Italia, fatta la Legge trovato l’Interesse. E lo Sport rimane ancora una faccenda per pochi

Italia, fatta la Legge trovato l’Interesse. E lo Sport rimane ancora una faccenda per pochi

In un paese dove si legifera per lo più col l’uso del Decreto Legge è poi normale che quando il decreto viene convertito in legge si possano inserire norme e codicilli che vanno a favorire ora l’uno ora l’altro o che addirittura si cerchi di dare una botta al cerchio e una alla botte.

Ai primi di maggio avevo già scritto sulla follia italica di legiferare sullo sport solo ed esclusivamente quando ci sono in ballo grossi interessi e quello che è accaduto poi non fa altro che confermare i miei pensieri.

Pochi giorni fa è stato presentato in pompa magna al Festival del Fitness di Rimini un disegno di legge su una Legge Quadro di Riforma dello Sport ideata e voluta dall’ANIF (Associazione Nazionale Impianti e Fitness) e dall’On.Sbrollini del PD e contemporaneamente veniva approvata la conversione di un decreto legge, quello che ha al suo interno le modifiche alla Legge sugli Stadi, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo.

Cosa hanno in comune queste 2 cose? Il motore, ossia si legifera se c’è un interesse.

Quella che viene pomposamente presentata come “Legge di Riforma dello Sport Dilettantistico” vede come promotore un’associazione di imprenditori sportivi ed ha come obiettivo quello di istituire una nuova figura giuridica che possa dividere utili facendo impresa sportiva: la società ordinaria sportiva dilettantistica. Per avere questo si dà in cambio un minimo di tutela per gli operatori del settore. Non sono assolutamente critico sulle legittime istanze di chi fa impresa sportiva, ma mi piacerebbe che una legge del genere fosse condivisa con tutto il mondo dello sport in modo da poter, finalmente, avere una vera legge quadro sullo sport. Mi viene obiettato che comunque la sua approvazione sarebbe un passo in avanti. Io credo, al contrario, che se non si cercherà di riformare totalmente il settore si avranno solo ed esclusivamente provvedimenti tampone che vanno, come ho già detto, a favorire ora uno ora l’altro.

E cosa dire della conversione in legge del decreto che modifica la “legge degli stadi”? Sembra che si sia cercato di porre un rimedio alla possibilità di costruzione di edifici residenziali limitando il residenziale solo ed esclusivamente ad alloggi per atleti e dipendenti per un 20% delle cubature edificabili, lascio a voi pensare cosa potrebbe accadere in un città come Roma, tristemente famosa per cambi di destinazione d’uso a dir poco discutibili. Altra norma inserita nell’ultima stesura quella di poter prevedere nei nuovi impianti o in quelli da ristrutturare classificati come “piccoli impianti” 200 metri quadri di ristorazione e 100 metri quadri di attività commerciali in deroga agli strumenti urbanistici e ai regolamenti delle regioni e degli enti locali. Questa è una bella notizia per chi giornalmente si confronta con l’inettitudine dei dirigenti degli enti pubblici e nell’inefficienza di chi avrebbe dovuto già legiferare in tal senso a livello regionale e comunale ma purtroppo penso abbia delle caratteristiche di anticostituzionalità. Per una volta che si era legiferato per i piccoli…

Benvenuti in Italia, dove lo Sport è strumento di discriminazione lavorativa

Benvenuti in Italia, dove lo Sport è strumento di discriminazione lavorativa

Ma lo sport di Totti è lo stesso calcio che si gioca nei campi di periferia ed è assoggettato alle stesse regole?

Lo sport italiano, e quindi anche il calcio, si basa sulle società sportive di base che si fondano, secondo le statistiche, sul volontariato.

