Il vecchio detto secondo il quale all’ombra di un vulcano cresce un po’ di tutto, può rendere bene l’idea di cosa sia la nazionale di calcio dell’isola di Montserrat. Il piccolo lembo di terra nel mare delle Antille, che ufficialmente non è una colonia britannica ma poco ci manca. Dato che la lingua ufficiale è l’inglese, con una grande influenza irlandese che ha lasciato in eredità alla popolazione del luogo, per lo più di origine africana, i tipici cognomi dell’Isola di Smeraldo e la Festa di San Patrizio. Le radici iberniche si ritrovano anche nella bandiera, all’interno della quale è disegnato, oltre all’Union Jack britannica, uno stemma con una donna in abito verde che impugna un’arpa e una croce, tutti simboli della tradizione irlandese. L’inno nazionale invece è “God Save he Queen“. Senza dimenticare che il capitano, nonché anche allenatore della squadra di calcio Wayne Dyer è nato appunto in Inghilterra, nella città di Birmingham. Ed è rimasto uno dei pochi professionisti della rosa della nazionale, dato che il resto dei giocatori come primo lavoro svolge un’altra professione. Chi è un poliziotto, chi addirittura un ballerino, ma veramente in pochi vivono giocando a calcio.

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C’è un po’ di tutto, insomma, nella nazionale di calcio di Montserrat, come se appunto ci trovassimo all’ombra di un vulcano. Che è poi è lo stesso, il Soufriere Hills, che nel 1995 sputò fuori tutta la lava che aveva costringendo gran parte della popolazione a rifugiarsi altrove. Distruggendo tra le altre cose, anche lo stadio di calcio. Che potè essere ricostruito soltanto grazie ai soldi che arrivarono sull’isola nell’ambito di “Progetto Goal”, il programma di aiuti economici che furono stanziati in seguito alla decisione dell’allora presidente federale Vincent Cassell, di iscriversi alla FIFA. Al ritorno nella grande famiglia del calcio mondiale però non seguirono mai i risultati sul campo. La nazionale di Montserrat infatti (che al momento occupa il 198esimo posto nel ranking della FIFA) soltanto dopo 7 anni è riuscita a vincere una partita amichevole (nel 2003 contro una formazione di dilettanti svizzeri) senza riuscire però, tuttavia, a vincere, fino ad oggi, anche solo una partita ufficiale. Piuttosto si ricordano le sconfitte, talvolta clamorose. Come la pioggia di gol subiti (ben 13 senza segnarne una) nella gara contro le Isole Bermuda del febbraio 2004.

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Ma i momenti indelebili nella storia del calcio monserrino non sono mancati. Uno in particolare, che ha portato la nazionale della piccola isola centroamericana ad occupare le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Ossia la partecipazione, insieme alla nazionale del Bhutan (altra grande piccola del calcio mondiale) all’ “altra finale” disputatasi il 30 giugno del 2002. Quando, proprio in concomitanza, era in programma la finale dei mondiali di calcio, Germania-Brasile, quella del calcio cosiddetto “che conta”.

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