The Lord of the Rings: i 10 motivi per cui Tom Brady è il miglior Quarterback di sempre

The Lord of the Rings: i 10 motivi per cui Tom Brady è il miglior Quarterback di sempre

Compie oggi 40 anni un’icona del Football Americano, Tom Brady, 5 volte campione NFL con i suoi New England Patriots, la franchigia più vincente degli ultimi 20 anni, in uno sport che difficilmente consente alle squadre di aprire un ciclo, cosa che invece riesce benissimo ai bostoniani. Una storia quella di Brady che dura ormai da 17 anni e che nasce un po’ a sorpresa visti i presupposti iniziali.

Contrariamente alle opinioni degli esperti che lo davano per scelto al secondo massimo terzo giro, venne selezionato con la scelta numero #199 al sesto giro nel draft del 2000. Quando ormai pensava che non sarebbe stato scelto e che avrebbe venduto polizze assicurative per il resto della sua vita.  Da lì in poi, sempre con la stessa maglia, quella dei New England Patriots, con il sacrificio ed il duro lavoro Tom Brady è diventato uno dei se non il più grande quarterback nella storia della NFL. Eccovi i 10  motivi a supporto di questa tesi:

1 – IL RECORD IN POST SEASON

Detiene il record in post-season di 25-9. Nove vittorie in più del secondo in classifica, altra stella della NFL, Joe Montana.

2-  RECORD DI TOUCHDOWN NEI PLAYOFFS E NEL SUPERBOWL

Suo anche il record di  touchdown nei playoffs (63) e nei SuperBowl (15)

3 – MVP

E’ stato nominato per quattro volte MPV del SuperBowl e per altre due volte MVP della NFL

4 – IL RAPPORTO CON BELICHICK

Il suo sodalizio con l’head coach dei Patriots è il più prolifico della storia. Belichick e Brady insieme hanno il miglior record di tutti i tempi con 184 vittorie, 52 sconfitte, 7 SuperBowl conquistati e 5 vinti.

5 – IMPAVIDO DI NATURA

I Quarterback spesso vengono giudicati da come giocano nei momenti delicati e decisivi della partita, ovvero come riescono a gestire la pressione. Questi momenti sono da sempre i suoi preferiti dove riesce a brillare di più.

6 – PADRONE DELLA DIVISIONE

Da quarterback titolare ha condotto i Patriots alla vittoria della AFC East per ben 14 volte. Unico ad esserci riuscito.

7 – INSAZIABILE

Sebbene si sia costruito la sua carriera con grandi prestazioni quando la palla scotta nei playoffs, anche in regular season non ha mai lesinato impegno. E’ stato infatti selezionato per ben 12 volte a giocare il Pro Bowl.

8 – MR. SUPERBOWL

Tom Brady è stato per ben 7 volte campione AFC, portando i Patriots a 7 SuperBowl con un record, di 5-2.

9 – SIGNORE DEGLI ANELLI

Avendo vinto 5 SuperBowl, è al primo posto in classifica per anelli conquistati. Con la vittoria contro Atlanta all’ultimo Super Bowl, ha riempito tutta la mano ed è diventato, superando Joe Montana e Terry Bradshow fermi a quattro, nel modo più indiscusso il Signore degli anelli.

10 – GISELE

Oltre a tutte le statistiche e ai traguardi raggiunti, anche fuori dal rettangolo verde Brady batte la concorrenza e fa touchdown dal punto di vista sentimentale. E’ sposato dal 2009 con la top model brasiliana Gisele Bundchen.

 

 

Bennet Omalu, l’uomo che scoprì la malattia che uccide i giocatori di Football Americano

Bennet Omalu, l’uomo che scoprì la malattia che uccide i giocatori di Football Americano

La questione era salita alla ribalta grazie al film “Zona D’ombra – Una scomoda verità”, titolo originale “Concussion”. Protagonista della pellicola il Dr. Bennet Omalu, interpretato da Will Smith, l’uomo che scoprì la “CTE” (Chronic traumatic encephalopathy – Encefalopatia traumatica cronica), una malattia, incurabile, che colpisce maggiormente gli atleti degli sport quali football americano, boxe, wrestling, rodeo e motocross. Dagli Stati Uniti è arrivata ieri la notizia sugli sconvolgenti risultati di uno studio condotto da Ann McKee, a capo del dipartimento di neuropatologia del VA Boston Healthcare System, che ha esaminato il cervello di ex giocatori di football americano deceduti, rivelando che su 111 atleti 110 soffrivano di questa patologia. 

