Abbiamo intervistato Andrea Scanzi, giornalista de Il Fatto Quotidiano, saggista, scrittore, drammaturgo e personaggio televisivo italiano. 

Come vede l’ingresso di capitali stranieri all’Inter e, forse, anche nel suo amato Milan?

Lo vedo come un percorso ineluttabile, come un’evoluzione naturale. Non mi scandalizza, non sono tra quelli che dicono che Inter e Milan debbano rimanere agli italiani. Trovo che non ci potessero essere strade diverse, considerata la situazione economica che aveva l’Inter e che ha il Milan. Da milanista, continuo a soffrire sempre di più perché siamo in una situazione di eterno stallo e non si capisce cosa voglia fare Berlusconi. Io sono convinto che qualsiasi persona comprasse il Milan sarebbe comunque un passo in avanti. La si può vendere agli ufo, a Big Jim, ai Playmobil, ai Gormiti, ma l’importante è venderla perché Berlusconi ha fatto il suo tempo, è stato un ottimo presidente di calcio però ha perso completamente la bussola. La società adesso non esiste.

La distanza tra Premier e Serie A è sempre più ampia: quando e come si potrebbe ridurre il gap?

Il gap è sempre maggiore. La prossima edizione della Premier League sarà qualcosa di straordinario sulla carta anche soltanto a guardare le panchine. E’ un livello eccellente. Secondo me però c’è una cosa da dire: abbiamo visto la favola del Leicester quest’anno ma dobbiamo stare attenti a prendere come punto di riferimento in Inghilterra ciò che è accaduto in questa stagione, come se pensassimo che la Premier League sia più giusta del campionato italiano. Sicuramente c’è un divario minore tra grandi squadre e piccole rispetto all’Italia. E’ anche vero, però, che secondo me il Leicester rivincerà un campionato tra 30/50 anni o anche di più e probabilmente dall’anno prossimo torneranno a vincere le grandi squadre. L’Italia ha perso totalmente un appeal in ottica di campionato. Siamo lontani anni luce dai tempi del Milan di Sacchi. Abbiamo perso un ruolo di centralità per vari motivi: distribuzione per nulla equa dei diritti televisivi, presidenti molto meno forti di altri paesi ed in tal senso bisogna augurarsi che investitori stranieri ci aiutino a creare squadre come PSG o Manchester City all’estero.

Quali calciatori ha amato di più?

Van Basten, anzitutto e soprattutto. Poi Rui Costa, Gullit, Donadoni, Boban, Savicevic, Weah, Shevchenko, Roberto Baggio (di quest’ultimo ho scritto la storica autobiografia nel 2001,Una porta nel cielo“). Tra i contemporanei: Borja Valero, Messi, Pastore, Higuain, Bernardeschi, Vazquez, Pepito Rossi (mi ostino a sperare in una sua rinascita). Ma Van Basten resta per me inarrivabile: la Bellezza applicata al calcio. E’ stato il mio imprinting, l’ho amato oltremodo e gli ho pure dedicato un libro, il terzo della mia carriera, era il 2004: Canto del Cigno. Se vuoi il podio: Van Basten, Rui Costa, Boban.

Vede ancora una Juve padrona per i prossimi anni oppure ci saranno sorprese?

Ad oggi non c’è gara. E’ chiaro che dobbiamo vedere il calciomercato. In questo momento, però, la Juventus mi sembra nettamente superiore. Innanzitutto, per la rosa, che peraltro è giovane, e può andare avanti almeno cinque anni. E’ una squadra che già quest’anno ha giocato alla pari con il Bayern Monaco, che in quel frangente sembrava un team inarrivabile. Allegri sta lavorando benissimo, per me è la più grande sorpresa degli ultimi anni. Non nascondo di averlo sottovalutato, visto che quando se ne andò dal Milan io dissi “poveri bianconeri”. Ho sbagliato. Per la serietà della società, per la rosa dei giocatori, per un Pogba che potrà durare anni, se riescono a tenerlo, per una difesa granitica, per Buffon che sembra invincibile e non invecchia mai, per gente come Dybala, mio rammarico milanista visto che si poteva prendere e Galliani ha sbagliato ancora una volta lasciandolo alla Juventus, secondo me non c’è gara con le altre in Serie A. Dietro i bianconeri vedo Roma, Napoli e probabilmente l’Inter perché se i cinesi hanno acquistato la società nerazzurra la renderanno forte credo. Tutte le altre, a partire da una squadra molto divertente come la Fiorentina, giocano per il quarto/quinto posto. C’è poco da fare. Non lo dico con gioia, perché ci rompiamo anche un po’ le palle a vedere il campionato, ma non è colpa della Juventus se è molto più forte delle altre.

E’ d’accordo con le convocazioni di Conte?

La premessa è che secondo me i convocati della nazionale li fai in base agli ingredienti che hai. Io trovo che questa sia, sulla carta, la nazionale più debole degli ultimi 30/40 anni. Questa del 2016 è una generazione, sulla carta, di non fenomeni ma non è colpa di Conte. Ogni generazione è più o meno ispirata. E’ come per i cantautori, c’è l’annata in cui nascono Gaber, De André, Jannacci e Paolo Conte e c’è la generazione che non ha quel talento. Capita per la musica, per il cinema, per tutto. Detto questo, però, secondo me ci sono anche delle responsabilità del mister azzurro. Lui ha puntato, come è classico dei ct, sul gruppo, sulla coesione, su quelli che lo hanno portato agli Europei, che è legittimo. Ci sono però, a mio parere, delle scelte che sono indifendibili. Jorginho e Bonaventura fuori mentre porti Eder, che non segna credo dal 1957: non ci siamo. Inoltre, non solo convochi Thiago Motta, che è già assurdo di per sé, ma gli assegni la maglia numero dieci che fu di campioni enormi: siamo alla follia. Mi sembra molto discutibile anche il fronte offensivo. Perché non ipotizzare neppure un Pavoletti? Un’altra cosa che mi fa impazzire: perché quando uno gioca da dio in Serie B non si concepisce minimamente di chiamarlo. Siamo veramente convinti che Lapadula sia peggiore di Pellè? Secondo me no. Questi mi sembrano errori evidenti.

