58 anni di Tutto il Calcio Minuto Per Minuto: Riccardo Cucchi ci racconta l’Italia Campione 2006

58 anni di Tutto il Calcio Minuto Per Minuto: Riccardo Cucchi ci racconta l’Italia Campione 2006

Ha compiuto ieri 58 anni “Tutto il Calcio Minuto per Minuto”, la storica trasmissione radiofonica che per prima ci ha raccontato il calcio. Per l’occasione vi riproponiamo l’intervista ad un grande protagonista del programma che ha da poco “appeso” il microfono al chiodo, Riccardo Cucchi. Ci siamo fatti raccontare il Mondiale 2006.

Dodici anni dopo, quel successo di Berlino è ancora vivo. Scorrono davanti ai nostri occhi le immagini di quell’ultima magica notte ai Mondiali di Germania 2006, in cui la spedizione comandata da Marcello Lippi conquistò meritatamente il tetto del mondo.

Il nostro ricordo lo affidiamo a chi, quella notte, ebbe la grande responsabilità di incidere con la sua voce sulla tela dell’immaginazione, senza il supporto delle immagini dunque, un racconto pieno di emozioni. Riccardo Cucchi, che incise in diretta quella notte storica di Berlino su Radio Rai 1.


Tanti quella partita la guardarono in tv, a chi giungeva la radio?

“Agli innamorati della radio, a chi era in viaggio, ai non vedenti, a chi era al lavoro, a chi sceglie l’audio della radio guardando la tv, agli italiani all’estero, a chi sceglie semplicemente la radio. E per quanto possa sorprenderti, erano milioni. A distanza di 10 anni ne ho continue conferme – spiega Riccardo Cucchi, che racconta anche le sensazioni della vigilia di quella finalissima -. Non ho dormito, nè la notte precedente, nè la notte successiva. Ho passeggiato per Berlino. Un training autogeno prima della gara, un modo per scaricare l’adrenalina dopo la vittoria. C’era fiducia nella squadra ma anche rispetto per la Francia. E il timore che il sogno s’infrangesse in vista del traguardo come era successo nel 94 e nel 2000”.

Mai come negli ultimi Europei di Francia la spedizione comandata da Marcello Lippi è stata ricordata e affiancata come all’ultima Nazionale di Conte. Ironia della sorte, la somiglianza tra due Nazionali fatte di grinta e spirito d’unione, o forse semplicemente perché in Italia piace sempre più amare le sfide impossibili, di certo le emozione vissute fino a qualche giorno fa in Francia ricordavano quelle di Germania 2006.

“La nazionale emoziona sempre. Ma il mondiale tedesco rimarrà scolpito nella memoria di tutti non solo per la vittoria degli azzurri. E’ stato il riscatto del nostro calcio dalla bufera di calciopoli, la rinascita dopo la caduta nella polvere, una sorta di ricostruzione dopo le macerie di uno scandalo scioccante. Hanno vinto il titolo giocatori juventini retrocessi dai giudici sportivi in Serie B – continua Cucchi, che mette poi a confronto le due Nazionali -. Lippi e Conte sono simili per visione, non solo tattica. Hanno saputo creare un clima, un gruppo, una squadra. Ma la nazionale di Lippi era ricca di campioni. Spesso questo dettaglio è stato trascurato dalla critica”.

La radio e lo Sport, una relazione perfetta che pare non subire mai crisi. Cosa è cambiato dodici anni dopo e quali potrebbero essere i nuovi scenari con l’avvento dei social?

“La radio è un media vivo e reattivo, mobile e dinamico. Quello che per la tv è un problema, la contemporaneità di più eventi, per la radio è una risorsa. E stiamo verificando uno straordinario impatto sui social: non solo streaming, “app” dedicate, contenuti speciali (audio e video), periscope e anche un’interazione con il pubblico molto intensa. Non dimentichiamo che il mezzo che ha inventato l’interazione con gli ascoltatori è stato proprio la radio. Ricordi “Chiamate Roma 31 – 31″? E tra l’altro il telefono funziona ancora assai bene, con tutte le sue nuove implicazioni, vedi gli sms. Insomma “cara” sì, ma “vecchia” la radio non lo è affatto. 90 anni di storia, e un grande futuro davanti”.

Giorgio Chiellini diventa un’opera d’arte ed è sempre più Insuperabile

Giorgio Chiellini diventa un’opera d’arte ed è sempre più Insuperabile

“C’è un cuore grande sorridente, c’è la lettera “I” di Insuperabili. Io in questa opera c’ho visto un supereroe”. Massimo Sirelli descrive così la sua gigantografia che ritrae Giorgio Chiellini, nel corso della festa del primo compleanno dello shop degli Insuperabili, a Torino. Un’opera che ha folgorato subito il difensore della Juventus e della Nazionale, che ha già fatto sapere di volerla prendere per sè: valore di acquisto non dichiarato, ma certamente proporzionale alla sua generosità.

