La Pedalata della Solidarietà: la nazionale paralimpica di ciclismo dona speranza nelle scuole

La Pedalata della Solidarietà: la nazionale paralimpica di ciclismo dona speranza nelle scuole

La Nazionale italiana di ciclismo paralimpico sarà in ritiro a Pescara dal 5 all’11 giugno. Un momento importante per il capoluogo adriatico vissuto all’interno del progetto “Solidarietà fa sport” avviato a gennaio per concludersi il prossimo dicembre.

“Si tratta di un progetto annuale – afferma l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Pescara Antonella Allegrinofinalizzato a svolgere attività di sensibilizzazione verso le varie forme di disabilità. Con 19 associazioni siamo entrati nelle scuole e, ad ora, abbiamo coinvolto 2.500 alunni, 110 classi e svolto 50 giornate di interventi. L’11 giugno prossimo si concluderà il primo semestre di Solidarietà fa sport con la Pedalata della solidarietà che vedrà la partecipazione di alcuni campioni del ciclismo paralimpico tra cui il nostro Pierpaolo Addesi”.

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“Quello nelle scuole è stato un percorso davvero importante – afferma l’atleta paralimpico abruzzese Pierpaolo AddesiIo da piccolo non ho mai avuto l’opportunità di conoscere, in classe, personaggi che potessero aiutarmi ad andare avanti, ad avere uno spunto. Oggi invece, con tale progetto i ragazzi hanno visto che dalle difficoltà si può trarre qualcosa di positivo. E’ bello aver lasciato un esempio, un messaggio di speranza. Ci tengo a dire che, quella di Pescara sarà una settimana importante anche sotto il profilo sportivo perché il mister Mario Valentini avrà modo di provare nuove leve in vista della terza prova di Coppa del Mondo e dei Campionati in Sud Africa di fine agosto. Sarà dunque l’occasione per tanti di provare nuovi mezzi; in questo senso ricevo tanti messaggi, anche sui social, per conoscere e sapere e invito tutti a venire per valutare il mezzo più idoneo alla propria disabilità”.

“E’ un onore collaborare con il Comune di Pescara – le dichiarazioni del presidente regionale della Federazione ciclistica italiana Mauro Marrone Gli aspetti sociali sono molto importanti per questi ragazzi che, ogni volta che vengono in Abruzzo, entrano nelle scuole a portare messaggi che lasciano il segno. La Nazionale è ricca di atleti di un certo calibro agonistico che dimostrano come il lavoro e l’impegno pagano sempre”.

“E’ un onore avere Pierpaolo Addesi tra le file della Nazionale – dice Antonio Menicucci, responsabile regionale del ciclismo paralimpico – C’è un legame profondo tra questi atleti e la società civile perché donano speranza. Spero d vederli sempre più spesso nel nostro Abruzzo”.

Domenica 11 il ritiro si concluderà con la Pedalata, un percorso di circa 10 km lungo le arterie principali della città. Una giornata aperta a grandi e piccoli con la partecipazione straordinaria degli atleti azzurri del ciclismo paralimpico.

Simone Merli, Assessore allo Sport di Ferrara: “Vi racconto l’impresa della nostra Spal”

Simone Merli, Assessore allo Sport di Ferrara: “Vi racconto l’impresa della nostra Spal”

In occasione della storica promozione in Serie A della Spal, abbiamo intervistato l’Assessore allo Sport di Ferrara, Simone Merli, che ci ha raccontato l’impresa della squadra biancoazzurra.

Dopo 49 anni si torna in Serie A. Come ha vissuto la città questa avvincente stagione?

“La città sono due anni che vive una riscossa calcistica. prima la B dopo 23 anni, ora la A dopo 49. E’ da mesi una città in cui in ogni dialogo compare la voce ‘Spal’. C’è stato un crescendo continuo di pubblico, i locali in cui venivano trasmesse le partite, erano felicemente assaltati… Insomma, certamente una situazione di grande positività che ha contaminato anche diversi di coloro che mai si erano avvicinati al calcio e alla Spal. Un clima gioioso che ha aiutato e sta aiutando tutta la comunità”.

Di quella formazione che 49 anni fa arrivò nella massima serie, ne ha sentito parlare?

Ho 38 anni, non posso aver ricordi diretti se non quelli raccontati dai miei amici e famigliari più anziani. Ma non avendoli vissuti ammetto d’essere poco indicato nel raccontarli!”.

A livello di impiantistica, lo stadio Mazza è pronto?

“Il Paolo Mazza ha avuto un primo adeguamento in deroga lo scorso anno che ha portato la capienza ad 8.500 spettatori. Tra fine mese e i primissimi di giugno inizieranno i lavori per un ampliamento in deroga a 12.500 e in caso di permanenza in Serie A, il prossimo anno lo porteremo a 16mila spettatori”.

