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Giochi di palazzo

Anche Jorge Mendes a Pechino: il calcio cinese alza la posta in gioco

Andrea Corti

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Il calcio allarga i suoi orizzonti. Dopo che il soccer è tornato negli ultimi anni protagonista negli Stati Uniti grazie ai grandi investimenti nella MLS, anche la Cina ha deciso di sferrare la sua offensiva: il Governo di Pechino ha programmato notevoli investimenti sullo sport più popolare del mondo, rendendolo obbligatorio nelle scuole e varando un piano decennale per rendere il Paese asiatico potente anche nel mondo del pallone. Da tempo imprenditori cinesi si sono affacciati in maniera prepotente sui mercati europei, acquistando alcuni club (come l’Espanyol), trattando quote importanti di altri (come Mr. Bee con il Milan) ed entrando nella partita dei diritti tv dalla porta principale (rilevando la maggioranza di Infront, advisor della Lega Serie A, per un miliardo e 50 milioni di euro). In un contesto del genere, non stupisce il dato statistico che testimonia come delle ultime sette finali della Supercoppa italiana quattro si siano svolte tra Pechino e Shanghai.

Ma oltre a questa spinta centripeta, mai come nell’ultimo periodo nel Paese più popolato del mondo c’è stato tanto fermento per il mercato delle squadre di club di casa: le notizie degli ultimi giorni raccontano le trattative più o meno concrete per portare in Cina giocatori di primo piano come Luiz Adriano, Guarin e Gervinho, dopo che per anni a Pechino e dintorni ci si era ‘accontentati’ di ingaggiare a suon di milioni campioni sul viale del tramonto come i vari Ruben Sosa, Anelka, Drogba e Gilardino. Anche grandi allenatori hanno ceduto alle avances dei club cinesi: Lippi negli anni scorsi ha vinto tutto (e guadagnato circa 10 milioni di euro a stagione) con il Guangzhou Evergrande, mentre Eriksson e Scolari sono ancora lì raggiunti recentemente anche da Alberto Zaccheroni.

Che in Cina stiano facendo le cose sul serio, oltre che in grande, lo dimostra anche la cerimonia andata in scena nei giorni scorsi a Pechino alla quale l’ospite d’onore è stato nientemeno che José Mourinho. Lo ‘Special One’ ha affiancato il suo storico procuratore Jorge Mendes nel brindisi che ha ufficializzato l’accordo per la cessione di una piccola quota della sua Gestifute al fondo cinese Fosun, attraverso la controllata Foyo. La storia di Mendes l’abbiamo già raccontata nelle scorse settimane: è facile intuire come l’entrata ufficiale in Cina del procuratore calcistico più ricco e influente del pianeta sia un segnale di come nel Dragone il pallone stia diventando un affare sempre più serio. Attraverso Mendes, nei prossimi mesi, sempre più calciatori importanti potrebbero trasferirsi a Pechino e dintorni, mentre altri come ad esempio Cristiano Ronaldo (di cui Mendes è agente) prestare la propria immagine per far decollare ancora di più il calcio cinese (oltre che i propri introiti pubblicitari), che in attesa dei primi frutti del programma governativo è ancora molto indietro dal punto di vista delle strutture e della formazione dei giovani.

Il potentissimo agente portoghese avrà dalla sua l’appoggio di uno degli uomini più ricchi e potenti della Cina: il proprietario di Fosun è infatti Guo Guangchang, che nell’ultimo anno ha acquistato colossi come Club Med, Cirque de Soleil e messo le mani sull’ex sede di Unicredit a Milano, Palazzo Broggi. Fino all’episodio raccontato dai giornali di tutto il mondo appena un mese fa: dopo essere stato avvistato all’aeroporto di Shanghai circondato dalla Polizia, Guangchang è scomparso per alcuni giorni, per ricomparire senza fornire spiegazione alcuna sul palco dell’assemblea annuale di Fosun. Un mistero per molti legato all’intensificazione della campagna anti-corruzione nel Paese asiatico: un campanello di allarme che però non sembra aver spaventato chi continua a vedere nella Cina una nuova frontiera del calcio. O per meglio dire del business legato al calcio.