Secondo un recente studio sono poco più di 80.000 i lavoratori contrattualizzati che operano nel mondo dello sport a fronte dei 1.500.000 volontari che operano nel mondo dello sport dilettantistico sotto l’egida del CONI che regolamenta sia lo sport professionistico che quello dilettantistico. Lo sport professionistico in Italia è riconosciuto, solo a livello maschile, nel calcio, basket, golf e ciclismo e sono professionisti gli atleti e i tecnici che lavorano con gli atleti professionisti. Tutti gli altri sport e le donne sono, per esclusione, dilettanti e così la mancanza di una disciplina legislativa organica nel settore dello sport dilettantistico favorisce il proliferare di situazioni di precarietà strutturale e persistente, lavoro spesso sottopagato e lavoro nero eludendo quanto previsto in materia di rapporti di lavoro sia per gli atleti che per chi opera come istruttore, allenatore, ufficiale di gara, medico, estetista, massaggiatore, addetto alla manutenzione, assistente ai bagnanti, fisioterapisti e via dicendo.

Ancora qualche numero:

  • 35.000.000 circa di italiani rappresentano la cosiddetta “popolazione attiva” dei quali quasi 15.000.000 praticano sport in maniera continuativa
  • 120.000 circa sono le associazioni sportive

Numeri enormi con un indotto economico molto importante che spazia dal professionismo sportivo dei grandi campioni del calcio o del basket fino al più piccolo campetto di periferia passando anche per il fitness e il wellness dove, ad esempio, si promuove l’alta professionalità degli operatori del settore.

Totti è un professionista riconosciuto, l’istruttore di fitness è un dilettante e perciò può essere pagato con i cosiddetti compensi sportivi che godono di una totale defiscalizzazione.

Lo sport professionistico è limitato a poche discipline e solo all’ambito maschile perché il dilettantismo costa meno e così il dilettantismo viene tutelato andando contro le più elementari tutele per chi ci lavora.

E’ ancora considerato, lo sport, un’attività secondaria, poco importante, da praticare da bimbi e ragazzi e chi ci lavora viene quasi sempre considerato uno che si diletta e non un vero e proprio lavoratore.

Questo è vero in molti casi ma siamo proprio sicuri che un istruttore di nuoto che passa 8 ore al giorno in una piscina o un maestro di tennis che passa le stesse 8 ore sul campo lo facciano per diletto?

Le normative vorrebbero che chi lo fa come attività prevalente ed esclusiva dovrebbe essere assoggettato alle normali regole a tutela dei lavoratori ma l’alternativa dei compensi sportivi è troppo ghiotta e, siccome necessità fa virtù, il mondo sportivo, avviluppato in una rete di abitudini e compromessi, interpreta a suo vantaggio le regole e quindi alimenta il già enorme numero di lavoratori senza nessuna tutela pensionistica e previdenziale. Una moltitudine che guadagna finchè sta bene ma che alla prima malattia o in vecchiaia si troverà senza nessuna tutela.

Tutto questo accade perché tutto è funzionale allo sport agonistico che va favorito. Tutto questo accade perché, comunque, lo sport è un’ottima fonte di reddito come secondo lavoro andando a penalizzare chi, al contrario, ne fa una fonte di reddito esclusiva avendone anche la competenza e la professionalità.

Tutto questo accade perché in un paese dove tutto, spesso, va al contrario non si è capito che chi lavora con i nostri figli deve essere un professionista al quale vengono riconosciuti i propri diritti e non un ex giocatore con esclusivamente nozioni tecniche. Tutto questo accade perché quando andiamo in palestra da adulti abbiamo il diritto di avere un professionista a seguirci poiché per lavorare con persone adulte è necessaria un’elevata professionalità e questa professionalità ce la può dare solo chi ha studiato ed è competente e che questa competenza è doveroso che sia riconosciuta…così come la si riconosce a Totti.

