Nella città di Sheffield, che conta poco più di mezzo milione di abitanti, ci sono tre squadre: l’SWFC, anche noto come Sheffield Wednesday, lo Sheffield United, o The Blades, entrambe militanti in Championship e, infine, lo Sheffield FC, che gioca nell’ottavo livello del calcio inglese: la Northern Premier League Division One South. La terza realtà calcistica di Sheffield ha deciso nel 2016 di voler tornare a casa, ricostruendo un nuovo stadio a Olive Grove, lì dove è nato tutto. E con tutto, non intendiamo solo la nascita del club, ma proprio tutto il calcio, poiché lo Sheffield FC è la squadra più antica del mondo.

Fondato nel 1857 e ancora in attività, mai fallito, l’FC non ha vinto molto nella sua storia, ma possiede un premio che solo un’altra squadra ha il lusso di aver ricevuto, e quella squadra si chiama Real Madrid. Per il prezioso contributo al gioco del calcio, nell’estate del 2015 lo Sheffield FC fu insignito del FIFA order of merit, un premio che non si vince, ma si attribuisce al prestigio. La copia dell’Atto della fondazione, datata 1859, è conservata gelosamente al Museo della storia del Genoa e recita chiaro e tondo established in 1857. Due anni prima, nel 1855, un torneo di calcio «senza regole ufficiali» fece la sua comparsa allo Sheffield Cricket Club, ma il 24 ottobre 1857 Nathaniel Creswick e William Prest decisero che era ora di mettere tutto nero su bianco. Fu così che fondarono quello che sarebbe diventato il club più antico del mondo. La sede? Una Serra. Lo stadio? Un campo adiacente, anche se la squadra non ha mai avuto un proprio campo da gioco. Le regole che mancavano nel torneo del 1855 furono scritte dai due fondatori del club, che le chiamarono – non a caso – Sheffield rules. E’ lì che nacque il fuorigioco.

CROWDFUNDING – Lo scorso anno, in occasione della festa per i suoi 159 anni di storia, lo Sheffield FC decise di voler tornare lì dove nacque la prima Sheffield and Hallamshire County Football Association, che comprendeva già quindici squadre dell’area. Dal 2001 l’FC gioca a Dronfield, una cittadina tra Sheffield e Chesterfield (la città dal campanile attorcigliato), nel cosiddetto Coach & Horses Ground, impianto da 1500 posti che prende il nome dal pub accanto, ritrovo dei tifosi. Ma era giunta l’ora di tornare a casa, a Olive Grove, dove è nato il calcio. Allo Sheffield FC è sempre importato poco di crescere a livello finanziario. Essere la prima di tutte non assicurò un posto di rilievo nelle future gerarchie britanniche. Il declino della squadra cominciò piuttosto presto, nel 1885, con l’arrivo del professionismo, squadre come le due della vicina Nottingham – Notts County e Nottingham Forest – cominciarono a oscurare le squadre di Sheffield, incapaci di reggere il confronto. Da lì in poi per l’FC arriverà solo un titolo nella Yorkshire League, stagione 1975-76. Ciononostante, un’operazione di crowdfunding per costruire un nuovo impianto nei pressi di Olive Grove si sta rivelando pian piano un successo che ha coinvolto supporters da 60 paesi e più di 50 squadre, dal dilettantismo a top club da Champions League.

In un articolo di When Saturday Comes, si leggeva l’estrema soddisfazione del chairman dell’FC Sheffield Richard Tims: «è incredibile vedere quanto la nostra unica storia possa ricevere il supporto da fan da tutto il mondo. Sheffield FC è un grande custode di questo fantastico sport e di questo patrimonio culturale per chiunque abbia supportato l’iniziativa condividendo il nostro percorso». E i 150.000£ da raggiungere per l’iniziativa Let’s bring football back home (tutte le informazioni sul sito theworldfirst.org) ad oggi è stato superata, ottenendo donazioni per 189.000 sterline. Una missione che non prevede solo l’avviamento di un progetto pluriennale a Olive Grove, a partire da un campo tutto nuovo. Si intende anche supportare l’attività femminile delle Sheffield Ladies, e per fare le cose con attenzione e lungimiranza, la società ha anche organizzato un percorso a tappe che punta anche alla nascita di un proprio inno, di un museo, sino al sogno (realizzabile) finale: ospitare la prima Coppa del mondo di calcio amatoriale nel 2050. Lì, dove tutto è iniziato.

Dall’Italia, due gli aiuti più significativi dal mondo del calcio: dalla Lega Serie A e dal Genoa, che ospita nel suo museo il prezioso certificato di nascita del nonno più anziano di tutti. C’è anche l’Aston Villa, che proprio quando nacque il professionismo verso fino ‘800, contribuì ad insidiare l’instabilità del dilettantismo di Sheffield, che però quando ora ha dovuto chiedere aiuto anche ai più grandi, ha trovato alcune porte aperte. Anche i due cugini Wednesday e United si sono uniti al crowdfunding, quasi a voler riconoscere l’aiuto che invece il piccolo FC diede loro più di un secolo fa per muovere i primi passi, nel 1889. Dal livello più alto di tutti, tanto da suonare quasi strano, è arrivato il supporto di Qatar 2022, voluto dal segretario generale del Comitato supremo, Al Thawadi, che si dice speranzoso di vedere tanti giovani nel museo e nel campo dove «this beautiful game was created». Ma può contribuire chiunque, basta anche solo 1 pound. Il viaggio da Dronfield verso casa è iniziato nel 2016, per quello che è il più romantico dei ritorni alle origini.

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