Tra le storie di calcio ai tempi della Guerra Fredda c’è anche quella di Anatolij Zinčenko e del suo passaggio dallo Zenit di San Pietroburgo ( all’epoca Zenit Leningrado) al Rapid Vienna. Un trasferimento che tutt’ oggi è considerato il primo caso di calciatori sovietici che arrivarono a giocare in una squadra che militava in un campionato occidentale. Sul quale permangono ancora nubi di mistero. E’ accaduto nel 1980, quando Zinčenko è un attaccante trentunenne che milita nello Zenit. Fino a quel momento, non si può certo dire che la sua, sia stata una di quelle carriere come a dire, folgoranti.

Con la maglia dello Zenit, in otto anni, ha realizzato in campionato 50 gol in 183 presenze con una media di 0,2 gol a partita. Nella sua carriera ci sono state anche 3 apparizioni con la maglia dell’Unione Sovietica in altrettante gare amichevoli ma senza reti messe a segno. Il suo passaggio dallo Zenit al Rapid sembrerebbe allora un’altra di quelle operazioni di calciomercato destinate a non fare parlare troppo di sé. Al contrario invece il passaggio di Zinčenko alla squadra di Vienna fu considerato un trasferimento “epocale”. E non solo perché la società austriaca sembrava sulle tracce di altri calciatori come Blokhin o Konkov. Ma anche perché si trattava sempre di un calciatore sovietico che varcava la “cortina di ferro” per andare a giocare in una squadra che sebbene considerata “di sinistra” (data la sua origine dovuta ad un gruppo di lavoratori), era comunque di un campionato occidentale. Proprio per questo che forse, alla fine, intorno al trasferimento di Zinčenko si addensarono le nubi di mistero.

Infatti ci fu chi dietro il suo passaggio al Rapid vide in realtà ben altre ragioni che quelle di natura sportiva. Piuttosto, come scrive anche il sito laltrocalcio.blogspot.it, motivi di natura “politica”. In particolare, la volontà del Partito Comunista sovietico di riavvicinarsi al Partito Comunista austriaco.

Zinčenko rimase a Vienna 3 anni (gli ultimi della sua carriera) vincendo anche 2 campionati e una Coppa d’Austria. La verità non si è mai saputa del tutto anche se (come riporta sempre il sito laltrocalcio) lo stipendio del calciatore sarebbe stato pagato direttamente dall’ambasciata sovietica. Il suo, comunque, non sarà l’unico caso di calciatori che firanno a giocare in campionati occidentali. Tra questi anche Aleksandr Zavarov attaccante della Dinamo Kiev che nell’estate del 1988 si trasferirà alla Juventus. Anche in questo caso si disse, pesarono le buone relazioni di casa Fiat all’interno del Cremlino.  L’anno successivo Zavarov verrà raggiunto anche dal difensore della Dinamo Minsk Sergej Aleinikov.  Sempre nell’estate del 1989 il (Pallone d’Oro (1986) Igor Belanov si trasferirà invece al Borussia Monchengladbach. Mentre nell’estate del 1990 toccherà al centrocampista Oleksij Mikhailichenko arrivare in Italia anche se per rimanervi una sola stagione. Avrà il tempo di vincere comunque uno storico scudetto con la maglia della Sampdoria. Quando ormai il muro di Berlino sarà già caduto.

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