Tragedia di Brema. Incidente aereo avvenuto il 28 gennaio 1966 all’aeroporto di Brema. Gli ultimi respiri di 46 persone. A bordo dell’aereo della Lufthansa, una selezione della nazionale italiana di nuoto. Ma anche il giornalista Nico Sapio. Erano diretti ad uno dei più prestigiosi eventi della stagione. L’incidente è ancora avvolto in un alone di oscurità. Forse la scarsa visibilità, forse un problema con la procedura di atterraggio, ma non ci fu modo per delle manovre di sicurezza. L’aereo si schiantò sul suolo. Non ci fu più vita.

Momenti di lutto. Momenti di blocco. Momenti di lacrime. Ma non si poteva dimenticare. Ecco dunque una prima lapide di cristallo in memoria della nazionale azzurra e del cronista Sapio, presso il Foro Italico a Roma. Purtroppo l’egoismo di qualche sconosciuto ha fatto sì che questa lapide cadesse in frantumi. È stata prontamente sostituita da una stele.

Tutt’oggi rievoca una forte commozione. Atleti che avevano sempre combattuto, avevano superato i loro limiti, avevano vinto gare, non riuscirono a vincere l’ultima botta. L’acqua questa volta non era lì a sostenerli. Ma vicino al mare, a Como, è stata messa in loro onore un tempio sacrario degli sport acquatici. A Napoli, un campo sportivo è stato chiamato “Caduti di Brema”. Non solo. Per tutta Italia si possono ritrovare piscine, campi, monumenti chiamati con i nomi dei singoli nuotatori. Un forte gesto di solidarietà da parte di una madre patria ferita per una tale perdita. Tutto però deve andare avanti. Anche il nuoto. E la “Coppa Brema”, è un chiaro segno di tutto ciò. Si va avanti, si continua a gareggiare. Ma con consapevolezza. Senza dimenticare.

FOTO: www.olimpopress.it

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