Connettiti con noi

Calcio

Atmosfera Velasca: una domenica con la squadra più artistica d’Italia

Lorenzo De Vidovich

Published

on

Se anche la FIFA si è ampiamente interessata al fenomeno Velasca, vuol dire che questa squadra, in fondo, accontenta un po’ tutti. Il documentario s’intitola The most artistic football club in the world, nella cosmopolita Milano, città della moda, dei servizi, della borsa, una Milano che ora si ama descrivere come il fiore all’occhiello del nostro Paese, e dove coesistono progetti eterogenei nel libero rispetto della creatività. L’AS Velasca s’inscrive in questa nuova connotazione del capoluogo lombardo, ma questa è una storia che il nostro Valerio Curcio ha già ampiamente descritto la scorsa settimana, in una rampante intervista al Presidente dell’AS Velasca, Wolfagang Nataclen. Abbiamo ritenuto entrambi che fosse necessario capirne di più, cercando di scovare le ragioni di questo grande interesse per il Velasca da parte dei media e della FIFA. Quale modo migliore, se non trascorrere una domenica da vero tifoso del Velasca? Perché per tifare i rossoneri tra calcio e arte, non serve l’abbonamento, non occorrono anni di stadio, e non serve ricordarsi le formazioni dell’annata vincente. Non serve nemmeno pagare l’ingresso per assistere alla partita domenicale, l’importante condividere la mission, i valori, lasciare da parte l’agonismo sportivo, e diventare un tifoso/collezionista.

Wolfgang Nataclen mi accoglie con la simpatia che mi aspettavo, sorridente e pronto per tifare i suoi ragazzi. E’ sorridente, rappresentativo di una bella unione tra due Paesi – Francia e Italia – che spesso amano farsi la guerra, soprattutto nel calcio. Qui Presidente e Tesoriere sono francesi, vice-presidente, amministrazione, giocatori e seguaci, italiani. Poco importa che il tempo non aiuti per l’esordio casalingo, il centro sportivo Triestina, di Via Fleming (periferia ovest di Milano), è già colorato dall’arte quando gioca il Velasca. Manca ancora un’ora alla partita, ma è già tutto pronto, ci sono le bandierine che rifiutano i canonici scacchi preferendo un andamento curvilineo, opera di Stephen Dean. C’è il tabellone artigianale per le sostituzioni, ideato dall’artista Patrizia Novello. C’è la nuova maglia, già sfoggiata nell’esordio a Rozzano, dove domina incontrastato il – perdonate il gioco di parole – contrasto tra Adidas e Nike voluto dall’artista ZEVS, l’artista che ad Hong Kong ha anche sperimentato l’esperienza della prigione per le sue opere fuori dagli schemi. I simboli di due competitor l’uno sovrapposto all’altro, e sopra ad essi, l’unico sponsor, per forza di cose: Hummel, che fornisce l’attrezzatura tecnica dopo aver condiviso fin da subito il progetto Velasca. Wolfgang mi descrive questi pezzi d’arte, compresa la sciarpa con lo slogan Hic et nunc, mi racconta dei tifosi giunti sin da Tolosa per tifare il Velasca, e del movimento che si crea sugli spalti, dove birre o Borghetti fanno parte dell’atmosfera, come le singole iniziative coreografiche (dagli strobo alle bandierine).