.

La squadra degli Insuperabili nasce da un’intuizione che cinque anni fa portò alla nascita delle scuole calcio “Reset Academy”. “Cercavamo una realtà dedicata a ragazzi diversamente abili e ci siamo resi conto che tutte le ricerche ci rimandavano all’estero. E così da quelle realtà abbiamo preso spunto e ci siamo dati l’obiettivo di creare qualcosa di strutturato, non dando ai nostri un pallone tanto per farli calciare per un’oretta alla settimana, ma trattandoli come i veri atleti che sono – racconta Davide Leonardi, uno dei creatori del progettoPian piano abbiamo iniziato a capire che dovevamo istituire dei team multidisciplinari, tant’è che gli staff degli Insuperabili sono formati da tecnici, psicologi, educatori, fisioterapisti, che lavorando in equipe riescono a strutturare una metodologia di allenamento calcistico che permette ai nostri ragazzi di continuare a crescere”. Da un anno l’avventura dello shop, aperto in via Montevideo 6, gestito dagli stessi ragazzi degli Insuperabili con impegno ed entusiasmo, avendo così la possibilità di fare un percorso lavorativo.

Quando Giorgio Chiellini arriva all’interno dello shop ci sono già decine di atleti degli Insuperabili, ragazzi e ragazze con disabilità che dal 2011 crescono nelle scuole calcio “Reset Academy”. Lui, che ne è il testimonial nazionale del progetto, li conosce tutti personalmente: abbracci, pacche sulle spalle e “cinque” per questi campioni che, come spiega, gli stanno riservando grosse soddisfazioni da qualche anno. “Quando abbiamo iniziato eravamo in tre. Ma grazie all’impegno di tante persone siamo cresciuti, adesso ci sono tredici scuole calcio in tutta Italia. Speriamo che il progetto continui a crescere a livello nazionale. Il sogno di questi ragazzi, e il mio con loro, è di avere un centro sportivo di tutto loro tra qualche anno – spiega Chiellini -. Se lo meritano, speriamo di riuscirci”.

Particolarmente bello e partecipato, tra un selfie e un altro, il momento in cui Giorgio Chiellini e Massimo Sirelli si alternano per autografare le trenta opere che verranno messe all’asta per la raccolta fondi a supporto degli Insuperabili.

.

Davide Leonardi ammette come “il sostegno che stiamo raggiungendo è davvero elevato da parte delle persone comuni, quella degli Insupebili è diventata la seconda squadra per cui tifare un po’ per tutti, oltre ai propri colori. Un anno fa abbiamo aperto lo Insuperabili Shop, che ha come obiettivo quello di inserire i nostri ragazzi in un percorso lavorativo, per cui il negozio viene utilizzato come contesto esperienziale per chi vuole trascorrere qua un po’ di tempo con i ragazzi, vuole fare una partita a calcio balilla, acquistare un paio di scarpe o partecipare a un evento come questo con Chiellini”.

La squadra degli Insuperabili è diventata ormai un riferimento consolidato a livello nazionale: “Questo ci inorgoglisce, ci fa capire che la strada intrapresa cinque anni fa è quella giusta. Sicuramente migliorabile, ma abbiamo capito come valorizzare i nostri ragazzi facendoli giocare in maniera normale, non accontentandoci, e abbiamo ottenuto enormi riscontri. A Torino c’è la casa madre che fa da coordinatrice per le varie academy, da qua nascono i progetti e supervisioniamo il lavoro delle diverse scuole calcio. La cosa più bella è che siamo tutti partecipi e quindi la crescita avviene perché ogni realtà migliora insieme alle altre. Siamo un’enorme famiglia, le divise uniche per tutte le academy dimostrano che tutti lavoriamo senza campanilismo per il bene comune”.

Infine un’altra chicca, che anticipa una potenziale nuova frontiera degli Insuperabili: “Tendenzialmente il focus principale resterà il calcio, però durante i camping estivi ci siamo cominciati ad aprire ad altre discipline. Un’anteprima è che a gennaio molto probabilmente riusciremo a partire con il basket. E dunque l’obiettivo sarà quello di introdurre a un altro sport di squadra, il segreto è quello di fare un lavoro di relazione e integrazione”.

Giovanni Albanese

@GiovaAlbanese


Il Bologna e i 38 anni di lavoro di Angela: una festa per salutarla

Il Bologna e i 38 anni di lavoro di Angela: una festa per salutarla

Un abbraccio commosso con il numero uno della società, Joe Saputo, ha caratterizzato l’ultimo giorno di lavoro di Angela Belletti, che si è ritirata in pensione dopo 38 anni di lavoro all’interno della lavanderia del centro sportivo del Bologna, a Casteldebole.

