Il mio Tennis è differente. L’Accademia che ha preferito l’anima alla Federazione

Il mio Tennis è differente. L’Accademia che ha preferito l’anima alla Federazione

Che cosa c’entra la parola olistico dopo la parola tennis?

E come mai una Accademia Tennistica che promuove il Tennis Olistico decide di non affiliarsi più alla Federazione Tennis dopo anni di attività e successi dal livello amatoriale fino al livello professionistico?

Questo è accaduto quando il Circolo Tennis Rozzano, in provincia di Milano, ha annunciato, creando un grande sconquasso, per mezzo di un comunicato stampa, la decisione di non rinnovare l’affiliazione con la Federazione Italiana Tennis per l’anno 2017. Un articolo su Ubitennis nel quale si chiede di intervenire anche in maniera anonima, tanta è la paura di ritorsione da parte della Federazione, un altro articolo su Tennis Italiano con un editoriale che invita a non essere “coglioni” e a dimostrare coraggio in un momento nel quale circoli importanti vivacchiano non ricevendo nulla indietro dei mirabolanti risultati che vengono strombazzati in maniera altisonante.

L’approccio olistico prende in considerazione l’Atleta nella sua interezza ed unicità e quindi l’Essere Umano e la sua Anima per renderlo consapevole di ciò che fa e di ciò che è alla scoperta del benessere, della consapevolezza e del senso di sé e responsabilità. Per “approccio olistico” si intende infatti un intervento “integrato”, in grado di sfruttare i punti di forza di diverse discipline. Un approccio che è quindi per sua natura flessibile poiché utilizza tecniche e metodologie differenti, provenienti da diversi approcci. Quindi perché chi lo professa decide di tracciare un percorso alternativo? Per coerenza, rispetto e senso di responsabilità.

Una Federazione che si vanta nei suoi bilanci dei risultati economici degli Internazionali oppure dei successi di giocatori italiani che nulla hanno a che fare con essa poiché scappati a cercare professionalità, serietà e strutture o allenatori all’estero non ha nulla a che vedere con chi mette la persona al centro della propria attività.

Amanda Gesualdi, deus ex machina di tutto, ha coraggiosamente deciso di tirarsi fuori dall’ambito federale nella consapevolezze di potersi esprimere al meglio in maniera autonoma.

Perchè finanziare una struttura monopolistica che a fronte di costi e tasse sempre più esose ti ripaga solo con burocrazia, obblighi, rigide regolamentazioni e non ti riconosce mai, e dico mai, i tuoi meriti e la tua professionalità.

Chi intende lo sport come mezzo per esprimere in maniera completa la propria personalità coerentemente si libera dai lacci non accettando imposizioni e cercando la propria strada.

La scommessa è quella di dimostrare agli scettici che si può “fare” tennis al di fuori della Federazione, che si può insegnarlo e giocarlo a tutti i livelli. La scommessa è quella di dimostrare che le proprie risorse e le proprie energie permetteranno a Amanda e al suo staff di poter tracciare una strada alternativa. La scommessa è vinta in partenza. Nessuno potrà mai impedire di giocare a tennis col sorriso, nessuno potrà mai impedire la vita sociale del sodalizio, nessuno potrà mai impedire gli allenamenti dei ragazzi dell’agonistica, nessuno potrà mai impedire nulla.

“Il Viaggio con Tennis Olistico, non è vincere per battere qualcuno, ma Vincere se stessi e gareggiare per il Leale Combattere in Sé. Tennis Olistico forgia l’Atleta-Samurai”

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Milano: lo “scippo” del Comune inteso come sport

Milano: lo “scippo” del Comune inteso come sport

Troppo spesso quando un appalto pubblico riguarda un impianto sportivo la vicenda finisce con un contenzioso. Da una parte l’amministrazione pubblica non adeguatamente strutturata per gestire procedure complesse e dall’altra concessionari quasi sempre mossi dalla volontà di “costruire” e dal desiderio di poter vedere un “sogno avverato”. Troppo spesso il concessionario è guidato dall’inesperienza e dalla passione che lo porta a non puntualizzare quando andrebbe puntualizzato, a buttare il cuore dall’altra parte della siepe quando invece bisognerebbe fermarsi a tutelare i propri interessi.