Lei ha portato a teatro “Il Sogno di un’Italia”, quale può essere il sogno massimo di questa nazionale per gli Europei?

Noi abbiamo un girone tale da farci vergognare in eterno qualora uscissimo al primo turno, visto il regolamento folle, dovuto ai diritti televisivi, per cui ci saranno decine di partite per eliminare otto squadre soltanto su ventiquattro. Per uscire devi, sostanzialmente, arrivare ultimo e con il nostro girone non ce la faccio a pensarlo neppure se mi impegno. In caso di ottavi di finale, poi, gli abbinamenti, sia arrivandoci da primi che da secondi, non mi sembrano impossibili. Per tutti questi motivi, facendo i debiti scongiuri, io credo che Conte abbia nella sua testa come obiettivo minimo e accettabile i Quarti di Finale. Secondo me questa è una nazionale da Quarti di Finale. Poi una volta che sei lì, vada come vada, perché se becchi Germania, Spagna o Francia magari vai fuori, anche se non è mai detto, però arrivando a quel traguardo hai almeno salvato il salvabile. Se esci prima, agli Ottavi o addirittura ai gironi, è una Waterloo senza precedenti, che va ad aggiungersi alle debacle già pesanti del 2010 e del 2014.

Una valutazione generale sul tasso tecnico degli Europei. Quale squadra la intriga di più?

Mi sembra un Europeo con un equilibrio stuzzicante. Non credo che ci sia una squadra platealmente da battere, come per esempio per gli Europei del 2012 o del 2008 con la Spagna. Non vedo una ‘ammazza-grandi‘. Credo che la favorita sia la Germania, anche semplicemente per il fatto che si tratta dei Campioni del Mondo in carica, però non parte già vincitrice. Mi aspetto grandi cose dai teutonici, dalla Spagna e dalla Francia mentre mi incuriosisce molto il Belgio. Dal punto di vista della curiosità più grande, devo dire che in Europei e Mondiali attirano la mia attenzione le squadre più impensabili ed in tal senso in questo caso penso all’Islanda, al Galles di Bale, peraltro nello stesso girone dell’Inghilterra e all’Irlanda del Nord.

Un commento al Roland Garros ed un pronostico sui prossimi tornei

Del Roland Garros non mi ha stupito nulla tanto che ogni giorno facevo commenti sulla rassegna francese ed ho azzeccato 28 pronostici su 31 a partire dai Sedicesimi di Finale. In questo momento c’è un giocatore fuori categoria che si chiama Djokovic. Il serbo è sempre stato molto forte però quando c’era il miglior Nadal o il miglior Federer capitava che potesse perdere le finali dello Slam. Adesso che entrambi non giocano benissimo non essendo al top, Nole di fatto gioca da solo. Questo Roland Garros non mi ha stupito neppure nei nomi nuovi. Finalmente, dopo anni in cui c’erano soltanto i soliti quattro (Nadal, Federer, Djokovic, Murray), adesso stanno arrivando degli elementi giovani; penso a Thiem, che per me vincerà in futuro sicuramente il Roland Garros e diventerà il numero uno, a Zverev, a Coric, a Goffin ed al mio pupillo assoluto: Kyrgios. Un tamarro totale ma uno che, quando lo vedi, capisci che può inventare tennis da un momento all’altro. Attualmente, però, non vedo avversari per Djokovic; quelli che ci sono non stanno benissimo mentre Murray non è forte quanto lui, gli altri sono ancora troppo giovani o perennemente inespressi come Berdych e Gasquet quindi credo che quest’anno possa essere l’anno storico per il tennis perché può avere luogo il Grande Slam, che non capita nel tennis maschile dal 1969, quando ci riuscì Rod Laver vincendo i quattro Slam di fila nello stesso anno. L’anno scorso Djokovic lo mancò perché Wawrinka indovinò la gara della vita a Parigi ma secondo me quest’anno ha tantissime possibilità di riuscirci.

Un ricordo personale su Ali

E’ stato lo sportivo che più ho amato insieme a Marco Van Basten. L’ho sempre amato anche se non l’ho vissuto e non sono riuscito a godermelo perché quando io sono nato lui era già in fase declinante. Ad ogni modo, ho letto tutti i libri su di lui, ho visto tutti i film su di lui, ho adorato “Quando eravamo re”, a mio modo di vedere il capolavoro del secolo in materia di documentari sportivi. Per me è stato il più grande sportivo di tutti i tempi. Non sono un esperto di boxe quindi qualcuno mi può dire che Sugar Ray Robinson era più forte o più bello di lui però per me gli sportivi da amare veramente sono coloro che sono stati grandi nel loro campo d’azione ma anche altrove. Ali è l’epica applicata allo sport per vari motivi: è stato un campione sul ring e, allo stesso tempo, ha anche incarnato ideali rivoluzionari contro il razzismo e la guerra, ha detto no al conflitto in Vietnam, ha avuto un carisma tale da rendere interessante ogni sua frase. Mi piange il cuore a doverlo ricordare ma gli sono riconoscente per tutto quello che mi ha dato.

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