FOTO: www.footballspa.gazzetta.it

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Giochi di palazzo

Luglio 2007: quando la Formula Uno si trasformò in una Spy Story

Luigi Pellicone

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Di questi tempi, nel 2007, la Formula Uno veniva scossa da eventi che cambiarono per sempre il dorato mondo dell’automobilismo. Accadde di tutto e nulla fu come prima. Vi raccontiamo questa incredibile spystory.

12 luglio. Una data che segna lo spartiacque nel mondo della F1.  11 anni fa, la McLaren è convocata dalla FIA. L’accusa è pesante: spionaggio industriale. Inizia la Spy-Story, a meta fra un romanzo noir e una storia da 007.

CAPITOLO I – TELEFONATE NOTTURNE FRA AMICI DELUSI

Tutto ha inizio a Maranello: inverno 2006,  grande Freddo in casa Ferrari. Jean Todt è prossimo a lasciare la gestione sportiva. Un ruolo ambitissimo: per prestigio, storia, stipendio. Fra gli aspiranti alla poltrona c’è Nigel Stepney. Coordinatore della squadra meccanici, nonché collante fra la dirigenza modenese e il reparto corse. Nigel è in Ferrari da anni: Todt ha cieca fiducia in lui, ma come organizzatore. Non da dirigente. Non a caso, il francese sceglie come successore Stefano Domenicali. Stepney è deluso, protesta. Richieste respinte al mittente con perdita.

Ricusato, non la digerisce. Accumula frustrazione. Ci vorrebbe un amico. Chi? Ma si, Mike. Meglio sentirlo…

Mike è Mike Coughlan, amico e collega di Nigel  ai tempi della Tyrrel, anni ’90. Adesso lui lavora alla McLaren e fa il progettista. I contatti fra i due si infittiscono. Arriva la primavera, dopo un inverno passato al telefono e qualche parola di troppo. Controprova, il GP d’Australia

In quel di Melbourne, Kimi Raikkonen centra la pole position. E però, c’è qualcosa di strano: i commissari di corsa girano intorno la Ferrari come api intorno all’alveare. Evidentemente, cercano qualcosa. Ma cosa? Ispezione. Negativo. La Ferrari è in regola, sebbene  “qualcosa” di non meglio specificato sia al limite delle regole, pur non violandole. Però qualcosa sotto c’è. Eh già, proprio sotto. La McLaren chiede chiarimenti sulla regolamentazione delle zavorre a bordo delle monoposto.  Che cooooosa? Insinuate che la rossa vinca grazie a un sistema che garantisca un assetto perfetto sia in accelerazione che in frenata? Ma come vi permettete? E, sopratutto, come sapete queste cose?

CAPITOLO II – CHI E’ LA TALPA?

Allarme rosso. Qualcuno ha spifferato. Todt e Domenicali ne sono certi. E ne hanno ben donde. Il sistema progettato per le monoposto di f1 è INVISIBILE a occhio nudo e alle verifiche tecniche, che hanno il compito di misurare l’altezza del fondo piatto dall’asfalto e la eventuale flessibilità. Chi ha parlato? Chi poteva sapere? Vuoi vedere che Nigel…

Stepney da qualche tempo non bazzica i circuiti. E non è felice. Vuole un ruolo importante, in pista, laddove si sfida la fisica e l’aerodinamica. E allora cosa fa? Alza il telefono e chiama Mike. Hai visto mai se in McLaren c’è posto per un vecchio amico…

Una telefonata di troppo, questa volta dall’ufficio.

Errore fatale. Todt e Domenicali, insospettiti, avevano predisposto un sistema di controllo delle chiamate in entrata e uscita. Mail comprese. Nigel era già sospettato, dopo l’Australia. Però un indizio è solo un indizio. La telefonata, il secondo, è una coincidenza. La terza, però, è la prova: la McLaren, in particolare Coughlan, è in possesso di mail che indicano tutti gli standard utili per apprezzare l’efficienza di una monoposto in gara. Quanta roba. Troppa per resistere alla tentazione. Coughlan chiama Jonathan. Jonathan è Jonathan Neal. Gli sottopone i documenti. Le informazioni passano ai piloti. In McLaren, accanto a un giovanissimo Hamilton, c’è Fernando Alonso. Uno che, al contrario di Nigel, sogna il percorso inverso. Vuole la Ferrari: in McLaren, alle prese, con quel ragazzino così arrogante, non si trova proprio a suo agio. Intanto Coughlan recita la parte dell’amico del cuore: sponsorizza Stepney a Ron. Ron è Ron Dennis, boss di Woking. Bene, il grande capo McLaren non stima Nigel. Anzi, non lo vuole vedere neanche in fotografia. L’astio affonda le radici in un tradimento (vabbè allora è un vizio): Stepney era amico di Barnard, simpatico a Dennis quanto la criptonite a Superman..

