Il big match di domani alle 15 è tra le due squadre, che con l’Inter, ai nastri di partenza devono (dovevano?) impensierire la Juventus nella lotta scudetto, Napoli e Roma. Sarri ha un gioco spagnoleggiante, guardare il Napoli appaga i sensi, gioca sempre allo stesso modo a prescindere dall’avversario ed impone il proprio gioco sempre e comunque, anche se non sempre vengono i risultati.
Spalletti è un italianista, la scuola italiana non è la più vincente perché catenacciara, ma perché ai tecnici del Bel Paese viene insegnato ad adattarsi all’avversario, così fa il tecnico di Certaldo.
La fase offensiva dell’ex Zenit si sviluppa con i due centrali molto vicini tra loro e gli esterni che cominciano ad alzarsi per poi spostarsi proprio sulle fasce con gli assi, in particolare quelli sulla destra dove Salah ne è sempre il perno e con Bruno Peres e Florenzi che si alternano, pronti a costruire ed inserirsi negli spazi tra le linee per verticalizzare. In particolare nel match con l’Inter si è notata una falla nel piano perché la lentezza atavica di Fazio, che fa ciò che non è mai stato deputato a fare, ovvero “impostare”, crea qualche problema all’uscita palla dalla difesa dei giallorossi. Questa difficoltà nell’uscita del pallone porta il duo titolare, Manolas-Fazio, a fare tanto, troppo affidamento sui portieri in rosa che spesso sono costretti a spazzare o regalare palla agli avversari.
Importante per Spalletti la scaglionatura dei centrocampisti e la densità sul lato forte della squadra che è permessa anche e soprattutto dalla qualità che ha l’allenatore sugli esterni, sia dal punto di vista fisico che tecnico. Gli scambi tra le linee ed gli smarcamenti senza palla di mezz’ali ed ali crea grossi problemi agli avversari. La costruzione sull’esterno pare essere il tipico esempio di fare di necessità, virtù, perché la tecnica giallorossa si concentra maggiormente nelle zone laterali di campo.
Salah, El Shaarawy e Perotti sono molto bravi anche a portarsi l’uomo e liberare gli spazi per gli inserimenti dei compagni o per allargare il campo e permettere a Strootman e Nainggolan di tentare la bordata da fuori-
Vista la fisicità di Dzeko lo si cerca spesso con i centrocampisti pronti sulle seconde palle, come in occasione del gol fatto all’Inter nato proprio da una sponda del bosniaco e da un inserimento di Bruno Peres in area a 34 km/h.
FASE DIFENSIVA La fase difensiva della Roma è molto organizzata e pensata allo sviluppo dell’offesa ma è chiaramente il punto debole dei giallorossi. Spalletti pretende una difesa posizionale per intercettare i palloni e si evince già dalle posizioni del corpo dei calciatori che sono pronti a scattare in avanti per il contropiede che la Roma spesso e volentieri conclude in pochi secondi e con un numero minimo di tocchi. Per questo motivo il pressing è minimo e si lascia impostare i difensori per poi accelerare sul portatore di palla nella propria metà campo ma essendo Spalletti uno che si adatta, col Napoli probabilmente attuerà un pressing molto offensivo già sui difensori, che con l’Inter ha funzionato benissimo e con lo schieramento di Nainggolan pronto a schermare Jorginho e seguirlo in ogni suo passo come ha fatto con Valdifiori a Torino.
FASE OFFENSIVA Purtroppo per Spalletti, la forza offensiva delle sue frecce laterali è anche il più grande limite della squadra: Salah e Perotti non sono Insigne e Callejon dal punto di vista tattico, abituati a rientrare fin dentro l’area di rigore e sacrificarsi per i compagni. L’apporto difensivo dei romanisti è minimo e spesso il lato debole rispetto allo sviluppo del pallone è difeso dal solo Juan Jesus, se gioca lui come terzino, o addirittura da nessuno con tutto l’ambaradan affidato ai centrali. Questa occasione ha permesso al Torino numerose azioni pericolose.
CALCI PIAZZATI Gli schemi sui calci piazzati della Roma sono stabili: sul calcio d’angolo o si cerca l’uomo vicino per fare un’azione ragionata, o la si butta in mezzo alla ricerca di Manolas, Fazio o Dzeko con i tiratori appostati all’esterno dell’area. Dal centro invece l’obiettivo è uno solo: Federico Fazio. L’ex Siviglia spizza di testa o addomestica il pallone per i compagni meglio appostati.
In difesa c’è la zona mista con la parità numerica. Lo scaglionamento in area sui calci piazzati è privo di sbavature e la copertura all’estremo difensore è ottimale
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