Nuovo corso per l’AS Lucchese Libertas, dopo l’uscita di scena Bacci e i timori per lo spettro di un nuovo fallimento, il club toscano riparte col motto ”la Lucchese ai lucchesi” con una nuova compagine societaria che vede alla guida il gruppo della Lucchese Partecipazioni, composto da imprenditori locali, e l’importante presenza fino al 10% dell’associazione di tifosi Lucca United, ancora una volta protagonista delle recenti vicende della squadra locale.

La storia del collettivo di tifosi rossoneri parte nel 2011, all’indomani del secondo fallimento nel giro di pochi anni, il primo nel 2008, un gruppo di volenterosi e lungimiranti supporters decide di dare vita a Lucca United affinchè la storia e la tradizione del club locale non cadesse più in mani sbagliate. L’associazione rileva a proprie spese il marchio e la denominazione ‘Lucchese Libertas 1905’ all’asta fallimentare, poi concessi in comodato d’uso gratuito nel 2013 all’attuale club della Lega Pro.

Tra alti e bassi nei rapporti con la società, che nel frattempo ha visto alternarsi diverse figure alla guida, il gruppo ha sempre svolto un ruolo di ”guardiano” della gestione del club, con scontri anche accesi con la dirigenza, ma sempre con la volontà costruttiva di aggregare e rilanciare la società. Nell’Ottobre 2013 il gruppo recupera una spazio sotto la Curva Ovest dello stadio Porta Elisa che diventerà il museo della ‘Lucchese Libertas 1905’ e la casa dei tifosi rossoneri. Già all’interno dell’azionariato della società con l’1%, ora con il nuovo corso, l’assemblea degli associati ha deliberato l’incremento della partecipazione fino al 10% per sostenere economicamente il club in una delicata fase di rilancio e di ristrutturazione societaria.

Dal pericolo scampato alla ripartenza con il sostegno dei tifosi, a Lucca si sta aprendo un’interessante fase e quindi ho fatto qualche domanda ai rappresentanti di Lucca United per fare il punto sulla situazione e per raccontare questa piccola-grande vittoria dettata dalla perseveranza e dall’impegno del gruppo, l’ennesima dimostrazione di come spesso i supporters siano l’ultimo argine ai problemi dei club medio-piccoli del calcio italiano.

Dopo l’apprensione e i timori ora si respira una nuova aria in casa Lucchese. Cosa è successo negli ultimi mesi?

E’ successo che il principale azionista della società Andrea Bacci, ha cessato di immettere liquidità nelle casse sociali dovendo fronteggiare procedure fallimentari che hanno coinvolto le sue aziende. Queste vicissitudini hanno finito per procurarci due punti di penalizzazione in classifica per mancati adempimenti Figc. Vi potete anche immaginare le situazioni di difficoltà che si creano in questi casi sia dentro che fuori dal campo.

Questo ha consentito un ricompattamento delle altre componenti societarie che con enormi sforzi economici e organizzativi hanno fronteggiato le scadenze federali successive e in sede di ricapitalizzazione hanno rilevato la quota sociale di Bacci ricostruendo di fatto la società e scongiurando la messa in liquidazione. Anche Lucca United ha partecipato a questa ricostruzione societaria impegnandosi a rilevare una quota sociale fino al 10% dell’intero capitale sociale, ovviamente dopo aver ricevuto a larga maggioranza il mandato dell’assemblea dei soci.

L’impegno, anche economico, di Lucca United sarà importante, qualche dettaglio in più?

Come affermato in precedenza l’assemblea dei soci ha dato mandato al nostro consiglio direttivo di poter concorrere ad una quota di partecipazione al capitale sociale fino al 10 % del complessivo. L’impegno è enorme perché pur contando su una buona base sociale (attualmente sopra i 200 soci) una quota investita ci impegna a 360 gradi dato che il sistema di regole attuali non da modo di creare ricavi ma solo costi.

Noi abbiamo acquisito ultimamente una buona esperienza per ciò che riguarda l’ambito merchandising e nell’organizzazione degli eventi, possiamo contare sulle quote sociali e qualche donazione libera, e con un nuovo ciclo di crescita da parte di quelle che noi chiamiamo “aziende partecipative”, il tutto sempre con un occhio al bilancio perché anche noi nel nostro piccolo dobbiamo sostenere spese.

Sensazioni su questo momento speciale, il nuovo corso può aprire ad un vero rapporto costruttivo tra la tifoseria e la società?

Oltre a tanta fatica e al tanto tempo sottratto al lavoro e alle famiglie, siamo veramente contenti del ruolo che stiamo svolgendo ed in soli quattro anni di attività direi che abbiamo raggiunto lo straordinario obiettivo di essere diventati guardiani della nostra fede come ci eravamo prefissati dopo i due fallimenti.

Quale sarà ora il vostro impegno?

Ora abbiamo la chance di far parte della nuova società a pieno titolo e siamo sicuri che la nostra gente capirà cosa stiamo facendo standoci vicina e sostenendoci e, come auspichiamo, associandosi per dare una mano a chi già c’è. Anche se sappiamo da altri gruppi che portano avanti iniziative come la nostra che non sarà cosi automatico, e che ci sarà molto da fare. Il consenso ce lo dovremo guadagnare con i fatti e i risultati.

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Avrete un rappresentante nel Consiglio di amministrazione?

Attualmente la compagine societaria è in ricostruzione e al momento non sappiamo quanti e quali rappresentanti di Lucca United saranno presenti in società. Il nostro obiettivo non è tanto far parte del consiglio di amministrazione ma quello di poter mettere le nostre esperienze, che non costano nulla, al servizio della Pantera ed importante avere un continuo confronto con le altre componenti finalmente lucchesi in seno alla società

Anni in prima linea quindi ne è valsa la pena?

Beh se ne è valsa la pena lo scopriremo solo vivendo, noi pensiamo di sì perché il contributo del tifoso in termini di passione e competenza non sarà mai lo stesso del solito magnate, e spesso avventuriero, per restare civili nella definizione.

All’estero questo modello specialmente in Germania funziona da anni con ottimi risultati tanto è vero che la Lega tedesca ha obbligato le società a cedere il 51% della proprietà ad associazioni di tifosi riconosciute (Eingetragener Verein). Quindi la linea è questa.

Sicuramente le vicende economiche sono quelle più impellenti ma già avete in mente qualche iniziativa per promuovere la partecipazione nel prossimo futuro?

La miglior promozione del concetto di partecipazione sarà il nostro scopo e principale lavoro, e gli eventuali risultati spero siano una logica conseguenza. Noi vorremmo progettare un futuro sportivo molto legato al territorio ed alla crescita di giocatori locali fino a crescere un gruppo da poter presentare al palcoscenico professionistico.

Progetto difficile ma estremamente affascinante. Il sogno, diventare il nuovo Athletic Bilbao italiano.

Ogni realtà ha una storia a sè ma forse le vostre vicende possono lanciare un segnale anche ad altri che come voi hanno intrapreso questo percorso, che messaggio mandereste?

State uniti e non scoraggiatevi davanti alle difficoltà che pure noi stiamo vivendo sulla nostra pelle, le diffidenze sono ancora molte, ma il calcio non può fare a meno di passioni di sentimenti sinceri e disinteressati, e di una enorme capacità di soffrire. Solo noi tifosi possiamo comprendere questi piccoli ma importanti concetti. Questo e’ il nostro segnale, e mai mollare!

 

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