CAPITOLO III – LA FUGA DI NOTIZIE

Intanto il circus è a Montecarlo, dove accade qualcosa di insolito. I meccanici come consuetudine, passano al setaccio le Ferrari ai box. Cosa c’è li, vicino al serbatoio? Fertilizzante. E chi diavolo ha messo quel fertilizzante? Domenicali ordina di smontare la monoposto. Tutti a rapporto tranne uno. Nigel, che cavolo c’è nel tuo armadietto? E perché quella polverina è cosi simile a quella trovata ai box? No, non è simile, è proprio identica.

SABOTAGGIO. NIGEL, SEI LICENZIATO.  Dalle verifiche effettuate sul computer dell’ormai ex dipendente, emerge la verità: scambio di mail fra Stepney e Coughlan. Non contento, Nigel, accecato dalla rabbia, cosa fa? In barca, mentre si corre il GP di Barcellona, consegna, così come sono, i progetti della Ferrari. Coughlan ha del materiale che scotta. Per raffreddarlo, si confina in una copisteria di bassissima lega in Inghilterra. Sfortunatamente, il gestore del negozio è un tifoso della Ferrari. Oltre alle copie richiesta dal cliente, ne tiene qualcuna per se. E dove le invia? Esatto. A Maranello. Boom.

CAPITOLO IV – L’AUTODISTRUZIONE

La Ferrari ha le prove. Ed è anche incazzata visto che il Mondiale sta prendendo una brutta piega. Todt chiama i legali a rapporto. Ci sono gli estremi per lo spionaggio industriale? Sissignore, che ci sono.Quanto basta per inchiodare la McLaren in Italia e in Inghilterra. Semaforo verde alla carta bollata. Detto, fatto. La vicenda si conclude. L’8 settembre, quando si corre a Monza, la Mc Laren è raggiunta da avviso di garanzia. Una settimana dopo è squalificata dal mondiale costruttori e condannata a 100 milioni di dollari di risarcimento. Coughlan sospeso, Stepney depennato dalla F1.

E dal lato sportivo? Beh, anche qui, c’è una bella storia da raccontare: Hamilton, a due gare dal termine è in vantaggio su Raikkonen di ben 17 punti. E ne ha anche 10 su Alonso. In Cina, però, si ritira. Vince il finlandese che si porta a -7.  Ultima GP. In Brasile la McLaren si presenta con due piloti in testa al Mondiale. E riesce a perderlo: il cambio tradisce l’inglese che non va oltre il settimo posto finale. L’iride è a portata di mano di Alonso, che è terzo, e lì rimane, dietro le due Ferrari in fuga. Vince la Ferrari. Evviva la Ferrari campione del mondo: 110 punti Raikkonen, 109 Alonso ed Hamilton. A pensare male ci si chiede: Alonso che passerà in Ferrari non ha attaccato volutamente? In realtà quel pomeriggio la monoposto dello spagnolo non andava proprio anche perché superando Massa secondo avrebbe vinto il Mondiale. Si vociferò inoltre che il distacco dalla Rossa fosse frutto di un sabotaggio tecnico della McLaren che, pur di sfavorirlo (Hamilton da sempre il prediletto di Dennis), gli avrebbe manomesso l’assetto se non addirittura montato pneumatici già consumati. Ma queste sono solo voci e tali resteranno. C’è poi una seconda teoria che apre ad una domanda: è mai possibile che una squadra squalificata per la spy story portasse uno dei suoi piloti al titolo Mondiale? Chissà.

E Nigel? Cerca di ricostruirsi una verginità scrivendo un libro: Red Mist. Nebbia Rossa. Pagine dal contenuto così forte che nessuna casa editrice trova la forza o la voglia di pubblicarlo. Del resto, le querele costano. E andare in guerra con Ferrari o McLaren non è igienico. Rischi di sporcarti. E allora? Nel dubbio che quanto scritto fosse solo ricerca di vendetta, il manoscritto resta nel cassetto. O nei file. E la verità? Chiedetela al destino. Il 2 maggio 2014 Nigel scende dalla sua auto ed è travolto e ucciso e porta con sé tutti i segreti di questa vicenda.

