Pallone e politica. Sport e servizi segreti. Il binomio si rinsalda nella storia di un calciatore spagnolo che fuggito dalla sua terra d’origine negli anni della guerra civile spagnola, si rifugia in Unione Sovietica.  Per  diventarne un cittadino e soprattutto una spia al servizio dell’URSS.

E’ questa infatti la storia di Agustin Pagola Gomez, un altro di quei calciatori costretti a cambiare vita per colpa di una guerra scoppiata nel loro Paese. E la vita di Pagola (nato nel 1922) cambia per sempre all’età di 15 anni quando è costretto a fuggire in Unione Sovietica per scappare dalla guerra civile che sta dilaniando la sua cittadina natale Errenteria (nei Paesi baschi) come anche l’intera Spagna.

Giunto in Russia, il piccolo Agustin dopo aver trovato alloggio nella casa famiglia di Obnisk continua comunque a giocare a calcio. E’ infatti nominato capitano della squadra di calcio giovanile dei rifugiati baschi e le sue doti di difensore non passano inosservate. Arriva anche il debutto nel calcio sovietico con la maglia del Krasnaya Roza e poi, nel 1946, l’arrivo al Krylia Sovetov dove resta soltanto una stagione. Perché l’anno successivo la sua carriera spiccherà definitivamente il volo. Nel 1947 infatti arriverà  il passaggio al Torpedo Mosca dove resterà per nove anni. Il Torpedo sarà a tutti gli effetti la squadra della vita. E dei bianconeri, Pagola Gomez diventerà oltre che una colonna inamovibile anche il capitano. A tal punto di guadagnarsi la convocazione nella nazionale sovietica che parteciperà nel 1952 alle Olimpiadi. Con la maglia del Torpedo vincerà anche due coppe nazionali (nel 1949 e nel 1952).

Ma gli anni trascorsi a Mosca per Pagola Gomez significarono anche altro. L’impegno politico e il definitivo avvicinamento al comunismo. Come racconta il sito Minutosessantotto, “la sua casa di Mosca diventerà uno dei centri nevralgici dei rifugiati spagnoli” nella quale “non era difficile incontrare personaggi di spicco della sinistra spagnola come Dolores Ibarruri detta la pasionaria”. Per questo che, quando nel 1956 il governo di Franco deciderà di concedere il rimpatrio degli esuli baschi, il PCUS, pensa proprio a lui come personaggio “da infiltrare” nel cuore della Spagna franchista. D’altronde Pagola è ancora un calciatore in attività e il suo ritorno in Spagna può essere visto semplicemente come una questione di calciomercato.

In realtà il PCUS attraverso Pagola vuole ottenere la riorganizzazione del partito comunista a Madrid. Ma come racconta Edoardo Molinelli sul sito Minutosessantotto la squadra di Madrid che avrebbe dovuto tesserarlo, cioè l’Atletico, volle testare le sue condizioni fisiche. L’occasione per farlo è un’amichevole che l’Atletico gioca l’8 dicembre del 1956 contro il Fortuna Dusseldorf. Quel giorno Pagoda Gomez, difensore ormai trentaquattrenne scende in campo tra le fila dei colchoneros. Ma la sua prestazione, finirà per non convincere abbastanza i dirigenti dell’Atletico che alla fine decideranno di non tesserarlo.

Pagola Gomez fa così ritorno in patria, nei paesi baschi, per iniziare una carriera come allenatore di una formazione di terza divisione, il Tolosa dove allenerà anche Periko Alonso, il padre di Xabi. Il calcio però, una volta tornato in Spagna, non è più l’attività primaria per l’ex difensore del Torpedo di Mosca. Piuttosto è la politica con l’obiettivo di ricostituire il Partito Comunista spagnolo. Ma questa attività costerà a Pagoda Gomez l’accusa da parte del governo franchista di sovversione.

Nel 1961 arriva anche l’arresto e l’imprigionamento nel carcere madrileno di Carabanchel. Un atto che però finisce per scuotere la comunità internazionale. Divisa dal bipolarismo Est-Ovest ma unita (con Francia e Unione Sovietica in testa) nel chiedere alle autorità spagnole (per riuscire ad ottenerlo) il rilascio di Pagola Gomez (ormai diventato una celebrità). Nel 1968, all’indomani dello scoppio della Primavera di Praga, con la presa di posizione dell’allora segretario del PCE Santiago Carrillo, contro le politiche repressive imposte da Mosca, si consumerà la definitiva scissione tra Pagoda Gomez (rimasto fedele all’URSS) e il partito comunista spagnolo. Una rottura insanabile che porterà l’ex calciatore (che nel frattempo nel 1970 ha fondato il Partido Comunista de Espana) a chiedere a Mosca la messa al bando di Castillo “per alto tradimento”. Ma l’attività a capo del partito da lui fondato dura solo qualche anno. Infatti, una volta ammalatosi, Pagola vuole fare ritorno a Mosca. La città che lo aveva adottato parecchi anni prima. E dove morirà il 16 novembre 1975.

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