Il Totocalcio festeggia 70 anni. Ma chi lo festeggia? Ah, si, un francobollo celebrato emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico dopo la riunione della Consulta Nazionale per la filatelia. Un po’ poco per quello che fu uno dei simboli del made in Italy, un’oasi di competenza (calcistica) nel mare magnum dell’azzardo in cui affogano le scommesse sportive.

Il Totocalcio è il prodotto vintage del dopoguerra, il gioco di abilità e fortuna sviluppato dalla sagacia di Della Pergola e monetizzato con la subcessione al Coni che su quello ha campato come con un bue grasso facendo ricco e prospero lo sport italiano. Fino al momento in cui la collusione con la politica- morto Onesti– è diventata tanto smaccata e invadente da provocarne la progressiva dismissione.

Prima con l’invenzione di futili surrogati di alcun successo (Totogol e Totosei), poi con la definitiva archiviazione in favore di “aiuti di Stato” e della sua sostituzione con la scommesse sportive (e non più solo calcistiche) allargate a 360 gradi. Scommesse su tutto o quasi, alterando la semplicità lineare e geniale dell’1-x-2, del dodici e tredici.

Con il ritmo incessante di  14 giocate al secondo che è l’andamento dei primi nove mesi del 2015. Pensate, il trionfo del vecchio sistema fu, invece, il 5 dicembre 1993, con l’apoteosi irripetibile di un montepremi da 34 miliardi e 400 milioni. Al cambio odierno farebbero 18 milioni. Cioè quanto il Totocalcio, orfano di pubblicità e sussistenza, fa fatica a fatturare ora nel corso di un anno.

Trovare un giocatore di Totocalcio è come cercare un eschimese in un paese caldo, un “renziano” in Russia. Eppure il Totocalcio era figlio di un calcio maggiore, quando veramente il campionato italiano “era il più bello del mondo”, forte dell’apporto del miglior giocatore del globo (Maradona), di una socialità che si appoggiava al Totocalcio per sistemi di gruppo, per un’unitarietà aristotelica delle partite di calcio che, guarda un po’, si giocavano tutte alle stessa ora, nello stesso giorno, con identiche modalità senza invadere giorni dedicati ad altri eventi. Specchio di un’Italia migliore, più coerente, più omogenea. Soggetto peraltro al tentativo di imitazione del Totonero, delle bollette clandestine, delle martingale, ma unicamente circoscritte al sistema italiano e dunque comunque non globalizzate in un mondo ancora orfano di internet.

La sua precoce archiviazione dunque appare oggi come uno smacco, un’occasione perduta e soprattutto da parte dell’ente sportivo, figlio di un’altra era, capace di organizzare eventi come i Giochi di Cortina 1956 o di Roma 1960 che oggi appaiono di una dimensione superiore a ambizioni attuali che sembrano velleità (vedi il sogno di organizzare l’Olimpiade a Roma nel 2024). Per l’amministratore delegato di Sisal è un gioco da chiudere visto che “i ricavi sono solo lo 0,5% del totale”. E la considerazione appare già come un chiaro certificato di morte, una dimissione imminente.

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