Il concessionario protagonista di questa vicenda è un uomo in carne e ossa, Walter Bertini – ex giocatore di livello nazionale, apprezzato maestro di tennis, nonché Presidente dell’omonima Associazione Sportiva Dilettantistica – che si è visto revocare la concessione dell’impianto sportivo nel quale aveva investito soldi, tanti, e vita. Il Comune, mai efficiente come per la revoca, in pochi mesi ha ripreso il possesso del centro sportivo, ravvisando interesse pubblico all’immediata riacquisizione, per poi consegnarlo in affidamento temporaneo alla Federazione Italiana Baseball.

Lo incontro dopo 38 anni da quando sovvertendo il pronostico, sfruttando il fatto che giocavano in casa, i miei ragazzi della Virtus Roma vinsero il titolo italiano a squadre Under 16 contro lo Junior Milano degli inarrivabili Bottazzi e Bertini. Siamo al Convegno Nazionale della Lega Tennis Uisp e tra un ricordo e l’altro Walter mi racconta la sua storia da maestro e imprenditore.

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Ho partecipato a un bando per la concessione di uno storico impianto del Comune di Milano, il Kennedy, in A.T.I. insieme ad altre 2 società, una delle quali si sarebbe dovuta occupare dell’area del baseball. In pochi anni, dal 2008 al 2013 il Centro che era in uno stato di degrado massimo – strutture fatiscenti, tennis di 8 campi sottoutilizzato (solo estivo), tribune non a norma (tennis e baseball), nessuna certificazione (termica,elettrica,ecc), addirittura privo di accatastamento – è rinato arrivando a 620 soci praticanti il tennis per tutto l’anno più altrettanti frequentatori, raggiungendo importanti risultati agonistici: 6 titoli Italiani Vinti, Primo Club Milanese che ha creato un’accademia di tennis, allievi con risultati di livello internazionale (Golarsa a Wimbledon, Borroni a Roma, allievi partecipanti alle Nazionali Italiane, Medaglia di bronzo al valore atletico Coni), quarto club Lombardo per numero di soci.

Alla mia domanda se ha dovuto far fronte ad investimenti mi risponde: “Certo, 750.000€ che ho dovuto investire da solo poiché gli altri soci dell’ATI si sono tirati indietro per la loro parte di finanziamento in attesa che il Comune ci rilasciasse la fidejussione a garanzia del finanziamento stesso. Intanto sono cominciati problemi seri con l’Amministrazione che oltre i lavori oggetto del bando ha chiesto dei lavori aggiuntivi e di far fronte a debiti della gestione precedente.

E quindi, lo incalzo, come si arriva alla revoca?: “Dopo che scopro che la Federazione Baseball è interessata a subentrare nella mia gestione iniziano ispezioni continue da parte dei dirigenti comunali atte a screditarmi con l’obiettivo evidente di mettermi in difficoltà. Infatti ad agosto 2013 arriva, puntuale, l’avvio del procedimento di revoca. A questo punto nonostante diverse proposte di soluzione da me prospettate a ottobre del 2015 il Comune procede allo sgombero e consegna l’impianto alla FIBS con affidamento temporaneo in attesa che producesse un piano di fattibilità economica. E da allora di proroga in proroga – cinque – fino al 31 luglio 2017…”

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Adesso cosa succede?: “Dopo aver perso il ricorso al Tar sono in attesa, fiducioso, del Consiglio di Stato. Oltre al danno la beffa. Poiché mi hanno revocato oggi non sono in grado di poter partecipare a future procedure, una sorta di “damnatio memoriae”. Il Comune abusando della propria posizione dominante attraverso imposizione continue mi ha messo in difficoltà e oggi non mi permette, qualora il giudizio fosse confermato, di partecipare a procedure future. Secondo me, al contrario, il Comune si è reso inadempiente già da prima del contratto e poi subito dopo la stipula  e di seguito durante la esecuzione e infine dopo l’avvio delle trattative per risolvere consensualmente il contratto.

