Che alla fine ci sarebbe riuscita, forse nessuno ci avrebbe mai creduto. E’ il 1894, il movimento per l’emancipazione femminile è agli albori quando una ventitreenne ebrea lettone emigrata negli Stati Uniti decide di provare a compiere un’impresa praticamente impossibile: sono passati dieci anni da quando Thomas Stevens ha completato il giro del mondo su una bicicletta, percorrendo oltre 21 mila chilometri. Due ricchi gentiluomini di Boston sono talmente convinti che quanto fatto dell’inglese non sia replicabile da una donna da mettere in palio una notevole somma di denaro per la signora o signorina che riesca a farli ricredere. Sono anni in cui il movimento della ‘New woman’, ovvero delle donne che hanno deciso di dare un forte segnale di rottura con il passato lavorando fuori di casa e diventando politicamente attive, ha scelto proprio l’uso della bicicletta come simbolo di uguaglianza con gli uomini.

Ad accettare la sfida è Annie Kopchovsky, che dopo aver preso alcune lezioni per imparare ad andare sulle due ruote saluta il marito e i tre figli e si tuffa a capofitto in un’avventura sensazionale. La scommessa prevede che la ragazza abbia a disposizione 5 centesimi al giorno per le spese e che riesca a guadagnare nel suo cammino 5 mila dollari, testimoniando il raggiungimento di alcune tappe attraverso l’attestazione di vari consoli statunitensi. Ad ‘avviare’ l’impresa è un’azienda di acque minerali, la Londonderry, che alla stregua degli sponsor moderni ottiene in cambio di denaro di apporre una targa con il suo marchio sulla bici e di far addirittura cambiare le generalità alla protagonista di questa storia: nemmeno i colossi di oggi, come ad esempio la Emirates Airlines che ha acquisito i naming rights dello stadio dell’Arsenal, sono arrivati a tanto.

Annie, con un cognome nuovo di zecca sul passaporto, una bici da 19 chili sotto al sedere e una pistola in tasca, parte da Boston salutata da centinaia di persone riunitesi davanti alla Massachusetts State House il 25 giugno del 1894: per tornare le occorreranno 15 mesi, durante i quali attraversa deserti, continenti e città, facendosi conoscere ovunque anche grazie alle sue doti che adesso definiremmo di pr. Dopo essere stata protagonista di conferenze ed aver venduto sue foto autografate agli ammiratori dalla Cina a Singapore, fino a Parigi e Gerusalemme, fa ritorno a Chicago il 14 settembre del 1895, togliendosi anche lo sfizio di arrivare in anticipo di due settimane rispetto al termine ultimo pattuito.

Quella della coraggiosa Annie ‘Londonderry’ Kopchovsky è una storia che fa scalpore, che la rende uno dei simboli principali della lotta delle donne del tempo per l’eguaglianza dei diritti. Un’impresa di cui però ben presto si sarebbe persa quasi ogni traccia, fino a quando Peter Zheutlin, un giornalista discendente della coraggiosa ciclista, la riscopre nel nostro secolo e la racconta in un libro (‘Il giro del mondo in bicicletta. La straordinaria avventura di una donna alla conquista della libertà’, Elliot editore) che successivamente ispira un documentario del film maker Gillian Klemper Willman. Il tutto per raccontare e divulgare degnamente la storia di una (lunga) pedalata, sull’impervia strada che portava verso l’uguaglianza.

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