Ma cos’è la CTE?

La Chronic traumatic encephalopathy – Encefalopatia traumatica cronica è una condizione del cervello che si può verificare dopo l’aver subito numerosi colpi alla testa. I sintomi sono problemi cognitivi, perdita di memoria, cambio di personalità e di umore, depressione, atteggiamento immotivatamente aggressivo, impulsi suicidi. Questa condizione può non dare nessun segno della sua presenza anche fino a anni o decenni dopo l’ultimo infortunio alla testa subito. Purtroppo l’unica diagnosi di questa malattia si può fare con l’autopsia del soggetto dopo la sua morte. Non esiste cura ma solo prevenzione verso i colpi alla testa.

BENNET OMALU

Bennet Ifeakandu Omalu è un medico, patologo forense e neuropatologo. Nato a Nnokwa, sud-est della Nigeria, nel 1968, è il sesto di sette fratelli. Nato durante la guerra civile nigeriana, la sua famiglia fu costretta ad emigrare quando lui era ancora in fasce. Omalu è lo scopritore della “Encefalopatia traumatica cronica”. Ora è capo medico alla contea di San Joaquin, California, e professore del dipartimento di medicina all’Università della California.

LA SCOPERTA DELLA “CTE” E L’OSTRUZIONISMO DELLA NFL 

Anno 2002,  Pittsburgh , Bennet Omalu,  allora medico legale, è chiamato a fare l’autopsia di Mike Webster, ex centro dei Pittsburgh Steelers morto improvvisamente ed inaspettatamente, a soli cinquant’anni,  dopo anni di difficoltà tra diminuzione delle facoltà cognitive ed intellettuali, sbalzi d’umore, depressione, abuso di droghe e ripetuti tentativi di suicidio. A prima vista il cervello di Webster sembra normale, Omalu però non è convinto e decide di fare, in modo autonomo e autofinanziato, delle analisi supplementari perché sospetta che Webster soffrisse di “demenza pugilistica”, ovvero quel tipo di demenza indotta dai ripetuti colpi alla testa subiti nel corso della carriera, prima associata solamente al mondo del pugilato. Con queste analisi Omalu scopre un accumulo della proteina Tau nel cervello di Webster, proteina che influenza l’umore, le emozioni e le funzioni esecutive.

Omalu pubblica le sue scoperte, nel 2005, sulla rivista Neurosurgery, in un articolo denominato “Chronic Traumatic Encephalopathy in a National Football League Player”. Omalu crede che i dottori della NFL rimarranno compiaciuti delle sue scoperte e, anzi, le useranno per risolvere il problema. Dopo una piccola attenzione iniziale, i membri del “Mild Traumatic Brain Injury” (MTBI) della NFL considerano gli studi di Omalu completamente sbagliati e addirittura un fallimento. Il luminare nativo della Nigeria però non si dà per vinto e continua la sua ricerca.

Nel Novembre 2006 arriva la seconda pubblicazione, sempre sulla rivista Neurosurgery, basata sulle scoperte fatte sul cervello di Terry Long, anche lui ex giocatore di NFL, suicidatosi a soli 45 anni. Anche in questo caso la concentrazione della proteina Tau presente nel cervello della vittima è alle stelle. Stessa altissima concentrazione di proteina Tau anche nei cervelli di Justin Strzelczyk, morto a 36 anni, Andrew Waters, morto a 44 anni, e Tom McHale, morto a 45 anni. Tutti ex giocatori di football americano.

Nel 2007 Omalu presenta di nuovo la sua ricerca al Commissioner NFL Roger Goodell, ma la ricerca viene di nuovo confutata ed archiviata. Il presidente della MTBI, Dr. Ira Casson afferma alla stampa: “La mia opinione è che è scientificamente provato con valide prove che la encefalopatia cronica sia collegata solamente agli atleti del pugilato”.