 saluti iniziali

Il meteo avverso scoraggia i più, e per l’esordio casalingo contro i Wolves ci si limita alle classiche trombe da stadio, ma il tifo e la mentalità Velasca non mancano. Il Presidente Wolfgang però, in tutta la sua disponibilità, vuole anche dare spazio agli altri: «io ho già detto tutto a Valerio che è stato bravissimo (dice sorridendo), oggi tocca a loro». Loro sono il resto dell’organigramma, a partire dal vice-presidente Loris Mandelli, uno che di calcio ne ha masticato e vuole masticarne ancora, accomunandolo all’arte, non importa se nei gradini inferiori del calcio: «Terza categoria? Magari ci andremo, ma volevamo partire dal punto più basso per darci un’identità, e il CSI Open B è il livello adatto a noi per ora, poi col tempo puntiamo ovviamente a crescere, magari anche con una seconda squadra avanti negli anni». Loris entra nell’universo Velasca da un’altra piccola arte, quella del Fantacalcio: «a un certo punto ho pensato che si potesse creare una squadra vera. Dopo aver conosciuto il Presidente, che fa l’artista, abbiamo deciso di unire due mondi. L’emozione che dà Ibrahimovic è la stessa che può dare un quadro ad un appassionato di arte. Anche il direttore sportivo (Marco) era della mia stessa idea di creare qualcosa di nuovo». Se poi parli di Velasca, non puoi citare la fantastica attenzione alla grafica, il fiore all’occhiello della comunicazione e del social media management dell’AS Velasca: «una cosa nata dall’inizio – afferma Wolfgang – molte squadre invece devono inventare dopo queste cose, per noi invece era identità del nostro binomio tra calcio e arte». Nel frattempo, davanti a noi, la squadra si riscalda concentrata, agli ordini di Paolo Lopizzo e di mister Martino Petroselli, detto Tata, per fare l’eco al buon Tata Martino, che a fine partita commenterà da vero professionista: «ai punti meritavamo, ma se non la butti dentro non vinci» (la gara finirà 0-0, il secondo di fila, ma 2 punti nei primi 2 match, sono già un buon ruolino). Tra i giocatori, c’è chi ha fatto un passo meno ed è sceso di livello per abbracciare il Velasca, in una squadra che al suo secondo anno si è già ringiovanita, il più giovane è classe 1995, il più anziano ne ha 38. Un collettivo che, è giusto sottolinearlo, vuole diventare la terza squadra di Milano, come ha già sottolineato Valerio Curcio. Per il Velasca l’arte è talmente importante e di larghe vedute, che ad un certo punto mi trasformo anche io nell’intervistato: Loris vuole sapere meglio di cosa si occupa Io Gioco Pulito, e nel giro di un minuto siamo già a parlare degli sport minori e del calcio di provincia.

foto di squadra

Tutti in campo, non può mancare la foto di squadra, come nei grandi palcoscenici (ma non solo l’undici titolare, tutto il team), con l’opera di ZEVS sul petto di tutti i giocatori. Ci si accomoda in tribuna, con tutto lo staff. Ci sono i primi tifosi, si avvicinano due artisti «cui non importa niente del calcio, ma sposano il progetto», ammette Wolfgang. Il supporto c’è, i colori anche, magari mancano i tradizionali cori da stadio, ma il calore Velasca si fa sentire, tra calcio e arte (mentre nel campetto accanto, un collezionista si allena con la maglia dello scorso anno, quella con l’opera d’arte del mattone forato). Tra i tifosi c’è il direttore sportivo Marco De Girolamo, simpatia e goliardia per 90 minuti: in rigorosa divisa Velasca, incita i suoi, scherza sugli errori arbitrali e anima il pomeriggio (improvvisamente) freddo. Tra il pubblico, c’è anche Vega, neo-acquisto non convocato dal mister: «avevo voglia di tornare a giocare a pallone, la passione è sempre tanta e il progetto Velasca è una piacevole scoperta con valori ben trasmessi dal Presidente, per scostarsi dalle logiche del calcio-business, perché il fascino delle minors non manca mai». La platea segue la partita come se fosse la vera squadra del cuore, non c’è un secondo in cui Wolfgang, Loris e soci non distolgano la sguardo dal campo, non passano due minuti senza che il tesoriere faccia suonare la trombetta, oggi gadget per eccellenza. Dopo 90 minuti combattuti che terminano a reti inviolate, tutta la squadra, mister compreso, si prendono gli applausi e ringraziano il manipolo di tifosi che non ha mancato l’appuntamento con la prima in casa, per l’inizio di una lunga serie e di una nuova stagione in cui si vedono già margini di miglioramento rispetto a prima (non sarà che Io Gioco Pulito porta bene al calcio artistico?). A fine gara, c’è tempo anche per sentire le parole di chi c’è stato in dall’inizio, come Filippo Guarino, presente dal giorno uno: «la cosa bella è che vieni trattato quasi come un giocatore professionista. Avevo lasciato il calcio con la FIGC da quattro anni, ho trovato qui un bellissimo gruppo di gente che ti tratta benissimo, rendendoti importanti con shooting, magliette personalizzate, progetti dedicati, trattando la società come se fosse di primo livello, cosa molto fondamentale. E le persone sono veramente fantastiche, quest’anno in più c’è grande voglia di vincere». Una motivazione che ho potuto respirare fin dalla prima stretta di mano con Wolfgang e Loris. La domenica Velasca è questa, con una media di appena 20 spettatori che non intacca gli obiettivi e i progetti del club più artistico d’Italia. Professionisti, fatevene una ragione, perché nel CSI milanese, c’è chi vive calcio e arte come una cosa sola, ed è in questo binomio che sta vincendo la sua partita più importante.

