Voleva fare il ciclista, amava Pantani, poi invece eccolo infilarsi i guanti. Perché la vita spalanca la porta (in questo caso davvero…) giusta, quando prendi la decisione di riserva. E di riserva Alberto Brignoli lo è stato e lo è. Già perché in teoria il portiere titolare delle streghe di Benevento è Belec. Il ragazzo non si è fatto mancare nulla, ha girato il continente senza battere ciglio, con parentesi anche al Leganes in Spagna. Due passaggi importanti, alla Samp e alla Juve, cui appartiene il cartellino e di cui sottolinea, al primo giorno in casa bianconera lo ha salutato Buffon che lo aspettava, come lo ha aspettato per abbracciarlo il giorno del suo esordio in serie A, con la Samp, proprio allo Stadium e proprio contro la Juve.

Doveva fare il ciclista, è diventato portiere. E siamo a Benevento, contro il Milan appena rinfrescato alle pareti dal nuovo allenatore Gattuso. Siamo alla fine, ultimo soffio di una partita che il Milan sta vincendo. E sarebbe ancora sconfitta e zero punti per il Benevento. Alberto è in porta sconsolato. 2-1 e manca poco. Dalla panchina lo invitano ad andare avanti, a provare a far casino in area rossonera. Arriva il cross e lui si tuffa, trafiggendo il successore di Buffon in nazionale, mentre lui aspira a prendere il posto del portiere polacco Szczęsny, come secondo alla Juve dopo che Buffon avrà abdicato. Una lunga serie di nemesi, è in volo Alberto, incorna bene e mette la palla dove Gigio Donnarumma non arriva.

Poi è delirio, poesia, incredulità, come lo fu ogni gol fatto da un portiere, Rampulla su tutti, tanto tempo fa, o Taibi. Ecco. Alberto è nelle storia due volte, primo storico punto per merito suo dei giallorossi in maglia nera per le teorie cromatiche moderne. Ha dichiarato che il suo non era un tuffo da attaccante ma da portiere. Voleva fare il ciclista, ha fatto il portiere, potrebbe fare la punta. Uno che di porte ne ha ben più di una, Alberto.

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