March Madness: tutto sul torneo di basket più pazzo d’America

March Madness: tutto sul torneo di basket più pazzo d’America

Il Basket universitario americano entra nel vivo. Domenica c’è stata la Selection Sunday, processo con cui alle 32 squadre già classificate in virtù della vittoria della loro Conference, ne vengono aggiunte altre 36 in base alla forza dei numeri, del rendimento e, questo non è certo un mistero, in base a quanti probabili future star NBA hanno nel roster. A queste 68 squadre viene poi assegnato il “seed” in base al loro valore che determina la forza, il ranking della squadra. Le numero 1 per ogni regione del tabellone, East, West, South e Midwest, sono rispettivamente Villanova, Gonzaga, North Carolina e Kansas.

Il torneo NCAA, iniziato ieri, negli States ha pari se non maggiore popolarità del SuperBowl. Secondo uno studio condotto da WalletHub, le aziende americane perderanno circa un miliardo e novecento milioni di dollari per l’improduttività durante il periodo del torneo.

Ecco di seguito i numeri più importanti e curiosi del March Madness:

1) Venti giorni dalla prima gara, 14 marzo, all’ultima programmata per il 3 Aprile.

2) Nel 1939 si è tenuto il primo torneo NCAA.

3) Una su 9.2 quintilioni è la possibilità di azzeccare esattamente il bracket – tabellone fino al vincitore. In parole povere c’è più possibilità di vincere due volte consecutivamente la lotteria milionaria comprando in entrambi i casi un solo biglietto.

4) Sono 35 le squadre che hanno vinto il titolo NCAA

5) Il termine March Madness è stato coniato nel 1982 dal commentatore Brent Musburger

6) Nell’edizione del 2015 sono stati ben 80.7 milioni i video girati e trasmessi con le immagini del torneo per un totale di 17.8 milioni di ore.

7) Sono 184 il maggior numero di punti segnati durante il March Madness da un singolo giocatore. Il detentore di tale record è Glen Rice, con la maglia dell’Università del Michigan nel 1989.

8) Mai nella storia una squadra classificata col numero 16 ha eliminato una numero 1.

9) Solo tre persone hanno vinto il titolo sia come giocatori che come allenatori: Joe B. Hall, Bob Knight e Dean Smith.

10) La squadra peggio classificata a vincere il torneo fu Villanova nel 1985 come numero 8.

11) Il 2008 è stato l’unico anno in cui tutte e quattro le numero 1 sono arrivate in fondo fino alle Final Four. Un dato significativo che fa capire quanto questo torneo sia imprevedibile e quanto le sorprese siano dietro l’angolo, da qui il nome di March Madness – la pazzia di marzo.

12) Jim Calhoun è l’allenatore più anziano ad aver vinto il titolo all’età di 68 anni con UConn. Se Mike Krzyzewski dovesse vincere il titolo quest’anno con Duke, diventerebbe lui il più anziano all’età di 70 anni.

13) La NCAA vietò le schiacciate dal 1967 al 1976 per limitare lo strapotere fisico di Lew Alcindor, ai giorni nostri Kareem Abdul-Jabbar. Tentativo miseramente fallito.

14) La prima cosa che il famoso allenatore di UCLA John Wooden insegnava ai suoi giocatore era come allacciarsi le scarpe ed indossare i calzini nel modo giusto per evitare la nascita di vesciche sui piedi.

15) Gli appuntamenti per effettuare un intervento di vasectomia reversibile, salgono alle stelle durante il periodo del torneo. Questo per far combaciare il tempo di recupero, dove non si può andare a lavoro, con la lunghezza della competizione.

16) UConn è l’unica università ad aver vinto il titolo maschile e femminile nella stessa edizione. E’ successo ben due volte.

17) Nessuno è mai riuscito a predire tutto il tabellone. Solo una volta un ragazzo di 17 anni affetto da autismo ha predetto esattamente i primi due turni.