Comments

comments

Calcio

Koulibaly, una rincorsa lunga una telefonata

Ettore zanca

Published

on

C’è chi dice che il treno delle occasioni passa una volta sola. E se non siamo bravi a prenderlo, la nostra vita non avrà la direzione che speravamo. Ogni scelta è un viale alberato o una discarica a seconda della scelta precedente. E invece c’è chi dice che a dispetto di futuro e coniugazioni varie, il nostro destino è segnato e va contro il nostro sbattergli la porta in faccia.

Oddio, il signore qui sotto il destino lo ha proprio sfidato, rischiando che fosse pure permaloso. Più che la porta in faccia, gli ha sbattuto il telefono in faccia.
Quel viso in foto, da ieri lo avete tutti familiare. Kalidou Koulibaly, senegalese, difensore del Napoli di Sarri. Angelo d’ebano sceso dal cielo ad incornare la palla che ha riaperto una stagione. All’ultimo respiro ha trafitto la Juve in casa sua, riaprendo i giochi per lo scudetto e creando paradisi artificiali di prostrazione e gioia orgasmica a seconda della prospettiva.

Ma fermiamo un attimo tutto. Come ci è arrivato Kalidou su quella palla? Su calcio d’angolo, direte voi. No, non dicevo quello, perchè per arrivare lì, il ragazzo è partito da lontano e ha rischiato di non arrivare. La sua rincorsa parte dal 2014. Si trova a casa e riceve una telefonata. Dall’altro lato una voce dice: “pronto, sono Rafa Benitez, allenatore del Napoli, vorrei sapere se sei interessato a venire a giocare da noi”, la risposta è di quelle che lascerebbero interdetto anche un maestro zen: “piantala con questi scherzi, dai vieni a casa che ti aspetto, smettila, non ci casca nessuno”, e Kalidou, sorridendo, mette giù. La voce richiama, riproponendo lo stesso refrain, dice di essere davvero Benitez e di allenare il Napoli, ma niente, nuovamente “smettila dai, non è bello questo scherzo”, e giù la cornetta.

Kalidou era convinto che a chiamarlo fosse un suo amico che gli faceva continuamente scherzi telefonici, aveva chiuso e si era rimesso seduto a guardare la tv. Dopo cinque minuti riceve un messaggio del suo agente: “sta per chiamarti Benitez, deve parlarti, rispondi al telefono”. A quel punto la disperazione, che dura poco per fortuna, perchè Benitez dimostra che “poscia più che la permalosità, potè insistere” parafrasando Dante. E ritelefona. Stavolta Kalidou si scusa quasi in ginocchio e ascolta l’allenatore del Napoli. Ecco da dove arriva tutta la rincorsa per quel gol. Capite bene che dare un colpo di testa dopo questo correre non poteva che essere una sassata. Ma Kalidou è recidivo però.

 

Qualche tempo dopo un magazziniere del Napoli lo avvicina e gli dice: “Kalidou, mi dai una tua maglia? me l’ha chiesta Maradona”, capirai, stavolta è uno scherzo davvero, Kalidou è generoso però, per cui prende la maglia ma ammonisce: “se volevi la mia maglia potevi chiederla senza tante scuse, poi addirittura che la voglia Maradona, dai…”, appunto, dai. Qualche giorno dopo Kalidou riceve un messaggio, contiene una foto. Diego Maradona con la maglia di Koulibaly, Diego gli ha scritto e lo ringrazia per il dono.

Vai a fidarti di chi dice che siamo artefici del nostro destino. Qui il destino è arrivato sfondando la porta e entrando di prepotenza. Più o meno come ha fatto Kalidou dopo una corsa, con quella sassata di testa nella porta bianconera. Veniva da lontano, nonostante tutto.

Comments

comments

Continua a leggere

Calcio

JAKO & IoGiocoPulito: Una partnership per riscoprire i valori ed il sogno sportivo

Utente

Published

on

Un’azienda importante come JAKO ha scelto anche IoGiocoPulito.it come strumento di comunicazione e partner editoriale per riportare sul mercato italiano un rinnovato messaggio che abbia lo scopo di veicolare l’educazione e la cultura sportiva.