La NFL, la massima lega di Football Americano, non ha riconosciuto nessun collegamento tra le commozioni cerebrali del football e l’Encefalopatia traumatica cronica sino al 2009, sette anni dopo la scoperta di Bennet Omalu. Gli studi di Omalu, con la forte opposizione da parte della NFL, vennero portati alla luce dalla giornalista Jeanne Marie Laskas sulla rivista GQ in un numero del 2009. La stessa giornalista, scrisse in seguito il libro “Concussion” che da il nome, in lingua originale, al film uscito lo scorso anno. Una parte dei proventi del film sono stati utilizzati per la creazione di centri di ricerca contro la “CTE”.

In campo e dalla Legge: la vita in fuga di O. J. Simpson

In campo e dalla Legge: la vita in fuga di O. J. Simpson

Da stella NFL alla condanna a trentatrè anni di carcere, nel mezzo un processo torbido con l’accusa di duplice omicidio. L’incredibile storia di O.J. Simpson.

Orenthal James Simpson nasce a San Francisco, California, nel 1947. La sua carriera universitaria lo vide protagonista con la maglia di “University of Southern California” (USC) dove riuscì anche a vincere l’Heisman Trophy (miglior giocatore della lega universitaria) nel 1968. Scelto dai Buffalo Bills come prima scelta assoluta al draft del 1969 nel ruolo di Runningback, detiene il record di essere stato il primo giocatore NFL ad aver corso più di 2000 yards in una stagione e ancora oggi è l’unico ad averlo fatto in sole 14 partite. Venne introdotto nella Pro Football Hall of Fame nel 1985. Dopo l’addio al football, si cimentò nella carriera cinematografica dove ottenne molteplici ruoli aumentando la sua già grande popolarità.

L’OMICIDIO DI NICOLE BROWN E RONALD GOLDMAN:

Il 12 giugno 1994 Nicole Brown, ex moglie di Simpson, e Ronald Goldman, compagno di Nicole, vennero ritrovati accoltellati a morte nel condominio della donna sito a Brentwood, Los Angeles. Simpson venne considerato il sospettato numero uno ed il suo arresto, dopo un lungo inseguimento a bordo di un SUV Ford Bronco, venne mostrato in diretta nazionale tanto da interrompere la trasmissione delle finali NBA. Considerato il “processo del secolo” per via della sua portata transnazionale, il 3 ottobre 1995 si concluse con il verdetto della giuria “Non colpevole”.

IL RUOLO DI MARK FUHRMAN:

Mark Fuhrman, poliziotto di Los Angeles,  fu il primo ad andare a casa di Simpson la notte del delitto per interrogarlo. Fu lui a trovare il guanto insanguinato con il DNA della Brown, di Goldman e di Simpson. Poteva essere la prova decisiva e quindi la difesa, il famoso “dream team” composto da Cochran, Shapiro, Dershowitz e Bailey, si impegnò per distruggerla. La strategia adottata si basava sull’accusa che Fuhrman era un razzista, e quindi aveva manomesso le prove per far condannare il nero Simpson.

La difesa gli chiese se avesse mai pronunciato la parola «negro» negli ultimi dieci anni, e il giudice Lance Ito non si oppose. Mark rispose di no, ma poco dopo gli avvocati di O.J. presentarono nastri registrati nel 1986 dove Fuhrman diceva la parola negro ben 41 volte ma soprattutto confessava violazioni contro i neri sul lavoro. Spergiuro. Alla domanda se avesse fabbricato la prova del guanto per incastrare Simpson lui rispose: “I take the fifth”“Prendo il quinto” con riferimento al quinto emendamento della costituzione americana che permette all’interrogato di non rispondere per evitare di autoincriminarsi. Più in là dichiarerà di aver patteggiato tre anni con la condizionale perché non aveva i soldi per difendersi, ma lui quelle prove non le aveva manomesse. Erano vere.

LA PROVA DEL GUANTO:

Simpson, davanti alla giuria di dodici membri, di cui sette afroamericani, indossò il guanto che era evidentemente troppo corto e stretto. La frase simbolo dell’intero processo pronunciata dall’avvocato Cochran: If it doesn’t fit, you must acquit” “Se non calza, dovete assolverlo” preannunciò il verdetto della giuria che fu “Non colpevole”. Come se con un guanto più piccolo non si potesse comunque accoltellare qualcuno. Stranezze americane. Nel post-processo la difesa dirà che non furono loro a vincere ma l’accusa a perdere per via dei tanti, troppi, errori grossolani.

