Mentre sui banchi della politica e del calcio europeo si discute sulla possibilità o meno che alcune partite del prossimo Europeo di Calcio si giochino a porte chiuse per l’allerta terrorismo (ieri, dopo gli attentati di Bruxelles, il botta e risposta tra Giancarlo Abete e l’Uefa), su Euro 2016 entra letteralmente in gamba tesa una band francese che, in attesa dell’inno ufficiale di David Guetta, ha lanciato nei giorni scorsi un anti-inno che promette di diventare virale forse più dell’originale. Tanto da aver già attratto l’attenzione de LEquipe.

La Lucha Libre (è il nome della band, che è tutto un programma: i ragazzi del gruppo peraltro si esibiscono con maschere da wrestler messicani) ha scritto quella che è una goliardica quanto intelligente elegia del meglio del peggio del calcio: un pezzo caustico inscindibile dal suo video, in cui si alternano, pixelate come in un videogioco anni ’80 (dichiarati omaggi, tra gli altri, a Street Fighter e ai primissimi EA Sports), alcune delle più note perle di gioco ignorante degli ultimi decenni.

Le immagini che si accavallano sulle note di Were all gonna looose, Perderemo tutti, sono un trionfo di testate, tackle assassini, calci nelle palle e prese audaci che rendono più onore alla disciplina a cui il nome della band è ispirato che non al gioco del calcio, qui ritratto in maniera estremamente distante dallo stucchevole e spesso poco credibile idillio dipinto dagli inni ufficiali. Sì, questa roba qui è decisamente un anti-inno, che ha tutti i crismi per diventare un tormentone: non c’è spazio per l’ipocrisia, nè per il fair play che quasi sempre resta solo nelle canzoni.

Si mostra il calcio per quello che spesso è: apre la celeberrima testata di Zidane a Materazzi, e proprio il buon vecchio Matrix è tra i grandi protagonisti del video, con diversi interventi che i più ricorderanno. Ma a venirne fuori particolarmente “celebrato” è tutto il nostro calcio, grazie alla dovizia di attenzioni che da buoni francesi i ragazzi de La Lucha Libre riservano al pallone nostrano: dall’incontro ravvicinato tra Gattuso e Joe Jordan in un Milan-Tottenham di Champions League, allo Stam di epoca laziale, al recentissimo Mexes contro Mauri, all’intramontabile Paolo Di Canio. Un esplicito omaggio al calcio italiano anche nel testo, con l’amarcord per quella Grecia ultradifensivista che con “Otto Rehhagel nel 2004 giocò come lItalia, ma ancora peggio”.

Insomma, se dotati di un briciolo di autoironia, ci innamoreremo e in fretta di questo pezzo, che è un’ottima chance per guardarci allo specchio e che, se vogliamo, è anche un’operazione subdola e dal buon tasso di superstizione a beneficio dei padroni di casa, a pensarci bene. Nel 2006, prima dei Mondiali di Germania, in barba all’inno ufficiale nelle nostre radio spopolava un altro inno. Un anti-inno a tutti gli effetti, non dissimile da questo, scritto da un comico nostrano, che di lì a qualche anno sarebbe diventalo il comico nostrano, Siamo una squadra fortissimi. Qualcuno ricorda come andò a finire?

Ecco il video:

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