Dropping Odds: il metodo di scommettere che l’Italia vuole oscurare

Dropping Odds: il metodo di scommettere che l’Italia vuole oscurare

Il mercato sconta tutto. Se avete fatto studi economici, questa frase non dovrebbe esservi nuova perché è  il primo principio della Teoria del grande economista Charles Dow a proposito dell’analisi tecnica dei mercati. Ma cosa vuol dire che il mercato sconta tutto?  In breve nella grande divisione dei due tipi di analisi con cui si può analizzare un mercato, quella fondamentale che cerca i valori intrinsechi del mercato e quella tecnica che si basa su grafici e valori del passato che si riproporranno anche in futuro, quest’ultima non necessita di un’informazione continua sull’economia globale, poiché qualunque cosa dovesse succedere, ad esempio guerre e recessioni, l’effetto si noterebbe subito sul grafico analizzato. Questo comporta che, per assurdo, anche una persona con pochi rudimenti economici, ma in grado di analizzare un grafico, sarebbe in grado di predire il movimento di mercato. Cosa c’entra questo con le scommesse? Nelle scommesse è più o meno la stessa cosa. C’è chi fa analisi tecnica andando ad analizzare le statistiche, i goal fatti, quelli subiti ed i precedenti tra le due squadre e chi, invece, predilige l’analisi di stampo fondamentale quindi darà più importanza a stato di forma, stanchezza, squalifiche, infortuni e morale, tutte componenti non valutabili numericamente  tramite statistiche o grafici.

Fatto questo lungo preambolo proprio questo tipo di analisi, quella tecnica, è un strategia di scommesse vincente nel lungo periodo. Se è vero che il mercato sconta tutto, analizzando le quote dei bookmakers e il loro mutamento man mano che l’evento si avvicina è possibile fare un’analisi, un pronostico, molto accurato. Andando nel pratico: se in una partita di calcio una squadra è data favorita a quota 1.80 (55% di possibilità) ma poche ore prima della partita la sua quota scende a 1.65 (61% di possibilità) cosa vuol dire? Cosa è successo? E’ successo che il mercato sta scontando tutto e le cause possono essere varie: ingenti somme di denaro scommesse sulla squadra favorita, il recupero di un giocatore chiave, una defezione importante nell’altra squadra e tanto altro ancora. Vien da se quindi che avere uno strumento che ci permetta di sapere quali quote stiano cambiando, come e quanto stiano cambiando sia un aiuto importante per lo scommettitore.

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 Questi servizi ci sono, sono tanti, ma c’è un problema. Nel nostro paese alcuni di questi sono oscurati e, quelli che non lo sono, nel momento in cui si clicca sulla pagina “dropping odds”, pagina che fa vedere gli eventi che hanno subito una variazione notevole di quota (di solito sopra il 20%), esce fuori la scritta “Sfortunatamente stai accedendo da un paese dove la legge ci proibisce di offrire il servizio completo”. Perché lo stato proibisce l’utilizzo di tale strumento? Chi ha l’interesse a nascondere questo tipo di servizio? La risposta sembra in effetti abbastanza scontata. Una cosa è sicura: se esiste un metodo, un servizio, e qualcuno cerca di oscurarlo, proibirlo o nasconderlo, è molto probabile che quel metodo funzioni.

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Non giochiamoci il futuro: il San Paolo in campo contro l’azzardo

Non giochiamoci il futuro: il San Paolo in campo contro l’azzardo

Si è tenuta ieri a Roma, nel teatro all’interno dell’Oratorio San Paolo, alla presenza anche del Monsignor Enrico Feroci, Direttore Generale della Caritas di Roma, la conferenza sulla ludopatia organizzata dall’AIAF (Associazione Italiana Azzardopatici e Familiari) Non T’ Azzardare. Un problema esistente, sempre più dilagante, a cui però l’opinione pubblica non presta mai la giusta attenzione. Il teatro, gremito in ogni ordine di posto, ha visto la presenza massiccia e maggioritaria dei ragazzi che giocano, in varie discipline, con i colori del San Paolo, da anni vera, solida e vincente realtá capitolina, esempio fulgido di come sport ed educazione non solo possano camminare insieme ma anche produrre dei risultati positivi e vincenti.