La società rossoblù ha voluto ringraziare la donna con una festa a sorpresa, alla quale hanno partecipato davvero tutti, dai giocatori ai dipendenti del club. E’ stato proprio il presidente a voler ringraziare la signora Angela: “Ho saputo che si ritira. Ma se lavora qui da 38 anni, mi sono chiesto, a che età ha cominciato? A 10 anni? Ad ogni modo qua Angela sarà sempre la benvenuta”. E così anche in quel mondo noto per milioni di euro e diritti d’immagine, ci sono storie comuni di uomini e donne che fanno il loro lavoro con umiltà per giungere al merito riposo, con l’affetto e gli auguri di tutti.

 

Messina Calcio: Franco Proto e il nuovo corso giallorosso

Messina Calcio: Franco Proto e il nuovo corso giallorosso

Franco Proto ricomincia da Messina, i siciliani si affidano all’esperto uomo di calcio che sfiorò la Serie B alla guida dell’Atletico Catania. “Una scelta di cuore” l’ha definita il neo patron giallorosso, che non è messinese, ma che avrebbe voluto prendere in mano il club già dal dopo Franza, quando i peloritani erano appena retrocessi dalla massima serie. Proto è un presidente ambizioso, che ama vincere e punta sempre all’organizzazione societaria.

Ecco perché la prima azione è stata quella di inserire alcuni collaboratori negli assetti, partendo dal direttore generale Lello Manfredi, al direttore sportivo Marcello Pitino, la scorsa stagione al Catania. Un ruolo dirigenziale potrebbe andare anche all’ex capitano Giorgio Corona, che già nelle prossime ore potrebbe prendere il nuovo incarico di club manager e dare concretamente una mano a mister Cristiano Lucarelli, che ha avuto il merito di tenere unito il gruppo malgrado il terremoto societario degli ultimi mesi e un evidente reale rischio di fallimento. Ironia della sorte, l’esordio di Proto da presidente del Messina avverrà nel prossimo week end contro il Catania, in un derby che risveglia così i ricordi delle vecchie sfide degli Novanta. E pensare che l’esordio da dirigente il nuovo patron del Messina, oggi sessantaquattrenne, lo fece proprio nel Catania, nel 1987, nel ruolo di amministratore delegato.

Aaron Trezeguet: il figlio di David, bomber sul ring

Aaron Trezeguet: il figlio di David, bomber sul ring

Tifo Juventus, anche se il calcio mi piaceva soprattutto quando giocava mio papà, ora non lo seguo molto. Il grande appassionato di calcio in famiglia è mio fratello piccolo. Mio papà? Lui mi aiuta molto nella mia carriera; quando mi vede nervoso o quando ho paura prima di alcuni incontri mi dice di stare tranquillo e mi dà dei consigli. Il mio modello di sportivo perfetto è lui. Lo ammiro molto e vorrei riuscire a diventare come lui.

Dal figlio di David Trezeguet ti aspetti una promessa per il grande calcio e invece le cose sono andate diversamente. Aaron, primogenito dell’ex attaccante della Juventus e della Nazionale francese, ha trovato la sua dimensione ideale nello sport all’interno di un ring. “Ho provato un po’ di tutto tra cui il calcio e il basket ma non mi piacevano così tanto come la thai boxe – racconta -. E’ difficile da spiegare: è la mia vita, la mia passione. Nel futuro voglio diventare un fighter professionista ed essere uno dei migliori in Thailandia, riuscendo a fare di questo sport la mia professione. Quello che mi piace di più della thai boxe è il rispetto e il fatto che è uno sport molto duro. Per poter salire sul ring devi sempre essere molto preparato.

Aaron il prossimo 28 gennaio combatterà in occasione della manifestazione internazionale di Thai Boxe Mania, in programma al PalaRuffini di Torino e le sue emozioni (ecco la bellezza dello sport) sono probabilmente simili a quelle del papà prima di un match importante durante la sua gloriosa carriera da calciatore. “Mi sto allenando tutti i giorni per 4/5 ore insieme a tutti gli altri miei compagni. Ovviamente oltre all’allenamento sto curando anche l’alimentazione – spiega -. Combatto in casa: amo l’Italia e questo club è la mia vita. Sarà bellissimo!”. Per Aaron la Thai Boxe è dunque uno stile di vita: “Ho cominciato a 9 anni, qui alla palestra Thai Boxe Torino con Carlo Barbuto; poi dopo un anno sono dovuto andare via e sono ritornato quando avevo 14 anni. Dopo soli sei mesi ho fatto il mio primo incontro. Ma quello che mi ricordo con più piacere è stato quello che ha segnato il mio esordio a Thai Boxe Mania, la scorsa edizione. Quella sera ho capito realmente cosa vorrei fare nella vita”.

Close