Luciano Spalletti, cinquantotto anni oggi, tanti auguri. Ultimo compleanno a Roma? Il contratto non è stato rinnovato. Dunque, è una possibilità. Oggettivamente da (non) prendere in considerazione. L’unica certezza è che il “carro”, sovraffollatosi dopo la vittoria di Milano, si è svuotato, complice il doppio passo falso con Lazio e Napoli. Quanto basta, evidentemente, per rimettere tutto in discussione, persino il valore del tecnico. L’imputato deve rispondere a varie accuse: una su tutte, quella di “toppare” le decisive.

Spalletti non ha bisogno di essere difeso, basta leggerne numeri e risultati. La Roma, sotto la sua guida, ha recuperato, ritrovato e valorizzato il capitale tecnico: Dzeko è in corsa per la scarpa d’oro. Nainggolan, spostato da mediano a incursore, ha segnato più gol in una stagione e mezzo che in tutta la sua carriera in serie A. Oggi è un top player inseguito da mezza Europa alla stregua di Rudiger e Manolas. Fazio è un calciatore ritrovato così come Juan Jesus. Palmieri, da oggetto misterioso, è uno degli esterni sinistri migliori del campionato.

Non basta. Roma (s) travolge la realtà delle cose. La squadra è seconda in classifica, in vantaggio negli scontri diretti con il Napoli, ha perso un punto dalla Juventus nonostante un filotto d’impegni niente male (Inter, Fiorentina, Napoli) ed è in piena corsa per l’Europa League. In Coppa Italia ha ancora la possibilità di ribaltare lo 0-2 subìto nel derby. Stagione tutt’altro che compromessa. Anzi.

Eppure, sono bastate due sconfitte per rimettere tutto in discussione e caricare a pallettoni il fuoco amico. Spalletti è tornato nel mirino. E sembra quasi sia divenuto un peso, o peggio, il principale responsabile di una crisi che peraltro aveva annunciato in tempi non sospetti. Basta spostare le lancette a metà gennaio, vigilia della sfida con il Cagliari. Spalletti lancia l’allarme “sin qui tutto bene, ma siamo pochi”. Un segnale sottovalutato nel mercato invernale? Non esattamente. La società è intervenuta acquistando Grenier. Poco? No, se si contava sul pieno recupero dei lungodegenti. Mario Rui, però, è lontano dalla forma migliore. Vermaelen, non si è mai ritrovato. Florenzi, sfortunatissimo. Fosse andato come ragionevolmente previsto, i conti sarebbero tornati. La sfortuna, però, ci si è messa in mezzo e i nodi di una rosa ritrovatasi corta sono venuti al pettine. Analizzato il tutto senza pregiudizi, è innegabile che Spalletti abbia cavato dalla rosa anche di più di quel che ha potuto. Chiedersi se il tecnico debba restare a Roma stride con la logica. In virtù di quello che ha dovuto sentire e sopportare, la domanda andrebbe riproposta: Luciano Spalletti vuole restare a Roma? Potrebbe essere un… Pochettino più lontano. Radio (mercato) Londra lo avvicina al Tottenham, dove non avrebbe le stesse pressioni mediatiche di Roma e una squadra comunque di livello. Voci tutte da verificare. Fossimo nei panni dei tifosi della Roma, il migliore augurio da rivolgere a Spalletti è che rimanga.

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