A cura di Marco Fiocchi

Cosa sta succedendo a Roma? Perché i tifosi non vanno allo stadio? Come si esce dal “muro contro muro” dei comunicati? Ecco un tentativo di analisi dei fatti che nasce come invito al dialogo. Possibile e augurabile.

Se fosse solo calcio, dopo la clamorosa eliminazione dalla Coppa Italia della Roma ad opera dello Spezia, saremmo qui a parlare della probabile ennesima stagione fallimentare della AS Roma. La solita paradossale fine di un “progetto” nato da un sorprendente (per non dire scettico) entusiasmo iniziale dopo l’ultimo naufragio. Tutto si ripete. Si sfiora l’impresa quando non ci si crede e poi si crolla quando ci si illude. A Roma è così.

Ma stavolta c’è di più. Anzi, c’è di meno. Molto di meno: Non c’è un elemento fondamentale in tutta la vicenda. Mancano i tifosi.

Mai come nella sua recente storia la AS Roma vive una separazione frustrante tra squadra e tifo, tra campo e pubblico, nel proprio stadio. Quell’Olimpico sempre più deserto e disertato, ormai cornice emblematica delle pessime prestazioni della compagine giallorossa.

Come si è arrivati a questo?

Come ha fatto una delle tifoserie più calde e passionali dell’orizzonte calcistico mondiale ad abbandonare progressivamente il proprio tempio sportivo?

Forse perché il tempio è sempre meno “proprio” dei tifosi. Argomento ben spiegato in questo articolo di Lorenzo De Vidovich dove quest’ultimi diventano “sempre più clienti e sempre meno supporter”.

Tuttavia vogliamo qui solo provare a fare un po’ di chiarezza, perché ci sono troppe interpretazioni che ora si intrecciano. Troppe colpe, troppe cause. La crisi, Garcia, il toto allenatori, Sabatini e il mercato, lo stadio nuovo che non s’ha da fare, lo stemma della Roma ‘stuprato’, il costo dei biglietti. L’ambiente romano. Le radio. I social network. Gli ex giocatori, gli ex allenatori… Montagne giallorusse che vanno su e giù all’impazzata.

La guerra dei comunicati

Fermi tutti. Cerchiamo di ricostruire i fatti. Senza prendere la parte (pur avendone, ovviamente, una personale) di nessuno. Dando voce ai principali protagonisti della situazione che sembrano dialogare come gli avvocati di condominio.

Tifosi

Prefettura

Società

Cosa succede? Cosa è successo?

La Curva

Partiamo, evidentemente, dai tifosi. Per ascoltare le ragioni di chi sta soffrendo (sia ben chiaro) più di tutti in questa fase. La Curva Sud è vuota quasi da inizio stagione, e la desolazione dell’Olimpico è andata via via crescendo, contagiando anche distinti e tribune (ovviamente anche dopo i recenti risultati scadenti della squadra).

In questo momento non siamo interessati ad entrare nella polemica delle “lezioni di tifo” che a Roma vanno sempre di moda. O su chi siano i “veri tifosi” della Roma. A prescindere dai “comunicati” della Curva Sud (su la cui ufficialità si litiga anche al bar) la situazione attuale è comunque questa:

La Curva Sud è in “sciopero”. Perché?

Gabriele B., che non ha problemi a definirsi ultrà della Roma (che segue ovunque) ci spiega la sua:

“A mio parere tutto è cominciato nella partita di presentazione della stagione. Entrando in Curva Sud, abbiamo trovato le barriere. Tra di noi in due settori e anche l’impedimento all’accesso a bandiere e striscioni. Una pioggia di steward, cordoni e Digos ovunqueLa campagna abbonamenti aperta lo scorso aprile era senza alcun riferimento a tale stravolgimento. Ma quando è accaduto, non ci hanno permesso di annullare gli abbonamenti, né di essere rimborsati. Hanno detto che per cause di forze maggiore non c’era rimborso. Tra l’altro, per  il cambio di posto comunicato il 14 agosto bisognava presentarsi fisicamente insieme alla persona con cui cambiare al Roma Store. Sono nati gruppi su facebook per questoL’ultima partita in Sud è stata Roma-Juve, seconda di campionato. Quella del silenzio. Buona parte della Curva ora va al Tiburtino Sporting Club a guardare le partite in casa. In trasferta seguiamo, dove si può, sempre la squadra. I problemi con la società ci sono da tempo, ma con Pallotta sono peggiorati dopo le sue dichiarazioni (“fottuti idioti”) post Roma-Napoli di Aprile (per via dello striscione sulla madre di Ciro: “che cosa triste, lucri sul funerale con libri e interviste” che costò la squalifica della Curva Sud, ndr)”.

Lo Stato

Per quanto riguarda Gabrielli e la Prefettura, la posizione resta fredda e poco incline ad aperture o cambiamenti. Come troppo spesso capita in questo Paese (dove la separazione tra cittadini e istituzioni è ugualmente marcata), è molto difficile ottenere più informazioni che vadano oltre comunicati e conferenze stampa. Nonostante le parole e gli incontri di questi ultimi giorni (dopo un gelo totale), la notizia ufficiale è che, fino al termine della stagione, non ci saranno grandi differenze con la situazione attuale. E cioé quella che si legge nel famoso comunicato di questa estate:

Comunicato Stampa del 26 giugno 2015

Nella mattinata di oggi, il Prefetto di Roma, dr. Franco Gabrielli, ha presieduto una seduta del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, dedicato principalmente all’esame di due argomenti: le criticità emerse in occasione delle  partite di calcio disputate nello stadio “Olimpico” e le modalità di svolgimento delle manifestazioni pubbliche nella Capitale.