L’amministrazione comunale ha già deciso festeggiamenti e/o celebrazioni ufficiali?

“Le feste principali sono già state fatte… Nei prossimi giorni ci sarà il conferimento ufficiale in consiglio comunale di un riconoscimento da parte dell’amministrazione comunale”.

Con la Serie A Ferrara si appresta a ricevere squadre come Milan, Inter, Napoli, Roma, Juventus etc. Il suo assessorato avrà un gran lavoro di accoglienza da fare.

“Sarà un bell’impegno per tutti i settori della città, pubblici e privati ma sicuramente avvincenti e, sono certo, soddisfacenti”.

Secondo lei, a chi il merito di questa storica promozione?

“Va alla proprietà che ha investito, ci ha creduto senza però mai fare un passo più lungo della gamba; va al presidente che con determinazione non hai mollato su nulla, è stato ovunque, ha dato schiaffoni quando servivano e carezze se meritate; al Direttore sportivo che ha saputo scegliere giocatori e uomini con voglia di far bene e con grandi capacità tecniche e umane; al mister e i suoi collaboratori, che hanno guidato con competenza, tenacia, fiducia, passione un gruppo di atleti; ai giocatori che non hanno solo vinto in campo: hanno creato un gruppo meraviglioso, che sta bene assieme, che lotta, che si sostiene sempre e comunque, e che si è perfettamente inserito nel tessuto sociale ferrarese con semplicità e sensibilità; ai tifosi che hanno sostenuto sempre la squadra, in casa e in trasferta, sempre, senza far mai mancare il loro affetto; infine, un po’ anche a noi, all’amministrazione, che ci ha creduto da subito, dal 2013 quando il sindaco Tagliani chiamò la famiglia Colombarini chiedendo loro di prendere la Spal: mai scelta fu più azzeccata! Inoltre a quello che, con le fatiche dei bilanci pubblici di questi anni, stiamo cercando di fare per intervenire in modo sostanziale sul rifacimento dello stadio”.

Calcio Femminile: quando le ragazze ci insegnano a lottare

Calcio Femminile: quando le ragazze ci insegnano a lottare

Anche per il calcio femminile siamo quasi agli sgoccioli e già sono stati emanati i primi verdetti che vedono il Sassuolo salire in Serie A, il Chieti tornare in B e il Pescara guadagnare la salvezza nella serie cadetta. Di questo traguardo abbiamo parlato con una delle protagoniste: la centrocampista biancazzurra Melania Colantonio.

Melania, che sapore ha questa salvezza?

“La salvezza per me ha un sapore incredibile. Abbiamo lottato fino alla fine e ce l’abbiamo fatta. Svegliarsi questa mattina con il sapore della salvezza addosso è stato fantastico”.

La gara più difficile della stagione?

“La partita più difficile è stata quella con il Padova C.F. Venivo da un infortunio al piede e non ho potuto dare il mio contributo totalmente. Abbiamo perso 2-0 e creato numerose palle goal, troppe. Sono entrata nel secondo tempo, ho messo il cuore in tasca e pedalavo sulla fascia, ma non è bastato”.

Quali i punti di forza della squadra?

“I punti di forza della nostra squadra sono stati il gruppo unito, passionale, semplicemente fantastico. L’umiltà, il carattere, il fatto che non abbiamo mai mollato, il lavoro; allenarsi duramente per migliorarsi”.

Dove si può o si deve migliorare per il prossimo anno?

“Per il prossimo anno sicuramente avremo già dodici mesi di esperienza alle spalle nella serie B nazionale e ciò farà si che certi errori che abbiamo commesso non si ripeteranno. Cercheremo di impegnarci di più, continuando il lavoro che abbiamo fatto fino a qui”.

Perchè Melania ha scelto il calcio come sport?

“Ho scelto il calcio da quando ero una bambina. Avevo 6 anni, e il calcio mi ha sempre entusiasmata, emozionata. Quando ho un pallone tra i piedi il tempo passa in un secondo”.

Da grande Melania sarà…

“Da grande vorrei fare la calciatrice e portare sempre più in alto la maglia del Pescara che è la mia seconda pelle. In bocca al lupo a tutte noi”.