 

Il Tennis cambia le regole: la rivoluzione per lo Spettacolo che rovina il Gioco

Il Tennis cambia le regole: la rivoluzione per lo Spettacolo che rovina il Gioco

Tutto potevamo pensare qualche anno fa quando, con gli amici della Lega Tennis Uisp sperimentammo nuove formule per gli incontri di tennis amatoriale, di leggere -ieri- che nei prossimi 5 anni si sperimenteranno dei cambiamenti nel circuito professionistico e che uno di questi sia una cosa che applicammo noi per primi al nostro tennis.

Quello che ci spinse a sperimentare fu la necessità di differenziare il nostro tennis da quello federale e di adattarlo alle nostre esigenze. Leggere oggi che si sperimenterà un nuovo formato con partite al meglio dei 5 set ai 4 game, con Tie break sul 3 pari e eliminazione della regola del vantaggio con un solo punto per aggiudicare il game, mi fa riflettere… abbiamo sbagliato noi o stanno sbagliando loro?

Noi accorciammo i set ai 4 game per accorciare i tempi delle partite con lo scopo di renderle meno faticose e poter giocare più partite su un campo, inoltre si poteva così ottimizzare anche l’aspetto economico legato all’organizzazione del torneo.
Per la stessa ragione ci inventammo la soppressione della regola dei vantaggi, il killer point, per intenderci.
L’Atp oggi dice che, giocando con la nuova formula, il numero di games minimo per vincere una partita rimane lo stesso (12) e quindi la struttura dell’incontro non cambia. Il killer point aumenterà lo spettacolo riducendo i tempi, così come il rispetto tassativo della regola dei 25 secondi tra un punto e l’altro.Accorciare il tempo, risparmiare il tempo, per rendere interessanti tutti gli attimi e, se poi non fosse interessante, se ti trovi oltre le prime due file vicino al campo ti puoi alzare e andartene anche durante il gioco.

E questo sarebbe ancora tennis?

Ricordo come fosse ieri il primo pantaloncino colorato che acquistai quando fu permesso di poter usare abbigliamento colorato e ricordo quanto stupore provocò.
“Il mondo cambia e il tennis si deve adattare” ha dichiarato il dirigente dell’ATP per giustificare questa opera di destrutturazione totale di uno sport che è rimasto, fortunatamente, per decine e decine di anni sempre uguale.
E se fosse che il mondo sta cambiando in una direzione sbagliata?
Ma voi pensate che Wimbledon accetterà questi cambiamenti? Prevedo qualcosa di simile alla Brexit, ma non solo limitata al mondo britannico che gelosamente cerca di tutelare lo spirito del gioco. Sarà un movimento mondiale che si opporrà.
Altre innovazioni saranno che si potrà chiedere un solo intervento del medico e che il giocatore potrà comunicare con un auricolare con il suo coach, cosa che già accade da tempo nel circuito femminile.
Le innovazioni saranno sperimentate e dovranno avere l’approvazione dei giocatori oltre che degli organizzatori dei tornei, degli sponsor e dei media oltre che del pubblico.

Purtroppo visto che è proprio l’Atp, associazione tennisti professionisti, che ha proposto le nuove regole penso che i giocatori, schiacciati sulle imposizioni del business, accetteranno il nuovo.
Speriamo che gli amanti del tennis si ribellino per tutelare lo spirito del gioco. Speriamo che prevalga il buonsenso e che quelli, che ancora quando entrano in un campo centrale lo fanno in punta di piedi, prevalgano e siano la maggioranza.

Nuove Generazioni immobili: tanto spazio per pochi, poco Sport per tanti. E la politica dimentica i più giovani

Nuove Generazioni immobili: tanto spazio per pochi, poco Sport per tanti. E la politica dimentica i più giovani

Ci azzecca la politica con un’affermazione come questa? “I ragazzi non sanno fare la capriola” . E ancora “non hanno forza nelle braccia e hanno scarsa resistenza”. E per finire “se si continua cosi nel 2020 bambini e adolescenti raggiungeranno il grado zero delle capacità motorie”…tombola!!!!