Onore, lealtà, integrità, correttezza dovrebbero essere alla base degli atti e dei comportamenti di chi agisce per conto dell’amministrazione, poiché i suoi atti coinvolgono persone sotto un profilo di immagine, morale, economico, lavorativo, specialmente e soprattutto quando questi atti portano ad azioni sanzionatorie e punitive come quello della decadenza che preclude la partecipazione a future procedure di appalto o concessione.

Oggi, da quanto racconta Walter Bertini, l’inettitudine dei dirigenti comunali ha portato alla distruzione di tutto ciò e, cosa molto più grave, ha portato alla dispersione di sane energie che sempre più sono carenti nell’ambito sportivo.

Lo sport è una cosa seria e proprio per questo andrebbe salvaguardato.

E’ di pochi giorni fa, venerdi 17 per la precisione, la notizia della chiusura del Kennedy da parte dell’affidatario temporaneo, la Federazione Italiana Baseball, che a seguito di una nota da parte del Comune di Milano che metteva in luce delle criticità riscontrate in assenza di contraddittorio, ha deciso, per ragioni di sicurezza, tale atto.

La situazione è sempre più grottesca. Il concessionario precedente revocato nonostante gli investimenti realizzati e ora l’affidatario temporaneo che gli è succeduto che chiude il centro per ragioni di sicurezza. E i cittadini allibiti osservano…

 

Creare, Costruire, Generare: la Lega degli “eretici” del Tennis

Creare, Costruire, Generare: la Lega degli “eretici” del Tennis

“Sport di qualità al prezzo più basso possibile, ma sport di qualità”, questa è la prima frase che  colpisce.

“No alla politica come sterile rivendicazione di privilegi o collocazione di persone”, questa è la seconda frase.

“Come può essere il simbolo dell’Uisp, nella tessera dello scorso anno, un laccio? Noi dobbiamo essere portatori di libertà e i lacci strangolano”,e questa è la terza frase.

“Dobbiamo tendere al benessere perché siamo egoisti…”

Benvenuti al 14° Convegno Nazionale della Lega Tennis Uisp, forse l’ultimo.

Grande partecipazione e grande attesa sugli sviluppi della convenzione che da un anno regola i rapporti tra la Federazione Italiana Tennis e l’Uisp che la Lega Tennis, un enclave di persone competenti, appassionate e giuste, ha controvoglia dovuto subire vedendo, di fatto, limitate le proprie possibilità di azione con una imposizione di regole assurde limitanti la libera espressione di sé. Solo giocatori mai classificati, tutto l’altro tennis esclusivamente della Federazione Tennis.

Poi vai al Convegno pensando di trovare persone tristi e dimesse e invece trovi guerrieri agguerriti e trovi tanta, tanta voglia di confronto.

Trovi il tennis agonistico. Trovi Camila Giorgi e il suo staff che ha presentato un avveniristico lavoro statistico che con l’aiuto del GPS monitora le azioni di gioco per convertirle in allenamenti estremamente specializzati.

Trovi il Dottor Ahmet Raph Belig che, con una proprietà di linguaggio sconvolgente per un franco/canadese, da esperto chiropratico spiega semplicemente, come chi sa, concetti di difficile comprensione.

Trovi il Dottor Renato Palma fautore e profeta dell’educazione gentile che affronta il problema dell’abbandono da quello scolastico a quello sportivo per arrivare a quello sociale e politico e che spiega serenamente che l’applicazione della forza, fisica o psicologica che sia, non può portare ad altro che a uno scadimento della prestazione di qualsiasi tipo poiché non è la sofferenza ma il divertimento il fine ultimo di qualsiasi apprendimento.

Trovi chi presenta il tennis per ciechi e ipovedenti con una rivoluzionaria pallina che emette un sibilo e trovi Alberto Castellani che spazia tra la musica, il balletto, Che Guevara e Nietzsche.