Quanto alla prima questione – analizzata anche con la partecipazione di rappresentanti del CONI e delle società calcistiche A.S. Roma e S.S. Lazio – è emersa la necessità di adottare misure per evitare il ripetersi di una serie di comportamenti delle tifoserie, verificatisi durante lo scorso campionato soprattutto nelle “curve”, capaci di mettere a repentaglio non solo il regolare svolgimento delle partite, ma anche l’incolumità degli spettatori.

Sulla scorta di questa disamina – corroborata anche da accertamenti compiuti dalla Polizia scientifica – il Prefetto, su concorde parere del Comitato, ha comunicato ai rappresentati del CONI e delle due società sportive che l’utilizzo dello stadio “Olimpico” potrà avvenire, nel campionato 2015-2016, purché siano osservate le seguenti prescrizioni:

– innalzamento delle barriere che separano il settore “distinti” dalle “curve”, in modo da impedirne lo scavalcamento;

– divisione delle due curve in due settori, attraverso l’installazione di un apposita barriera;

– riduzione della capienza delle due “curve”;

– installazione di apposite separazioni, atte a creare “corridoi” per rendere più agevoli le operazioni di filtraggio e pre-filtraggio dei tifosi che accedono alle curve.

Per quanto concerne lo svolgimento delle riunioni pubbliche – anche in accordo con specifiche istruzioni impartite sul punto dal Sig. Ministro dell’Interno – è stata unanimemente rilevata la necessità di adottare linee guida volte a coniugare il pieno esercizio del diritto fondamentale a manifestare, con altri diritti primari della cittadinanza, pure costituzionalmente garantiti, primi tra tutti quelli alla circolazione, all’esercizio delle attività lavorative e alla fruibilità della Città in condizioni pacifiche e di sicurezza. 

Il Comitato ha, quindi, espresso un parere favorevole all’emanazione di una direttiva con la quale il Prefetto, nel ribadire la vigenza del protocollo stipulato nel 2009 con alcuni partiti ed organizzazioni sindacali, fissa alcuni criteri di massima circa le modalità di svolgimento delle pubbliche riunioni.

In sintesi, la direttiva prevede la possibilità di svolgere in forma di corteo le manifestazioni di rilievo nazionale o per le quali si preveda la partecipazione di un numero particolarmente rilevante di persone.

Negli altri casi, le riunioni pubbliche potranno avvenire in forma statica (presidi, sit-in, ecc.) in alcune piazze del centro storico della Capitale che per la loro dislocazione e la loro vicinanza a sedi istituzionali garantiscono comunque agli interessati di manifestare con la massima evidenza.  Nella medesima seduta, è stato disposto il rafforzamento del dispositivo di tutela a favore del Sindaco di Roma, Prof. Ignazio Marino.

La sensazione più diffusa è che, visti i gravi fatti accaduti (anche questo tipicamente italiano, va detto) come la tragica morte di Ciro Esposito, sia scattato il pugno duro. Non si è certi se questo sistema produca dei buoni risultati (alla fine gli scontri sono sempre stati fuori dallo stadio) ma certo è stata scelta Roma e le sue tifoserie come “cavie” di questo nuovo esperimento. Un controllo meticoloso e costante, rafforzato poi anche dalla situazione internazionale e dal pericolo terrorismo.

Non è un caso che anche su sponda laziale la situazione sia critica. E le due curve nemiche storiche, paradossalmente ora sono molto vicine.

La Societa e Mr. Pallotta

La posizione dell’AS Roma è rispettosa delle misure imposte dallo Stato. Ci mancherebbe altro, andrebbe aggiunto. Certo, rileggendo la bulimica produzione di comunicati emerge un chiaro senso di disagio in tutta la vicenda.

La tardiva realizzazione di aver sottovalutato la questione. Rendendosi prima troppo asciutta, e ora fin troppo lagnosa, anche attraverso la squadra per provare a riconquistare il pubblico.

Le cose sono poi evidentemente precipitate con la crisi sportiva di risultati. Così tra le scuse di Baldissoni prima, e dopo quelle del Presidente di ieri:

Il comunicato che più ci interessa sembra questo:

L’AS Roma  informa che in data odierna il presidente James Pallotta ha incontrato il Prefetto di Roma, Franco Gabrielli.

Il presidente rende noto che il confronto è stato cordiale e positivo. Il dialogo è stato utile a individuare un quadro di lavoro possibile per migliorare la fruibilità degli eventi sportivi dell’AS Roma allo Stadio Olimpico da parte dei tifosi, con particolare riferimento ai settori della Curva Sud.

In tal senso nei prossimi giorni sarà condiviso con la Questura un percorso costruttivo da sottoporre in tempi brevi all’attenzione del Prefetto.

Sarà. Forse sarebbe stato più funzionale per tutti uscire di più allo scoperto, chiedere incontri, dialogare con tutti e suggerire soluzioni per venire incontro alle diverse esigenze delle parti.

Ma questa è la resa dei conti.

Posso solo aggiungere che anche il sottoscritto è riuscito ad avvicinare Mr. Pallotta quando è venuto a Roma.

All’Hotel De Russie, durante una piccola riunione nella hall (c’erano anche Baldissoni, Zanzi ed altri membri dello staff dirigenziale), mi sono permesso di disturbarlo in qualità di semplice tifoso. E’ stato molto gentile e disponibile.

“Tengo molto ai tifosi (ed è vero visto che non si è negato a chiunque lo avvicinasse anche per un semplice selfie ndr) e non dovete credere a tutto quello che raccontano i media.”

Mi è sembrato visibilmente provato. Un po’ frastornato. Anche preoccupato. La mia unica battuta, oltre agli auguri di rito, è stata questa:

“Talk with the supporters, Mr. President”.

Marco Fiocchi

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