A volte i sogni di una comunità hanno una forza tale che non possono essere fermati né da interessi economici, né da difficoltà apparentemente insormontabili. Lo sanno bene a Buenos Aires, dove i tifosi del San Lorenzo de Almagro hanno passato il più bel Natale della loro vita. Dopo una mobilitazione durata anni, sono riusciti nell’impresa di ricomprare i terreni in cui sorgeva il Viejo Gasómetro, lo storico e amato stadio che si videro sottrarre da poteri legati alla dittatura militare. La ditta Carrefour, incalzata da una “Legge di Restituzione Storica” e da una mobilitazione nazionale, ha accettato l’offerta che riporterà lo storico club argentino nell’unico posto al mondo a cui appartiene, il quartiere di Boedo.

Qui, agli inizi del Novecento, un prete salesiano accolse nell’oratorio della sua parrocchia un gruppo di ragazzi dediti al fútbol di strada, per salvarli dai pericoli dovuti all’aumento di bus e tram in circolazione. Nel 1908, quei ragazzi fondarono il Club Atlético San Lorenzo de Almagro, aiutati dal prete che, non a caso, di nome faceva proprio Lorenzo.

Il quartiere di Boedo è sempre stato il cuore della Buenos Aires rosso-blu e qui, nel 1916, fu inaugurato l’impianto che per 63 anni ha ospitato la squadra. Lo stadio in legno, dipinto con i colori della squadra, divenne subito famoso per l’energia che sprigionava grazie al calore dei tifosi.

Ma il Viejo Gasómetro non era solo uno stadio. Era un punto di riferimento per gli amanti dello sport, con le discipline sviluppate dalla polisportiva, ma anche un vero e proprio centro sociale e culturale per la zona: grazie alla biblioteca, al teatro, al cinema e alle leggendarie celebrazioni del carnevale era il fulcro della vita del quartiere.

Questo perfetto connubio tra stadio, club e territorio era però destinato ad interrompersi bruscamente nel 1979. Alla crisi economica e gestionale del San Lorenzo, si aggiunse il torbido comportamento delle autorità cittadine che, facendo gli interessi del regime di Videla, riuscirono a separare il San Lorenzo dal suo stadio. L’intendente Osvaldo Cacciatore, principale carica della città di Buenos Aires, non aveva mai visto di buon occhio una squadra di calcio così impegnata in ambito sociale e culturale.

La società fu così costretta a suon di minacce a vendere i terreni dello stadio a due aziende collegate al regime militare, peraltro ad un prezzo irrisorio. Il club ottenne in regalo il terreno di Bajo Flores, zona estranea alla sua storia, in cui il San Lorenzo disputa ancora gli incontri casalinghi. Gli accordi, se si possono definire tali, comprendevano una clausola che vietava interventi edilizi di tipo commerciale al posto dello stadio. L’anno successivo si manifestarono i reali intenti di chi aveva macchinato l’operazione: il terreno del Viejo Gasómetro fu venduto ad un prezzo otto volte maggiore alla compagnia francese di supermercati Carrefour, senza che vi fosse traccia della clausola. Fu così reciso il cordone ombelicale tra il San Lorenzo e il quartiere di Boedo, relazione scomoda in anni di dittatura militare, e un’operazione speculativa sostituì lo stadio con un enorme supermercato che, ancora oggi, si trova al civico 1700 di Avenida La Plata.

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Per più di dieci anni il San Lorenzo fu costretto a girovagare per la città, giocando sempre in trasferta ospite di qualche altro club, finché nel 1993 non si inaugurò l’attuale impianto di Bajo Flores. Ma quello che per lungo tempo rimase un sogno di pochi nostalgici, è diventato nell’ultimo decennio una battaglia concreta e collettiva: la vuelta a Boedo. Ciò è stato possibile grazie a chi, pur senza stadio, ha deciso che lo spirito del Viejo Gasómetro dovesse continuare a vivere nel quartiere. La Subcomisión del Hincha, un’organizzazione di tifosi nata dal basso, opera da anni in difesa della storia e delle tradizioni del club e porta avanti attività culturali e sociali aperte a tutti, nel segno dei colori azulgrana: sport di tutti i tipi, iniziative con le scuole, corsi di sostegno scolastico e la gestione della biblioteca “Osvaldo Soriano”. Non c’è da stupirsi se è stata proprio questa organizzazione il principale motore di tutte le mobilitazioni che hanno portato prima il club, poi le istituzioni locali, a muoversi per raggiungere lo storico accordo sancito il 23 dicembre.

