Pessima. Disgustosa. Tremenda.

Scegliete voi l’aggettivo più calzante per la storia che vi apprestate a leggere.

Siamo in Nebraska, per la precisione ad Omaha. Mili Hernandez, otto anni, sta per scendere sul campo da calcio, sport che tanto adora, insieme alle sue compagne di squadra degli Azzuri Cachorros per prendere parte ad un torneo dedicato a bambine.

Tutto sembra a posto, quando gli organizzatori della rassegna bloccano Mili e le dicono che non può scendere in campo.

La ragione? Ci state prendendo in giro. Questo è un ragazzino, non una femmina. Non può giocare.”

Dal canto suo, la bambina, evidentemente (e ci vuole veramente poco) molto più matura di chi ha preso tale decisione, prende la decisione ‘con filosofia’ e risponde: “Preferisco avere i capelli corti e sembrare un maschio che giocare nel vostro torneo”.

Nonostante ciò, il padre di Mili prova, comunque, a mostrare la health insurance card (la carta di assicurazione sanitaria, necessaria negli USA per ricevere assistenza medica), che mostra il sesso femminile della figlia, agli organizzatori del torneo ma è come andare a sbattere contro un muro (con tutto il rispetto per il muro in questione, certamente più sagace degli organizzatori stessi).

E dire che Mili è un vero talento del calcio; infatti, proprio lei ha aiutato in maniera decisiva la sua squadra a raggiungere la fase finale della rassegna Springfield Soccer Club, quella che non ha poi potuto disputare grazie alla stupidità di qualche ‘capo’ del torneo.

Neppure una reazione, magari di sentite scuse, da parte dei responsabili della manifestazione.

Una vera vergogna.

Per fortuna ci ha pensato il mondo del calcio (statunitense e non solo) a far tornare il sorriso alla povera Mili, con tanti attestati di affetto ed inviti da parte di molte squadre a visitare i propri centri sportivi.

Non te la prendere. Mili.

Il mondo è pieno di deficienti del genere e, purtroppo, crescendo lo scoprirai sempre di più!

 

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