Il movimento libero non esiste più e si fa movimento, chi può, solo in ambito sportivo e lo sport è sicuramente “influenzato” dalla politica.

Perché i ragazzi stanno perdendo progressivamente le capacità motorie? Perché non ci sono più spazi per il movimento, la possibilità di fare attività libera è praticamente nulla. Da troppo tempo non mi capita di vedere un bambino arrampicarsi su un albero o tirare un sasso.

E a Roma come stiamo messi?

Se il movimento è lo sport allora Roma, considerando l’impiantistica sportiva, non dovrebbe essere messa male.

Sono poco più di 2.200, compresi gli impianti scolastici, gli impianti sportivi nella città di Roma. La metà sono impianti privati e l’altra metà sono pubblici dei quali circa 120 sono strutture sportive comunali, circa 200 sono della Città Metropolitana e i rimanenti sono di altri soggetti pubblici. Quindi il Comune, la Città Metropolitana e gli altri soggetti pubblici detenendo il 50% dell’offerta sportiva se fossero coordinati tra di loro potrebbero esprimere una “politica” del movimento in grado di affrontare il problema dell’impoverimento motorio delle nuove generazioni.

Il Comune di Roma è, con i suoi impianti sportivi comunali, un attore fondamentale. Attraverso i più di cento impianti in questione, il Comune “programma, promuove e attua iniziative ed interventi finalizzati a diffondere l’attività sportiva nella città considerandola elemento qualificante della vita sociale, a rimuovere le discriminazioni esistenti e a determinare condizioni di pari opportunità per l’accesso alla pratica sportiva […] per la realizzazione delle iniziative e degli interventi di propria competenza si avvale della collaborazione del CONI e dell’Associazionismo sportivo anche attraverso l’affidamento in concessione di impianti sportivi comunali”.

Attraverso l’applicazione di tariffe comunali si permette nella città l’accesso allo sport a tutte le categorie sociali e di fatto si calmiera il mercato. Lo stesso fa la Città Metropolitana e da ultimo il terzo attore che non sono altro che le centinaia di palestre scolastiche. Da tutto questo cosa emerge? Se malgrado tutte queste strutture la realtà racconta un impoverimento motorio dei bambini e degli adolescenti qualcosa non funziona.

A grandi linee accade questo:

  1. la maggior parte degli impianti privati si rivolgono al wellness e al fitness e quindi maggiormente a frequentatori adulti.
  2. Molti impianti sportivi comunali sono stati negli anni riconvertiti anche essi al wellness e al fitness e quindi anche loro a frequentatori adulti.
  3. Il miglioramento delle strutture scolastiche ha portato molto spesso alla destinazione agonistica degli spazi che prima si usavano al pomeriggio per corsi generici di attività motoria.
  4. Mancano completamente spazi di attività libera e attrezzata nei parchi.

Come coniughiamo ciò che ci dice il CONI e cioè che il numero di tesserati sportivi non è stato mai cosi alto con i 4 punti sopra? Se maggior numero di tesserati da come risultato l’impoverimento motorio delle giovani generazioni, il dato in aumento diventa quasi un segnale di pericolo. Fare sport 2 volte a settimana in un centro sportivo non basta. Sicuramente è meglio di niente ma non basta. Quel bambino che viene portato in piscina tra la scuola e i compiti imparerà sicuramente a nuotare ma svilupperà il “piacere” al movimento? Vedendo le statistiche sull’abbandono sportivo la risposta è quasi scontata salvo poi che spesso ci si riavvicina al movimento in età matura.