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Calcio

Calcio tedesco: nonostante il Mondiale, un modello da seguire

Massimiliano Guerra

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Un fallimento. Inutile girarci attorno ma quella della Germania in Russia per i Campionati del Mondo è stato un totale fallimento. Una brutta figura perché la nazionale tedesca da Campione del Mondo in carica si è fatta eliminare in un girone abbastanza agevole, arrivando addirittura ultima, battuta nell’ultimo match da una Corea del Sud che non aveva nulla da chiedere. Molti si sono affrettati a parlare di crisi del calcio tedesco o della dimostrazione che il modello di calcio fatto in Germania non è più valido.

Una tesi però non corretta perché a differenza di quello che sta accadendo in Italia o in Olanda, per citare due tra le grandi escluse e deluse dell’ultimo Mondiale, il fallimento della nazionale tedesca non è stato causato da una crisi sistemica, ma da una serie di fattori che hanno inciso in maniera negativamente decisiva: scelte sbagliate di Low, tanti giocatori sazi che non sono riusciti a dare il 100%, un po’ (tanta) presunzione che è stata fatale nelle tre partite del girone. Detto questo il calcio tedesco rimane comunque uno dei sistemi e di modelli più all’avanguardia del calcio europeo e mondiale. Ecco perché.

Gioventù: Partiamo dal Mondiale. La Nazionale tedesca era sesta squadra più giovane della competizione iridata, terza se vogliamo considerare solo chi ha già vinto la Coppa del Mondo, dietro sola Francia e Inghilterra. Un dato molto importante dato che la Germania si presentava in Russia con i galloni di Campione e soprattutto una rosa di altissima qualità. Il fallimento poi è stato inaspettato quanto rispettoso di una “tradizione” che vede i campioni del mondo uscire al primo turno nella successiva edizione.  Passiamo poi a quello che succede in Bundesliga. Il campionato tedesco dei cinque maggiori europei è quello che ha l’età media più bassa. Le società tedesche puntano sui giovani e lo fanno realmente: nella classifica dei campionati e delle squadre più giovani del continente, stilata dal Cies, la Germania è al 12° posto, prima tra i top campionati europei, seguita dalla Francia al 17°, dalla Spagna al 20° e dall’Inghilterra addirittura 29°. Non benissimo l’Italia in 24° posizione, in virtù dei 27,37 anni in media dei calciatori impiegati. E nella massima serie teutonica le prime due classificate sono il Lipsia con 23.2 di media e il Bayer Leverkusen con 23.8.

Nella classifica dei club, tra i  primi 100 più giovani, la Germania può vantare ben 8 club. Nessuno come lei. Dati importanti che se sommati all’alta specializzazione che i tecnici tedeschi stanno portando avanti fa si che il calcio tedesco sia sempre più all’avanguardia. I cosi detti Laptop trainer, di cui abbiamo già ampiamente parlato, come Thomas Tuchel (ex Borussia Dortmund, ora al PSG) a Roger Schmidt (Bayer Leverkusen), da André Schubert (Borussia Mönchengladbach) a Julian Nagelsmann (Hoffenheim), dallo svizzero-tedesco Martin Schimdt (Mainz) a Christian Streich (Friburgo) hanno sfruttato gli imponenti investimenti della Federazione tedesca dopo la sconfitta nei Mondiali del 2006 e hanno totalmente stravolto il ruolo dell’allenatore. Di conseguenza anche lo sviluppo dei giocatori giovani è stato modificato regalando alla Germania una serie sterminata di giovani talenti.

Tirando le somme il calcio tedesco, al netto della brutta figura in Russia, rimane di gran lunga il modello da seguire per ambire ad uno sviluppo innovativo e moderno del calcio, lontano da alcune vecchie considerazioni che stanno bloccando la crescita del movimento calcistico nel nostro paese.

 

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Calcio

Ci vuole un “Fisco” bestiale. CR7 alla Juve grazie ad una norma giuridica?

