Questo dicembre è stato un mese triste per il popolo genovese, sponda rossoblù. Sarà sempre ricordato come il mese in cui il Genoa ha reso il suo ultimo omaggio ad una delle colonne portanti della sua storia. Trattasi di Fosco Becattini, storico terzino il cui nome rimarrà per sempre scolpito nella memoria della città, scomparso alla veneranda età di 91 anni.

La sua, più che una storia, costituisce un’autentica favola. Nato nel 1925 a Sestri Levante, comune ligure situato ad una cinquantina di km da Genova ed ancora oggi feudo di fede rossoblù, Becattini rientra nel ristretto cerchio di giocatori che hanno coronato il sogno di vestire per tutta la loro carriera la casacca della loro squadra del cuore. Cresciuto nelle giovanili del Sestri Levante, per l’appunto, nel primo Dopo Guerra viene ingaggiato dal Grifone, con il quale esordisce a 20 anni nella débâcle contro il Bologna dell’austriaco Alexander Popovic (4-0), alla sua ultima sfida sulla panchina dei Felsinei. Dopo un circa due stagioni di adattamento, il buon Fosco non lascerà più la casacca numero 3 fino alla fine della sua carriera nel 1961, dopo la bellezza di 15 anni in rossoblù.

Terzino, difensore centrale ed all’occorrenza anche centrocampista. Un atleta che ha fatto della sua solidità fisica una fortuna e che era soprannominato “Palla di Gomma” per le sue abilità acrobatiche nel gioco aereo ed in marcatura, la sua specialità. In un’intervista rilasciata a Il Secolo XIX affermò che tale peculiarità fosse «solo una necessità», in quanto «si giocava in linea e se ti saltavano era finita». Sandro Bocchio e Giovanni Tosco nel loro Dizionario Rossoblù lo definiscono come un «terzino classico dal fisico compatto, dedito quasi esclusivamente alla marcatura dell’avversario».

Una carriera che rimarrà scolpita nella storia rossoblù anche per quanto riguarda le statistiche. Fosco Becattini, infatti, rimase fino al 2002 il giocatore con più presenze nei campionati italiani con la maglia del Genoa grazie ai suoi 425 “gettoni”. Record superato da Gennaro Ruotolo, storico centrocampista protagonista del biennio d’oro del Genoa negli anni ’90. Quello del quarto posto e dell’avventura in Coppa UEFA, per intenderci. Il sestrese fu così superato dal campano per appena venti presenze, mantenendo tuttavia il terzo posto all time nella classifica dei giocatori rossoblù più presenti in assoluto. Una cosa va comunque considerata: all’epoca di Becattini non esistevano le sostituzioni e quindi una presenza coincideva con 90 minuti disputati.

Storica anche l’unica sua rete in carriera, segnata nel 1957 contro la Juventus di Ljubiša Broćić. Quella stagione portò i Bianconeri al trionfo in Serie A sotto la guida sapiente del presidente Umberto Agnelli e di campioni del calibro del bomber gallese John Charles, del fantasista italo-argentino Omar Sívori e dell’attaccante Giampiero Boniperti, futuro presidente onorario della Vecchia Signora. Il Genoa si ritrovò sul risultato di 0-2 allo Stadio Comunale di Torino proprio grazie ad una rete da circa 70 metri da parte del terzino rossoblù, realizzata grazie ad un rinvio lunghissimo dalla sua area il cui rimbalzo tradì Carlo Mattrel, estremo difensore bianconero. Inutile dire che la Vecchia Signora rimontò e vinse 3-2 grazie ad una rete a testa da parte del suo terzetto di campioni.

Per Becattini ci fu anche la soddisfazione di vestire in due occasioni la maglia della Nazionale. Era il 27 marzo del 1949, esattamente 11 giorni dopo il suo 24esimo compleanno, che “Palla di Gomma” esordì con gli Azzurri in una sfida amichevole vinta a Madrid contro la Spagna con il risultato di 1-3. Fu eroica, invece, la sfida del giugno successivo contro l’Ungheria del leggendario attaccante Ferenc Puskás a Budapest. Prima partita degli Azzurri dopo la Strage di Superga, avvenuta il mese prima, e dunque con una squadra completamente da rifondare. Una sfida, quella contro i Magiari, che terminò sul risultato di 1-1.

Dopo la sua carriera da calciatore Becattini ebbe tre parentesi in panchina: prima al Rapallo Ruentes, poi in due occasioni al suo Sestri Levante. Nell’ultima sfida casalinga del Genoa è stato omaggiato con un minuto di silenzio, con tanto di striscione in suo onore in Gradinata Nord, la culla del tifo rossoblù. Una cosa è certa: il popolo genoano non dimentica i suoi eroi.

 

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