IL PROCESSO CIVILE:

Beffa delle beffe fu il processo civile chiesto dalle famiglie delle vittime. In sede civile, infatti, Simpson venne giudicato colpevole del duplice omicidio e dovette pagare un risarcimento multimilionario ai parenti delle vittime.

LA CONDANNA A 33 ANNI DI CARCERE

Nel settembre 2007, a Las Vegas, Simpson venne arrestato con l’accusa di furto e sequestro armato di persona. Questa volta non riuscì a farla franca e venne condannato a 33 anni di carcere di cui almeno nove senza libertà vigilata. Una sentenza esemplare, sproporzionata, chiaramente compensatrice di quella mancata del 1995. Dopo nove anni di carcere, oggi 20 Luglio 2017 il giudice si esprimerà in merito alla richiesta di scarcerazione che potrebbe portare l’ex giocatore di Football Americano ad essere definitivamente libero.

IL COLTELLO RITROVATO:

Più di un anno fa, la polizia di Los Angeles ha confermato l’esistenza di un coltello ritrovato al momento della demolizione della vecchia casa di Simpson a Los Angeles. Questo coltello venne dato ad un agente di polizia in pensione che lo avrebbe custodito per anni. Dalle prime analisi l’arma non sarebbe compatibile con quella che ferì a morte Nicole Brown e Ronald Goldman 22 anni fa. Anche se fosse compatibile, Simpson non potrebbe essere comunque processato per via di una legge, la “Double Jeopardy Laws”, che non permette di essere processati due volte per lo stesso crimine.

FOTO: www.nydailynews.com

 

 

Perfetti anche a costo della vita: Efedrina, il doping per dimagrire che si compra in farmacia

Perfetti anche a costo della vita: Efedrina, il doping per dimagrire che si compra in farmacia

L’arrivo dell’Estate non porta solo caldo, afa e sole ma anche l’incubo della dieta e della prova costume. Per sfoggiare al mare un fisico asciutto e tonico gli italiani ma non solo si riducono all’ ultimo istante, ed ecco che le frasi più diffuse sui motori di ricerca sono “metodi per dimagrire velocemente” e “dieta per la prova costume”.

Tra i risultati delle ricerche non è raro imbattersi nell’ Efedrina, definita come sostanza infallibile e miracolosa per la perdita di peso. L’Efedrina è un alcaloide presente nelle piante di Ephedra con struttura chimica ed effetti simili alle anfetamine.

Un eccitante con effetti superiori alla caffeina che oltre all’aumento delle capacità cognitive porta uno shock a livello del sistema nervoso centrale. Questo shock può condurre, nelle persone affette da una condizione medica pregressa (anche a loro sconosciuta) ad arresto cardiaco, ictus o ischemia cerebrale.

1994 – EFEDRINA DIVENTA MAIN STREAM GRAZIE A MARADONA

Nei Mondiali statunitensi del 1994, un Diego Armando Maradona con un fisico tiratissimo stava conducendo la sua Argentina verso le fasi finali della competizione. Percorso interrotto però dalla positività al test antidoping. La sostanza a cui un magrissimo Maradona venne trovato positivo fu proprio l’efedrina.

EFEDRINA, WADA E DOPING:

L’organizzazione mondiale anti-doping ha bandito l’efedrina dagli integratori sportivi poiché considerata sostanza dopante. Dopante lo è anche la caffeina ma solo a determinate dosi (alte).

EFEDRINA U.S.A. E GETTA:

Il rapporto tra l’efedrina e gli Stati Uniti, paese tra i più obesi del mondo e da sempre alla ricerca di metodi veloci per dimagrire, è molto controverso. Nel 2003 gli States hanno bandito dal mercato, dopo la morte di 155 persone tra cui la stella dei Baltimore Orioles il pitcher Steve Bechler, la presenza del farmaco all’interno degli integratori alimentari e sportivi, ma la stessa è liberamente ottenibile attraverso prodotti da banco in farmacia ed online.

LO STACK ECA: LA RICETTA MAGICA PER UN FISICO PERFETTO.

