Amici, mai. Vicini e uniti dal “mal comune, mezzo gaudio”. Alonso ed Hamilton partiranno dall’ultima fila del Gran Premio del Belgio. Una certezza scaturita dagli eventi: la McLaren, che imbarca acqua da tutte le parti, questa volta la perde dalla power unit. Alonso è costretto a cambiarla e, come regolamento, subisce una penalizzazione di 35 posizioni. Anche il motore Mercedes del Campione del Mondo, però, si sacrifica in nome della affidabilità. Sostituzione di 4 elementi della power unit. Quanto basta per retrocedere di 55 posizioni. Considerato che si parte in 22, Hamilton occuperà l’ultima fila in griglia anche in caso di pole.

Alonso, ormai abituato, quasi rassegnato, alle avversità, si ritrova beffato. Non solo il danno di partire dal fondo, ma in compagnia dell’unico compagno di squadra che ha sofferto. Corre la stagione 2007: Hamilton, debuttante, e Alonso, Bicampione del Mondo in carica, guidano la McLaren più competitiva degli ultimi anni. L’inglese mostra immediatamente il suo talento. Lo spagnolo non gradisce le attenzioni riservategli dalla scuderia. Woking, che lo ha allevato, lo coccola. Anche troppo, per i gusti dell’asturiano. Un mondiale potenzialmente dominato, rischia di finire nelle mani di Hamilton. Sfugge, e si colora di rosso Ferrari, con il “benestare” di Alonso che nell’ultimo scorcio di stagione, quando è fuori dai giochi, aiuta poco e niente il compagno. Per la serie, muoia Sansone e tutti i Filistei: è meglio cedere il testimone a Raikkonen piuttosto che a quel ragazzino impertinente.

Nove anni (e tre titoli mondiali vinti da Hamiltom dopo) l’improvvisa convivenza in fondo alla griglia sembra risvegliare il “fair play” di Alonso: il pilota McLaren è convinto che il rapporto, ad oggi, sarebbe diverso. Questione di esperienza, maturità, rispetto. E quel pizzico di convenienza, che non guasta…

Alonso è fuori dai top team e non lotta da anni per il titolo mondiale: il terzo alloro iridato, complice la non più giovanissima età, si allontana. Quanto basta per cambiare idea e stimare il collega più odiato di sempre. Strano. Alonso non è tipo da inverisone a U. E però, entrambi i piloti sono in scadenza nel 2018. Il leoncino di Oviedo, non più di primo pelo, appare più in cerca di un ultima chanche che di una riconciliazione. Ed è legittimo che Alonso ambisca a un sedile di prestigio. Del resto ha lasciato la Ferrari, giudicata poco competitiva, per guidare quel che resta di una McLaren che sinora gli ha riservato pochissime gioie. Caduto dalla padella, alla brace, insomma, con il rischio di scivolare nell’anonimato. Cosa c’è di meglio allora, della diplomazia, anche per capire l’effetto che farà? Hamilton, che ha talento pari all’arguzia, non si lascia certo pregare: ritiene Alonso il compagno di squadra più forte e talentuoso con cui abbia mai corso, nonchè uno dei migliori della F1. Troppa grazia? Di certo utile: nella sottile guerra di nervi, questi pensieri si traducono in una stoccata dritta a Rosberg, unico rivale credibile per il Mondiale. Tradotto: parto penultimo, accanto ad Alonso, che è comunque più bravo di te, che parti in pole: un po’ di pressione sul ragazzo, che partirà almeno 20 posizioni davanti, non guasta…

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