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LA TESTIMONIANZA – La conferenza, a metà con uno spettacolo teatrale, si apre con Andrea, ragazzo di 19 anni, che ha raccontano come è iniziato il suo problema del gioco: “Tutto è cominciato con il resto di un caffè messo dentro la slot machine. Da li in poi mi sono creato una vita parallela e pericolosa, nuovi amici di gioco, tutti più anziani di me, la rottura con la mia ragazza, fino al rubare a casa di mia nonna“. Poi, il giorno di Santo Stefano, il culmine della sua ludopatia con una grave ed ingente perdita e la confessione al padre: “Avevo appena scommesso e perso 500 euro alle slot, torno a casa e mio padre, a cui avevo detto che stavo ad una festa, mi chiede di fargli vedere il portafoglio. Io acconsento e quando lo apre rimane basito nel vedere solo 10 cent. Da lì ha capito che avevo bisogno di aiuto. Grazie all’aiuto della mia famiglia e degli specialisti, ora è un anno che non gioco, ma comunque esco di casa sempre con pochi soldi proprio per non cadere in tentazione. E poi il messaggio finale, rivolto ai tanti giovani in platea: Non scommettete sul calcio, giocateci! È lo sport più bello del mondo”. La parola poi passa alla mamma di Andrea, che attraverso il suo racconto ci fa sentire sulla pelle la tensione e le paure di un genitore costretto ad affrontare la malattia di un figlio ancora cosi poco conosciuta. “Lo vedevo uscire e rientrare molto presto, ed ero contenta. Controllavo gli occhi per vedere se fosse sotto effetto di alcool o stupefacenti, le prime cose di cui si preoccupa una mamma. I voti a scuola peggioravano e gli amici non chiamavano. Allora ho capito che non tornava presto perchè era responsabile ma perchè aveva finito i soldi da scommettere”.  Il suo intervento si conclude con il ringraziamento ai medici, psicologi e tutto lo staff dell’associazione che hanno aiutato il figlio e tanti altri.

IL PROGETTO – Si passa poi alla presentazione del progetto “Non giochiamoci il futuro”. Parte del progetto prevede che quattro squadre del San Paolo giocheranno con una maglia contro il gioco d’azzardo. In un mondo, quello sportivo, sempre più vicino ai colossi delle scommesse, le 4 squadre del San Paolo saranno le prime al mondo a indossare una maglia con un messaggio del genere. A questo proposito Damiano Tommasi, assente giustificato, ha voluto comunque lasciare una lettera in cui ribadisce l’esistenza del problema scommesse all’interno del calcio, con partnership pericolose con i grandi concessionari che potrebbero ledere all’immagine dello sport preferito dagli italiani.

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DA RISPARMIATORI A SCOMMETTITORI – Il popolo italiano è stato da sempre un popolo di risparmiatori che mai si sarebbe concesso il vizio di giocare d’azzardo. Basta pensare che nel 1996, anno di introduzione delle lotterie istantanee, oggi gratta e vinci, fu l’unico caso al mondo in cui il banco perse. I premi dati, infatti, furono di gran lunga superiori ai ricavi dei gratta e vinci venduti, come ci ricorda Maurizio Fiasco, sociologo, Presidente di ALEA (Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio) e membro della Consulta Antiusura. Ma allora come si è arrivati fino a questo punto? Dopo la debacle del 1996 vennero fatti degli studi dove in questi giochi in denaro bisognava frazionare molto di più l’importo dei premi, così da far vincere (poco) qualche volta, quasi vincere spesso, dando nel primo caso l’illusione della vittoria e nel secondo quello della sfortuna ma invogliando in entrambi a scommettere ancora fino alla sconfitta sul lungo termine. Il risultato? Nel 2016 in Italia sono stati scommessi 95 miliardi di euro in scommesse. L’Italia è il secondo paese al mondo per numero di soldi scommessi subito dietro agli Stati Uniti, primo in Europa, e primo in rapporto alla grandezza della popolazione.

LA RIFLESSIONE – La conferenza si chiude con un racconto, una lettera inviata all’associazione, letto dal presidente dell’associazione Riccardo Sanna sulla onnipresenza dei punti scommesse, il che porta direttamente alla domanda che più di tutte ci deve far riflettere: sono le persone ad essere patologiche oppure i giochi offerti e di conseguenza lo Stato che li offre?

The Lord of the Rings: i 10 motivi per cui Tom Brady è il miglior Quarterback di sempre

The Lord of the Rings: i 10 motivi per cui Tom Brady è il miglior Quarterback di sempre

Il SuperBowl 51 com’è nella tradizione del duo Brady/Belichick si è concluso sul filo di lana. Con un inizio, e anche più, dominato dagli Atlanta Falcons che spolverano una difesa mai vista così durante la Regular Season e i Patriots incapaci di reagire, la squadra della Georgia chiude il terzo quarto con il risultato di 28 a 9 e mezzo titolo o forse più in tasca. Ma nel quarto quarto Brady, e con lui New England, si sveglia definitivamente, sfoderando una rimonta da lacrime e portando il match ai supplementari. Il resto è storia: risultato finale 34 a 28 per i Patrioti di Boston e quinto Superbowl in bacheca per la franchigia più vincente degli ultimi 20 anni di football americano. Quinto titolo e quinto anello (sesto se consideriamo quello targato Bündchen) per il quarterback californiano che riscrive la storia per l’ennesima volta da quando 17 anni fa entrò a far parte del mondo NFL.

