Non tutti i tempi sono più belli. Non tutti i tempi sono luminosi. Eppure, chissà perché, nella locuzione “d’altri tempi” ci leggiamo sempre un suono positivo, velato di nostalgia. Uomo daltri tempi, Donna daltri tempi, è un’associazione che fa scattare una connotazione positiva, in barba a quali fossero, questi tempi.

Allora sì, in questo senso, Vincenzo Matarrese era un presidente daltri tempi. Di quelli che duravano trent’anni, di quelli magari non perfetti, anzi decisamente imperfetti, ma quelli appartenenti alla tua infanzia che non ti dava neanche il tempo di accorgetene e sfumava in adolescenza, poi con un giro di valzer diventava maturità, e quell’uomo di altri tempi apparteneva ancora al Bari, anzi il Bari a lui, e un po’ anche tu.

Era decisamente imperfetto, il presidente Matarrese: la maggior parte del tempo, in trent’anni che possono essere lunghissimi o durare un instante, la si passava ad inveirgli contro, come fosse una madre di quelle che sono troppo presenti, ma al tempo stesso non ti ha mai dato quello che vorresti: ci urli, ci litighi, sbatti la porta, ma poi già per le scale ti tranquillizza sapere che c’è, specie quando vedi (e trent’anni sono tanti) tante meteore, tante realtà allo sbando, bruciarsi in un attimo, mentre il Bari era ancora lì, in un modo o nell’altro.

In un modo o nell’altro, tra incontri e scontri, grandi sogni e grandi spettri, Vincenzo Matarrese è stato il Bari. Ed è appartenuto a chiunque di noi ragazzi del Delle Vittorie prima, e del San Nicola poi. E chiunque di noi gli è un po’ appartenuto. E quel presidente, decisamente imperfetto, accusato senza soluzione di continuità della mitologica ricotta sui talenti cresciuti nelle giovanili o valorizzati (mentre nel frattempo, quelle giovanili raccoglievano per la prima volta nella loro storia un Campionato Primavera e un Viareggio), colpito sanguinosamente dal caso Punta Perotti e nonostante quello determinato ad andare avanti con la sua ventura biancorossa, c’era e ci sarebbe stato. Tra apici, clamorose cadute di stile, irripetibili siparietti con i tifosi, impareggiabili gioie e impareggiabili anonimati. Come tutte le nostre giovinezze, del resto: anonimato, qualche gioia, qualche siparietto che oggi ci imbarazza.

La scomparsa di Matarrese, presidente del Bari per una durata mostruosa al solo leggerla, dal 1983 al 2011, è la scomparsa di un pezzo dei nostri trent’anni, come che fossero, quei tempi del presidente d’altri tempi. E, mentre in questi, di tempi, l’Italia ha definitivamente aperto le porte ai capitali stranieri business centrici, è davvero complicato, non rimpiangerli. Quei tempi e quel presidente, così maledettamente imperfetti. Così maledettamente nostri.

 

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