Lo Sport, qualsiasi esso sia, e a qualunque livello venga praticato, non è solo questione di allenamento e abnegazione. Nel futuro delle discipline un ruolo sempre più centrale per l’ottenimento delle performance desiderate viene ricoperto dai materiali utilizzati, dalle tecniche di prevenzione, dalle tecniche di educazione e dalle tecnologie e le scienze connesse.

JAKO è un brand di abbigliamento e non possiamo negare che il fattore determinante per una prestazione di alto livello è spesso rappresentato dall’equipaggiamento dell’atleta;  la seconda pelle con cui uno sportivo deve potersi sentire a proprio agio, supportato dall’utilizzo di uno strumento in grado di migliorare il proprio benessere fisico e quindi anche mentale. Jako, società leader nel mercato tedesco (il suo know how d’eccellenza l’ha portata ad essere uno dei marchi più riconosciuti e apprezzati per quel che riguarda lo Sportswear e il Teamwear in Germania) è tutto questo, ma non solo.

Pronta a sbarcare anche nel mercato italiano, ha il grande merito di non voler puntare ad una comunicazione puramente commerciale o di prodotto, ma di voler in primis favorire la diffusione di quegli stessi principi educativi e tecnici che hanno permesso al calcio teutonico di divenire il primo movimento Europeo per quanto riguarda l’innovazione, la cultura e l’educazione allo sport come strumento di crescita.

“Il nostro obiettivo  è quello di poter dare alle scuole calcio, alle realtà associative di altri sport e discipline, strumenti e contenuti con cui informarsi per formare attraverso i giovani e giovanissimi i campioni del futuro dell’Italia”. Matteo Di Medio – Resp. Redazione IoGiocoPulito.

Non è un caso se JAKO è partner tecnico in Bundesliga di squadre del calibro del Bayer Leverkusen, Hannover 96 e Darmstadt le quali hanno scelto i prodotti dell’azienda tedesca per vestire le proprie squadre.  E non è un caso neanche se, grazie alla propria politica educativa, è leader in Germania anche nel Teamwear cioè nella fornitura di abbigliamento tecnico per l’attività sportiva di squadre, scuole e associazioni.

“Per noi di IoGiocoPulito questa è una grande opportunità per potenziare il lavoro che da anni portiamo avanti con dedizione e perseveranza. Con l’obiettivo di essere sempre trasparenti e puntuali sugli argomenti trattati. JAKO ci da oggi l’occasione di riportare ai nostri lettori qualcosa che nel giornalismo sportivo e nella comunicazione sportiva sembra essere perso in un limbo: il sogno di essere campioni, anche se per pochi minuti, compiendo un gesto atletico, un’impresa personale o collettiva. E noi non tradiremo né la loro, né la Vostra fiducia, quella di più di un milione di lettori.”

Giorgio Mottironi – Resp. Marketing & Sales IoGiocoPulito.

JAKO dunque supporterà l’attività giornalistica di IoGiocoPulito al fine di produrre contenuti che possano rappresentare un valore unico per i nostri lettori e che siano in linea con la nostra mission e con la loro. Avremo l’opportunità di lanciare nuove rubriche, portare i nostri giornalisti a contatto con tutte le realtà eccellenti del nostro panorama calcistico ed internazionale (personaggi e squadre), parlare di tecnica, educazione, dunque per dare maggiore consapevolezza ad appassionati, praticanti ed aspiranti professionisti di quale deve essere un cammino di formazione e crescita nel mondo dello SPORT.

 

JAKO è un’azienda altamente tecnologia, e la sua innovazione si riscontra non solo nel prodotto finale ma anche nella gestione dell’azienda e dei processi, oltre che delle proprie risorse. I vantaggi competitivi che ha raggiunto grazie all’uso di robotizzazione di ultima generazione li investe completamente nella sua mission sociale e nel miglioramento del servizio e nel  trattamento di dipendenti e fornitori.

Oltre alla qualità indiscutibile del prodotto, il servizio al top, la profondità dell’assortimento, la disponibilità dei prodotti 365/24, consegna dei prodotti velocissima, e una professionalità di alto livello sono i segni distintivi e il focus del marchio. 300 articoli e 30.00 varianti colore sono una gamma di prodotti in grado di poter soddisfare le esigenze di uomini, donne e bambini che praticano calcio, running, basket, volley, palestra, tennis, oltre a molti prodotti per il tempo libero.