 

“Storie di Sport”: Peppe Millanta e il suo progetto per la letteratura sportiva tra i giovani

“Storie di Sport”: Peppe Millanta e il suo progetto per la letteratura sportiva tra i giovani

“Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti” diceva Arrigo Sacchi. Noi oggi parliamo di sport in genere e di come scrivere di sport possa regalare soddisfazioni per sé e per gli altri. E’ il caso di Peppe Millanta artista abruzzese secondo classificato al concorso nazionale del Racconto Sportivo del Coni e attualmente impegnato in un progetto letterario-sportivo rivolto alle scuole. Con lui abbiamo fatto una chiacchierata sul tema letteratura sportiva…

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“Storie di Sport”. Iniziamo con questo progetto rivolto alle scuole in collaborazione con il Comune di Ripa Teatina (Chieti)

“Storie di Sport è un’idea nata insieme all’assessore di Ripa Teatina Gianluca Palladinetti. Volevamo coinvolgere il più possibile i giovani e i giovanissimi al Premio Rocky Marciano, giunto ormai alla sua XIII edizione, e abbiamo pensato a questa formula che comprende anche la letteratura, già sperimentata con successo l’anno scorso con la I edizione del Festival della Letteratura Sportiva curata da  Dario Ricci. E’ un progetto che ha calamitato subito l’attenzione e l’interesse di partner rilevanti a livello nazionale, a cui va il nostro sentito ringraziamento, che ci hanno permesso di realizzare il progetto, e cioè Saquella Caffè, l’Azienda Leone 1947, la casa editrice Infinito, il Lions Club Ennio Flaiano di Pescara e la Libreria Mondadori di Francavilla. Inoltre abbiamo avuto l’appoggio immediato del Coni,  della Regione Abruzzo, di Siedas e del direttore de Il Centro Primo Di Nicola, che ci stanno dando una mano fondamentale a diffondere l’iniziativa. Il premio è aperto ai giovani e giovanissimi dai 6 ai 19 anni, che saranno suddivisi in tre categorie in base all’età. In palio c’è un montepremi in buoni libri del valore di 900 euro, oltre a dotazioni sportive per le scuole che parteciperanno con più elaborati. A livello personale mi sono cimentato con entusiasmo in questa avventura perché ho iniziato la mia attività di autore proprio vincendo un premio letterario dedicato ai giovani, che mi ha aperto nuovi orizzonti e prospettive. Spero insomma che questa diventi l’occasione per qualche ragazzo di coltivare questa splendida passione”. 

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Torni alla letteratura sportiva dopo aver conquistato il secondo posto al concorso nazionale del Racconto Sportivo del Coni. A tal proposito, ci parli di “Rukelie”.

“Rukelie è diventato un po’ un compagno di viaggio. Si è trasformato nel frattempo in un monologo teatrale interpretato dall’attore Antonio De Nitto, e sta continuando fortunatamente a ricevere consensi. Si è piazzato infatti al primo posto al Premio di Narrativa Alda Merini di Imola e si è aggiudicato il Premio Settimia Spizzichino & gli anni rubati a Roma, e il secondo posto al Premio Letterario Città di Grottammare, al premio ConCorto di Roma dedicato ai corti teatrali, e al concorso La riviera dei Monologhi di Bordighera. Quello con Rukelie è stato un incontro nato per caso, dalla musica, che spesso mi porta a conoscere e a condividere esperienze con mondi nuovi e lontani. E’ la storia vera del pugile Johann Trollmann, che dopo essere stato campione di boxe in Germania, viene sterilizzato e mandato in un campo di sterminio dove morirà dopo un ultimo incontro di pugilato per la vendetta di un Kapò. E’ una della tante vittime dimenticate del porajmos, il genocidio degli zingari avvenuto durante la seconda guerra mondiale”.

Peppe Millanta è anche uno sportivo praticante?

“Peppe Millanta… era… uno sportivo praticante. Ho sempre giocato a basket, anche se con scarsissimi risultati. Vanto però una medaglia ai Giochi della Gioventù per la ginnastica artistica. Sono un appassionato di vela, ma niente di agonistico”.

Secondo te la letteratura sportiva meriterebbe più attenzione tra gli “addetti ai lavori”?

“Assistiamo ormai sempre più spesso a casi editoriali come Open di Agassi, o a successi televisivi come i format di Federico Buffa. I tempi ormai sono più che maturi, anche perché lo sport di per sé ha già tutto ciò che serve per realizzare una grande narrazione: il sacrificio, la ricerca del risultato, gli ostacoli, i trionfi e le cadute. Non è un caso se le storie che ruotano intorno allo sport ci appassionano ormai da più di duemila anni”.

Non solo scrittura, sei anche un musicista. Come fai a conciliare le due arti?

“L’una si nutre delle scoperte dell’altra. La musica mi porta fuori, mi fa conoscere persone, situazioni, mondi, tutto materiale che poi torna utile quando si scrive. La letteratura mi costringe a fare i conti con la mia parte più intima, più nascosta. In realtà le vivo come le facce della medesima luna. Nell’uno e nell’altro caso si tratta di raccontare storie. Cambia il mezzo, ma non il fine, che è quello, almeno per me, di provare a emozionare chi ci ascolta, legge o guarda”.

