Nel Sassuolo che ha affondato il Palermo e si è allontanato dalle “sabbie mobili” della classifica, c’è un protagonista inatteso, ormai consacratosi trascinatore dei neroverdi. Dalla Sicilia con furore, da Taormina alla Serie A, dallo Stretto di Messina all’Europa League, dai pomeriggi a Trappitello alle notti allo Juventus Stadium e a San Siro, quel protagonista si chiama Antonino Ragusa, taorminese classe 1990 che a 26 anni ha coronato il suo sogno di giocare nel calcio che conta. E ci ha preso talmente gusto da regalarsi persino quel cucchiaio di scuola “tottiana” con cui ha trafitto Posavec.

Nel 2001 c’era stata la fugace e poco fortunata apparizione in Serie A di un altro taorminese Maurizio Nassi, con la maglia della Reggina al “Granillo” contro il Milan. Ora è un’altra storia, Ragusa ce l’ha fatta davvero e la Serie A la sta giocando con faccia tosta, facendo un figurone. Tonino si sta consacrando pedina determinante nello scacchiere di Eusebio Di Francesco, il talento non gli era mai mancato, e non a caso il suo ex tecnico Gian Piero Gasperini – uno che di pallone ne capisce – lo aveva definito “il piccolo Sculli”. Nella giostra della buona o cattiva sorte che scolpisce i destini di ogni atleta, la fortuna gli aveva girato le spalle nell’istante buono, adesso Ragusa è diventato l’arma tattica di Di Francesco, un esterno offensivo (con licenza di fare la seconda punta) che svaria sul fronte offensivo e assicura equilibrio ai reparti. Ha già realizzato 3 reti (contro Sampdoria, Empoli e Palermo) e non sta facendo rimpiangere quel Nicola Sansone trasferitosi al Villarreal e oggi apprezzato anche li in Spagna.

Il “puntero” taorminese è entrato nell’orbita del Sassuolo con il grande campionato disputato nella passata annata in maglia Cesena, arricchita da 7 gol in 26 partite. Eusebio Di Francesco lo ha voluto ritenendolo qualcosa in più di una semplice alternativa a Matteo Politano. In pochi mesi le gerarchie si sono capovolte e oggi è Politano l’alternativa a Ragusa. Ragusa si è preso il proscenio della A dopo un lungo girovagare sui campi di B che in precedenza lo aveva visto iniziare a Treviso e poi trasferirsi al Genoa, quindi alla Salernitana, poi a Pescara ed alla Ternana, e una parentesi a Vicenza, prima del campionato della svolta a Cesena.

La favola di Tonino è iniziata da piccolo al “Garden Club Intelisano” a pochi metri casa, a Taormina, nella cittadina di Trappitello. Da quelle parti, tra l’altro, il più noto e stimato imprenditore è il cavaliere Vittorio Sabato, amico di vecchia data di Giorgio Squinzi, il presidente del Sassuolo ed ex numero uno italiano di Confindustria. “Per la Città di Taormina è un orgoglio avere in Serie A un suo figlio e Ragusa sta facendo splendide cose. Mio cugino Antonio (Sabato, ndr) che da Novara di Sicilia è arrivato all’Inter e alla Nazionale Italiana mi racconta sempre le emozioni speciali del poter vivere da protagonisti il calcio che conta. Con l’amico Giorgio (Squinzi, ndr) parliamo di lavoro ma gli ho detto che ha preso un talento vero. Auguriamo a Ragusa di poter arrivare presto anche lui in Nazionale“.

I primi ad accorgersi di Ragusa furono, comunque, gli osservatori del Treviso, maglia con cui si registrò il 7 febbraio l’esordio in Serie B nel corso della partita Rimini-Treviso (2-2). Il Genoa entrò poco dopo in scena e lo inserì nel suo settore giovanile, dove diede il suo contributo in una squadra nella quale vinse Campionato Primavera e Supercoppa Primavera al fianco di un certo Stephan El Shaarawy. Il 31 agosto 2014 l’esordio in A in Genoa-Napoli ma i liguri non hanno mai creduto fino in fondo in Ragusa, il Sassuolo invece sì e il 26 agosto 2016 lo ha acquistato.

Questo lavoro ti impone di avere sempre la valigia in mano, prepararla e disfarla, anche in breve tempo – racconta Ragusa -. In ogni luogo in cui sono stato nella mia carriera ho sempre messo impegno, dato il massimo e rispettato tutti. Cesena mi ha fatto crescere ed è stata la stagione della svolta. S se tutto ciò è arrivato, è anche grazie a quell’annata lì e ai miei compagni. Mi è stata data la possibilità di coltivare le mie passioni e rincorrere i miei desideri, che ancora oggi spero di riuscire a realizzare. Mi è stata data la possibilità di credere nei propri sogni – sottolinea Ragusa -. I miei compagni mi mettono in condizione di fare bene, il gol contro il Palermo va condiviso con loro. Cerco sempre di dare il massimo per la squadra. E poi l’importante è migliorarsi sempre, partita dopo partita, lavorando in allenamento. Ci siamo allontanati dalla zona calda, era importante farlo e non era semplice. Obiettivi? Bisogna pensare partita dopo partita, senza fare progetti“.

Close