Contrariamente alle opinioni degli esperti che lo davano per scelto al secondo massimo terzo giro, venne selezionato con la scelta numero #199 al sesto giro nel draft del 2000. Quando ormai pensava che non sarebbe stato scelto e che avrebbe venduto polizze assicurative per il resto della sua vita, Da lì in poi, sempre con la stessa maglia, quella dei New England Patriots, con il sacrificio ed il duro lavoro Tom Brady è diventato uno dei se non il più grande quarterback nella storia della NFL. Eccovi i 10  motivi a supporto di questa tesi:

1 – IL RECORD IN POST SEASON

Detiene il record in post-season di 25-9. Nove vittorie in più del secondo in classifica, altra stella della NFL, Joe Montana.

2-  RECORD DI TOUCHDOWN NEI PLAYOFFS E NEL SUPERBOWL

Suo anche il record di  touchdown nei playoffs (63) e nei SuperBowl (15)

3 – MVP

E’ stato nominato per quattro volte MPV del SuperBowl e per altre due volte MVP della NFL

4 – IL RAPPORTO CON BELICHICK

Il suo sodalizio con l’head coach dei Patriots è il più prolifico della storia. Belichick e Brady insieme hanno il miglior record di tutti i tempi con 184 vittorie, 52 sconfitte, 7 SuperBowl conquistati e 5 vinti.

5 – IMPAVIDO DI NATURA

I Quarterback spesso vengono giudicati da come giocano nei momenti delicati e decisivi della partita, ovvero come riescono a gestire la pressione. Questi momenti sono da sempre i suoi preferiti dove riesce a brillare di più.

6 – PADRONE DELLA DIVISIONE

Da quarterback titolare ha condotto i Patriots alla vittoria della AFC East per ben 14 volte. Unico ad esserci riuscito.

7 – INSAZIABILE

Sebbene si sia costruito la sua carriera con grandi prestazioni quando la palla scotta nei playoffs, anche in regular season non ha mai lesinato impegno. E’ stato infatti selezionato per ben 12 volte a giocare il Pro Bowl.

8 – MR. SUPERBOWL

Tom Brady è stato per ben 7 volte campione AFC, portando i Patriots a 7 SuperBowl con un record, di 5-2.

9 – SIGNORE DEGLI ANELLI

Avendo vinto 5 SuperBowl, è al primo posto in classifica per anelli conquistati. Con la vittoria contro Atlanta , ha riempito tutta la mano ed è diventato, superando Joe Montana e Terry Bradshow fermi a quattro, nel modo più indiscusso il Signore degli anelli.

10 – GISELE

Oltre a tutte le statistiche e ai traguardi raggiunti, anche fuori dal rettangolo verde Brady batte la concorrenza e fa touchdown dal punto di vista sentimentale. E’ sposato dal 2009 con la top model brasiliana Gisele Bundchen.

 

SuperBowl, Money Talks? Not always: il miracolo Falcons e Patriots

SuperBowl, Money Talks? Not always: il miracolo Falcons e Patriots

Si scrive sport ma si legge business. Se gli appassionati di sport italiani stanno affrontando in modo  forzato e riluttante questa metamorfosi da quasi due decenni ormai, negli States da sempre i due termini sono andati di pari passo. Più soldi spendi più possibilità hai di vincere il trofeo e, siccome la matematica non è un’opinione, spesso, o meglio quasi sempre, queste possibilità diventano realtà concreta.

Ogni tanto accade però che anche il business si debba piegare di fronte alla magia dello sport, che oltre a numeri e soldi è fatto anche di uomini, lavoro e sacrifici. Se nella scorsa stagione c’è stato il miracolo Leicester che ha vinto la Premier League, quest’anno nell’evento sportivo più seguito del mondo, il SuperBowl, si affronteranno le due “cenerentole” Atlanta Falcons e New England Patriots. La stranezza sta nel fatto che entrambe le franchigie finaliste non sono quelle che hanno speso più soldi in questa stagione.

Nella classifica del Salary Cap (monte ingaggi) della stagione 2016/2017, condotta dai Jacksonville Jaguars con 190.472.335 mln di dollari, i Falcons ed i Patriots occupano rispettivamente la diciassettesima e la quattordicesima posizione con 157.903.341 e 159.782.461 mln di dollari. A fronte di questi dati, qualunque franchigia dovesse vincere la contesa darebbe una spallata allo sport business, un momento di gioia, di meritocrazia, un ultimo respiro prima di chiudere gli occhi e risvegliarci il giorno dopo di nuovo nella normalità, quella in cui “chi più spende, vince”.