Francesco Totti l’ha rifatto un’altra volta. Ci ha smentito tutti, romanisti e non. Addio ai soliti e stantii “è vecchio”, “c’ha 40 anni”, è la rovina della Roma”, “è finito”. Francesco Totti ieri, alla vigilia del Natale di Roma dona alla sua città, alla sua “mamma” il regalo più bello. E come nei grandi film, quale è la sua carriera nella squadra della Capitale, che si rispettano, lo fa con un finale a sorpresa. Perchè fino a 4 minuti dalla fine della partita contro il Torino, la sua Roma era sotto di un gol, impacciata e incapace di pungere a dovere la compagine guidata da Ventura, mister con un dente particolarmente avvelenato nei confronti dei giallorossi.

Poi la mossa della disperazione, l’ultimo richiamo di aiuto di un plotone di uomini ormai circondati da un destino storicamente sempre beffardo. E allora il capitano si è svestito, ha guardato le sue gambe, vittime illustri di 24 anni di botte e calcioni nel tentativo di fermarle, ed è entrato in campo. Se ci fosse stata una colonna sonora a fare da cornice al suo ingresso, quella del “Gladiatore” di Ridley Scott sarebbe stata la più banale ma giusta. Primo tocco ed è subito gol, con una spaccata che ci riporta a quando Francesco aveva i capelli lunghi e qualche ruga in meno. La corsa sotto la Curva, quella curva che lo ha abbracciato centinaia di volte. Ora vuota. Palla al centro a 3 minuti dalla fine. La Roma è rinfrancata, lo smarrimento si dilegua e le gambe ricominciano a girare. Sulle spalle del figlio di Roma, il suo prediletto, 10 uomini testimoni di una Leggenda. Un cross dalla sinistra viene intercettato con il braccio da un difensore granata.

Rigore. Minuto 89. Lo tira Lui. Come quello dei mondiali 2006 contro l’Australia. Uno sguardo al portiere, il tiro, il gol. Nella classica esultanza col “ciuccio”, se la rivedete, c’è un momento in cui il capitano non è più nel rettangolo verde. Un’esitazione emozionante. 20 anni di vita dedicati interamente ad una città che lo ha amato e che si è permessa anche il lusso di contestarlo in una storia romanista sempre magra di consolazioni. Passa tutto questo nella testa di Totti. La montagna umana fatta di giocatori, di compagni, sovrasta il capitano. Lo coprono, lo nascondono, come un tesoro da difendere. Li ha riportati in cielo e la Champions è più vicina.

Dalla panchina, il mister d’acciaio Spalletti ha la faccia di chi, d’un tratto, vede confondere la razionalità con la magia. Ma come si può essere razionali di fronte all’irrazionale? A settembre saranno 40 primavere, tra due mesi la fine di un contratto, di un matrimonio lungo due decadi. Ma come fai a dire a uno come Francesco Totti che, ad agosto, in ritiro lui non ci sarà? Come fai a dirlo ai suoi tifosi che, quando le cose si metteranno male come ieri, non ci sarà nessuno a prenderli per mano e portarli in lidi sicuri come solo un grande capitano sa fare? Come fai a vederlo essere ancora così decisivo e pensare che sia tutto finito? Come può abituarsi una madre, una famiglia, all’idea che tuo figlio è ormai grande e lo devi lasciare andare, quando poi il vero smarrimento è il tuo che lo hai visto crescere e invecchiare con te? Semplicemente non puoi. Perchè Francesco, anche ieri, ci ha smentito tutti. E da Roma a Boston la cosa non può essere passata inosservata.

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