Nel 2012, dopo una stagione di accese proteste, con manifestazioni che toccarono i 100.000 partecipanti, l’organo legislativo dell’area metropolitana di Buenos Aires approvava la Ley de Restitución Histórica, una legge che, riconoscendo il sopruso avvenuto in epoca dittatoriale, obbligava il San Lorenzo e la Carrefour a trovare un accordo economico per la cessione dei terreni, pena l’espropriazione e la cessione al club sportivo. Le vie di Boedo si riempivano di una fiumana di gente colorata di rosso-blu: un’intera comunità iniziava finalmente a vedere la fine dell’esilio.

Una fine che si vedeva, ma che non era neanche così vicina. I tifosi del San Lorenzo vollero subito mettere a tacere i politici che sostenevano l’infattibilità dell’operazione immobiliare per carenza di fondi da parte del club e delle istituzioni locali, decidendo di caricarsi essi stessi dell’onere economico che la vuelta comportava.

Difatti la recente presentazione di un’offerta concreta da parte del club è stata possibile solo grazie ad un’enorme campagna di finanziamento popolare, coordinata dalla Subcomisión del Hincha, che ha permesso ad ogni tifoso di comprare simbolicamente il proprio metro quadrato di stadio. L’iniziativa di crowdfunding, sostenuta da tifosi illustri come Papa Francesco, Viggo Mortensen ed Ezequiel Lavezzi, ha rappresentato il fiore all’occhiello di una mobilitazione che si è distinta per essere pacifica e di massa. Su internet o presso delle sedi fisiche i tifosi, con poche centinaia di euro, hanno potuto pagare l’equivalente di un metro quadrato del terreno, a nome proprio o di chi non c’è più. E per chi non poteva permettersi l’esborso, grazie ai social network è stato possibile contribuire all’acquisto di un metro quadrato con qualsiasi cifra, condividendolo con altri sostenitori.

Grazie a questa imponente iniziativa, il 19 novembre 2015 il San Lorenzo ha potuto finalmente presentare la sua offerta da 94 milioni di pesos per tornare in possesso dell’area. La Carrefour, allo scadere del mese che aveva a disposizione per rispondere, ha chiesto ulteriore tempo. Per tre giorni, dal 18 al 20 dicembre, numerosi supermercati Carrefour di tutta l’Argentina sono stati presidiati da migliaia di tifosi che chiedevano una risposta dovuta per legge.

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Il 21 dicembre, il Ministro della Sicurezza ha definito un nuovo ultimatum: se entro le ore 12 del 24 dicembre la multinazionale francese non avesse risposto alla proposta, i terreni sarebbero stati espropriati. Il 23 dicembre 2015, dopo ore di tese riunioni, la Carrefour ha accettato la proposta di 94 milioni di pesos che riporterà il San Lorenzo a giocare a Boedo, nello stadio che porterà il nome del suo tifoso più amato: è notizia di pochi giorni fa, infatti, che l’impianto verrà denominato “Papa Francisco”, in onore del Pontefice.

Dopo decenni di esilio, il San Lorenzo tornerà dunque al luogo che lo ha visto nascere. Non è ancora possibile sapere con certezza quando ciò avverrà, ma ciò che è sicuro, e che al momento importa, è che avverrà. Verrebbe da dire che quello ottenuto il 23 dicembre sia il più bel regalo di Natale che i tifosi del San Lorenzo potessero immaginare. Ma i regali si ricevono. I terreni del Viejo Gasómetro, invece, sono frutto di una battaglia civile durata anni, terminata con un acquisto che, dal punto di vista storico ed etico, non era nemmeno dovuto. Ma, se questo era il prezzo da pagare per mettere a tacere chi vedeva irrealizzabile l’operazione per mancanza di fondi, allora è giusto, come dice un coro che tutti i tifosi del San Lorenzo conoscono, che la vuelta a Boedo la porti avanti la gente.

FOTO: www.impedimento.org

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