Se questi sono i risultati andrebbe rivisto il nostro “modello” sportivo che di fatto delega tutto al CONI. Se il movimento è per la società prevenzione e mezzo per avere cittadini migliori da tutti punti di vista la politica dovrebbe farsene carico legiferando ma purtroppo da troppo tempo a questa parte si legifera solo per i grandi impianti…

Dallo scempio dei Mondiali di Nuoto 2009 allo Stadio della Roma, il governo si preoccupa solo dei grandi impianti

Dallo scempio dei Mondiali di Nuoto 2009 allo Stadio della Roma, il governo si preoccupa solo dei grandi impianti

E’ di questi giorni la notizia che nella “manovrina” del Governo in approvazione vi siano delle norme che potrebbero interessare le procedure relative lo Stadio della Roma.

Ancora una volta per legiferare su un argomento così delicato si mette un articolo tra i tanti della Finanziaria così come accadde già nel 2013 con la Legge 147 che proprio con le norme odierne si va a modificare.

Si conferma una volta di più l’incapacità del Parlamento Italiano a legiferare di impiantistica sportiva e una volta di più si fa politica “emergenziale” per far digerire tutto e il contrario di tutto. Ancora una volta l’impiantistica sportiva degna di ricevere attenzioni è solo ed esclusivamente quella dei grandi impianti.

Nel 2009 con i Mondiali di Nuoto si cercò, questa era l’intenzione dell’Amministrazione Comunale di allora, di “sfruttare” il Grande Evento per far diventare Roma la Città delle Piscine ma, purtroppo, è sotto l’occhio di tutti come è andata a finire. La Vela di Calatrava che speriamo verrà riciclata in qualcosa di valido per la città, la piscina di Valco San Paolo che è stata aperta meno di una settimana prima del crollo del tetto, una miriade di impianti sportivi privati che hanno goduto di misure urbanistiche eccezionali in cambio di un allenamento di qualche nuotatore olimpico sconosciuto.L’ennesima catastrofe per l’impiantistica sportiva pubblica e privata con enormi danni economici per chi ha visto nascere dal nulla e senza alcuna programmazione impianti in bacini di utenza già saturi. Diverso sarebbe stato se si fosse andati a colmare le croniche mancanze di impianti sportivi di tante parti della città. In questo scempio il quadrante della città che più è stato toccato è quello che dal Raccordo Anulare va verso il mare come se questo fosse da richiamo alla costruzione di ulteriori piscine…

Perché legare i Mondiali di Nuoto 2009 alla “manovrina” odierna? Perché in questo Articolo 62 c’è  un’enorme importanza riguardo il piano economico/finanziario per la costruzione di grandi impianti, quella che mai è stata dimostrata da nessun legislatore. E’ talmente importante il piano economico/finanziario che si permette, cambiando totalmente la norma precedente, la costruzione di immobili con destinazione diversa da quella sportiva complementari e/o funzionali al funzionamento dell’impianto e si prevede la concessione del diritto di superficie fino a 90 anni e addirittura una conferenza di servizi che ha valore di variante urbanistica.

Per i grandi impianti si può fare tutto. E pensare che nella prima stesura di quella che poi è conosciuta come “Legge sugli Stadi” c’era tutta una parte che faceva riferimento all’impiantistica pubblica e non solo ai grandi impianti. Se queste norme fossero per tutti sarebbero di enorme ausilio per tutte le amministrazioni che hanno a che fare con l’impiantistica sportiva ma così, purtroppo, non è.

Nelle amministrazioni pubbliche ci si scontra quotidianamente con dirigenti che non hanno nessuna padronanza del Codice dei Contratti e che, spesso, non sanno proprio come districarsi tra bacini di utenze, piani di gestione e piani economici/finanziari.

Si è persa una ulteriore occasione per fare chiarezza e per l’ennesima volta si è dimostrato quanto conti poco o nulla lo sport di base che ha un’importanza marginale nel sistema “Conicentrico” dello sport italiano.

Lo Stadio della Roma si farà o non si farà…gli sfasci e le macerie dei Mondiali di Nuoto 2009 dovranno essere affrontati…lo sport italiano di base attende che la politica lo rispetti per quello che è e cioè come una fonte inesauribile di vita e benessere che meriterebbe una diversa dignità.