Comments

comments

Continua a leggere

Calcio

Giornata Mondiale del Libro: 10+1 opere sul calcio che devi leggere

Canorro

Published

on

A partire dal 1996 il 23 aprile si celebra la Giornata Mondiale del Libro, un’occasione per incentivare la lettura e la riscoperta della carta stampata per le nuove generazioni, specie in un periodo come questo in cui il digitale è entrato prepotentemente nelle nostre vita, mettendo da parte l’esperienza di lettura che solo un libro può regalarci.

Ecco Dieci libri dieci (il numero per eccellenza di ogni fantasista che si rispetti) che negli anni sono diventati indispensabili per coloro che vogliono avere una libreria dedicata al calcio.

Partiamo con un evergreen, la biografia di Zlatan Ibrahimovic edita da Rizzoli (396 pagine, 5.90 euro), scritta dal campione svedese con il giornalista David Lagercrantz. “Io, Ibra”, questo il titolo del volume, contiene centinaia di aneddoti legati a luoghi e personaggi da scoprire. Partendo dall’infanzia, Ibrahimovic racconta i suoi numeri fuori e dentro il campo, gioie e follie di una vita sopra le righe. Interessanti, poi, due biografie dedicate ai fuoriclasse simbolo del Barcellona e del Real Madrid: “Pulce, la vita di Lionel Messi” (736 pagine, 17.90 euro) e “CR7” (406 pagine, 19.99 euro), edite da Piemme e scritte entrambe da Guillem Balague, giornalista spagnolo che collabora con varie tv e quotidiani sportivi. Nei libri si esalta il talento dei fuoriclasse, ma anche il loro cuore e una “testa” fuori dal comune.

Per gli appassionati di Premier League, particolarmente sfiziosa è la storia di sir Alex Ferguson narrata nel volume “La mia vita” (Bompiani, 464 pagine, 15 euro); il più grande mister nella storia del calcio inglese – ha allenato giocatori di livello assoluto come Roy Keane, Ryan Giggs, Eric Cantona, Cristiano Ronaldo e David Beckham, solo per citarne alcuni – si racconta per la prima volta. Ed è lo stesso Ferguson a curare la prefazione di “Pep Guardiola, un altro modo di vincere” (Libreria della Sport, 352 pagine, 17.90 euro), la biografia dedicata ad uno degli allenatori più carismatici e vincenti del mondo. Un racconto, anche qui scritto da Balague, che va in profondità nel tratteggiare l’attuale mister del Manchester City. Lo stesso principio di approfondimento (non banale) ha ispirato Carlo Ancelotti che, insieme al giornalista Alessandro Alciato, ha scritto l’autobiografia “Preferisco la coppa” (Rizzoli, 266 pagine, 5.90 euro).

Attenendosi semplicemente ai risultati, Carletto da Reggiolo ha vinto praticamente tutto. Eppure, la sua carriera non è stata sempre in discesa… E ancora, due volumi interessanti su due ex grandi protagonisti della Juventus: “Andrea Pirlo: penso quindi gioco” (Mondadori, 140 pagine, 10 euro) e “Metodo Conte” (Vallardi, 192 pagine, 9.90 euro), entrambi scritti dall’ottimo Alciato.

Se vuoi provarci fallo fino in fondo” (Rizzoli, 272 pagine, 17 euro) è invece il titolo del libro dedicato dal giornalista Malcom Pagani a mister Claudio Ranieri e al suo Leicester. Dai campetti di Testaccio all’incredibile impresa della vittoria nella Premier League, il racconto di un uomo che ha avverato il sogno di Davide contro Golia. Una lunga, intesa storia, come quella scritta a quattro mani da Marco Tardelli e da sua figlia Sara: “Tutto o niente” (Mondadori, 18 euro, 168 pagine). A distanza di oltre trent’anni dall’urlo di Madrid, Tardelli racconta di una passione totalizzante come il primo amore, che nessuna difficoltà è mai riuscita a fermare: il calcio.

Bonus track: l’ultimo consiglio che vogliamo dare riguarda “Johan Cruyff – La mia Rivoluzione”, l’autobiografia del fenomeno olandese che ci spiega la sua visione del calcio, ma soprattutto della vita.

Comments

comments

Continua a leggere

Trending