Emanuele Sabatino

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Ormai è ufficiale CR7 al secolo Cristiano Ronaldo è un nuovo giocatore della Juventus. Mister Champions League ha trovato l’accordo col presidente bianconero Agnelli volato sino in Grecia per non farsi sfuggire il numero uno sulla piazza in questo momento. 105 mln di euro il costo del suo cartellino, più 12 mln di spese accessorie ed un contratto di  4 anni a 30 mln di euro per l’ex asso del Real Madrid. Grazie ad una norma giuridica CR7 potrebbe non essere l’unico campione a sbarcare nello stivale. Il furbo calcio italiano si aggrappa ai cavilli per portare le superstars e dare di nuovo lustro e risalto ad una competizione, il campionato di Serie A, caduta negli ultimi posti delle preferenze.

 MA COME E’ POSSIBILE?

Tutto è stato reso possibile anche grazie ad una norma “acchiappa miliardari” introdotta dalla legge di stabilità del 2017 che permette una tassazione agevolata, un’imposta sostitutiva, di soli 100.000 euro all’anno per i redditi prodotti all’estero. Anche le squadre di calcio, Juve in primis, se ne sono accorte e stanno facendo le loro mosse. L’unica condizione per poter utilizzare questa imposta sostitutiva è quella di non essere stato residente in Italia in almeno 9 degli ultimi 10 anni. I redditi prodotti sul territorio italiano sono soggetti ad IRPEF, quelli esteri vengono tutti regolati dall’imposta sostitutiva.

IL PRECEDENTE DELLA “LEGGE BECKHAM”

 Ve lo ricordate Adriano Galliani quando, prima di diventare Senatore della Repubblica italiana, da A.D. del Milan si lamentava del fatto che i giocatori migliori preferivano andare in Spagna per una tassazione troppo agevolata? Ecco ora siamo noi la Spagna.

La famosa Legge Beckham, approvata nel 2005, permetteva ai giocatori che andavano in Spagna di pagare un’aliquota fissa del 24%, invece del 43% per chi guadagnava più di 600.000 euro all’anno, e soprattutto nessuna imposta sui redditi prodotti fuori dalla Spagna. Questa norma venne prima modificata e poi abrogata nel 2010. Inizialmente pensata per favorire il soggiorno di medici e scienziati in Spagna è invece stata poi sfruttata principalmente dai club calcistici per attirare fuoriclasse stranieri. Grazie alla legge Beckham i club spagnoli hanno potuto beneficiare di una tassazione estremamente favorevole se paragonata a quella degli altri campionati europei. Infatti in Inghilterra l’aliquota sugli stipendi dei calciatori è al 50%, in Bundesliga al 45%, in Serie A al 43% e in Ligue 1 al 40%.

CHI PAGA LO STIPENDI O DI RONALDO?

Negli scorsi giorni si è parlato molto di come verrà pagato lo stipendio di CR7 che ammonterà a circa 30 mln di euro all’anno. Bene, se le ipotesi fatte negli ultimi giorni fossero veritiere, ovvero una parte di stipendio pagata dalla Juventus ed una parte dalla FCA o dalla Exor, la Juventus avrebbe messo in moto un altro trucchetto niente male per convincere il cinque volte pallone d’oro a sbarcare a Torino.

Se una parte dello stipendio venisse ad esempio elargito da Exor o FCA, la prima con domicilio fiscale ad Amsterdam e la seconda a Londra, ecco che questi soldi, si immagina sotto forma di contratti di sponsorizzazione, sarebbero redditi prodotti all’estero e fuori dai confini italiani ed ecco quindi che le tasse che Cristiano pagherà su questi rientrerebbero nell’imposta unica sostitutiva di 100.000 euro all’anno.

VEDREMO ALTRI CAMPIONI QUI?

La Juventus è stata la squadra più furba di tutte ad usare una norma giuridica per portare a casa il campionissimo Ronaldo. La regola ovviamente vale per tutti ma non sarà solo la fiscalità agevolata a convincere altri campioni a venire in Italia. Ci vogliono i soldi per il cartellino, quelli per l’ingaggio, anche se suddivisi tra varie aziende, e soprattutto un progetto tecnico-sportivo molto serio e ambizioso. La Juve tutto questo ce l’ha mentre le altre, anche perchè senza uno stadio di proprietà e con fatturati minori, faranno un po’ più di fatica.

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