Trovi una tavola rotonda con Amanda Gesualdi protagonista di un gesto di ribellione definito da molti coraggioso ma in realtà frutto di una profonda coerenza ed etica sportiva.

Questa è la Lega Tennis Uisp. Un esercito di eretici 365 giorni l’anno che mai si faranno piegare dalle imposizioni monopolistiche della Federazione Tennis e che sempre rimarranno liberi di provare, sperimentare, osare.

“Creare, costruire, generare” questo era nell’ultima slide. Qualcuno capirà mai che nello sport, in quello vero, i lacci levano spazi alla creatività? Qualcuno capirà mai che è la creatività che esprime il talento?

Il sistema sportivo italiano incentrato su una visione Conicentrica taglia le ali, inibisce ed è per questo che spesso, e nel tennis è la norma, si va via dall’Italia per raggiungere risultati. Prima lo facevano i giocatori, oggi lo fanno anche i tecnici.

Un enclave come la Lega tennis dell’Uisp è un argine a questo… fino a quando lo permetteranno.

 

 

Roma: dove Sport e Verde non vanno d’accordo

Roma: dove Sport e Verde non vanno d’accordo

Roma non avrà le Olimpiadi ma abbiamo, o meglio, avremo lo stadio della Roma. Ottimo, quindi possiamo ricominciare a parlare dello sport della gente.

Roma è uno dei comuni più verdi d’Europa, se non del mondo, e questo dovrebbe naturalmente significare una grande quantità di spazi all’aperto a disposizione di chi vuole, o vorrebbe, muoversi liberamente nella natura. Gli spazi ci sono ma sulla loro fruibilità e sicurezza c’è molto da dire e quindi, purtroppo, potersi muovere all’aperto in un ambiente attrezzato, manutenuto, sicuro e fruibile a tutti sta diventando un privilegio per pochi.

Il Dipartimento Ambiente Capitolino è molto più famoso per le “scorribande” legate a Mafia Capitale che per la gestione e la programmazione efficace del verde. Non c’è, a oggi, nessuna traccia di una possibile collaborazione tra l’Assessorato all’Ambiente e quello allo Sport su come poter rendere fruibili spazi all’aperto attrezzati per il movimento e il benessere. Questo non è mai stato fatto, se non a spot, neanche nel passato prossimo o remoto. Esistono qui e là delle piccole palestre all’aperto frutto di qualche sponsorizzazione sporadica da parte di aziende del settore, percorsi natura carenti di manutenzione e sentieri per correre, risultato di passaggi ripetuti di cocciuti runners piuttosto che di una tracciatura adeguata.

E pensare che ci vorrebbe tanto poco per avere una popolazione in salute e attiva. I politici, con le loro scelte, avrebbero la possibilità di influenzare positivamente l’ambiente in cui crescono i nostri figli, in cui viviamo. Con pochi soldi e senza nessun impatto ambientale lascerebbero un segno nella vita dei cittadini. Ma così non avviene. Il verde è visto troppo spesso come un colore e non come vita. Il verde è visto troppo spesso come un’occasione per un taglio di nastro senza pensare quasi mai a come fare per farlo vivere.

La città ideale, e Roma lo potrebbe essere, dovrebbe avere – oltre a chilometri di vere piste ciclabili, frutto di una rete che dal piccolo quartiere si propaga all’intera città – innumerevoli “spazi” di sport, dai più piccoli parchi verdi alle grandi ville storiche. Playground polivalenti, attrezzature per il fitness e percorsi per runners e bikers, con il solo costo della manutenzione, si potrebbe fare sport low-cost. Attraverso la sussidiarietà orizzontale presente nel nuovo codice degli contratti, fruendo del partenariato pubblico-privato, si potrebbe stimolare la cittadinanza “attiva” a prendersi cura di queste aree, facendole diventare un pilastro fondamentale di un nuovo uso degli spazi verdi come un vero ed insostituibile servizio pubblico.