Se fossi costretto a scegliere tra scrivere e suonare, cosa vincerebbe?

“Domanda difficilissima, che aggiro dicendoti che sceglierei lo scrivere, se dentro ci rientra anche la scrittura di canzoni”.

Progetti a medio/lungo termine?

“Fortunatamente parecchi. Sto terminando una sceneggiatura e ho in cantiere il primo romanzo, che dovrebbe uscire nel 2017, ma per ora non vi posso anticipare nulla. Per quanto riguarda la musica sto terminando di lavorare al primo disco di cantautorato insieme a Andrea Di Marcoberardino, Simone Palmieri e Giampiero Ulacco. Inoltre ho da poco fondato in Abruzzo la Scuola Macondo, un polo di didattica artistica multidisciplinare dedicato alla scrittura e non solo, che è tra l’altro partner organizzativo del Premio Letterario Storie di Sport,  per dare la possibilità ai ragazzi della nostra regione di avere un punto di riferimento per le proprie ambizioni e i propri sogni. Cominceremo questa estate con alcuni laboratori gratuiti in previsione del Macondo Festival.

Futsal, Francesco Ceccaroni: “Prima gli italiani avevano più qualità. Nel Calcio a 5 mancano i vivai”

Futsal, Francesco Ceccaroni: “Prima gli italiani avevano più qualità. Nel Calcio a 5 mancano i vivai”

“La SS Lazio calcio a 5 viene fondata nel 1996 a Roma dopo l’acquisizione del titolo sportivo del Torrino Sporting club dai soci fondatori Roberto Sordini Fabio Cragnotti e Fabio Quaglia” si legge nel sito ufficiale della società di futsal.

Tra i protagonisti in campo che hanno visto nascere la società e partecipato ai successi del club, c’era Francesco Ceccaroni, laterale, con i quale abbiamo ripercorso la sua carriera a posto l’accento sull’attuale campionato di Serie A maschile.

Il calcio a 5, tu e la Lazio: un rapporto speciale.

“Direi di sì visto che ho giocato con i biancocelesti dal 1996 al 2004 vedendo nascere la squadra SS Lazio sotto la presidenza di Cragnotti. I primi anni sono stati fantastici e ricchi di successi; il tempo ha poi ampliato la portata del futsal rendendo il campionato più competitivo con la presenza di fenomeni come Jesùs Velasco. Un cambiamento portato anche dai tanti stranieri, brasiliani in particolare, davvero bravi. Ritengo però che, ai miei tempi, la qualità era superiore. Il livello ovviamente è cresciuto, i brasiliani nascono mangiando calcetto, ma i giocatori italiani di una volta non ci sono più: persone che ‘di calcio’ con un bagaglio diverso dal futsal che si sono dovuti adeguare alle sue regole, al contrario dei brasiliani che lo conoscono a memoria. Se ti devo fare un nome di un italiano che per talento sembrava verdeoro di nascita, ti dico Andrea Rubei: pur avendo una formazione iniziale nel calcio a 11, è un fenomeno. Ti parlo al presente perché nonostante i suoi 50 anni gioca ancora… Tornando ai miei tempi, quando disputammo la finale di Coppa Campioni a Mosca, eravamo un gruppo di italiani forti e determinati; perdemmo con la padrona di casa della Dinamo Mosca ma loro erano invincibili. Invasione straniera attuale paragonabile a quella del calcio ‘grande’? Sì ma con una differenza: il calcio a 11 ha i vivai da cui prendere giovani talenti nostrani, cosa che il calcio a 5 non ha”.

In una partita avete affrontato proprio la Lazio a 11 e avete vinto voi, giusto?

“Sì, ma era un’amichevole all’interno dell’annuale Memorial in ricordo di Cragnotti padre. A dire la verità, loro non si impegnarono in modo particolare…”.

Come vedi l’attuale campionato con il Pescara in testa alla classifica?

“Ti premetto che non seguo molto la competizione. Ti dico però che conosco mister Colini, è stato un mio allenatore, ha una passione smisurata per questo sport; credo di non aver mai conosciuto una persona più appassionata di lui e si sta meritando tutti questi successi. Persona educatissima e molto preparata”.

Qual è la partita che ricordi più volentieri della tua carriera?

“La semifinale di Coppa Campioni contro la Spagna. Vincemmo 2-1 con un mio gol. Fu un successo storico dato che in quegli anni gli spagnoli erano imbattibili”.

Ora cosa fa Francesco Ceccaroni?

“Lavoro e non ho più tempo di allenare cosa che ho fatto con un club Under 21 e con i giovani di Colleferro che ho portato in B”.