ECA acronimo di Ephedrine, Caffeine, Aspirine, è la ricetta magica, detta stack, che nei forum di fitness americani e purtroppo anche nostrani promette risultati immediati per la perdita di peso ed un fisico bestiale. 25 mg efedrina, 200 mg caffeina, 75 mg aspirina. Un miscuglio che per alcuni può anche andare bene ma per altri può essere letale.

LA SITUAZIONE  IN ITALIA:

Più difficile da reperire rispetto agli States ma non impossibile. In farmacia ci sono farmaci liberamente vendibili  senza ricetta che contengono efedrina: si va dagli spray nasali agli antistaminici che contengono Pseudoefedrina (effetto più debole) ma a quantità molto elevate. Se andate in una palestra conosciuta dove ci sono i professionisti, non è raro vedere gli atleti che tra una serie e l’altra di pesi inalano lo spray nasale. Secondo il “bugiardino” bisognerebbe inalare una volta ogni 3-4 ore. Se d’inverno avere il raffreddore è cosa normale, d’estate (fase di cutting – definizione) la scena stona un pochino e quindi risalta all’occhio attento.

Inutile nascondersi dietro un dito l’efedrina, essendo stata bandita dall’organizzazione mondiale anti-doping, dà un vantaggio importante, che sia l’effetto eccitante o la perdita di peso, a chi l’assume. Il rischio però di avere problemi cardiaci non è assolutamente da trascurare, senza contare il fatto che le dosi standard, una volta che il fisico si è assuefatto, per avere lo stesso effetto dovranno essere aumentate aumentando anche il rischio di ictus, infarto ecc. In ultimo l’utilizzo di Efedrina porta ad un metabolismo completamente sballato molto difficile da riequilibrare.  

Palestra e Creatina: un pregiudizio difficile da combattere

Palestra e Creatina: un pregiudizio difficile da combattere

La Creatina, amminoacido contenuto maggiormente nella carne rossa, è l’integratore preferito da chi va in palestra a svolgere attività di BodyBuilding, PowerLifting, Aesthetics ma non solo.

Sebbene sia uno degli integratori più venduti e scientificamente provato tra i più efficaci, negli anni si è scontrata molto spesso contro pregiudizi circa il suo potere anabolizzante che la accomunavano erroneamente agli steroidi. 

Partiamo subito con lo sfatare il mito in cui la creatina sarebbe doping: la creatina non è sostanza inclusa all’interno della lista stilata dalla WADA (Organizzazione Mondiale Anti-Doping) contenente tutte le sostanze proibite considerate doping. Quindi un atleta che vuole restare “natural” può tranquillamente assumere Creatina.

La creatina rafforza e costruisce la massa muscolare e aumenta l’energia corporea, favorendo la costruzione e la riparazione muscolare e aumentando  la resistenza del corpo.  Permette quindi di migliorare le prestazioni dal punto di vista sportivo ma in modo lecito e legale.

Nel florido mondo del business legato al fitness, dove ogni giorno esce una pasticca nuova, una nuova pianta orientale dai poteri magici che abroga tutto quello detto fino al  giorno prima, la creatina è uno dei pochi integratori veramente studiati a lungo che ha sempre risposto in modo positivo ai test inerenti la sua efficacia. La forma più diffusa è quella in polvere detta “monoidrato” dal costo veramente contenuto.

Sebbene abbia un numero di vantaggi considerevoli, ci sono anche degli svantaggi: la creatina può portare nei primi giorni di assunzione a dissenteria e crampi allo stomaco. Non solo, in base al metodo di assunzione (carico o senza carico), può portare al cosiddetto effetto “bloating” ovvero un aumento di peso tra i 2 ed i 5 kg dovuti alla ritenzione idrica cioè l’acqua trattenuta all’interno dei muscoli per dare volume. Per fortuna questo effetto non è permanente ma sparisce nel giro di un paio di settimane. Per limitarlo, bere tanta acqua (da 3 a 4.5 litri di acqua al giorno).

Nonostante i pregiudizi chi è appassionato di fitness o lo pratica costantemente conosce gli effetti benefici di questo integratore a fronte di pochissimi “fastidi”. Una spinta di energia necessaria col cambio di stagione, in un periodo di stress o solamente quando le fatiche degli allenamenti precedenti si fanno ancora sentire.