stato ottenuto in Champions League grazie alle 6 apparizioni contro nessuna della bianca, due della nera. In Coppa Italia sono 2 per la nera e una a testa per bianca ed azzurra, mentre in campionato ormai Ia maglia bianca ha distaccato quella azzurra per 16 a 13 e solo un gran finale di stagione potrà permettere ai tifosi del Napoli di gioire per avere quello che nel resto del mondo è la totale normalità, ovvero vedere la maglia storica in campo per più partite rispetto a seconda e terza maglia.

I tifosi del Napoli ormai si stanno riducendo a questo, tifare letteralmente per la maglia, affinché quella azzurra possa tornare a capeggiare all’interno dell’universo Napoli.

Gigi Datome perde la scommessa e va a giocare in un campetto nel bergamasco

Gigi Datome perde la scommessa e va a giocare in un campetto nel bergamasco

Gigi Datome, il capitano della nazionale italiana di pallacanestro non è uno sportivo come tutti quanti gli altri. Uomo di cultura e persona di spirito, professionista esemplare e grande esperto social, non a caso la sua pagina Facebook è tra le più amate tra gli appassionati.

Uno di questi appassionati è @Whiskastz, ragazzo bergamasco che su Twitter ha lanciato una sfida al Gigione nazionale: “Quanti retweet devo fare per far si che tu venga a giocare con la mia squadra per una partitella?”

Datome l’ha sparata grossa con “10mila” ma non aveva fatto i conti con internet e con l’aiuto speciale che ha avuto grazie a “La giornata tipo” che ha condiviso proprio il tweet del tifoso facendo diventare Top Trend il #Gigilhadetto, che è rapidamente arrivato alla cifra chiesta dal giocatore del Fenerbache.

Datome ha poi commentato sul proprio profilo l’impresa: “Ebbene sì, il buon @Whiskastz ha vinto la scommessa! Devo ammettere di aver sottovalutato sia lui che tutti i matti che gli hanno dato una mano.‬
Manterrò la parola e verrò nel bergamasco per una partitella con la sua squadra(niente iscrizione al csi, andate a leggere bene il suo tweet). ‬
‪Vista la bella risposta mediatica spero che verrete numerosi, e che potrete essere allo stesso modo collaborativi anche nella raccolta fondi che ho in mente di organizzare nel giorno della partita. Sia la data che l’ente benefico sono ancora da stabilire (direi verso metà luglio), seguitemi sui social e vi aggiornerò appena saprò qualcosa di più.‬
‪Caro Fabio, allenati. A luglio ti rompo il culo

La Juventus è un Super Sayan

La Juventus è un Super Sayan

Un vantaggio importante e meritato in vista del ritorno al Camp Nou da parte della Juventus per un 3-0 che fa la storia della plurisecolare squadra bianconera e diventa una pietra miliare del calcio italiano che, almeno per una notte, strapazza quello spagnolo.

Le mani avanti in questo caso vanno messe obbligatoriamente perché il Barcelona con il PSG ha dimostrato che non basta un 4-0 per il passaggio del turno, figurarsi un 3-0.

Ma cosa è successo allo Juventus Stadium?

La domanda è lecita perché ad ore dal fischio finale molti sono ancora spaesati, dopo aver visto una Juve che non sembrava Juve (o lo sembrava troppo ma ci arriveremo) ma soprattutto un Barça che non ha tenuto fede alla propria storia, spento e senza idee.

Perché in realtà numeri alla mano i ragazzi di Luis Enrique hanno fatto la loro parte: 88% passaggi completati, la media stagionale è 85, 68% possesso e la media stagionale è 62, 17 tiri e ne hanno fatti 16. Problemini con i duelli aerei ma il Barcelona storicamente soffre una carenza fisica, punto di forza della Juventus e ci può stare ma ancora, azioni di gioco equamente divise sul campo, posizioni medie di 8 giocatori su 11 al di sopra della propria linea di centrocampo e dunque nella metà campo avversaria.

Ma allora, dato che i numeri dicono che il Barcelona ha giocato come gioca sempre, perché ha preso 3 palloni?

Perché al calcio si gioca contro gli avversari e la Juventus ha fatto la storia.

Eppure la Juve non aveva mai giocato così bene quest’anno, anzi, Allegri sembrava ormai stanco di questa storia, quasi indolente.

Una Juve che ha visto i sorci verdi contro il Napoli che fa un gioco per princìpi molto simile a quello del Bacelona fatto di pressing e calcio arioso, quindi comprensibilmente ci si poteva aspettare ancora più difficoltà nel passare da Mertens, Callejon ed Insigne, con tutto il rispetto per il trio di Sarri, a Messi, Suarez e Neymar.

La Juve ha dimostrato di essere come un Sayan invece, talmente consapevole della propria forza da gestirla in campionato, perché questo è l’unico modo per spiegare cosa sia successo con il Barcelona.

La Juventus gestisce le proprie forze in campionato, sacrificando qualche punticino sacrificabile, per poi sfoderare tutta la propria forza disumana contro l’avversario che merita di vedere quella forza poderosa. Come Goku Super Sayan di III Livello contro Majin Bu.

La Juve proprio come i personaggi inventati da Toriyama aumenta e diminuisce il proprio livello di combattimento, non andando mai fuori giri e controllando la propria rabbia, perché un eccesso può portare ad un errore.

Questo processo di sayanizzazione si avviò forse con Conte, con una Juve fresca, vivace, arrabbiatissima per i risultati negativi degli anni precedenti e come un Sayan che vede la luna si trasforma in Ōzaru e distrugge tutto quello che c’è davanti ma col tempo ha imparato a gestire la propria rabbia ed i bianconeri hanno trovato in Allegri un Re Kaioh adatto che ha portato i Sayan alla finale di Champions.

Lì hanno trovato un avversario più forte che li ha stesi ma per il principio dello Zenkai secondo il quale ogni qualvolta un Saiyan si riprende da gravi ferite il suo livello di combattimento aumenta notevolmente la Juventus è arrivata a munirsi di Higuain e Pjanic ma soprattutto, ha trovato in Mario Mandzukic un pretoriano impensabile che si sacrifica con una qualità ed un’abnegazione che gli fanno guadagnare un posto nel Paradiso di questo magnifico sport  perché è ammirevole la sua capacità di mettersi al servizio dei compagni.

La Juventus vista col Barça è una Juve finita, arrivata, che deve fare enormi sforzi per migliorare. Che ha incanalato la rabbia repressa per anni da quella notte a Berlino in cui il cielo si tinse di blaugrana in una kamehameha micidiale che ha tramortito i campioni catalani.

Semplicemente impressionante.

N.B.: Impressionante è anche il fatto che dopo un 3-0 ci sia ancora quella paura di non passare. Cara Juve no se olvide de París. o come direbbero a Barcellona:  no us oblideu de París. Non dimenticare Parigi.